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Perchè non sono cristiano: Parte terza.

Post n°160 pubblicato il 08 Dicembre 2009 da Terpetrus

Stavo parlando di come sono arrivato a capire che il Cristianesimo non era affatto la Verità Assoluta.

A dire il vero, dubbi e sospetti li ho sempre avuti, ma c’erano i contro-ragionamenti degli apologisti cristiani a fottermi ogni volta. Io sono fatto così. Credo solo nella validità dei ragionamenti, non riesco a credere in una cosa solo perché mi piace crederci. Ci deve essere almeno un minimo di giustificazione logica, razionale in ogni fede.

Non sono mai stato uno di quelli che credono negli asini che volano solo perché è bello crederci. Certo, sono uno di quelli che si culla con fantasie sugli asini che volano, ma per far sì che io sia disposto a credere alla loro esistenza, bisogna darmi una minima ragione per crederci, altrimenti niente, non sono abbastanza pazzo e visionario per convertirmi.

Perché è vero che il mio grande amore è la Dea Immaginazione, ma ho anche una seconda moglie, una concubina reale che, anche se per lei non ho la stessa viscerale passione, amo comunque molto e la tradisco solo con la prima moglie. Si chiama Dea Ragione.

Beh, insomma…. La seconda Dea non si era svegliata del tutto e mi proponeva gli apologisti, che dicevano: beh, sì, mica dico che Induismo, Buddismo, Taoismo e via dicendo siano merda pura…. (bontà loro!)… però tutto quello che ha fatto la civiltà occidentale di buono è merito del Cristianesimo, e di nessun altro!

Naturalmente, non c’era bisogno di Gandhi per rendermi conto che anche la filosofia greca, e tutta la cultura classica greco-romana avevano avuto la loro buona parte nella creazione dell’Occidente.

Ma Gandhi mi convinse che non era necessario essere cristiani per credere nell’amore e nella fratellanza fra i popoli, nella non-violenza, nella razionalità e nella scienza.

Non è necessario essere cristiano-occidentali per formare una civiltà fondata sulla pace, l’amore o almeno il rispetto per la diversità dell’altro.

Basta essere uomini che pensano e imparano a conoscere il mondo e gli altri.

Gandhi era un induista e tale rimase fino alla fine della vita. E per tutta la vita disse che nessuno aveva il dovere di convertirsi a una religione diversa da quella che era sua, nel quale era stato educato.

Volle però riformare l’Induismo, e liberarlo dall’odiosa superstizione classista delle caste, liberando i paria dalla loro triste condizione.

Fu il Cristianesimo a ispirarlo? Beh, non c’è nessuna prova che sia così. Fin da bambino riteneva ingiusto il trattamento dato ai paria, quindi si può ritenere che forse non sono stati i missionari cristiani a insufflargli il principio dell’uguaglianza di tutti gli uomini. Forse, semplicemente, lui ha potuto essere un induista riformista perché finalmente c’era modo di poterlo essere, mentre prima tutti i moti di riforma religiosa in India venivano repressi.

Gandhi aveva un concetto di Dio molto semplice, quasi ovvio se ci si pensa, eppure rivoluzionario per i nostri tempi. Un concetto di Dio molto vicino a quello di Bahà’u’llàh. Erano entrambi orientali, e quindi io credo che sia merito dell’Oriente se questo concetto sta cominciando ad introdursi anche in Occidente, precedentemente offuscato proprio dall’integralismo cristiano.

Dio, per Gandhi, è semplicemente la Verità, cioè l’Essere, il principio primo di ogni essere e di ogni vita. Dio è l’Essere e quindi anche lo Splendore dell’Essere che si rivela a ogni essere umano.

Dio è infinito, quindi la Verità è infinita. La Verità si manifesta ad ogni uomo e a ogni donna, ma è infinita, quindi ogni nostro concetto della Verità è inevitabilmente finito e limitato, teso a crescere in un’evoluzione infinita.

Ne consegue che ogni religione è solo una Rivelazione finita, relativa e limitata della Verità, dato che Dio si rivela infinitamente, cioè con infinite Rivelazioni, non solo nelle grandi religioni, ma anche nella singola coscienza di ogni uomo.

Ne consegue che la Verità non è l’oggetto del pensare, bensì la sua fonte.

Non è la Verità che appartiene a noi, né potrà mai appartenerci, ma siamo noi che apparteniamo alla Verità.

Il compito dell’uomo è quindi quello di aprirsi sempre più a questa infinita Rivelazione della Verità Infinita, e vedere in ogni uomo, in ogni essere, nel mondo intero, parti di questa infinita Rivelazione.

L’esistenza stessa non è altro che teofania, rivelazione divina infinita.

Questo semplicissimo ragionamento stronca alla base ogni pretesa cristiana di assolutezza.

Cristo era Inviato di Dio, senz’altro una sua Rivelazione importane per la storia umana, ma non è l’unica o l’ultima. Ce ne sono state altre, sia prima che dopo, e altre ancora ce ne saranno in futuro.

