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Anche se ciò che puoi fare è soltanto una piccola goccia nel mare,
può darsi che sia proprio quella a dare significato alla tua esistenza.
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A GAZA SI MUORE DI ASSEDIO

Post n°38 pubblicato il 07 Novembre 2008 da yule1959

di LUISA MORGANTINI*
PUBBLICATO DA LEFT 7 NOVEMBRE 2008


DECINE DI CASI DI RIFIUTO DELLE NECESSARIE AUTORIZZAZIONI DA
PARTE DELLE AUTORITA' ISRAELIANE STANNO CAUSANDO CENTINAIA
DI MORTI. I MEDICINALI CHE NON ARRIVANO, IL TRASPORTO DEI
MALATI NEGATO.

LA DENUNCIA DEI MOVIMENTI




Sono 255 i malati di Gaza morti dal giugno del 2007 perché
non hanno ottenuto dalle autorità israeliane il permesso
di uscire e farsi curare altrove, mentre le chiusure
impediscono agli ospedali della Striscia di rifornirsi anche
delle più basilari medicine.

L'ultimo, Ahmed Al-Shafey, un anziano di 76 anni, deceduto
lo scorso 28 ottobre per un'infezione renale: per motivi di
sicurezza le autorità israeliane non l'hanno fatto uscire
da Gaza.

Come la piccola Hani, tre anni, morta il 14 ottobre
perché la proteina necessaria per il nutrimento del suo
cervello e di cui era carente a Gaza non si trovava: anche
per lei nessun permesso e la sua vita è stata stroncata.
Il 35% di questi decessi riguarda i bambini, morti senza un
atto né una parola spesi dalla comunità internazionale

per denunciare la punizione collettiva del milione e mezzo di
civili della Striscia, per pretendere da Israele il rispetto
dei diritti e della dignità umani e l'obbligo di
conformarsi alla legalità internazionale.

Eppure da tempo organizzazioni palestinesi, israeliane e
internazionali, Unrwa, Croce Rossa Internazionale, Physician
for Human Rights, Amnesty International, Bet'selem e altre
denunciano la crisi umanitaria senza precedenti a Gaza, le
responsabilità dell'assedio israeliano che non permette il
libero movimento delle persone e delle merci. Il 95% delle
imprese sono chiuse.

In questi giorni abbiamo visto SS Dignity, la seconda nave
di attivisti palestinesi e internazionali organizzata dal
movimento Free Gaza arrivare nella Striscia con mezza
tonnellata di medicinali e altri aiuti umanitari,
nulla
rispetto ai bisogni, ma molto a livello simbolico per
rompere l'isolamento e la prigione a cielo aperto in cui
vive la popolazione di Gaza.

Quando non esiste più il diritto di accesso alle cure
sanitarie, il diritto ad una vita dignitosa, il diritto alla
sicurezza e nemmeno il diritto all'infanzia, allora rimane
solo la vergogna, quella di chi è responsabile di questa
situazione immorale: le autorità israeliane in primis ma
anche il silenzio complice della comunità internazionale,
perché sarà anche colpa nostra se Jihad, 12 anni, nei
prossimi mesi dovesse morire. A lui circa un anno fa è
stata diagnosticata una grave leucemia che non può essere curata
a Gaza. Il bambino ha ottenuto il permesso di andare in
Israele per fare la chemioterapia a patto di ritornare nella
Striscia dopo ogni trattamento. Nonostante le forti nausee
derivanti dalla terapia e sebbene il medico abbia confermato
l'alto rischio di viaggi ricorrenti e ricordato la necessità
di un ambiente sterile in cui il ragazzo dovrebbe vivere, le
autorità israeliane si rifiutano di dargli il permesso di
rimanere in ospedale. Con la paura costante che il figlio
muoia nel tragitto tra l'ospedale e la casa, la madre di
Jihad è disperata: non può neanche lontanamente
concepire come una situazione politica possa mettere a rischio la vita
di suo figlio. E perché poi dovrebbe farlo?

