Creato da namy0000 il 04/04/2010

Un mondo nuovo

Come creare un mondo nuovo

 

 

Hai mai avuto pregiudizi?

Post n°4178 pubblicato il 23 Ottobre 2025 da namy0000
 

FC n. 42 del 19 ottobre 2025

Caro don…

Le domande dei ragazzi

Facendo incontri con persone, hai mai avuto pregiudizi? – Maria, 15 anni

Cara Maria, una volta i professori ci invitavano ad acquistare vari giornali e a sperimentare come testate diverse, a seconda dell’orientamento politico e sociale, trattavano lo stesso tema. E ci facevano esercitare a distinguere i fatti, che si desumevano dalla lettura di tutti gli articoli, dalle opinioni. E lì si cominciava a capire come, tanto chi scriveva quanto ciascuno di noi che li leggeva, partiva da un’idea preconcetta. E la sfida, nella discussione che seguiva, era non tanto di convincere l’altro della nostra, quanto di avere la forza e lo spirito di mettere in discussione la nostra. Almeno in parte. Sforzo che era spesso superiore alle nostre forze, perché è sempre difficile lasciarsi convincere, quasi che sia più una questione di orgoglio che non di ricerca della verità.

Il vocabolario Treccani definisce il pregiudizio una «idea, un’opinione concepita sulla base di convinzioni personali e prevenzioni generali, senza una conoscenza diretta dei fatti e delle persone». Un rischio, dunque, che corriamo tutti. Anche quando incontriamo altre persone di cui sappiamo magari qualcosa, che però condiziona a priori il nostro giudizio su di loro. Almeno inizialmente. Succede anche a me quando incontro gente. Credo però che il vero tema sia il passo dopo: quanto sono personalmente disposto a mettere in discussione il mio giudizio dopo aver conosciuto la persona? E quanto, non conoscendola, sono capace di non assolutizzare il mio giudizio?

 
 
 

Filippo non avrebbe dovuto esserci

Post n°4177 pubblicato il 19 Ottobre 2025 da namy0000
 

2025, FC n. 42 del 19 ottobre

Filippo, maestro di vita nel dolore

Filippo non avrebbe dovuto esserci. Quando gli hanno diagnosticato la sindrome di Arnold-Chiari, ci hanno subito proposto di abortire. Noi genitori ci siamo rifiutati, perché quella vita andava custodita, amata e salvata. Era il nostro terzo figlio, concepito anche lui con amore: non potevamo buttarlo via come un errore. Lì è iniziata una nuova avventura con una persona che voleva vivere: una vita piena di difficoltà, di sofferenza, di interventi chirurgici, di ricoveri ospedalieri, ma anche colma di gioia e di amore.

Tutta la famiglia è stata coinvolta in questa avventura, non solo noi genitori, ma anche la sorella Francesca e il fratello Giacomo. Grazie a Filippo ci siamo avvicinati alla chiesa, frequentando un gruppo di preghiera seguito da padre Daniele Hekic. I medici non ci davano nessuna speranza sul fatto che lui potesse parlare o camminare. Invece, con grande sorpresa di tutti, grazie alla preghiera, alla coesione della famiglia, e alla sua forza, Filippo ha cominciato a parlare e a camminare. Un grande grazie va alla scuola dell’infanzia della parrocchia di San Giorgio in Bosco (Padova), soprattutto alla maestra Elisabetta, per la cura e la premura con cui ha seguito nostro figlio in quei primi anni. Nonostante il suo deficit cognitivo e motorio, ha iniziato poi a frequentare la scuola dell’obbligo accompagnato dai suoi maestri di sostegno, fino alle scuole superiori dell’Istituto Rolando da Piazzola, a cui anche va il nostro grande grazie.