Esattamente come predicava Bahà’u’llàh.

Di fatto, dentro di me sapevo già che era vero questo, ma c’era l’educazione e la cultura cristiana ad impedirmi di accettare pienamente questa semplice dottrina mistica, che per gli Orientali, abituati a confrontarsi con molte religioni diverse, appariva come una dottrina abbastanza ovvia, mentre per gli Occidentali, abituati ad avere una sola religione e a considerare le altre come “eresie” o “idolatrie”, appariva una novità pericolosa e deviante, o meglio “una pericolosa forma di relativismo”, come è di moda dire adesso.

Sul conto del cosiddetto “relativismo” bisognerà fare un discorso a parte, dato che non ho lo spazio per definire qui il problema.

Basti dire che con Gandhi mi si è spalancato un mondo nuovo. Improvvisamente, mi sono reso conto che non potevo più essere cristiano perché non potevo accettare il dogma fondamentale del Cristianesimo: solo Cristo salva e rivela Dio.

Dio poteva rivelarsi in qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, quindi Cristo diveniva solo una delle tante teofanie di questo mondo.

Lo studio di Gandhi poi mi spinse ad approfondire la mia conoscenza delle religioni orientali, e soprattutto delle varie filosofie orientali. Mi resi conto che non era vero che era stato solo l’Occidente a concepire la libertà individuale, l’amore per il prossimo, la democrazia, il senso dei diritti dell’uomo, il pensiero scientifico. Scoprii filosofie indiane e cinesi che avevano cercato, a loro modo, di introdurre tali concetti. Solo, l’Oriente era stato più sfortunato di noi, e tali forme di pensiero non avevano prevalso nelle civiltà orientali, rimanendo relegate in angoli minoritari. Ma c’erano. Perché gli Orientali sono esseri umani tanto quanto gli Occidentali, anche se ancora oggi appare tanto di moda credersi superiori a loro.

Ora, credere nella superiorità assoluta del Cristianesimo, mi appariva come una forma di razzismo culturale nei confronti delle altre civiltà, considerate come “idolatre” e “inferiori”, incapaci di accedere alla pienezza della Verità.

La mia fede era profonda come non mai, ma il Cristianesimo se n’era andato.

Ricordo un episodio che per me fu come un segno. Proprio in quel periodo in cui stavo allontanandomi con fatica dal Cristianesimo, un mio amico mi regalò una collanina con il crocifisso. Nessuno mi aveva mai regalato un crocifisso. Lo portai al collo per qualche tempo, perché era un regalo e perché mi piaceva, anche se ormai stava perdendo significato sempre più. La collanina si spezzò dopo poco tempo. Ne feci mettere un’altra, ma si spezzò dopo  poco tempo anche quella. Mi ricordo che avvenne proprio mentre stavo buttando giù le prime bozze della mia tesi di laurea su Gandhi.

Per me fu come un segno. Non ero più cristiano, ero diventato qualcos’altro.

Qualcosa che non aveva nome.

Non ero un cristiano, ma non ero neanche un agnostico o un ateo. Non mi ero convertito a un’altra religione orientale. Non ci pensavo neanche a diventare induista, buddista o taoista.

Avevo ancora una fede profonda più che mai. Forse ancora molto confusa, ma presa da un’intensa ricerca.

Proprio la mia immaturità interiore, mi spingeva a pensare che dovessi trovare una identificazione religiosa, un nome con cui definirmi.

Non mi rendevo conto che la strada che dovevo seguire, quella verso cui sta andando il mondo, è proprio la rinuncia alle identità religiose, così come lentamente stanno diminuendo le identità etniche, culturali, linguistiche, politiche e di genere. Ogni persona di questo mondo si avvia sempre più ad identificarsi solo come se stessa e come facente parte del genere umano.

La strada non si era conclusa, non si concluderà mai, neanche con la morte, ma in quei momenti aveva compiuto un significativo salto in avanti.

Ma come ho detto, liberatomi dall’identità religiosa di “cristiano”, sentivo il bisogno di averne un’altra. Non avevo ancora le idee chiare, non capivo del tutto che in realtà io dovevo bandire ogni identità religiosa e parlare di spiritualità senza ulteriore dicitura. Spiritualità e basta. Spiritualità oltre le religioni, perché il mondo ne ha abbastanza delle religioni, perché le religioni annoiano e il mondo rifiuta di annoiarsi, e probabilmente ha anche ragione.

Mi sentivo attratto dal Taoismo, a quel tempo. Il suo panteismo naturalistico, la sua etica fondata sul concetto di “non fare” che significava semplicemente non tanto il “non far niente” quanto piuttosto “il fare seguendo la natura, senza fare nessun sforzo eccessivo” mi pareva affascinante e ancora adesso devo dire che mi affascina.

Mi sentivo attratto anche dal Neopaganesimo, perché fin da bambino gli Dei antichi, di qualsiasi tradizione, mi avevano sempre affascinato.

