Creato da uomosenzaqualita il 04/11/2012

L'uomo senza qualità

Un comune caso di personalità multipla

 

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Tempus fugit

Post n°25 pubblicato il 05 Ottobre 2013 da uomosenzaqualita

 

 

Lui sospettava da tempo vi fossero segreti legami tra parti anche lontanissime (e all'apparenza estranee) dell'universo, rapporti fra nature e misure diverse, fra sussistenze apparentemente disomogenee e fra sé incommensurabili; nodi per lo più insospettabili e inapparenti, modulazioni feconde e pure indicibili della stessa sostanza, rimandi, richiami, risonanze.

Lo aveva sospettato del tempo. Poi aveva saputo senza capire, senza sapere. Ma lo sentiva, sapeva. Venne infine (abissale ma insieme innocente) l'intuizione del tempo come d'un sistema solare, geometrico nesso sostanziale e formale, numerica più che verbale sapienza, che tuttavia l'abbagliò come una di quelle conquiste immeritate e incorporee che non si ricordano e non si raccontano, luce che va e non si ferma, eppure che va e si ferma ed esisti appigliato alla luce, dondolato ai suoi fili, a sue fiaccole. Tempo rotondo. Sistema solare (infiniti, anzi, sistemi solari). Come? Niente serviva: sedersi sulle sedie, dormire nei letti, alzarsi, mangiare, dormire, svegliarsi. Nulla poteva arrestare la luce di quel moto, di quei moti e di come circolassero strette le lancette dei decimi di secondo e più larghe e meno veloci quelle dei secondi e ancor più lente e solenni le barre dei minuti e circolari e plantigradi i ferri delle ore, delle giornate e lentissime, poi, quelle delle settimane e dei mesi e quasi ferme quelle degli anni, dei lustri, dei secoli. Lente ed estese, veloci e strette. Orbite di asteroidi, pianeti, satelliti attorno a un sole, a un tempo, a un oltre-tempo, a un quanto e a un qui, a una quasar.

Era tutto uno sferragliare, un ruotare irreale di sfere, il circolare irruento di orbite. Il vortice epicentrico di quel moto dove risiedeva? Chi teneva il conto, il calcolo dei legami, dei fili? E in che rapporto ormai stava la terra, la testa col (suo) sole e del ruotare velocissimo e immobile col tempo? E Tempo e Spazio erano, infine, la medesima cosa?

Ubiquo e molteplice, liberato ed oppresso, il tempo come infinito sistema di sistemi solari lo padroneggiava e gli dettava i suoi cànoni che lui leggeva anche addormentandosi e proprio nel dormiveglia, allorché credeva raggiunta (e riconquistata) una ferita innocenza, lo stadio del Pieno (identico al Vuoto) e del Silenzio, l'ingovernabile.

 

 

II - to be continued

 
 
 
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