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Post N° 79

Post n°79 pubblicato il 07 Novembre 2005 da Papermoon68
Foto di Papermoon68

Vichinghi e salmone 
Parte seconda

 Stoccolma si presenta con una tipica aria da metropoli del nord Europa, il che è abbastanza insignificante per chi non ha mai visto una metropoli del nord Europa, ma suona bene dire così.
Quando uscii dall’aeroporto ero in allerta per la scelta del taxi che mi avrebbe dovuto condurre all’albergo. Avevo letto su una guida di stare attenti ai cosiddetti "taxi neri" che giravano per la città raddoppiando le tariffe agli ignari turisti, insomma un po’ come facciamo noi con i giapponesi a Venezia.

Quindi spingendo il mio carrellino mi avvicinai alla zona taxi dove notai subito che tutti i taxi di Stoccolma erano di color nero e pensai che probabilmente il senso dell’avvertimento era un altro.
In poco tempo si arrivò all’albergo, molto confortevole a dire il vero se non fosse per la tragica vista sul palazzo di fronte dove c’erano probabilmente gli uffici di una banca o un’azienda che fosse. Eravamo praticamente schiacciati gomito a gomito il chè comunque mi aiutò a familiarizzare con gli indigeni, visto che dopo due giorni l’impiegata della scrivania 231/bis mi aveva già visto almeno due volte in pigiama o lavarmi i denti, ed io conoscevo ormai a memoria i visetti di Bjork e di Krestin, suoi figlioletti ritratti nella foto che teneva sopra il tavolo.
La cosa più stupefacente dell’albergo la vidi comunque il mattino dopo: il buffet della colazione. Ora premesso che la consapevolezza della propria golosità e del proprio metabolismo basso non aiuta certo a trattenersi dall’ingozzarsi, voglio far sapere a tutto il mondo virtuale che non mi sono trattenuta! E lo dico con orgoglio!
Il buffet della colazione da quelle parti è una cosa incredibile, c’è di tutto: dall’uovo sodo al salmone affumicato, dall’arringa carpionata all’anguria, dalle pancakes con sciroppo d’acero alla bibita al ginseng… mai visto un tale spettacolo della natura!
Qualcuno arriccerà il naso pensando di trangugiare arringhe e salmone alle 9 del mattino, ma io rispondo: "Paese che vai usanza che trovi…ti devi adattare" e poi non avrei mai pensato che il salmone fosse così buono alle 9 del mattino!
La giornata passò con la visita ad un paio di musei, tra cui il museo Vasa dove è custodita una vera nave del 1600 ripescata nelle acque del Baltico dopo che aveva fatto naufragio il giorno del suo varo. Una storia tipo Titanic insomma, ma senza Di Caprio sulla prua.
Poi sono andata allo Skansen, un parco all’aperto dove è stata ricostruita la vita svedese di fine Ottocento e dove c’è anche una specie di grande zoo con orsi, renne e alci ( …e chi aveva mai visto un’alce viva?! ).
Alla sera cena tipica in locale tipico svedese. La scelta era stata già programmata dall’Italia: un amico, che c’era stato, mi aveva dato il nome di un ristorante molto carino nella città vecchia. Io telefonai col mio inglese maccheronico e prenotai.
Ora quando sei all’estero la cosa forse più piacevole è poter parlare e commentare ogni cosa senza doversi trattenere, perché tu pensi che nessuna capisca un fico secco di quello che dici e questo è quello che probabilmente pensavano i due signori che presero posto accanto al mio tavolo.
Descrizione: lui e lei sulla quarantina, dall’accento direi milanesi o giù di lì, dall’aspetto direi milanesi "bauscia" o giù di lì. Già dall’impetuoso arrivo capii subito che i due avevano qualche problema, ma non compresi subito di che si trattasse; erano agitati, molto agitati, ma per quanto ne sapevo io potevano avere una colica in corso per eccesso di arrighe affumicate oppure potevano avergli rubato la carta di credito. Tutto poteva essere.
Ma ben presto scoprii che si trattava di problemi sentimentali, perché non fece in tempo ad arrivare neanche l’antipasto che il povero ometto si sentì rovesciare addosso una serie di accuse che andavano dal "non butti mai via a spazzatura" al " ti presenti dalle mie amiche con la giacca puzzolente". E il tono e le parolacce erano in crescita…costante!
Lei era una specie di Ivan Drago in Rocky 5 (o 4 boh?!), era cioè determinata a "spiezzarlo in due" e si faceva forte del fatto che nessuno lì dentro capisse gli insulti che gli enunciava.
In realtà qualcuno che capiva c’era, qualcuno che stava addentando un succulento filetto di renna cucinato con mirtilli e bacche ( si lo so, non sono vegetariana e mi piacciono pure gli animali ma…oh era buonissimo!). Per farla breve ebbi cena e intrattenimento in un colpo solo, praticamente una commedia all’italiana nella capitale della Svezia.
Il secondo giorno passò gironzolando e facendo shopping, o meglio comprando quei "dovuti" souvenir per mamma, per zia, per il piccolo Luca, per la piccola Genoveffa, per la portiera, per la cugina della vicina di casa… vabbe’ ogni scusa era buona per girare per negozietti carinissimi, che molto tipicamente vendono vichinghi e alci di ogni foggia e misura, ritratte sui più vari oggetti di consumo, dai vassoi alla carta igienica.
L’alce in realtà non sarebbe il vero simbolo di Stoccolma, ma è un piccolo cavallino rosso intagliato nel legno chiamato Dala, però a tutti piace questo grande animale e perciò riscuote grande consenso. Anche i vichinghi in realtà appartengono più alla tradizione norvegese che svedese, però qui dominano dappertutto: monete vichinghe, elmetti vichinghi, menù vichinghi, scarpe vichinghe, portachiavi vichinghi, bevande vichinghe e chi più ne ha più ne metta.
Volete sapere che ho comprato io? Be’…mi sono limitata: due portachiavi, tre strofinacci, due vassoi, qualche penna, alcune cartoline, una maglietta, un libro… oh be’ dovevo pur finire le monetine , no?!
Quando sono arrivata all’aeroporto per tornare a casa ero molto dispiaciuta, un po’ perché lasciavo Stoccolma e una bella vacanza, in gran parte perché dovevo riprendere nuovamente quei due aerei!
Ma stavolta mi sono fatta furba: prima di addentare il panino al formaggio ho aspettato che mi portassero da bere!

 
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