Tra parentesi
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Post N° 61
Profumo di donna Capitano quelle giornate in cui ti viene voglia di "mettere ordine". Ti prende una foga maniacale quasi che l’indomani dovesse finire il mondo se tu non metti a posto qualcosa. La stanza presa di mira è variabile, talvolta può essere la camera da letto, la cucina oppure il bagno, ma la parola d’ordine è sempre la stessa: ordine. In quei momenti (che poi in genere si verificano quando sei al top della tua cronica depressione, magari di domenica…) butteresti via tutto, rivoluzioneresti la casa, faresti le pulizie meglio di una squadra speciale CSI armata di vaporetti, o almeno questo è quello che ti riproponi di fare all’inizio… poi le cose cambiano. Ti organizzi, predisponi, ti attrezzi… stai per fare una rivoluzione che si dovrebbe articolare in 4 fasi fondamentali:
Fase 1: selezione degli oggetti da tenere o da gettare
Fase 2: spostamento di mobiletti per facilitare la pulizia negli angoli più nascosti
Fase 3: pulizia intensiva di pavimenti, pareti e di tutto ciò che si può lustrare
Fase 4: ricollocazione di mobili, suppellettili o quanto davvero ancora serve.
Bel programma! C’è solo un piccolo dettaglio… spesso inizierai sì dalla fase 1, armata di tanta buona volontà, ma non arriverai mai alla fase 2. E’ scientificamente provato.
E questo per colpa di due malefiche paroline che bloccheranno irreparabilmente la fase 1: "potrebbe servire".
Detto in poche parole, incominci ad aprire cassetti e a selezionare oggetti alle due del pomeriggio e alle sei e mezza sei ancora lì indecisa su cosa vuoi tenere e cosa vuoi buttare. Quando ti rendi conto che sono le sei e mezza non potrai far altro che pensare: " Be’ ormai è tardi, finirò un’altra volta". E la pianti lì.
Ieri la mia crisi ha colpito il bagno. Ora il mio bagno è di solito abbastanza in ordine, io sono una di quelle che per esempio ha un cassetto per le medicine, uno per i pettini e le spazzole, uno per le saponettine e gli shampoo rub… ehm prelevati dagli alberghi in cui sono stata in vacanza (embè?! Ognuno fa collezione di ciò che vuole!), uno per i cosmetici, ecc. Tuttavia in tale universo semiperfetto c’è un buco nero che ha le sembianze di una specie di mensola piastrellata accanto alla vasca da bagno dove da immemorabile tempo si accumulano oggetti di varia natura: flaconi di bagnodoccia, shampoo, creme rassodanti, idratanti e nutrienti, pot pourri alla "brezza marina", saponette di varia foggia, profumi, ecc.
E qui spesso scattano le due suddette paroline magiche: "Che cosa potrebbe servire?!".
Quando mi metto a far ordine mi siedo lì davanti e a mo’ di Giudizio Universale separo i buoni dai cattivi. Dopo aver salvato due saponettine fatte a cuore e aver cestinato uno shampoo al thè verde, mi viene in mano una boccetta di profumo, intatta.
"E questo da dove arriva?" è stato il mio primo pensiero. Sicuramente non potevo averlo comprato io, me lo dovevano aver regalato.
Era un profumo di Mariella Burani, in una confezione decisamente kitch e costosa a prima vista: un flacone di vetro di forma cubica con un fiorellone sempre in vetro come tappo. No, decisamente non lo avevo comprato io. Anche perché io non compro quasi mai profumi.
Contrariamente a quello che si pensa non tutte le donne hanno una passione per i profumi.
Nell’immaginario collettivo tutte le donne hanno una fragranza preferita e adorano profumarsi. Per me non è così. Io sono un caso un po’ speciale, perchè non ho ancora trovato il "mio" profumo.
Come fa una donna a comprarsi un profumo? Be’ di solito capita questo: tu entri in una profumeria per comprare un paio di forbicine o delle mollette per capelli. Fatto l’acquisto l’abile commessa ti pone la subdola domanda:" Le serve altro signora?".
Quando tu dici "No, grazie" lei è già armata di un boccettino verde mela e ti dice "Posso farle provare il nuovo profumo di Dior?". Inevitabilmente tu le porgi il polso e il gioco è fatto. Si perché se anche quel profumo non ti piace, s’innesca una sequenza di azioni corredate da frasi tipo:" Non è male ma mi piacciono meno dolci"…"Provi allora questo di Armani che è decisamente fruttato"… "Ecco questo va meglio ma se fosse più alcolico mi sembrerebbe più fresco"…"Givenchy ha proposto una fragranza con aromi di menta…lo provi"…
Ed esauriti ben presto polsi, avambracci e gomiti si passa alle cartine. L’abile venditrice tira fuori cartoncini rosa, bianchi e azzurri su cui spruzza e vaporizza implacabilmente profumi dai più svariati colori e forme e a nulla serve che tu obbietti che già dopo il terzo non senti più nulla, lei imperversa infilandoteli sotto il naso. Conclusione: esci dal negozio con 66,50 euro in meno ( 6,50 per forbicine e mollette!) e un profumo in più.
Io detesto questo iter di acquisto, anche perché l’ho sperimentato parecchie volte e finisco sempre per comprare il profumo sbagliato, di solito scelgo il primo che mi è stato proposto, cioè l’unico di cui la mia memoria olfattiva si ricorda dopo averne provati una quindicina.
Per cui recentemente ho adottato una tecnica molto valida: al primo "Posso farle provare…" rispondo "Eh no sono allergica". Efficace e risolutivo.
Certo a volte ti fa piacere lasciarti tentare, anche perché magari sei incuriosita da qualche pubblicità, da qualche spot, ma è davvero difficile trovare il profumo giusto. Almeno per me. Ragazza acqua e sapone?! Mah… forse. A me in effetti piace l’odore del sapone, sa di pulito, di freschezza.
E poi diciamocelo: quanta retorica c’è dietro il mondo dei profumi femminili! Marilin Monroe che dormiva solo con il N°5… Coco Chanel che diceva "mettetelo dove volete essere baciate"…ma dai! Trovatemi una donna che vuole essere baciata sui polsi!
Ok, ci sono altre zone, ve lo concedo. E vi concedo pure che il business dei profumi sia alimentato per lo più dagli uomini, in primis perché senza dubbio a molti piace sentire questa piuttosto che quella fragranza sul corpo della propria donna e in secondo luogo, ben più importante, il profumo è l’idea regalo per eccellenza. Quanto faticherebbero i poveri neuroni di molti signori se dovessero trovare un’alternativa!
Insomma, ieri avevo tra le mani quella fatidica boccetta indecisa sul suo destino, ho pensato a chi avrei potuto riciclarla, ero quasi tentata anche di sbarazzarmene, ma ho dato un'occhiata all'orologio ed erano quasi le sei e trentacinque...
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Inviato da: Bobby_Melanzana
il 22/03/2025 alle 09:28
Inviato da: Bobby_Melanzana
il 22/03/2025 alle 09:14
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il 20/03/2025 alle 10:37
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