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"ER GRILLO ZOPPO"   LA SUA PREFERITA
favola di Trilussa

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
- diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata alla capriola.
Quanno m’accorsi d’esse prigioniero
col laccio ar piede, in mano a un ragazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne…,ma la stilla
de sangue che sortì dalla ferita
brillo ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
Ogni goccia di sangue ch’è servita
Pe’ scrive la parola libertà!

( favola di Trilussa )

 

io nun piango                                         CANZONE PREFERITA
franco califano

io nun piango pe' quarcuno che more
non l'ho fatto manco pe 'n genitore
che morenno m'ha 'nsegnato a pensare
non lo faccio per un altro che more
Io nun piango
quanno scoppia 'na guera
er coraggio de' l'eroi stesi a tera
io lo premio co' du' fiori de serra
ma nun piango
quanno scoppia 'na guera
lo piango quanno casco nello sguardo
de' 'nvagabondo perche'
ce somijamo in modo assurdo
semo due soli monno
Me perdo in quell'occhi senza nome
che cercano padrone
in quella faccia de malinconia
che chiede compagnia
Io nun piango quanno 'n omo s'ammazza
il suo sangue nun me fa tenerezza
manco se allagasse tutta 'na piazza
io non piango quanno 'n omo s'ammazza
Ma piango io piango sulle stre vite
due vite violentate
A risposte mai ne abbiamo date
ecco perche' la sete
lo piango so tutto
tempo che ce resta
e me ce sento male
Domani se non sbajo e' tua festa
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole
la prima senza viole.

 

 

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BAMBIL RE BAMBINO DEI MAYA

Post n°804 pubblicato il 14 Giugno 2008 da IOXTEFOREVER
 

Questa é la storia di un re di ottant'anni che ne dimostrava quaranta, di un archeologo dal grande fiuto e di un passaggio segreto. Tutto cominciò nel 1949, quando l'archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier si mise al lavoro a Palenque, la splendida città maya immersa nella giungla del Messico meridionale, non lontano dal confine con il Guatemala. Quasi soffocata dalla folta vegetazione tropicale dopo oltre mille anni di abbandono, Palenque stava ritornando alla luce grazie al paziente lavoro degli archeologi che andavano liberando dal tenace abbraccio verde l'inestimabile patrimonio di edifici eretti dai Maya. Queste genti, dalla cultura più progredita fra quelle precolombiane, erano considerate "i greci d'America". Ideatori di una scrittura a caratteri geroglifici, detti glifi, e di un sistema numerico complesso, avevano fatto eccezionali scoperte astronomiche e creato un calendario molto più preciso del nostro. Erano inoltre abili architetti e artisti raffinatissimi. A Palenque Lhuillier aveva davanti agli occhi gli esempi più fulgidi delle loro incredibili capacità: una serie di templi riccamente decorati posti al vertice di alte piramidi a gradoni che gareggiavano in eleganza con quelle egizie. Uno in particolare attraeva il nostro archeologo: quello detto "il tempio delle iscrizioni", così chiamato perché sulle sue pareti erano stati scolpiti 617 glifi, che costituivano uno dei più lunghi testi del periodo classico maya. Mentre studiava le incisioni del tempio, che era dedicato a un sovrano di nome Pacal, Lhuillier notò un curioso particolare: le pareti della stanza sembravano non congiungersi al pavimento, e poi c'era una strana lastra con alcuni fori che sembravano fatti apposta per infilarci le dita. L'archeologo si rese subito conto che era sul punto di fare una scoperta straordinaria: quello doveva essere un passaggio segreto. Sollevata la pesante lastra, ecco infatti comparire un cunicolo ostruito dai detriti che scendeva obliquamente nel sottosuolo. Lhuillier fece allora pulire dai suoi uomini il cunicolo dal terriccio e scoprì una scalinata che dava su una stanza rettangolare; di qui si dipartiva un'altra rampa che, a trenta metri di profondità, finiva contro una porta. L'eccitazione salì al massimo quando la porta si aprì su una grande camera rettangolare di dieci metri per quattro, alta sette metri. Le sue pareti erano interamente ricoperte di geroglifici e bassorilievi di grande bellezza. Fra i bassorilievi della stanza spiccavano le immagini dei" nove signori della notte" venerati dai Maya. Al suo centro troneggiava un sarcofago di pietra calcarea chiuso da un coperchio con incisioni mai viste prima. La scoperta era davvero fantastica, soprattutto perché le piramidi dei Maya, a differenza di quelle egizie, erano luoghi di culto e non monumenti funebri. Quel sarcofago faceva invece pensare che l'edificio fosse stato costruito per dare sepoltura a un personaggio importantissimo, forse addirittura un re! Con precauzione fu sollevato il pesante coperchio e alla luce tremolante delle torce apparvero i resti di un uomo con il volto coperto da una splendida maschera verde fatta con pezzetti di giada uniti a mosaico, gli occhi di conchiglia e le iridi di ossidiana (una roccia vulcanica vitrea di colore nero). Tutto intorno erano sparpagliate un'infinità di oggetti preziosi. Chi era il misterioso personaggio sepolto con tanto sfarzo? Il primo indizio venne dal disegno inciso sulla lastra tombale, che raffigurava una figura maschile rannicchiata su una specie di trono e circondata da glifi. Una rappresentazione così insolita che ci fu chi volle scorgervi un astronauta alla guida di un "preistorico" veicolo spaziale: subito per lui fu coniato il nome" astronauta di Palenque". In realtà, una volta decifrati i glifi, si scoprì che il personaggio in questione era sì eccezionale, ma non era certo un extraterrestre venuto dallo spazio. Il suo nome era Pacal e le iscrizioni rivelarono che era nato il 6 marzo 603 della nostra era ed era morto a 81 anni, il 30 agosto 684. E che fosse un tipo importante lo dimostrava il fatto che risultava aver regnato per ben 68 anni, essendo salito al trono non ancora tredicenne, e che con lui Palenque aveva raggiunto il suo massimo splendore. Quanto all'immagine incisa sul coperchio del sarcofago, raffigurava semplicemente il suo viaggio verso l'aldilà e gli strani" comandi" che lo circondavano erano i simboli caratteristici dell' arte maya del periodo classico. L'imponente tomba che proteggeva le sue spoglie fu fatta costruire probabilmente da suo figlio Chan Bahlum, incoronato 132 giorni dopo la sua morte. Ma il mistero di Pacal è un altro. Infatti le sue ossa, analizzate dagli esperti, rivelarono un'età di soli quarant'anni! Come mai, vi chiederete? Il sovrano era forse un tipo eccezionalmente giovanile o aveva scoperto il segreto dell' eterna giovinezza? Ci piacerebbe crederlo, ma c'è anche un'altra ipotesi: che gli antichi sacerdoti maya avessero" scritto" nei loro glifi una piccola bugia. Che avessero cioè deciso di cambiare la data della sua morte, forse per far coincidere la lunghezza della vita del sovrano con un periodo particolare, ricavato da complicatissimi calcoli magico astronomici. Che, dopo tutto, il misterioso Pacal venisse davvero dallo spazio?

 
 
 
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Un blog di: IOXTEFOREVER
Data di creazione: 06/10/2007
 

 

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