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Il Sole di Stagno - Romanzo

 

Il Sole di Stagno - Vincenzo Aiello - con-fine ed. - Bologna, 2006

C'è qualcosa che accomuna questo racconto di Aiello al grandioso romanzo di Walter Siti, Troppi paradisi. Così lontani e tra di loro diversi, entrambi si sono proposti di tematizzare il tempo, fissandolo alla svolta del secolo e del millennio. Per narrare come storia la contemporaneità e la propria stessa esperienza, senza consegnarsi all'autobiografia, bisogna scegliere una lingua e giova inoltre (secondo me) una cornice esplicita di referenti cronologici. Che annunci subito il carattere del testo, di selettiva ricostruzione. Distante dal testo soggettivo della semplice memoria. È il problema che Aiello, nella sua prova d'esordio, ha in parte eluso, affidandosi ai soli dati interni. Quanto alla lingua invece, o meglio alla voce di scrittore, ha usato felicemente, la sua, che nella nuova generazione è una delle più personali.

Lidia De Federicis (L'Indice dei Libri) 

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"La felicitÓ Ŕ uno zucchero a quadretti dolci"

Post n°855 pubblicato il 30 Ottobre 2011 da VincenzoAiello68
 
Foto di VincenzoAiello68

Dopo “Rock sentimentale (Elle edizioni)” che un ingiusto target editoriale ha confinato nella commerciale classificazione under 20, ritorna la scrittrice napoletana Patrizia Rinaldi con quattro racconti godibili in “Le felicità consumate (pagg. 64, euro 6; Centoautori)”. In “Zia Anna” rievoca la figura di una zia che smozzicava le finali “inserite in frasi sbrigative di una parlata rapida” e che anche nel dolore del distacco finale dall’amante “in quello che si trova e si perde si somiglia ancora”. In “Mosca di stagno” Andreina D’Agosto, secca e anaffettiva, per ragioni difensive, riesce a trovare il suo momento di felicità suonando la tromba, perché il genio della felicità che può rovinare “è uno zucchero a quadretti dolci che sta là”. In “Marinella e la crema di conservanti e ricordi” una merendina mangiata nella notte fa ricordare proustianamente la somiglianza di vita e di destino tra la protagonista, che aveva sempre eluso il confronto, e la nonna Gugù. In “Holly, Lorenzo e Benji” si ricordano partite con Super Santos al Rione Lauro, nei pressi del S. Paolo, perché le partite immaginate sono le cose belle e poche storie, “nel senso che immaginare può diventare una decalcomania agghindata di bello sulla realtà”. I racconti della Rinaldi, una delle nostre scrittrici migliori, sono invece molto piene di vita, nel loro stile classico e fresco, che dice con Fromm, che se è vero che i pensieri di morte frenano, “è pur vero che una vita non vissuta è già morte”.

Vincenzo Aiello

 
 
 
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