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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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GRATTUGINA

Post n°797 pubblicato il 14 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

Grattugina era una bambina piccolina. Anzi, piccolissima. Tutti i giorni la mamma le diceva "Mangia Grattugina, così diventi grande!" e lei chiedeva "Grande come un filo?". "Si, grande come un filo" rispondeva sorridendo la mamma.Ma la bambina cresceva poco, anzi pochissimo. All'asilo era la più piccola e, poiché era leggerissima, riusciva a stare in braccio alle dade per tanto tempo. Così succedeva spesso che, mentre gli amici giocavano da soli, Grattugina si faceva coccolare dalle maestre.

Così minuta, le veniva sempre offerto molto cibo e, visto che non ingrassava, poteva mangiare tutti i dolci che voleva: gelati, cioccolatini, caramelle, lecca-lecca, zucchero filato, torte e pasticcini; tutto a volontà. Una vera pacchia! Dalle nonne, poi, era proprio un trionfo. Le povere nonne passavano giorno e notte a preparare i dolci per Grattugina pensando, così, di vederla crescere. E ogni tanto controllavano se era cresciuta. Ma Grattugina cresceva poco e, soprattutto, odiava questi controlli. "Non voglio fare la misura!" strillava dimenandosi e scappando. Le nonne erano veramente tristi.

Ma Grattugina, no. Non riusciva a capire quale fosse il problema. Lei stava benissimo: giocava come una bambina tutto il giorno, poteva mangiare quello che voleva e si faceva coccolare come una bambolina. Più bello di così!A volte la bambina finiva dentro la scatola dei biscotti e ci stava delle ore. “Cosa farà là dentro?” si chiedevano tutti. “Grattugina vieni fuori!”.Ma lei non usciva. Passava tutto il tempo a giocare e a mangiare. Faceva delle torri enormi con i biscotti e si divertiva a saltare di torre in torre finché queste non cadevano. Spesso, dopo aver giocato tanto, si sentiva stanca e si addormentava.

Certo, i biscotti erano materassi un po’ duri ma, se la trovava, si coricava sopra un pezzo di torta e allora stava molto più comoda. Quando usciva tutti le facevano sempre tante domande e lei rispondeva: “Stare lì mi piace, mi piace da ridere!”. E ogni giorno passava sempre più tempo nella scatola dei biscotti. Un giorno il papà e la mamma decisero di portarla da un grande dottore per vedere se c'era una medicina che potesse farla crescere. Nel momento in cui entrarono in ospedale Grattugina sentì i brividi di paura e cominciò a piangere. La mamma la prese in braccio e le fece tante coccole e anche il papà cercò di tranquillizzarla facendola ridere. Ma Grattugina era molto preoccupata. Delle signore vestite di bianco le infilarono un ago nel braccio e le tolsero del sangue. Mamma mia che pianti! Che urla! Quando entrò dal grande dottore Grattugina disse subito, un po' arrabbiata e preoccupata, "Non voglio fare la misura, non la voglio fare".

E il grande dottore la calmò, le parlò dolcemente e a bassa voce.Le chiese se le piaceva andare al mare e Grattugina raccontò dei suoi sabati in piscina con il babbo. Raccontò dello scivolo dal quale si tuffava in acqua e delle tartarughe che vedeva sul fondo. Intanto il grande dottore, che aveva le mani morbide e leggere, la svestiva e la visitava. Grattugina non si accorse di nulla e, quando la visita finì, osservò "é bravo questo dottore. Bravo questo dottore".Ma cosa era accaduto? Cosa aveva scoperto il grande dottore dopo tutti gli esami che aveva fatto a Grattugina? Aveva scoperto che era una bambina speciale, molto speciale e, come tale, per crescere doveva mangiare una pappa speciale, un po' diversa da quella dei suoi amici, ma non tanto.