Dopo il diploma, è stato accolto dalla cooperativa Fratres di Campo San Martino, nella quale si sentiva valorizzato. Filippo faceva parte di un gruppo di preghiera in cui abbiamo conosciuto la nostra amica Mirella, che ci è rimasta sempre vicina ed è diventata la sua madrina di cresima. Era molto devoto della coroncina della Divina Misericordia. È significativo che sia morto dopo che noi genitori abbiamo recitato alle ore 15, accanto a lui, questa preghiera, tenendolo per mano.

È spirato tra le braccia della Divina Misericordia. È stato un vero dono per tutti quelli che lo hanno conosciuto. Aveva un sorriso per ognuno e una battuta sagace per quelli che conosceva. È stato lo scopo della nostra famiglia, colui che è riuscito a mantenerla unita. Negli ultimi tre mesi è sopraggiunto un tumore inoperabile al cervelletto, che ha causato ulteriori sofferenze.

Filippo amava rimanere in penombra, mentre vicino a lui si pregava. Prima di morire è riuscito a confidare: «Mamma io vado in cielo, è un posto bellissimo, l’ho visto. Ho visto Gesù e mi ha sorriso, è molto bello, non preoccuparti».

Nato in silenzio, senza piangere, con amore, Filippo è spirato in silenzio, con amore, nel giorno del Giubileo dei giovani, il 2 agosto 2025: lui che era nato nell’anno del Giubileo del 2000. Il 6 agosto 2025, Trasfigurazione del Signore, abbiamo celebrato le sue esequie. Possiamo affermare con franchezza che Filippo è stato il nostro giubileo: gli chiediamo di starci vicino anche dal cielo in cui si trova – Sabina C. e Giorgio Z.

 
 
 

Difficile orientarsi

2025, don Stefano Stimamiglio, FC n. 42 del 19 ottobre

Il Web, e in particolare YouTube, sono pieni di canali e materiali a carattere religioso, in cui si trova di tutto e di più: catechesi, omelie, prediche, paternali, ramanzine, filippiche, ammonizioni, minacce sul futuro del mondo e tanto altro. Spesso i riferimenti sono legati a visioni, apparizioni, veggenti, spesso non riconosciuti nemmeno dalla Chiesa e con le più fantasiose e personalissime, non di rado apocalittiche, interpretazioni. Interpretazioni che, facendo eco ad altre simili, si legittimano a vicenda. Difficile orientarsi in questa giungla senza avere una buona bussola per scegliere gli alimenti spirituali giusti. È sempre più necessario, allora, che, come credenti, impariamo a discernere la qualità del materiale che ci viene offerto, non di rado gratuitamente e “confezionato” così bene dal punto di vista grafico che può facilmente trarci in inganno, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Innanzitutto, occorre capire bene chi è il soggetto che parla: non basta un talare, una statua della Madonna sullo sfondo, una barbetta spirituale, un tono suadente, un’ambientazione seducente (ad es. una cappella). È necessario che chi parla lo faccia in nome della Chiesa. E che, quindi, sia da questa riconosciuto: un sacerdote (non scomunicato, ce n’è qualcuno in Rete…), un/una religioso/a, un/una laico/a che appartenga a un ordine, a una congregazione o a un terz’ordine in comunione con il Papa; o che appartenga a un movimento ecclesiale (riconosciuto a livello diocesano o universale) o a una struttura diocesana.

Questi non sono aspetti formali, ma rappresentano la garanzia che la persona parla non da se stesso, ma che ne ha avuto direttamente o indirettamente il mandato della Chiesa. Basando i suoi discorsi non su interpretazioni personali e fantasiose, ma originate da studi esegetici seri, confermate dal Magistero, fondate sulla vera Tradizione di cui la Chiesa stessa è unica depositaria. Appartenenze vaghe, o fatte apparentemente sulla base di iniziative personali, devono quanto meno far drizzare le antenne: non basta un voto privato (come sembra aver fatto l’autore del sito che citi), che è certamente buono e legittimo ma, se non legato a realtà ecclesiali, rende l’autore un “cane sciolto”, privo di controllo sui contenuti. Occorre anche che sottoponiamo al vaglio del Magistero quanto abbiamo ascoltato: è facile reperire riferimenti certi (encicliche, esortazioni apostoliche, omelie del Papa ecc. ecc.) sul sito della Santa Sede o da fonti attendibili come Famiglia Cristiana, Avvenire e così via.

