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Messaggi del 11/01/2022

I ragazzi difficili che salano il mondo

Post n°3699 pubblicato il 11 Gennaio 2022 da namy0000
 

2022, Avvenire 10 gennaio

Tra i "ragazzi difficili" che salano il mondo

A Facen (Belluno), nella comunità per minori che è museo stralunato e geniale, sono in mostra i pani impastati con i sali arrivati da 130 luoghi simbolici dei cinque continenti. E molto altro ancora

A una prima occhiata potrebbe sembrare solo una tavolata in legno imbandita con 25 pagnotte. E tale sarebbe, in effetti, se non fossimo nella Comunità "Villa San Francesco" di Facen di Pedavena (Belluno), un luogo-non luogo ove tutto è possibile e niente è ciò che sembra.

A partire dalla Comunità stessa, dove vivono minori "disagiati" e adulti con "disabilità mentali" (in settant'anni ne sono passati oltre 4.000), ma che è anche il più stralunato e geniale dei musei al mondo, e un laboratorio di idee sempre in fermento, capace ogni volta di trascinare nella nuova impresa chiunque abbia la ventura di incontrare Aldo Bertelle, 68 anni, "direttore" immaginifico e nei decenni "padre" di centinaia di ragazzi (le virgolette in questa storia si sprecano, perché nessuna definizione descrive fino in fondo la realtà): è difficile non restare invischiati nelle sue imprese che rasentano l'impossibile (ma solo in apparenza, perché poi tutto accade davvero).

Come con questi 25 pani, esito di una precedente sfida: «Un anno fa avevamo iniziato con "Salare la terra, salare il mondo", iniziativa con cui chiedevamo un pugnetto di sale a tutto il pianeta», spiega Bertelle.

«L'obiettivo era successivamente salare il pane del mondo, ispirandoci al Vangelo: Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo. È scritto siete, non sarete, occorre agire nel presente, non aspettare il futuro». Così la sera – quando i ragazzi in Comunità si riuniscono intorno al tavolo della cena e ognuno condivide con gli altri la sua giornata – l'idea ha preso corpo. «Niente è impossibile, l'importante è proporre e rimanere in attesa: col passare dei mesi dalle varie nazioni sono arrivati 130 pugni di sale», ognuno proveniente da un luogo denso di storia e di vicende umane.

È con quel sale che in questo Natale sono stati impastati i 25 pani (destinati a restare "in mostra" tutto gennaio sulla tavolata imbandita a Pedavena, per poi partire alla volta di altrettanti luoghi significativi nei cinque continenti): c'è la pagnotta impastata nella Casa Santa Marta di Papa Francesco – capitato nelle cucine proprio mentre la suora cuciniera univa acqua e farina con sale e lievito – e da lui benedetta sul nascere. C'è quella uscita dalle mani dei giovanissimi detenuti nel carcere minorile di Nisida (Napoli). C'è il pane cotto a Nomadelfia, e quello del Sacro convento di Assisi (stazionato ancora caldo nella basilica, davanti a San Francesco).

C'è persino il pane che sulla crosta porta l'impronta della croce del vescovo Tonino Bello premuta sull'impasto («questo poi vorremmo che andasse a finire sul ponte a Sarajevo, dove 30 anni fa sotto le bombe don Tonino alzò il suo impressionante grido di pace, poco prima di morire»).

E poi il pane sfornato nel centro di accoglienza di don Pino Puglisi al Brancaccio, nella Palermo che lo vide ucciso dalla mafia, o quello impastato da padre Pier Luigi Maccalli, per due anni prigioniero dei terroristi nel Sahel, o ancora il pane di Siderno, in Calabria, fortemente voluto dal sindaco e dal consiglio comunale dopo il lungo commissariamento per 'ndrangheta: «Sono pagnotte impegnative», afferma Bertelle, cariche di storia e di fatiche, portatrici di quella umanità che fa la differenza, specie quando l'intero mondo è in crisi e rischia di perdere il coraggio della speranza.