Secondo diversi studi -gli stessi che sono stati al centro
della Conferenza internazionale sull'impatto dell'assedio
sulla salute menale organizzata il 27 e 28 ottobre dal Gaza
Community Health Program in collaborazione con
l'Organizzazione Mondiale della Sanità- ansie, fobie,
disordini ossessivi e compulsivi colpiscono in modo
devastante le donne palestinesi della Striscia mentre oltre
il 90% dei Palestinesi si sente rinchiuso in una prigione,
con frustrazioni e ansie crescenti per la paura di non poter
ricevere cure mediche, di non trovare medicine per i propri
figli e non ottenere il permesso di farli curare all'estero,
mettendo a rischio le loro vite.  Di questo hanno discusso
centinaia di esperti ed accademici internazionali accorsi
per la Conferenza che, essa stessa sotto assedio, alla fine
si è svolta a Ramallah, dato che le Autorità israeliane
hanno negato agli internazionali i permessi di raggiungere
Gaza.

Ovviamente i minori sono i più esposti: nella Striscia
dove il tasso di disoccupazione è al 45% e il 55% delle
famiglie vive al di sotto della soglia della povertà, dove dal 2000
il numero di pazienti che hanno ricevuto cure dai centri per
la salute mentale è aumentato del 38%(dati OMS) e dove i
minori hanno un'esperienza diretta e devastante di morte e
violenza, come possono i bambini avere fiducia nel loro
futuro?

Di  disagi e tragedie parlano le storie raccolte dal GCMHP:
Eisa, 14 anni, vive con i suoi genitori e 12 fratelli a Beit
Lahia, nel Nord della Striscia. Il 4 gennaio 2005, giocava
in un campo di fragole, un missile israeliano l'ha
gravemente ferito e le sue gambe sono state amputate. Ora
Eisa si muove su una sedia a rotelle, non vuole accettare
l'incidente, è sempre nervoso, grida, picchia e tormenta i
fratelli minori.
A casa distrugge tutto, specialmente ciò
che si muove, perché non vuole vedere niente capace di
muoversi visto che lui ora può farlo solo con la sua sedia
a rotelle, e spesso tenta di rompere anche quella.

Huda, invece, ha 11 anni, anche lei vive a Beit Lahia e di
anni ne aveva solo 7 quando un missile israeliano caduto
sulla spiaggia le ha portato via di colpo quasi tutta la
famiglia: il padre, la suocera, le sorelle di 24, quattro e
un anno e mezzo e anche il fratellino di quattro mesi
. Stava
nuotando Huda: poi il fuoco, la morte e le sue foto che
hanno fatto il giro del mondo. Il GCMHP ha raccolto la sua
storia a distanza di anni: la bambina soffre di continui
flashback e incubi, ha le immagini terribili di quei corpi
straziati davanti agli occhi. E' terrorizzata dal mare e
dalla spiaggia, evita ogni oggetto le ricordi la tragedia,
dorme con difficoltà, ha frequenti mal di testa e poca
concentrazione. Difficile per lei costruire un altro futuro
possibile.

Per Eyad El-Sarraj, coordinatore del Gaza Mental Health
Programme, "la situazione della salute mentale a Gaza è
davvero grave e si teme per le future generazioni di bambini
che sono stati cresciuti fino ad oggi in un tale ambiente di
privazioni, sfiducia e mancanza di speranza".

Una testimonianza in più quella di Tala, 10 anni di Gaza
city. Il suo racconto inizia con gli incidenti che la
bambina ha vissuto personalmente nel luglio del 2007 quando
"in un giorno pieno di paura e di panico, sono scoppiati gli
scontri tra Fatah e Hamas; gli spari sono aumentati; tutti
erano spaventati, la paura era veramente tremenda; mi sono
attaccata a mia madre e pregavamo per i miei nonni il cui
appartamento è stato bombardato da un missile". Il corpo
le tremava e Tala voleva gridare:
"Basta, voi siete un unico
popolo, fratelli e amici, è orribile quello che state
facendo: fermatevi!"
. Ora Tala a volte sogna di scappare via
"lontano nello spazio e di vivere nel più distante dei
pianeti, Pluto, fino alla fine del conflitto. Ma la violenza
potrebbe durare a lungo e nel frattempo io potrei essere
congelata e morta".

