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Storie di Calabria

Post n°3662 pubblicato il 21 Ottobre 2021 da namy0000
 

A Sud del Sud. Il viaggio di Smorto in Calabria tra diavoli e resistenti

Perché la Calabria è data per perduta? Perché non è mai raccontata se non per storie di ‘ndrangheta? Nell’immaginario del nostro Paese è una regione ad altissimo rischio, condannata alla bruttezza e alla barbarie. Ma è davvero tutta qui, la Calabria?

Giuseppe Smorto è calabrese. Giornalista e vice direttore di Repubblica fino al 2019, è andato a scoprire le storie sottovoce, che nessuno racconta, del territorio calabrese. Il suo è stato un ritorno a casa per cercare gli uomini e le donne resistenti che la cronaca nera spesso oscura. Là dove è mancato lo Stato, dove le cosche hanno comandato, e comandano, da lungo tempo, è nata una generazione dell’impegno e del coraggio. Coraggio, in Calabria, è aprire un ristorante, coltivare un terreno confiscato, organizzare un mondiale di vela nel mare con l’onda perfetta, o un festival sulla spiaggia. Sono forme di ribellione cresciute lontane da stereotipi e da una politica miope e indifferente, se non corrotta e collusa con l’ndrangheta. Il libro A sud del Sud – viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti, storia dopo storia, diventa un viaggio oltre i numeri dell’economia, quasi sempre spietati, alla scoperta della bellezza che le statistiche non vedono, tra luoghi e progetti di rinascita, tra tante vite sconosciute ma che meritano di essere protagoniste di una narrazione, finalmente, anche positiva.

Mi è rimasta impresse sicuramente quella del centro di medicina solidale di Reggio Calabria, che ha appena aperto un’altra sede nel disastrato quartiere di Arghillà, il ghetto degli ex-rom, dei senza tetto e degli stranieri, conosciuto solo per il nuovo carcere, dove l’unica scuola che c’era è diventata un commissariato. Ma resistenza è anche avviare allo sport i ragazzi, come fa il club velico di Crotone, la città dell’onda perfetta, conosciuta per essere quasi sempre all’ultimo posto in Italia per qualità della vita, condannata alla posizione 107. O conosciuta per certe cosche che hanno fatto strada in Emilia.

Calabria per me vuol dire bellezza, ma molto più spesso rabbia. Succede da troppo tempo. I calabresi continuano a emigrare come cento anni fa. Con questo libro volevo fare qualcosa di utile, volevo in un certo senso rendere giustizia a chi resta, e resiste.

Lo Stato ci prova a riprendersi il controllo. Ma quella che la Calabria vive oggi è un’emergenza sociale che deriva dal malgoverno e dallo strapotere dei privati, ad esempio nella sanità. Troppo comodo spiegare tutto con la ‘ndrangheta (Scarp de’ tenis, agosto-settembre 2021).

 
 
 

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