Il grande dottore aveva detto al papà e alla mamma di Grattugina che se avesse cominciato a mangiare la pappa speciale nel giro di qualche mese avrebbe cominciato a crescere come gli altri bambini, anzi di più.Quella sera Grattugina mangiò la pappa normale e così fece per qualche giorno perché ci volle del tempo affinché la mamma comprasse tutte le cose speciali che servivano a Grattugina. Intanto parlò con le dade dell'asilo e spiegò tutto anche alle nonne. Tutti si prepararono ad iniziare la dieta speciale della bambina.Grattugina iniziò la dieta un sabato, a casa con il papà e la mamma. Fino, il fratellino, la guardava attento e consapevole: a scuola con lui c'era un'altra bambina che doveva mangiare la pappa speciale e lui, quindi, sapeva già tutto! Ci vollero un po' di giorni per abituarsi alla novità e anche le dade dell'asilo, Dani e Manu, aiutarono tanto Grattugina a capire il cambiamento.

Quando tornò all'asilo, la settimana successiva, Grattugina venne coccolata ancora di più. Ad ogni pasto Dani e Manu si sedevano accanto a lei per controllare che mangiasse la propria pappa, preparata con ingredienti speciali dalla cuoca Chetta, e che non cercasse di assaggiare o portare via il pane agli amici. Il problema del pane, in effetti, fu grande perché a Grattugina non piacevano i panini che la cuoca Chetta le dava. Come avrebbe voluto mangiare il panino degli amici! Una volta ci provò veramente e fu fermata dalle dade! In un momento di ribellione e rabbia, Grattugina finì per dare un colpo al piatto e buttare tutta la pappa speciale per terra! Che brutto lavoro e che confusione ne seguì! I suoi amici la guardarono e sorrisero divertiti, le dade fecero gli occhi brutti e la sgridarono e Grattugina si sentì triste, tanto triste ed arrabbiata.

Tra l'altro rischiò anche di rimanere senza pappa! Così Dani e Manu, che le volevano tanto bene, impararono a metterle nel piatto poca pappa e a tenerne sempre un bel po' nel contenitore sul carrello. In questo modo, dopo aver fatto i capricci e aver sciupato il primo piatto di pappa, Grattugina poteva mangiare il secondo. Per fortuna questi incidenti non succedevano in continuazione e, giorno dopo giorno, accadevano sempre meno. Col passare del tempo questa nuova situazione divenne semplice e naturale.

Per di più, Grattugina riuscì a capire che c'erano molti vantaggi: tutti la coccolavano decisamente più di prima e le dicevano meno "No!", le nonne passavano le giornate a cucinare torte speciali, "biscotti dei giardini", pizze, piadine e focacce speciali. Oltre ad essere buone, queste prelibatezze, erano anche tutte per lei! Nessuno poteva mangiarle, nemmeno Fino, il fratellino. E lei era contenta, molto contenta di essere così "speciale". E la scatola dei biscotti? Era sempre là, piena di biscotti, ma di biscotti speciali. Ogni tanto Grattugina si tuffava dentro e giocava, mangiava e dormiva felice!

Cristina Casagrande, l'autrice di Grattugina, la bambina speciale, scrive il racconto in seguito alla diagnosi di celiachia della figlia Eleonora (il nome della protagonista tacitamente rimanda alla manifestazione epidermica della malattia celiaca, la dermatite erpetiforme). Grattugina, la bambina speciale racconta la storia di Eleonora, ma anche quella di tanti altri che si trovano, come lei, in seguito ad una diagnosi di celiachia, nelle condizioni di intraprendere uno stile di vita completamente nuovo: alimentarsi diversamente dagli altri. La gestione della malattia, l'inizio della dieta, gli aspetti psicologici connessi a questa nuova condizione risultano fondamentali in ogni fascia di età, ma soprattutto in età infantile. L'approccio, infatti, è di primaria importanza e non solo per il piccolo celiaco. L'idea alla base del racconto è quella di un bambino/a speciale in accezione positiva; mangiare "diverso" e sentirsi "speciali", pensare sempre e con gioia al lato positivo della propria condizione, porta ad una serena accettazione della propria natura e di se stessi.

L'autrice, Cristina Casagrande, è laureata in lingue e letterature straniere. Dopo aver superato il concorso per esami e titoli, ha iniziato a lavorare come insegnante di inglese alle scuole superiori. Per qualche anno ha prestato il suo servizio su cattedre di sostegno a minorati psico-fisici. Ha due figli piccoli.

Testo di Cristina Casagrande
Pubblicato sul Paese dei bambini che sorridono su concessione dell'autrice © E' vietata ogni riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell'autrice

 
 
 
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Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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