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Messaggi del 02/03/2021

Merita memoria

Post n°3540 pubblicato il 02 Marzo 2021 da namy0000
 

Il coraggio di David Purley. merita memoria dentro il tempo che ci spetta.

Si chiamava David Purley. Era nato il 26 gennaio 1945 a Bognor Regis, un villaggio sulla Manica del West Sussex, Inghilterra.

David fu pilota di corsa, in Formula 1, senza fortuna, per tre stagioni, 1973, ’74 e ’75. Ne scrivo qui perché fu grandiosa la sua storia umana, agganciata allo sport, che della vita è lo specchio più lindo, sempre.

 

Ne scrivo ora perché, ripensando a Purley trovo attualità e urgenza, dirò poi perché. Intanto, lui. Che da ragazzino salì di nascosto sul piccolo aereo del padre, accese il motore, decollò, svolazzò, atterrò felice e in salvo. Che da quel padre fu mandato in un collegio militare. Che entrò nei corpi speciali dell’esercito britannico. Coldstream Guard, paracadutisti assaltatori. Durante un lancio, il suo paracadute non si aprì. Si salvò afferrando in volo un compagno, atterrando aggrappato a lui.

 

Che in Belgio dentro un blindato saltò su una mina. Tutti morti, tranne lui. Che nel 1973, in Olanda vide la macchina del suo amico Roger Williamson in fiamme capovolta durante il Grand Prix. Si fermò, in una assoluta drammatica solitudine cercò per minuti interminabili di salvare inutilmente quel ragazzo innamorato della velocità come lo era lui. Che nel 1977, durante una prova a Silverstone si schiantò con la monoposto che aveva costruito subendo la più forte decelerazione mai vista su una pista. Acceleratore bloccato alla curva Becketts: da 173 orari a zero, in sessantasei centimetri, 29 fratture. Vivo.

 

Che cercò di riprendere a correre ma bisognava estrarlo dalla macchina perché da solo non ce la faceva. Che con una mongolfiera salì sino a 18 miglia di altitudine, 30 chilometri, stabilendo un record assoluto. Che si dedicò alle acrobazie aeree con un bellissimo Pitt Special. L’aereo al traino, carlinga, due ali di riserva, da montare per volare ovunque. Il 2 luglio 1985 con un ultraleggero, stava compiendo evoluzioni sul mare di Bognor Regis. Qualcosa andò peggio del solito, perse quota, si inabissò.

 

David aveva esaurito i crediti. Aveva poco più di quarant’anni. Morì dove tutto ebbe inizio. Sfidando il cielo di casa.

 

Correva con la tomaia delle scarpe tagliata sulla punta dei piedi, un sorriso da bimbo permanente, una gentilezza da antico signore. Lo incontrai che ero un ragazzo, quindicenne, nei box di Monza, poco dopo quel rogo del 1973 visto alla tele, un filmato che fa ancora male al cuore. Mi sembrava un gigante buono, un eroe inconsapevole e timido. Fissavo quei piedi, spuntavano dalle scarpe nei calzini bianchi mentre autografava il mio notes. Forse aveva addosso una scelleratezza incomprensibile, una voglia di morire dominante. Non so. Di certo era mosso da un coraggio superiore, qualcosa che impressiona, immaginandolo tra i capitoli scarni dalla sua biografia.

 

Per questo merita memoria, la merita ora. Coraggio, all’inizio di un anno come questo, dentro il tempo che ci spetta. È l’ingrediente più raro ma anche il più prezioso. Coraggio per darsi, per dare, senza calcolo o prezzo. Non serve per emulare Purley, è indispensabile per cercare di somigliargli solo un po’.

 

Lo dico mentre penso che con uomini così, esclusi dall’albo d’oro eppure campioni assoluti, vorrei vivere, vorrei fare, provare, stare per sempre. Dunque, coraggio. Almeno un po’. Coraggio. (Giorgio Terruzzi, Scarp de’ tenis, Febbr. 2021).

