Tra parentesi
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Post N° 62
Come la colla
Sapete come ci si sente d’estate, quando l’afa e il caldo imperversano senza pietà, quando alle tre del pomeriggio boccheggi sul divano chiedendoti perché a Natale invece del lettore DVD non ti sei comprata un condizionatore, quando l’80% degli oggetti posizionati dentro il frigo sono lattine e bottigliette… ci si sente appicicaticci.
Si, lo so, il termine non è dei più ortodossi, infatti il mio pc ha subito provveduto a segnalarmelo con l’ondina rossa sotto, però rende l’idea.
Sentirsi appicicaticci rende benissimo l’idea di una sensazione che a volte, inaspettatamente, si prova quando incontri qualcuno che ti fa notare come certi tuoi atteggiamenti possono creare problemi, mettere a disagio perchè la gente ti sente troppo vicina, troppo.
Ero una ragazzina quando mi presi la mia prima cotta, una di quelle vere, di quelle che arrivano subdolamente quando meno te l’aspetti e dapprima non ti rendi nemmeno conto che in realtà ti sei innamorata, credi sia solo amicizia se stai bene a chiacchierare con lui, se hai voglia di vederlo, se fai i salti mortali per incontrarlo. Di solito le cose in questi casi hanno una loro evoluzione naturale, insomma si prova ad uscire e al 50% dei casi la storia finisce bene, al 50% no, comunque la storia finisce e ci metti un punto, che col passare del tempo diventa un simpatico ricordo della "prima volta in cui…".
Ma non sempre le cose vanno così. Se durante una vacanza prendi una ragazzetta timida e un ragazzo un po’ più grande, affascinante ed educato, ma sostanzialmente bastardo nel DNA, le cose non vanno proprio così. L’inizio della storia è identico: è fatto di belle chiacchierate sotto la luna, di passeggiatine nei caldi pomeriggi d’estate, di serate trascorse ridendo in compagnia, di gelati offerti e gustati languidamente… ma…
Un giorno poi lui ti invita ad uscire da soli, sempre come amici, solamente come amici. Non ti accarezza, non ti abbraccia, non ti bacia, al massimo ti sfiora leggermente un braccio, giusto quel tanto per farti capire quanto sarebbe bello non essere solo amici. E intanto tu ti sciogli, ti lasci andare, incominci a pensare che quella persona davvero ti comprende, ti ascolta, ti vuole bene. E parli, parli, parli di te, dei tuoi sogni, dei tuoi desideri, dei tuoi sentimenti… parli come non hai mai parlato e più parli più gli fai capire quanto ci tieni a lui. Lui ti sta a sentire, ti osserva e sempre da amico ti riporta a casa.
Ma tu l’indomani devi partire e allora gli chiedi come andrà a finire.
Lui ti sorride e ti dice di non preoccuparti: finirà bene, tanto non abitate poi così lontani, la prossima settimana verrà a trovarti.
Allora tu sei felice ed incominci ad aspettare. E aspetti. Aspetti.
Forse qualche disguido, qualche contrattempo… per questo lui non si fa più sentire.
Poi un giorno suona il telefono e risenti la sua voce, ne eri certa, non poteva non chiamarti dopo tutto quello che gli avevi detto, dopo che per la prima volta avevi aperto il tuo cuore.
Sei felice. Ma… "…disguidi, contrattempi… be’ si certo, è comprensibile… si, certo. Non c’è problema… si, aspetterò."
E così aspetti. Aspetti. Aspetti.
Giorni, mesi, anni. Aspetti.
Cresci, studi, lavori, mangi, dormi, vivi… e aspetti ancora. Aspetti ancora che qualcuno ti spieghi perché quando apri il tuo cuore a qualcuno, crei disagio nelle persone, le allontani e tu provi ancora quella vaga sensazione di "appicicaticcio".
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Inviato da: Bobby_Melanzana
il 22/03/2025 alle 09:28
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il 22/03/2025 alle 09:14
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il 20/03/2025 alle 10:37
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il 17/09/2023 alle 17:00