« Messaggio #59Messaggio #61 »

Post N° 60

Post n°60 pubblicato il 21 Luglio 2005 da Papermoon68
Foto di Papermoon68

Solitudine

Strano questo mondo. Davvero strano. Riesci senza alcuna fatica a conoscere decine e decine di persone, alcune proprio speciali.

Marcello ha cominciato a chattare per gioco. Come tutti d’altronde. Poi ha compreso le potenzialità di questo gioco che lo faceva sentire importante, sempre più importante, per altre persone. Sapeva come scrivere, sapeva come stare in silenzio, sapeva come scherzare, sapeva perfino dire "Ti amo" qui dentro, ma non sapeva essere sincero. E questo lo tormentava perché a volte voleva davvero esserlo, ma ormai non ci riusciva più; d’altronde la sua vita era così squallida, così insipida… e più la sua vita gli appariva insoddisfacente e triste, più si sentiva importante qui dentro. Marcello aveva una famiglia, ma troppe responsabilità, troppe ansie, troppe debolezze non gli facevano capire che cosa aveva e che cosa rischiava di perdere. Marcello era terribilmente egoista, così egoista ed egocentrico da accusare gli altri di esserlo. Perché la chat era uno specchio, in cui si rifletteva.

Silvio era un uomo dinamico ed intelligente, una di quelle persone che hanno capito il gioco, ma quello vero, quello della vita, e l'hanno fatto proprio. Era solo curioso, talmente curioso da perdere il suo tempo, il suo prezioso tempo, qui dentro. Silvio sapeva leggere tra le righe e sapeva adattarsi a tutti gli interlocutori, voleva farlo perché solo così avrebbe trovato una persona speciale che facesse con lui questo misterioso viaggio. Vide tante cose, e forse la sua curiosità non fu del tutto appagata, ma ad un certo punto decise che era ora di tornare a casa, perché il viaggio era finito. E chiuse il computer, anche se forse mai del tutto.

Luisa era così sola quando iniziò a chattare, così sola da pensare di non avere un’alternativa. Un’alternativa a un marito che l’amava e a due figlie che l’adoravano. Ma si sentiva così sola e triste. Usciva da una malattia e le sembrava che nessuno si rendesse conto di quello che aveva passato. Nessuno tranne lui. Lui era così gentile con lei, lui la stava ad ascoltare e non le chiedeva nulla in cambio. Una volta le preparò un regalo e le chiese dove poteva mandarglielo, ma Luisa preferì andarselo a prendere.

Marco era un libero professionista, di quelli che chattano dal lavoro per spezzare il pomeriggio, di quelli che ti mostrano con la videocamera il diploma di laurea se osi dubitarne. Marco era sincero, sincero e razionale. Sapeva benissimo quali erano i confini della sua vita e del suo gioco, anche se non sapeva chi avrebbe incontrato, chi avrebbe giocato con lui. Marco avrebbe voluto forse essere meno razionale e lasciarsi andare, ma aveva troppo da fare, troppo lavoro che gli ricordava quali erano i confini e quale era il suo posto.

Giorgio era così consapevole. Consapevole di tutto: della sua intelligenza, della sua bellezza, della sua indifferenza. Per lui bastava uno schiocco di dita per non sentirsi più solo, ma spesso lo era. Giorgio non si curava di fare del male alle persone, perché qui dentro pensava che di persone non ce ne fossero. C’era lui, lui si, ed aveva pure diritto, lui, di svagarsi un po’. Giorgio era un vigliacco, perché scompariva senza dare spiegazioni, non che ne dovesse, ma forse avere ogni tanto avere qualche dubbio gli avrebbe fatto bene.

Livia era così intelligente. Una donna di grande cultura, una di quelle persone che possono darti un’opinione su qualunque cosa perché ne sono documentate. Insicura ed intelligente. Livia era molto sola. Il suo compagno, con cui peraltro aveva passato dei bellissimi anni d’amore, non la guardava più come prima e suo figlio era diventato ormai grande. Livia voleva comunicare, ma aveva troppa paura di essere fraintesa e faceva trapelare troppo la sua tristezza, la sua insicurezza; non sapeva indossare la maschera giusta e per lei il gioco era senza senso.

Salvatore era un abile filosofo. Sapeva filosofeggiare tanto sulla vita quanto su un tappo di birra; aveva sempre la citazione giusta, quella che colpisce, che ti fa dire "Ah però!". Uno spirito inquieto, tormentato, che però alla notte dormiva sonni profondi. Certo i suoi dolori li aveva avuti, ma li aveva strumentalizzati per far emergere il suo dolore, quella sofferenza esistenziale che predicava tanto. Un egocentrico Io che voleva essere riconosciuto. Salvatore non poteva permettersi il lusso di avere a che fare con persone più tristi di lui, più sole di lui.

Aldo era un bravo ragazzo. Di quelli timidi che arrossiscono forse anche dietro ad uno schermo, ma sanno parlare col cuore e sanno dire che differenza c’è tra questo mondo e la realtà. Aldo studiava e studiando informatica era capitato da queste parti. La sua di realtà non era rosea, anzi i problemi lo soffocavano, problemi reali come reale era lui. E per non soccombere dovette rimboccarsi le maniche e smettere di sognare.