Mi affascinava l’idea di una fede fondata su diverse teofanie, diverse immagini divine da adorare ognuno secondo il suo ghiribizzo, e mi affascinava, come nel Taoismo, l’idea di una spiritualità fondata sul panteismo naturalistico, dove la Natura e Dio sono la stessa cosa.

Ricordo che a quel tempo lessi Le Nebbie di Avalon di Marion Bradley Zimmer.

Libro pessimo ma che mi illuminò in parte. L’idea di una divinità da chiamare Madre anziché Padre mi attraeva molto. Il Dio Padre l’avevo sempre considerato troppo lontano e astratto.

Non feci mai parte di alcun gruppo neo-pagano, ma ebbi molti contatti con neo-pagani veneti, e mi iscrissi persino ad alcuni forum su Internet, dato che il Neopaganesimo sembrava una moda in diffusione.

Ma dopo diversi anni mi accorsi che anche quella era una strada sbagliata. L’ambiente neopagano sembrava infestato da visionari ed esaltati, che sembravano essere passati dalle superstizioni cristiane a superstizioni altrettanto gravi, anche se di tipo completamente diverso.

Il Neopaganesimo è invincibilmente legato alla stregoneria, e quindi alla superstizione. Ne consegue che anch’esso risulta più un danno che una liberazione per il mondo moderno, che dalla superstizione cerca di emanciparsi.

Con tutti i sedicenti maghi e indovini che infestano le nostre città e le nostre televisioni private, che offrono servizi a pagamento e spillano soldi a poveri creduloni, una religione che pratica la stregoneria e la magia, non è proprio il massimo.

In questo scenario, la Wicca la fa da padrona, e ci sono aspetti di quella religione che, pur apparendo innocui, risultano alla lunga dannosi.

Quando una sacerdotessa wiccana dichiara che con i suoi incantesimi può trovare un posto libero in teatro quando trova il tutto esaurito, significa che la spiritualità è andata a puttane!

Poi magari quella stessa wiccana si lamenta che negli incontri ecumenici i rappresentanti delle religioni monoteistiche non gli danno neanche la mano….

.. certo, loro lo fanno solo per i soliti pregiudizi nei confronti delle Streghe, considerate adepte del Demonio.

Io invece adotto la prospettiva che usò la Chiesa nell’Alto Medioevo, prima di naufragare nel delirio collettivo della Caccia alle Streghe.

All’epoca di Carlo Magno si parlava della Congrega di Diana, ossia le streghe, considerate allora le sacerdotesse della Grande Madre, Diana appunto, la Dea delle Selve e della Luna, che per la Chiesa non erano adepte del Demonio, ma donne che semplicemente si illudevano di avere poteri particolari, conferitigli dalle pratiche pagane della stregoneria.

Il famoso “unguento delle streghe” non era altro che una mescola di erbe allucinogene che loro usavano per avere l’illusione di volare lontano e visitare i loro Dei, come qualsiasi sciamano di questo mondo.

Le attuali streghe neopagane probabilmente fanno male ciò che le loro antenate facevano seguendo riti antichissimi di cui si è perduta la memoria.. In pratica, la loro è una via illusoria, molto più illusoria di quella degli sciamani degli Americani Nativi, i quali almeno fanno anche loro certe pratiche alla mescalina seguendo riti antichi, tramandati per tradizione e non perché a qualcuno gli è saltato in testa che è “chic” essere neopagani sciamanici….

Insomma, anche quella non era una strada. Definirsi “neopagano” può significare tutto e nulla.

Neopagani possono essere i seguaci della filosofia neoplatonica, come anche certe comunità che puzzano di fascismo lontano un miglio, o congreghe stregonesche nostalgiche, alcune con tendenze ecologiste, altre con tendenze sataniste, oppure semplicemente può essere il sentirsi “non-cristiano” e panteista come me…. Ma a quel punto che senso ha definirsi “neopagano” se è un termine che significa tutto e nulla? Meglio abbandonarlo.

Per questo, e concludo, ora sono quello che sono. Sono io. Una persona molto carica di spiritualità, ma lontana da ogni identità religiosa. Credo di non essere l’unico, anche se in Italia la cosa effettivamente non ha ancora avuto caratterizzazioni ed espressioni. Diverso il caso degli USA, dove molte persone, quando gli si chiede il loro orientamento religioso, rispondono “spiritual”, che credo sia un concetto molto vicino a quello che definisce me…..

 

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Commenti al Post:
Zurlina80
Zurlina80 il 25/10/18 alle 21:43 via WEB
Complimenti per la puntuale spiegazione del perché non ti ritieni cristiano. Ti ho letto con molto interesse...Penso che gli studi di filosofia e gli interessi personali ti abbiamo aiutato nell'approfondire queste tematiche legate alla religione. Anche io sono molto interessata a questi temi. Pur non avendo mai letto un libro su Gandhi sento questa figura molto vicina e vorrei approfondire. Recentemente ho preso in prestito questo libro dalla biblioteca Yogesh Chandha, Ghandi il rivoluzionario disarmato, lo consigli come partenza? Grazie.
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