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VIVA ZAPATERO!

Post n°218 pubblicato il 11 Marzo 2008 da enricolucre
Foto di enricolucre

È sempre divertente vedere come la politica italiana a confronto con quella estera sia sempre poca cosa. Altrove si fanno confronti veri (basti pensare a Francia, Spagna, Germania), dove i candidati non dicono “bè, sai, ma forse… vediamo se è il caso”; altrove si fanno domande vere, cioè, i giornalisti sono chiamati per interrogare i politici e non per farsi condurre sui soliloqui che gli stessi politici intentano nel lassismo generale. Non solo: i giornalisti possono anche controbattere ai politici che dicono evidenti fandonie. In Italia non esistono giornalisti: esistono Vespa, Mentana, Mazzucca, Giordano, Belpietro, Riotta, Fede, gente prostrata fino al limite della dignità, che ha un unico compito: non contraddire. Chi contraddice, si sa, è fazioso. All’estero spesso chi contraddice è un professionista. Cambiano spesso le prospettive, mettendo il naso fuori dai confini nazionali. Ma c’è poi il fanatismo esterofilo da ammirazione tipica dei risultati post elettorali. Oggi, l’occhio di bue è puntato sulla Spagna. Ieri sulla Francia. A seconda di chi vince all’estero, i politici Italiani salgono sul carro dei vincitori senza aver mai partecipato alla lotta. Oggi è il turno di Zapatero, immagine vincente del momento. Persino Calderoli, noto ostentatore di magliette della salute con vignette “ironiche”, in un momento di lucidità caratteristico della fotomodella dopo aver preso la coca, ha affermato che “se Zapatero fosse in Italia starebbe nel centro destra”. Calderoli ragiona con la tipica mentalità politica italiana, dove confondere è d’obbligo, ed affibbiare i nostri demeriti ad altri sia un escamotage di comodo. A dir il vero, non è l’unico. Veltroni, come sempre, coglie la palla al balzo: un po’ Obama, ora Zapatero. Ma il Partito Democratico non è il Psoe e con Zapatero c’azzecca poco o nulla. Dall’altra parte, Bertinotti e Diliberto si sono affannati a spiegare quanto Zapatero rispecchi i valori della loro sinistra. Nessuno ha spiegato loro che Zapatero non vuole riesumare Lenin e portarlo a Madrid e che le sue posizioni, a parte quelle sulla laicità, sono considerevolmente altra cosa da quelle della Sinistra Arcobaleno. C’è poi Boselli che critica i due suoi ex alleati di sopra, dando loro dei “bugiardi” (con una mossa divertente che dimostra quanto fossero davvero tesi i rapporti all’interno della vecchia coalizione… viene quasi da omaggiare Prodi per il prodigio di aver tenuto insieme la compagnia tanto a lungo), perché Zapatero appartiene alla vera tradizione socialista che solo il suo partito rappresenta davvero. Boselli (che dal punto di vista comunicativo trovo tra i più abili politici italiani), in fondo, ha ragione: ma dimentica che Zapatero non si è fatto carico della peggiore tradizione socialista che, invece, Boselli ha raccolto in Italia nell’estremo tentativo di far sopravvivere un marchio. La mossa di imbarcare gente come De Michelis purtroppo inevitabilmente gli toglie credibilità. Quanto a Zapatero, divenuto a correnti alterne un riferimento (in realtà spesso a proposito) della sinistra italiana, ha una caratteristica che difficilmente da queste parti la sua area politica ha trovato: una chiarezza di fondo nelle sue scelte, sintomo di una autorevolezza che gente come Franceschini o Fini sognano; e che sia condiviso o meno, lui un programma ce l’ha e sembra non si faccia problemi a realizzarlo.

 
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