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Post N° 72

Post n°72 pubblicato il 18 Settembre 2005 da Papermoon68
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Divertimento a pagamento

Grande invenzione i parchi di divertimento. Tu arrivi, paghi una modica somma per parcheggiare, paghi una modica somma per entrare, paghi una modica somma per mangiare e bere, paghi una modica somma per assistere a spettacoli extra, paghi una modica somma per portarti a casa qualche souvenir e ti diverti. Forse.
No, non fraintendete, non sono una detrattrice, ma anzi un’accanita fruitrice e sostenitrice di tali forme di svago atte alla regressione infantile o quasi dell’utente adulto che, per volontà o per caso, decide di dedicare una giornata della sua vacanza ad un parco di divertimenti.
Questi luoghi pervasi da una calda atmosfera di allegria e di spensieratezza, dove qualunque lavorante, dal venditore di mele caramellate alla signora delle toilette, ti sorride e peraltro non smette di sorriderti nemmeno se gli ricordi che le azioni che aveva comprato per investire i suoi ultimi risparmi erano della Parmalat, hanno davvero delle grandi potenzialità anti-depressive, ma hanno anche qualche leggero difettuccio.
Proprio a questi pensavo leccandomi un paio di dita, impiastricciate con lo zucchero filato alla fragola, mentre ero qualche giorno fa a Gardaland. Questo come tutti i parchi di divertimenti sorge in una zona abbastanza anonima, sebbene non lontano da lì si trovino alcune delle più belle e rinomate località di villeggiatura del lago di Garda, comunque appena arrivi ti poni una domanda essenziale: "Dov’è?!" perché non sai ancora che dovrai attraversare almeno due chilometri di parcheggi prima di arrivare all’ingresso vero e proprio. Dopo aver attraversato una specie di barriera autostradale con relativo pedaggio –pagamento per il parcheggio (…in effetti tale "balzello" ti dà diritto ad un parcheggio, quindi ad un lusso rispetto al metterti l’auto in groppa e portartela dietro per tutto il parco, giusto quindi pagare no?!) non ti resta che infilarti le scarpe più comode che hai ed incominciare a camminare.
E cammina cammina… (ehm, no forse questa è un’altra storia) arrivi all’ingresso, dove sborserai 24 euro cash per entrare, a meno che tu non sia più basso di un metro, misura comodamente indicata su un divertente cartello colorato. Be’ non ci crederete ma ho visto un paio di genovesi che hanno provato a misurarsi, forse per gioco… forse.
Con la piantina in mano dove sono indicate dettagliatamente tutte le attrazioni incominci a muoverti. E qui già si possono classificare almeno due tipi di persone, anzi tre. Ci sono quelli che vanno subito verso l’attrazione favorita, ci sono quelli che invece pianificano l’intero giro e costruiscono il percorso rigorosamente in senso orario e ci sono coloro che si precipitano verso una toilette. Di questo non chiedetemi il perché. Ci sono cose al mondo a cui non si può dare una risposta. Che ho fatto io? Be’ provate ad indovinare…

Tempo scaduto e poi avete sbagliato! Dopo l’ingresso non sono andata alla toilette… (c’ero stata prima dal baretto vicino alla biglietteria!)
Essendo una precisa, e con precisa intendo una di quelle che raddrizzano gli asciugamani in bagno e impilano le scatolette di tonno in dispensa, ho subito programmato la giornata. Dopo un giro illustrativo a bordo del trenino Gardaland Express ( livello di adrenalina 0 ), mi sono diretta verso l’attrazione Fuga da Atlantide (livello di adrenalina 19 ).
Bella ambientazione, costruzione imponente, grandi barconi sull’acqua che salivano e scendevano come su delle montagne russe… però un po’ troppo emozionante a giudicare dalle grida. Meglio forse vederla solo da fuori. Arrivo poi ad un’attrazione con dei gommoni sull’acqua ambientata in una giungla indiana (livello di adrenalina 10 ). Piramidi pseudo Maya, saliscendi… però la gente che ne usciva era un po’ bagnata e in effetti si che faceva caldo ma bagnarsi… si sta poi così scomodi. Meglio forse vederla solo da fuori.
Ovviamente passo ed osservo rigorosamente da fuori il Blu Tornado (livello di adrenalina 75 ) e le montagne russe (livello di adrenalina 68 ) e a dire la verità mi viene un po’ da vomitare pensando a quegli idioti, ehm a quei temerari, lassù appesi a testa in giù che urlano come disperati. Ma come dice il sommo poeta "non ti curar di loro ma guarda e passa"!

Prima di entrare nella città del west incrocio con l’occhio una cosuccia interessante: Tunga ( livello di adrenalina –6 ). Trattasi di giretto in canoa in mezzo a una finta giungla africana con belve e selvaggi altrettanto finti annessi. Sono incerta, ma poi vedo un bimbetto di circa sette anni davanti a me in coda che mi sorride e mi dice : "C’è Tarzan!" e decido di fare il giro. La mia prima attrazione! Emozionante… no, appunto…non era molto emozionante ma il pupazzone del coccodrillo non era poi fatto male.
Carica dell’esperienza vissuta perdo un poco di diffidenza e, dopo aver attraversato la città del west, mi fiondo nell’attrazione della Valle dei Re (livello di adrenalina –3) e in quella dei Corsari ( livello di adrenalina 4… perché c’erano degli spari improvvisi di cannoni).
Mi sto rilassando e con in mano un enorme zucchero filato, tranquillamente mi dirigo verso un’apparentemente innocua monorotaia che ti fa fare un lento giro intorno al settore della famosa Sequoia Adventure (livello di adrenalina 85) che ovviamente non ho nemmeno preso in considerazione. Mentre sto aspettando in coda la persona accanto a me dice: "Non prendiamo l’ultimo vagoncino che di solito è quello che si stacca". Con la bocca piena di zucchero filato non posso dire a voce alta il "@@**##" che mi viene in mente, ma immediatamente per me il livello di adrenalina del gioco sale da –2 a +24 e mentre vengo ripetutamente invitata da una gentile signorina a sedermi nell’ultimo vagoncino, constato che la monorotaia è altuccia, altuccia parecchio!
Una paresi temporanea mi attanaglia le gambe mentre si svolge il giro più lento che sia mai stato programmato nella storia dei giri da monorotaia ed alla mia discesa prendo coscienza di una cosa importante: soffro di vertigini.
La verità è che non bisogna mai rilassarsi troppo nella vita e che le cose apparentemente più innocue a volte si rivelano fatali… anche se l’ultimo vagoncino poi non si è staccato.
E così evitando il castello delle streghe che mi mette ansia, le tazze girevoli che mi danno il capogiro, gli spettacoli vari che dovevo pagare, ho passeggiato ancora per un po’ tra fiumi di patatine fritte, cappellini con le orecchie e palloncini colorati finchè non è arrivata l’ora di andare, esattamente dopo tre ore e mezza che ero entrata. Poco tempo direte voi…bè in effetti è vero, non ho ammortizzato molto la spesa d’ingresso e da buona ligure di questo mi sono un po’ dispiaciuta, ma tutto sommato mi sono divertita e per tutta la serata ho emanato intorno a me un dolce profumo di zucchero filato alla fragola.

 

 
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