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SALME COTTE
Da un certo punto di vista la sconfitta di Rutelli nella corsa al Campidoglio non può che essere accolta con sollievo e soddisfazione: non perché a vincere sia stato un signor candidato del centro destra (Alemanno è tutto fuorché un signor candidato), ma perché quel risultato rende palesi due motivi inequivocabili (che peraltro lo erano già) del fallimento della classe dirigente del centro sinistra. Io stesso, pur avendo scarsa stima di Alemanno, ho sperato nella sua vittoria, perché solo un suo successo avrebbe permesso una salutare riflessione al centro sinistra e avrebbe soprattutto evitato facili revisionismi spiccioli del risultato elettorale: una vittoria di Rutelli avrebbe in qualche modo riabilitato le mosse del Pd, che, invece, ad oggi, sono tutte risultate fallimentari. Il fallimento non è comunque figlio dell’ultima ora: parte da lontano, da molto lontano. Era il 2001, in un’altra cocente sconfitta del centro sinistra, quando in una piazza affollata di Roma, il Gotha Ds veniva condannato da una frase inequivocabile di Nanni Moretti, salito sul palco: “Con questi dirigenti siamo destinati a perdere”. Gente come Rutelli, Veltroni, Fassino, D’Alema lo presero dapprima come un affronto: poi avviarono un giro di consultazioni triennali sfociate nel grande progetto della “fabbrica del programma” prodiano. Quella gente veniva fuori già dai fallimenti del primo governo Prodi e del doppio governo D’Alema: la miglior esperienza governativa forse apparteneva ad Amato, che, alla fine, non era neanche stato candidato proprio in favore di Ciccio Bello. Poi la batosta elettorale, cinque anni di opposizione dove sembrava ricrescere una forza condivisa, fino ad ottenere un risultato nel 2006 deludente, con un governo ancora più deludente. Il Partito democratico sarebbe dovuta essere un’importante novità, era una necessità: in realtà, la sua nascita si è riproposta come l’ennesimo rimpasto interno delle salme. D’Alema, Rutelli, Veltroni, Fassino sono sempre lì, di sconfitta in sconfitta. Rutelli ha perso proprio perché era lui e non un altro: sarebbe bastata un candidato nuovo, per tenere Roma. Dopo la denigrazione di Berlusconi come l’uomo vecchio della politica, ricandidare un “pivello” come Rutelli, già sindaco sette anni prima e con sulle spalle vari ruoli di governo è stata tutt’altro che una mossa intelligente. Se poi lo stesso Rutelli, dopo la sconfitta, dice che “il tempo sarà galantuomo”, evidentemente dimostra di non aver afferrato il concetto. Del resto, lui è una di quelle espressioni fallimentari di questo centro sinistra inciucione, che lotta persino per rimettere i due ex capigruppo di Camera e Senato della passata legislatura: l’anonimo Soro e una regina d’inciuci come la Finocchiaro, meritevole del posto dopo il “trionfo” siciliano, alla faccia della “seria riflessione post elettorale”. Un centro sinistra di questo tipo non è più spendibile: D’Alema, Fassino, Rutelli e forse lo stesso Veltroni (che da perfetto leader del centro sinistra non ha azzeccato una mossa) sono lontani anni luce da una seria riflessione, che per essere davvero tale dovrebbe escluderli. Rappresentano un gruppo di potere irritante e senza idee, il cui unico merito è aver consegnato il paese alla destra più becera di tutta l’Europa. Sarebbe ora che se ne accorgessero anche i diretti interessati.
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Inviato da: Henry
il 01/01/2011 alle 00:02
Inviato da: michele
il 11/12/2010 alle 22:15
Inviato da: Gianni
il 12/09/2010 alle 20:35
Inviato da: Michele Nista
il 05/06/2009 alle 00:08
Inviato da: Michele Nista
il 13/04/2009 alle 16:44