Non è la prima volta che quel manipolo di "ragazzi difficili" ci indica la strada per restituire un senso alle cose. Lo hanno fatto di recente con l'iniziativa "Alla ricerca di parole smarrite", uno «scavo lento e contromano» che ha sorpreso lo stesso Bertelle per la risposta massiccia ricevuta dalle persone, interpellate dai suoi ragazzi con un sondaggio: «Con il tempo abbiamo perso per strada parole essenziali che non usiamo più. Anche nei messaggini si vedono faccine e cuori al posto delle parole, ma un volto vero e un cuore che palpita ci danno molto di più. Abbiamo quindi chiesto alla gente di indicarci le parole smarrite e tra le centinaia di proposte i ragazzi ne hanno scelte 24 (incanto, fervore, guado, eccomi, silenzio, passione…), che l'artista Vico Calabrò ha poi disegnato per il nostro calendario 2022».

Un "calendario" spiazzante, come tutto qui a Facen di Pedavena, dove le strategie educative pensate per "recuperare" i ragazzi diventano contemporaneamente il percorso meditativo che coinvolge (e sconvolge) i visitatori: ne approdano a migliaia al "Museo dei Sogni, della Memoria e della Coscienza" cresciuto all'interno della Comunità, dove sono esposti sogni ma anche segni, indelebili e unici al mondo.

Si va dalla tegola di Hiroshima (una delle due uscite dalla città martire distrutta dall'atomica, l'altra è al Palazzo dell'Onu), al mattone di un forno di Auschwitz; dalla pietra della casa di don Milani a Barbiana, all'intonaco manoscritto di Alda Merini, la poetessa dei Navigli; dalla scheggia del Muro di Berlino, al sasso del Monte di Mosè; dal muro macchiato di sangue della casa di Erba, teatro di uno dei più efferati fatti di cronaca nera, al banco contorto, estratto dalle macerie della scuola elementare crollata in Molise uccidendo 27 bimbi e la maestra; dal frammento delle Torri Gemelle, al mattone della casa di Lech Walesa a Danzica; dal frammento della diga del Vajont col suo carico di tragedia, all'asfalto sollevato in via D'Amelio dal tritolo che uccise Borsellino; dalla roccia del Golgota, al sampietrino romano su cui cadde il bossolo allo sparo di Alì Agca contro papa Wojtyla… Centinaia di pietre parlanti, ottenute dai ragazzi di Bertelle secondo il suo stile: proporre e attendere. E a chi hanno proposto? A capi di Stato e istituzioni mondiali, così i pezzi sono arrivati accompagnati da certificati di autenticità e missive memorabili. Ogni pietra è una pagina di storia e la visita, guidata da Bertelle e dai suoi giovani collaboratori, si sa quando inizia, mai quando finisce.

Ma il pezzo forte è la sfera di vetro dentro la quale sono mischiati i pugni di terra giunti da tutte le 199 nazioni del pianeta, comprese le più remote in mezzo agli oceani. Con tenacia i ragazzi hanno scritto a presidenti delle Repubbliche, monarchi, imperatori, sultani, premier, chiese, università, personalità di rilievo e premi Nobel, chiedendo quel pugno di terra certificato.

Ci hanno messo nove anni, vincendo diffidenze e ritrosie, fin quando nel 2007 non è arrivato il 199esimo pugnetto da Tuvalu, isola-Stato di 12mila abitanti in Oceania, l'ultimo ad entrare nella sfera: «Da allora tutte le nostre giornate iniziano con una carezza a quel piccolo pianeta raccolto nel cuore della Comunità, simbolo della comune appartenenza di sette miliardi di uomini e donne», confida Bertelle. Il cui sogno non si è fermato qui: «Poi abbiamo costruito 199 mattoni di vetro con dentro un po' della terra dei 199 Paesi, che da tre anni stiamo rimandando ai mittenti», così ogni nazione di questo mondo possiederà – in piccolo – l'intero pianeta.

 
 
 

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