Detto questo, consiglierei di prendere ciò che di buono c’è in quel video. Riguardo ai 15 minuti che vengono indicati nel video, mi sembra che pecchino di “materialismo spirituale”. Dopo la Comunione, poi, è certamente opportuno sostare in silenzio, ringraziare il Signore, offrirgli le nostre fatiche e gioie di ogni giorno, i drammi del mondo, dei lontani e dei vicini. È meglio se ci fermiamo in chiesa, ma possiamo farlo anche dopo, magari nel chiuso della nostra camera o in un altro luogo che ci ispira. Resta una domanda: perché quando la stessa cosa la dice il sacerdote in chiesa non viene ascoltato con altrettanta serietà?

 
 
 

Veglia per la pace nel mondo

VEGLIA DI PREGHIERA E ROSARIO PER LA PACE

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE LEONE XIV

Piazza San Pietro
Sabato, 11 ottobre 2025

 

Cari fratelli e sorelle,

siamo raccolti in preghiera, questa sera, insieme con Maria la Madre di Gesù, così come era solita fare la prima Chiesa di Gerusalemme (At 1,14). Tutti insieme, perseveranti e concordi, non ci stanchiamo di intercedere per la pace, dono di Dio che deve diventare nostra conquista e nostro impegno.

Spiritualità mariana autentica

In questo Giubileo della spiritualità mariana, il nostro sguardo di credenti cerca nella Vergine Maria la guida del nostro pellegrinaggio nella speranza, guardando alle sue virtù umane ed evangeliche, la cui imitazione costituisce la più autentica devozione mariana (cfr Conc. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 65.67). Come lei, la prima dei credenti, vogliamo essere grembo accogliente dell’Altissimo, «tenda umile del Verbo, mossa solo dal vento dello Spirito» (S. Giovanni Paolo II, Angelus, 15 agosto 1988). Come lei, la prima dei discepoli, chiediamo il dono di un cuore che ascolta e si fa frammento di cosmo ospitale. Attraverso di lei, Donna addolorata, forte, fedele, chiediamo di ottenerci il dono della compassione verso ogni fratello e sorella che soffre e per tutte le creature.

Guardiamo alla Madre di Gesù e a quel piccolo gruppo di donne coraggiose presso la Croce, per imparare anche noi a sostare come loro accanto alle infinite croci del mondo, dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli, per portarvi conforto, comunione e aiuto. In lei, sorella di umanità, ci riconosciamo, e con le parole di un poeta le diciamo:

«Madre, tu sei ogni donna che ama;
madre, tu sei ogni madre che piange
un figlio ucciso, un figlio tradito.
Questi figli mai finiti di uccidere» (D. M. Turoldo).

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Vergine della Pasqua, insieme a tutti coloro in cui continua a compiersi la passione di tuo Figlio.

Fate quello che vi dirà

Nel Giubileo della spiritualità mariana, la nostra speranza si illumina della luce mite e perseverante delle parole di Maria che il Vangelo ci riferisce. E tra tutte, sono preziose le ultime pronunciate alle nozze di Cana, quando, indicando Gesù, dice ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). Poi non parlerà più. Dunque queste parole, che risultano quasi un testamento, devono essere carissime ai figli, come ogni testamento di una madre.

Qualsiasi cosa Lui vi dica. Lei è certa che il Figlio parlerà, la sua Parola non è finita, crea ancora, genera, opera, riempie di primavere il mondo e di vino le anfore della festa. Maria, come un segnale indicatore, orienta oltre sé stessa, mostra che il punto di arrivo è il Signore Gesù e la sua Parola, il centro verso cui tutto converge, l’asse attorno al quale ruotano il tempo e l’eternità.

