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Messaggi del 17/09/2022

Amalia ed Elvira

Amalia ed Elvira: «Noi donne, capaci di scelte responsabili»

Intervista doppia con la prima donna in Italia a laurearsi in ingegneria aeronautica e con la figlia. Per parlare delle donne, dell’Universo e del perché siamo vicini a un punto di non ritorno

Amalia Ercoli Finzi, classe 1937, astrofisica, è diventata un personaggio televisivo amato per la sua schiettezza e la difesa delle donne che aspirano ad entrare nella stanza dei bottoni. Insieme alla figlia Elvira, classe 1976, laureata in ingegneria nucleare, ha scritto Oltre le stelle più lontane (Mondadori Ragazzi). Nel libro si intrecciano due voci, madre e figlia, che raccontano la storia di una famiglia a partire dagli anni del dopoguerra quando erano ancora molte le cose “poco adatte alle ragazze”, ma nonostante tutto decide di dedicare la sua vita allo studio dell’Universo. Lo scopo ultimo del libro è quella di incoraggiare le ragazze a guardare oltre e posare lo sguardo sul progetto di vita che si intende perseguire, anche quando, per molte ragioni, appare impossibile raggiungere la meta. Amalia ed Elvira raccontano quali sono i percorsi che sanno intraprendere (meglio) le donne. E come si fa ad amare Dio e la scienza.

 

Elvira. Sua mamma ha dovuto faticare per diventare astrofisica. Quali sono le difficoltà che ancora deve affrontare la sua generazione?

È difficile ancora oggi, soprattutto nei settori della scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. Mia madre e le donne della sua generazione ci sono arrivate molto arrabbiate perché hanno dovuto superare tanti stereotipi. La mia generazione oggi può accedere alle stanze dei bottoni senza dover fare tutta quella fatica. In base alla mia esperienza credo sia però bello arrivarci insieme, nel senso di fare rete ed essere solidali fra donne. Il mondo femminile è sicuramente più inclusivo del mondo maschile.

 

Amalia. Lei racconta la vita utilizzando in particolare due parole: la curiosità e il fare. E la fragilità, come l’ha affrontata?

La mia fragilità nasce da tutti i tentativi che hanno fatto gli altri per convincermi che non ero capace. Mi ripetevano che le cose che volevo fare erano da uomini e io non dovevo entrarci. Pensi che mia madre, insegnante, diceva: «Preferisco le classi dei maschi perché le donne sono pettegole». E io soffrivo per questo suo dire. tutti hanno cercato sempre di convincermi che non ero adatta a intraprendere quello che era il mio sogno: ho dovuto combattere ogni giorno per affermare le mie idee.

 

Amalia. Spesso die che noi esseri umani siamo solo un puntino in una galassia, un niente nell’Universo. Eppure, a giudicare dalle condizioni del pianeta Terra, forse ha prevalso il nostro delirio di onnipotenza.

Eh sì, davvero non siamo niente. Eppure, abbiamo qualcosa che ci distingue nell’Universo rispetto a tutte le altre entitàpresenti: abbiamo cuore e cervello. L’intelligenza e i sentimenti ci hanno consentito di fare stupefacenti passi avanti nella conoscenza dell’Universo. Ma è altrettanto evidente che abbiamo esagerato nello sfruttamento del Pianeta. Ci sono due esempi nel sistema solare di come la Terra potrebbe diventare in futuro: Marte, completamente deserto e Venere, inabitabile, perché la temperatura raggiunge i 500 gradi. Sono perplessa perché siamo vicinissimi al punto di non ritorno. A un certo punto le cose vanno avanti e non si riescono più a fermare. Dobbiamo assolutamente smettere di sprecare energia e inquinare.

 

Elvira. Ogni figlia attraversa una fase in cui rifiuta la figura materna per trovare la propria strada. Ha vissuto anche lei questa fase?

Non è stato facilissimo accettare la mia famiglia, in particolare mia madre, così forte, così centrata sui suoi obiettivi. Da piccola mi sentivo così diversa da lei. Per i miei genitori le cose importanti erano altre, non mi permettevano ciò che per loro era superfluo. Nella mia famiglia sono tutti ingegneri, io volevo fare tutto tranne ingegneria. Ho frequentato il liceo classico. Però alla maturità mi sono detta che, più di tutto, a me piaceva la matematica. Sarebbe stato stupido privarmi di qualcosa che desideravo fare, per protesta contro la famiglia. E alla fine scelsi ingegneria nucleare. Quando sono diventata adulta mi sono ritrovata, per i valori in cui credo, molto simile a mia madre. A 16 anni non l’avrei mai detto!

 

Amalia. Ha scritto che non è importante se una donna vuole fare la casalinga o diventare ingegnere, basta che abbia libertà di scegliere. Ma nel nostro Paese c’è poca mobilità sociale; la povertà affligge le periferie e il prezzo più alto, nella pandemia, l’hanno pagato le donne.

A volte i condizionamenti sono tali che sembra si possa solo naufragare. Ma io chiedo alle donne, anche a quelle socialmente più fragili, di guardarsi dentro e cercare il progetto di vita che vogliono raggiungere. Si può vacillare, ma se sappiamo dove si vuole andare, prima o poi, raggiungeremo la riva ambita. Guardo alle mie studentesse, con me si sono laureate 140 donne in ingegneria aerospaziale, il 14% avevano genitori operai e hanno dovuto affrontare maggiori difficoltà, ma non hanno abbandonato. Non c’è parità di accesso alle opportunità per tutti nel mondo, ma è un traguardo che dobbiamo porci e questo è un compito che solo le donne possono realizzare.

 

Elvira. Sua madre ha detto che noi donne non abbiamo la cultura della guerra bensì quella della vita. È cos’ì, o nel mondo del lavoro, oggi, le donne riescono ad assumere ruoli di potere solo se assomigliano agli uomini?

La stanza dei bottoni, per tanto tempo, sono state solo appannaggio maschile. Le donne hanno capito che era più facile per un uomo selezionare e scegliere una donna che fosse simile a loro. Ma ora abbiamo una diversa visuale, le nostre scelte spaziano a 360 gradi, anche perché facciamo molte più cose. Abbiamo un grande senso di responsabilità – figli, famiglia – che ci portano a fare scelte a lungo respiro.

 

Amalia. Come concilia la sua fede con la scienza?

La fede mi ha sostenuta in tanti momenti difficili della mia vita. La fede e la scienza agiscono su due mondi completamente diversi, separati. Noi con la logica, la sperimentazione, cerchiamo di trovare soluzioni ai problemi principali. Con la fede entriamo nel mondo della trascendenza, dove però la logica non è più sufficiente: la fede è un dono che va cercato e coltivato. Fede e scienza sono per me conciliabili, tant’è vero che parlo tutti i giorni con il Padreterno. Che spesso non mi ascolta e allora dico: «Vabbe’, fai un po’ tu come pensi sia giusto». (Scarp de’ tenis, Dic. 2021)

 
 
 

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