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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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LA CHIOCCIOLA

Post n°805 pubblicato il 14 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

Ci spostiamo adesso nel cuore dello Yucatan, la penisola che si allunga nel Golfo del Messico. Qui si ritirarono gli ultimi Maya quando la loro cultura cominciò a declinare nelle pianure meridionali, intorno al nono secolo della nostra era. Nessuno sa con certezza che cosa indusse questo popolo a interrompere la costruzione dei templi, a sospendere la registrazione degli avvenimenti e alla fine ad abbandonare i centri cerimoniali abbelliti con il lavoro di secoli per trasferirsi nello Yucatan. Forse un mutamento delle condizioni ambientali, forse uno sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, forse un'invasione straniera. Fatto sta che l'ultimo periodo di splendore prima del declino totale i Maya lo conobbero nella verde penisola che si affacciava sul Golfo del Messico e al cui centro, in posizione strategica, sorse una delle più straordinarie delle loro città: Chichénitza.

Una città dove tutto è grandioso, a imperituro ricordo di un' antica gloria. Forse per questo le imponenti piramidi a gradini, le lunghe file di colonne a forma di guerrieri, i templi decorati da splendide sculture fanno quasi passare in secondo piano una strana torre mangiata dal tempo e un po' più antica degli altri edifici. Sorge un po' discosta, quasi alla periferia del grande centro monumentale. È diversa dai palazzi e dai templi che costituivano il cuore dell' antica città. Prima di tutto perché, fra le numerose costruzioni di pietra, tutte rigorosamente squadrate, è l'unica di forma cilindrica. In secondo luogo, perché niente in essa sembra essere fatto in modo giusto: lo zoccolo su cui è costruita è un quadrato sbilenco appoggiato a sua volta un po' di traverso su una piattaforma più grande; la sua porta non si trova al centro della scalinata d'accesso, ma spostata verso destra; le sue finestre sembrano aprirsi a caso qua e là nelle pareti.

Per gli archeologi una sfida dal cielo

L'interno della torre è ancora più strano: uno stretto passaggio circolare conduce il visitatore verso l'alto fino alla stanza che occupa il piano superiore. Proprio l'insolito aspetto a spirale di questo passaggio, che ricorda l'interno di una conchiglia, ha ispirato il nome spagnolo dell' edificio: Caracol, cioè "chiocciola". Un edificio davvero misterioso, che per decenni ha lasciato perplessi gli archeologi: a che cosa poteva mai servire? L'enigma sembrava destinato a rimanere insoluto finché non ci hanno messo il naso alcuni astronomi. Questi hanno scoperto che le apparenti stranezze della torre dovevano in realtà avere la funzione precisa di indicare un luogo del cielo astronomica mente importante: per esempio, due spigoli della piattaforma sbilenca si orientano esattamente verso i punti in cui il sole sorge e tramonta d'inverno nel giorno più corto dell' anno e dalle varie finestre dell'ultimo piano si può scorgere la cosiddetta stella del mattino, cioè il pianeta Venere, al massimo del suo fulgore. La torre insomma sarebbe stata una specie di osservatorio di pietra, da cui i sacerdoti astronomi maya potevano ammirare il sorgere e tramontare dei più importanti corpi celesti.

Certo questo antico popolo non conosceva l'astronomia come la intendiamo noi oggi. Non la considerava una scienza, ma una parte stessa del grande ciclo della vita. Per i Maya il cielo era un'immensa cupola azzurra in cui gli dei viaggiavano a loro piacere assumendo le forme del Sole, della Luna, dei pianeti e delle stelle. E il loro viaggio celeste consentiva di stabilire un calendario che segnasse il passare delle stagioni, il tempo della semina e quello del raccolto del prezioso mais, ma anche il destino di ogni uomo. Secondo la leggenda, inventore del calendario era il dio eroe Quetzalcoatl, uno dei pro genitori della stirpe umana, il cui nome significa "serpente piumato". Stirpe umana che fu creata cinque volte e cinque volte distrutta, insieme al mondo stesso, da altrettanti diluvi scatenati dagli dei insoddisfatti dalle loro creature. Finché venne il giorno dell'ultimo tentativo riuscito: l'immenso disco della terra, che aveva come centro proprio la grande piramide a gradini di ChichénItza, trovò il suo posto sul dorso del sacro coccodrillo e l'uomo fu "fabbricato" con la pasta del mais, il cibo stesso degli dei. Ma, dice il libro sacro dei Maya, neppure questa volta i creatori erano soddisfatti perché i nuovi uomini" sapevano tutto, vedevano tutto, erano quasi pari ai loro autori".

E allora gli dei fecero sì che i loro occhi" si appannassero come quando si soffia su uno specchio e non potessero vedere ciò che era lontano ma soltanto ciò che era vicino". Ecco perché da quel giorno il cammino degli uomini verso la conoscenza è lungo e difficile e il mondo è pieno di misteri.

 
 
 
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Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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E NON COL CUORE.

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