Fate la sua Parola, raccomanda. Fate il Vangelo, rendetelo gesto e corpo, sangue e carne, fatica e sorriso. Fate il Vangelo, e si trasformerà la vita, da vuota a piena, da spenta ad accesa.

Fate qualsiasi cosa vi dica: tutto il Vangelo, la parola esigente, la carezza consolante, il rimprovero e l’abbraccio. Ciò che capisci e anche ciò che non capisci. Maria ci esorta ad essere come i profeti: a non lasciare andare a vuoto una sola delle sue parole (cfr 1Sam 3,19).

E tra le parole di Gesù che non vogliamo lasciar cadere, una risuona in particolare oggi, in questa veglia di preghiera per la pace: quella rivolta a Pietro nell’orto degli ulivi: “Metti via la spada” (cfr Gv 18,11). Disarma la mano e prima ancora il cuore. Come già ho avuto modo di ricordare in altre occasioni, la pace è disarmata e disarmante. Non è deterrenza, ma fratellanza, non è ultimatum, ma dialogo. Non verrà come frutto di vittorie sul nemico, ma come risultato di semine di giustizia e di coraggioso perdono.

Metti via la spada è parola rivolta ai potenti del mondo, a coloro che guidano le sorti dei popoli: abbiate l’audacia del disarmo! Ed è rivolta al tempo stesso a ciascuno di noi, per farci sempre più consapevoli che per nessuna idea, o fede, o politica noi possiamo uccidere. Da disarmare prima di tutto è il cuore, perché se non c’è pace in noi, non daremo pace.

Tra voi non sia così

Ascoltiamo ancora il Signore Gesù: i grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro (cfr Mt 20,25; Mc 10,42), «Voi però non fate così» (Lc 22,26). Dio non fa così: il Maestro non ha troni, ma si cinge un asciugamano e s’inginocchia ai piedi di ciascuno. Il suo impero è quel poco di spazio che basta per lavare i piedi dei suoi amici e prendersi cura di loro.

È anche l’invito ad acquisire un punto di vista diverso per guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi; per guardare la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti; per interpretare gli avvenimenti della storia con il punto di vista della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, dell’esule, del fuggiasco. Con lo sguardo di chi fa naufragio, del povero Lazzaro, gettato alla porta del ricco epulone. Altrimenti non cambierà mai niente, e non sorgerà un tempo nuovo, un regno di giustizia e di pace.

Così fa anche la Vergine Maria nel cantico del Magnificat, quando posa lo sguardo sui punti di frattura dell’umanità, là dove avviene la distorsione del mondo, nel contrasto tra umili e potenti, tra poveri e ricchi, tra sazi e affamati. E sceglie i piccoli, sta dalla parte degli ultimi della storia, per insegnarci a immaginare, a sognare insieme a lei cieli nuovi e terra nuova.

Beati voi

Fate quello che vi dirà. E noi ci impegniamo affinché si faccia nostra carne e passione, storia e azione, la grande parola del Signore: “Beati voi, operatori di pace” (cfr Mt 5,9).

Beati voi: Dio regala gioia a chi produce amore nel mondo, gioia a quanti, alla vittoria sul nemico, preferiscono la pace con lui.

Coraggio, avanti, in cammino, voi che costruite le condizioni per un futuro di pace, nella giustizia e nel perdono; siate miti e determinati, non lasciatevi cadere le braccia. La pace è un cammino e Dio cammina con voi. Il Signore crea e diffonde la pace attraverso i suoi amici pacificati nel cuore, che diventano a loro volta pacificatori, strumenti della sua pace.

Ci siamo raccolti stasera in preghiera attorno a Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, come i primi discepoli nel cenacolo. A lei, donna pacificata nel profondo, Regina della pace, ci rivolgiamo:

Prega con noi, Donna fedele, grembo sacro al Verbo.
Insegnaci ad ascoltare il grido dei poveri e di madre Terra,
attenti ai richiami dello Spirito nel segreto del cuore,
nella vita dei fratelli, negli avvenimenti della storia,
nel gemito e nel giubilo del creato.
Santa Maria, madre dei viventi,
donna forte, addolorata, fedele,
Vergine sposa presso la Croce
dove si consuma l’amore e sgorga la vita,
sii tu la guida del nostro impegno di servizio.

