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Post N° 63

Post n°63 pubblicato il 06 Agosto 2005 da Papermoon68
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Il fuoco di carta


C'era una volta un fuoco. Ardeva su una torcia appesa ad un muro per illuminare un elegante giardino in una sera d’estate. I padroni di casa ricevevano amici e avevano voluto che tutto fosse perfetto, anche le luci, per questa cena all’aperto; non troppo soffuse ma calde ed accoglienti e solo il fuoco sa illuminare così le cose e le persone. Il fuoco ardeva vivace e fiero, spensierato giocava ad innalzare la sua fiamma che volteggiava nell’aria tra piccole scintille. Era attento, controllava il suo movimento perché conosceva la sua forza  e sapeva che una piccola distrazione poteva creare un grosso guaio. La serata procedeva allegramente tra risate e rumori e la notte avvolgeva sempre di più il giardino; dal buio uscì una farfalla, di quelle comuni che si notano solo nell’ombra, e forse proprio per quello cercano sempre la luce. Incominciò a volteggiare intorno al fuoco. Lui ne aveva viste tante, non era una cosa inconsueta…però quella sera gli andava di giocare, così assecondò il suo volo… Ad ogni suo passaggio allungava una sua fiamma, ad ogni suo sorriso le regalava una scintilla. La farfalla era felice ed il fuoco ben presto si accorse che non era più un gioco; la grazia di quell’animale lo completava e gli dava emozione. Quel piccolo essere che cercava il suo calore e la sua luce aveva bruciato il suo cuore. La farfalla, inebriata, col batticuore si avvicinava sempre di più, sempre più pericolosamente. Ad un tratto un colpo di vento inaspettato le fece perdere l’equilibrio e lo sfiorò. Colpita e bruciata cadde a terra; disperato era il fuoco, non voleva farle del male!
Debole si rialzò e con nello sguardo tutta la sua fragilità guardò il suo fuoco. Avrebbe voluto toccarla, aiutarla ad alzarsi ma non poteva…la guardava e soffriva. Il fuoco allora con rabbia chiese al dio della notte un incantesimo, una magia. Non voleva più brillare di luce, non voleva più emanare calore…non voleva più farle del male. Forse perché le stelle stavano a guardare e anche loro erano tristi per lui, fu accontentato. Un fuoco di carta ora era disegnato in cima alla torcia, non faceva più luce, non si sentiva più calore. Ma la farfalla piangeva “Non sei più te stesso…”.
Volando a stento gli andò vicino e si posò su di lui. Chiusero gli occhi e per un breve momento non pensarono all’indomani mattina; era notte, era ancora buio, erano ancora insieme.

 
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