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Il Sole di Stagno - Romanzo

 

Il Sole di Stagno - Vincenzo Aiello - con-fine ed. - Bologna, 2006

C'è qualcosa che accomuna questo racconto di Aiello al grandioso romanzo di Walter Siti, Troppi paradisi. Così lontani e tra di loro diversi, entrambi si sono proposti di tematizzare il tempo, fissandolo alla svolta del secolo e del millennio. Per narrare come storia la contemporaneità e la propria stessa esperienza, senza consegnarsi all'autobiografia, bisogna scegliere una lingua e giova inoltre (secondo me) una cornice esplicita di referenti cronologici. Che annunci subito il carattere del testo, di selettiva ricostruzione. Distante dal testo soggettivo della semplice memoria. È il problema che Aiello, nella sua prova d'esordio, ha in parte eluso, affidandosi ai soli dati interni. Quanto alla lingua invece, o meglio alla voce di scrittore, ha usato felicemente, la sua, che nella nuova generazione è una delle più personali.

Lidia De Federicis (L'Indice dei Libri) 

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"Sembro di poco lontana dalla morte"

Post n°1083 pubblicato il 29 Novembre 2012 da VincenzoAiello68
 

Mi sembra simile agli dei
Quell'uomo che siede avanti a te e ti ascolta
Mentre parli e dolcemente sorridi;

e questo fa balzare il mio cuore nel petto,
non appena alzo il mio sguardo verso di te,
anche per un momento solo, nulla più di voce mi giunge

subito la lingua mi si blocca,
un fuoco sottile scorre sotto la pelle
più nessuna cosa vedo con gli occhi
le orecchie rimbombano,
il sudore mi bagna,
e tremore tutta mi prende,
sono più verde dell'erba,
sembro di poco lontana alla morte.


 

 

L’associazione "Certamen Plinianum" organizza per domani 30 novembre alle ore 18 al Circolo Nautico stabiese un seminario sul frammento 31 del V libro di Saffo e sull’enigma millenario dell’Ode del sublime partendo dal libro di Walter Iorio “Salvami Afrodite benché io non voglia (De Frede)”. Interverranno Mario Blasio, Espedito Longobardi, Anna Spagnuolo e l'autore. È questa l'ode più celebre di Saffo, detta "sublime" perché tramandata dall'autore del Sublime come esempio di alta poesia. Il primo periodo dell'ode è incentrato tutto sulla gioia dell'innamorato nel veder felice la sua donna, spettacolo che sconvolge Saffo. Ella contrappone infatti, alla tranquillità dell'uomo di fronte alla fanciulla, il suo mortale turbamento, annotando, poi, le sofferenze d'amore che sente dentro di sé. Quando si leggeva l'ode in chiave autobiografica, tutto era visto come uno sfogo di gelosia di Saffo in persona; oggi, invece sorgono dei problemi, in quanto si è incerti a quale delle occasioni comunitarie assegnarla. E' probabile che si tratti di uno dei carmi d'addio, di congedo, per una delle compagne del tìaso che va in sposa.

Vincenzo Aiello

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Commenti al Post:
quaciu
quaciu il 26/12/12 alle 13:36 via WEB
Una precisazione di servizio. La V maiuscola seguente la titolazione dell'ode 31 di Saffo è piuttosto l'iniziale della curatrice dell'opera che ne ha dato la migliore edizione attuale: Eva-Marie Voigt, Amsterdam, 1971, Ed. Van Gennep-Pollak. Inoltre i primi tre-quattro versi della lirica alludono più propriamente allo stato di beatitudine divina dell'iinnamorato alla voce melodiosa della fanciula.
 
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