Enrico era una persona decisa e determinata. Quello che voleva nella vita reale se lo prendeva e quindi anche qui dentro le cose dovevano funzionare così. Era intelligente e quindi sceglieva che cosa voleva e lo sceglieva bene. Enrico aveva avuto un grave problema in famiglia, e forse in quei momenti bui era stato spinto fin qui, ma ora si chiedeva cosa ci faceva ancora in questo posto e perché non se ne riusciva a distaccare. Ci provò, ci provò per molto tempo, ma non ce la faceva e riaccendeva il computer, con la sicurezza di trovare qualcosa di speciale, anche se non sempre era così.

Alessandra era una ragazza così fragile, fragilissima. Ma qui dentro era così forte, fortissima. Sapeva essere un aiuto, un consiglio per tutti, una roccia contro il vento; non le interessava relazionarsi con chi non le andava a genio, era molto selettiva. Era pratica di questo mondo e sapeva come funzionava il gioco, insomma qui dentro si sentiva a casa sua. Mentre fuori era così fragile. Trovò il suo amore qui dentro, o almeno credette di averlo trovato e lo portò fuori pensando di poterlo vivere solo se fosse diventato reale.

Renato era così simpatico e allegro. Sembrava senza pensieri, ma invece ne aveva eccome. Renato si sentiva un po’ solo forse, ma non era curioso, gli bastava quello che gli dava una chiacchierata tra amici, un po’ di battute in allegria e il pensiero di non fare del male a nessuno, soprattutto a sua moglie, che amava tanto. Per lui la chat era davvero un gioco, un gioco da bimbi, come un Lego di mattoncini in cui costruisci un ponte per mettere in comunicazione due sponde. Ma il tutto senza problemi, senza complicazioni… Renato non amava le complicazioni. Era felice così, nella realtà e qui.

Ettore era attento. Un uomo così attento ai dettagli e così intento a scoprire. Che cosa volesse scoprire in realtà non lo sapeva neanche lui. Forse se stesso. Ettore conosceva le regole, sapeva fin dove si può giocare e che cosa ci spinge a giocare. Ettore era simpatico e intelligente, ma troppo sognatore, troppo viaggiatore. Per rimanere coi piedi per terra doveva legarcisi stretto e spesso se ne dimenticava, o forse aveva solo voglia di voler bene a qualcuno.

Carlo era un amico. Quando si pensa ad una persona sempre disposta ad aiutarti, ad ascoltarti, a venirti incontro, a tenderti una mano, come la si definisce se non un amico. Carlo era ironico, allegro, simpatico, ma pieno di dubbi e di insicurezze, tuttavia quando si rivedeva nei tuoi dubbi e nelle tue insicurezze, non te lo mostrava, per rassicurarti e ti diceva che tutto andava bene. Carlo era single. Un single in caccia diceva lui, ma non c’era nei panni del cacciatore. Avrebbe vestito bene quelli del padre di famiglia, dell’unico uomo della vita di una donna, di una donna che avrebbe dovuto amarlo come avrebbe meritato.

Sergio era una persona forte. Tanti erano i suoi pregi, quanti i suoi difetti, ma di sicuro risaltavano più i pregi. Sergio era animato da una voglia di vivere che ti coinvolgeva, che ti conquistava. Lui pensava che il gioco fosse semplice, ma capì che non lo era. Ma la sua forza lo fece andare avanti, con sincerità e testardaggine. Non sapeva forse dove voleva arrivare, ma di sicuro non voleva smettere. Fuori era così difficile comunicare mentre qui dentro era così facile. Non si chiedeva il perché, gli piaceva e basta. E rischiava, con paura rischiava, ma gli piaceva anche quello.

Elisabetta era coinvolta. Non riusciva a non farsi coinvolgere, era più forte di lei, era così per tutte le cose che faceva. Una spugna che s’imbeveva di emozioni, di sentimenti, di attimi, di vita. Elisabetta era una donna ironica ed intelligente, diffidente delle novità, ma curiosa di apprenderne. Elisabetta guardava nello schermo come da un balcone sotto cui vedeva passare un’umanità così varia e così coinvolgente. Elisabetta aveva tanti problemi nella vita reale e non voleva pensare, voleva scrivere, per sentirsi meno fragile e meno sola. Elisabetta voleva essere nei pensieri di qualcuno, per sentirsi meno fragile, per sentirsi meno sola.

Ed infine Giacomo. Giacomo be’ era il concentrato di tutti gli altri. Intelligente, dolce, fragile, insicuro, consapevole, gentile, disponibile, ironico e bastardo…
Giacomo era una persona normale, terribilmente speciale, che ha capito che a volte ci si sente più soli qui dentro piuttosto che là fuori. Ed allora ha spento il computer.

N.B. Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale... forse.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Dietro le quinte

 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 6
 

Ultime visite al Blog

Flaneur69misorridieiotibacioPapermoon68romhausfrank_settecentoCelestialHawkmaxim481ipotesi_2013_4mariomast1962mikele1965BattitoSpecialeSad_hana_reidiego2020200LSDtrip
 

Ultimi commenti

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963