
Ferrara non ha desistito. Il Platinette barbuto come qualcuno lo ha definito seguirà, dunque, il percorso della lista “pro life”. Segue quella che Berlusconi definisce la “sua missione”. Ma, come la solito, il Cavaliere gioca con le parole e l’unica missione reale di Ferrara è confondere ulteriormente le carte in tavola, in un panorama elettorale già confuso, dove praticamente esiste solo il centro e le ali sono praticamente insignificanti nella loro autorevolezza. Che Ferrara scelga sempre su principi di interesse ed opportunità politica non è un caso: la storia non mente mai, soprattutto nel caso del ciccione che gioca a fare il giornalista intelligente e che qualche volta gli riesce pure, perché con Facci e Telese non gli deve venir tanto difficile. L’ateo devoto in questione poteva essere l’unico a profittare di un tema etico, per trasformarlo in argomento da campagna elettorale. Tra l’altro la contraddizione in termini è evidente: Ferrara sostenne nel 2005 l’astensione sulla fecondazione assistita. Allora diceva insieme alla chiesa che sulla vita “non si vota”. Oggi fa una lista apposta per votare sulla vita. La storia di Ferrara, si diceva, è maestra. Ma si sa, Ferrara è così: prima scrive i testi agli editti di Arcore contro la giustizia e i magistrati, poi fa il critico del centro destra. Non s’interessa troppo dei morti quotidiani del genere umano, però si commuove dinanzi a un embrione, forse persino davanti allo spermatozoo. Si dispiace per i bambini, ma disprezza le madri e le donne che li fanno. Se così non fosse, non avrebbe sposato una donna che è più maschio di lui, con quel sadismo tipico del boia che conserva le teste delle proprie vittime. Condivide le ansie di eminenti cardinali, che in preda ad attacchi misogini, inorridiscono all’idea che per procreare bisogna toccarsi, baciarsi, strusciarsi ed emettere sostanze fisiologiche. Sarebbe meglio forse mettere una firma su una carta: sarebbe più professionale. Meglio Platinette, allora, l’originale: quello almeno spara cazzate, conscio di volerle dire. Ferrara è persino losco nelle cazzate che dice. Come in tutte le cose, però, c’è qualcosa di buono nella sua candidatura: non condurrà per un po’ Otto e mezzo; è una bella notizia non vedere il suo faccione e godiamocela finché dura. Certo, sapendo che resta la “sig. Otto e mezzo”, Ritanna Armeni, la consolazione è ridotta ai minimi termini, ma è già qualcosa. Giuliano Ferrara, che corre alle politiche, sarà uno spettacolo imperdibile, anche perché concettualmente la corsa si contrappone alla sua sostanza fisica: speriamo che almeno gli serva a smaltire chili.
Inviato da: Henry
il 01/01/2011 alle 00:02
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il 11/12/2010 alle 22:15
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il 05/06/2009 alle 00:08
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il 13/04/2009 alle 16:44