 
 
 

E la scuola che fa?

Post n°3539 pubblicato il 02 Marzo 2021 da namy0000
 

Uno studente su tre è nella spirale degli stupefacenti. E la scuola che fa?

Da agosto conosco Nicholas. È un giovane di 28 anni che fa uso di cocaina da quattordici.

Non ha una casa. Non ha una residenza. Sua mamma, residente all’estero, è malata di tumore e depressa. Suo padre è uscito dal tunnel della droga dopo un’esperienza in carcere.

Nicholas ha iniziato a farsi quando ancora era un ragazzo, quando frequentava la scuola.

 

Grazie a lui, ancora una volta, nella mia vita ho avuto modo di riflettere sulla dipendenza e sulla questione droga. Proprio mentre stavo dando una mano a Nicholas, da Palermo, mi è arrivata la notizia, scritta su Repubblica dal collega Salvo P., di una ragazza 30enne morta per droga nei vicoli del capoluogo siciliano.

Ma chi ne parla?

Avete visto forse un telegiornale dare questa notizia?

Sui quotidiani nazionali si fa fatica a trovare spazio per un fatto che finisce nell’inserto locale della cronaca nera, se va bene. Da mesi quando accendiamo la Tv a qualsiasi ora del giorno e della notte, i talk show dei canali di Stato o quelli privati, quelli dei conduttori di sinistra e quelli di destra, parlano solo dell’emergenza Covid.

 

Il resto non conta più nulla. Non si parla più di disoccupazione, di occupazioni abusive, di disagio giovanile; di dipendenze, di povertà.

Serve la giornata internazionale di questo o quell’evento per dedicare 120 secondi o due mila battute all’emergenza quotidiana. Poi tutto finisce in pochi minuti. Forse è il caso, invece, di soffermarci su un dato, da poco pubblicato, nella relazione annuale al Parlamento e redatta dal Dipartimento per le politiche antidroga: uno studente su tre è nella spirale degli stupefacenti. Il 3 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni è già schiavo della cocaina, e il 77,5 per cento dei consumatori ritiene di poterla reperire facilmente. L’87,5 per cento conosce i luoghi dove potrebbe trovare la “bamba”. Tra questi, nello specifico: oltre il 53 per cento si rivolgerebbe direttamente a uno spacciatore e/o al mercato della strada; il 45,5 per cento la troverebbe in discoteca, e il 40,9 per cento a casa di amici. Il 38,3 per cento la reperirebbe durante manifestazioni come rave e concerti; la scuola è indicata dal 18,7 per cento dei consumatori; la propria abitazione al 12,8 per cento; e oltre il 13 per cento la acquisterebbe su internet. Sono oltre 27.000 i ragazzi, pari all’1,1 per cento degli studenti che hanno riferito di aver fatto uso di eroina almeno una volta nella vita.

 

A partire dal 2015, le percentuali di tutte le tipologie di consumo non hanno subito sostanziali variazioni.

Di fronte a questi dati, chi fa l’insegnate non può voltare lo sguardo dall’altra parte. In questi anni le politiche di prevenzione hanno fatto cilecca. Da quando sono entrato nel mondo dell’istruzione (2007) non ho visto un solo progetto per la scuola primaria sul tema delle dipendenze. Eppure il primo passo importante per ridurre i consumatori è la conoscenza, è mettere le persone nelle condizioni di sapere. Trent’anni fa già alle elementari si parlava di cannabis, di eroina: conservo nell’armadio una maglietta con una sorta di fumetto umoristico sul tema. Oggi più che mai abbiamo l’urgenza di iniziare a informare i nostri ragazzi, a partire dalle ultime classi della scuola primaria, dove non di rado ho visto bambini che giocano a fumare con sigarette di carta. Quei dati, quei numeri sono volti, storie di figli, di ex alunni che forse non hanno avuto una scuola dalla loro parte. (Alex C., Scarp de’ tenis, Febbr. 2021).

 
 
 

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