Insegnaci a sostare con te presso le infinite croci
dove il tuo Figlio è ancora crocifisso,
dove la vita è più minacciata;
a vivere e testimoniare l’amore cristiano
accogliendo in ogni uomo un fratello;
a rinunciare all’opaco egoismo
per seguire Cristo, vera luce dell’uomo.

Vergine della pace, porta di sicura speranza,
Accogli la preghiera dei tuoi figli!

 
 
 

Fenomeni complessi

2025, Mauro Magatti, docente di Socologia Università Cattolica di Milano, FC n. 41 del 12 ottobre

Un grido collettivo per dire basta: Quell’indignazione nata dal basso

Le proteste sociali sono sempre fenomeni complessi, attraversati da contraddizioni e tensioni interne. Non sono mai prive di ambiguità. Al loro interno convivono sensibilità diverse: c’è chi vi partecipa per convinzione profonda, chi per rabbia, chi per desiderio di visibilità, chi perché sente l’urgenza di esserci e di dire “no” insieme agli altri.

In questa pluralità sta al tempo stesso la loro ricchezza e la loro fragilità. Ogni mobilitazione è così sempre esposta al rischio di strumentalizzazione: partiti politici, organizzazioni ideologiche, gruppi radicali o persino governi stranieri che possono tentate di piegarne il significato a proprio vantaggio. Detto questo, ridurre le proteste che si sono tenute in tante città italiane in questi ultimi giorni a mere manovre orchestrate dall’alto significa non coglierne la forza reale: quella di una indignazione che nasce dal basso, dalla coscienza condivisa di un’ingiustizia e dalla necessità di gridare che qualcosa non va.

La tragedia che ormai da molti mesi si sta consumando a Gaza – bombardamenti, morti civili, distruzione – ha creato una diffusa inquietudine. L’azione della Flotilla aveva lo scopo di portare questo disagio alla massima evidenza. Un obiettivo in larga misura raggiunto: di fronte all’intervento della Marina israeliana, una parte rilevante dell’opinione pubblica ha sviluppato un netto rifiuto, nonostante di tentativi di relativizzare o giustificare.

Certo, le manifestazioni non fermano le bombe. Ma è significativo che migliaia di uomini e donne – in particolare molte ragazze e ragazzi – si siano riuniti spontaneamente, senza il tempo per organizzazioni strutturate. Un grido collettivo per dire “basta” che ha unito persone di sensibilità diverse davanti a un’azione percepita come inaccettabile, portata avanti da uno Stato alleato dell’Occidente.

Con l’obiettivo di chiedere coerenza rispetto ai valori di dignità e libertà che le democrazie amano rivendicare. Non si tratta di dimenticare il 7 ottobre, con la brutalità degli attacchi di Hamas. Né di ignorare la guerra in Ucraina, con il suo carico di morti e devastazioni. Significa piuttosto affermare che ovunque la violenza colpisca vite innocenti, c’è un limite invalicabile che va ribadito: la vita delle persone. In un tempo dominato dalla logica della guerra, della violenza e della ragion di Stato, il semplice atto di dire no diventa un barlume di coscienza collettiva. Non è ingenuità, ma la consapevolezza che senza questo rifiuto non potrà mai nascere un sì alla convivenza e alla pace. Come canta Leonard Cohen, «C’è una crepa in ogni cosa, ed è lì che entra la luce». Forse i drammatici eventi di Gaza sono proprio quella crepa: uno spazio fragile, ma necessario, da cui la luce della coscienza sta cercando ancora di filtrare, impedendo al mondo di ridursi a un deserto di silenzi e complicità.

 
 
 

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