Di questo porta responsabilità anche la leadership
palestinese con le divisioni  territoriali e politiche tra
la West Bank e Gaza e la scelta di Hamas di azioni suicide
ed omicide contro la popolazione civile israeliana, che
hanno influito sull'isolamento di Gaza anche se oggi, e mi
auguro si mantenga, vi e una tregua che Hamas sta
rispettando.

E noi movimenti, partiti dove siamo? Dopo 60 di diaspora
,dopo più di 40 anni di occupazione militare non siamo
ancora riusciti a far si che i nostri governi, che le
Nazioni Unite mettano in pratica le risoluzioni che votano:
la fine dell'occupazione militare israeliana ed uno Stato
per i Palestinesi sui Territori occupati nel 1967. Ma
intanto mobilitiamoci per fermare l'assedio di Gaza
(www.gcmhp.net
<https://webmail.europarl.europa.eu/exchweb/bin/redir.asp?UR
L=http://www.gcmhp.net/> ).



*Vice Presidente del Parlamento Europeo



 
 
 

YES, WE CAN....

Post n°37 pubblicato il 07 Novembre 2008 da yule1959

 
 
 

La questione palestinese...

Post n°35 pubblicato il 04 Novembre 2008 da yule1959
Foto di yule1959

Riflessioni ispirate dal libro"La Questione palestinese" di Edward W. Said del quale consiglio la lettura.

Capire ciò che sta accadendo in Palestina non è facile, anche perché i grandi mezzi di comunicazione, in particolare la televisione, non ci aiutano. Ignorano o rimuovono deliberatamente le complesse radici del conflitto in atto, affidandosi esclusivamente alle cronache degli inviati speciali o alle dubbie competenze di «esperti» politici o militari, che danno spesso l'impressione di non aver mai messo piede in Palestina. Per di più, il riferimento emotivo al tema dell'antisemitismo e dell'Olocausto e una latente ostilità nei confronti del mondo islamico impediscono a molti europei una valutazione razionale delle responsabilità politiche degli attori coinvolti: gli Stati Uniti, Israele, i paesi arabi, le organizzazioni palestinesi.
Nei decenni a cavallo fra Ottocento e Novecento, periodo nel quale le potenze europee, in primis l'Inghilterra, decidevano le sorti della Palestina e incoraggiavano il movimento sionista ad occuparla, la Palestina non era un deserto. Era, al contrario, un paese dove viveva una comunità politica e civile composta di oltre seicentomila persone, che dava nome al territorio ed in cui viveva da millenni.I palestinesi parlavano l'arabo ed erano in gran parte mussulmani sunniti, con la presenza di minoranze cristiane, druse e sciite, che usavano anch'esse la lingua araba. Grazie al suo elevato grado di istruzione, la borghesia palestinese costituiva una élite della regione mediorientale: intellettuali, imprenditori e banchieri palestinesi occupavamo posti chiave nel mondo politico arabo, nella burocrazia e nelle industrie petrolifere del Golfo Persico. Questa era la situazione sociale e demografica della Palestina nei primi decenni del Novecento e tale sarebbe rimasta fino a qualche settimana prima della proclamazione dello Stato d'Israele nella primavera del 1948: in quel momento in Palestina era presente una popolazione autoctona di circa un milione e mezzo di persone (mentre gli ebrei, nonostante l'imponente flusso migratorio del dopoguerra, superavano di poco il mezzo milione).L'intera vicenda dell'invasione sionista della Palestina e della autoproclamazione dello Stato di Israele ruota dunque attorno ad una operazione ideologica che poi si incarnerà in una sistematica strategia politica: la negazione dell'esistenza del popolo palestinese.
Nelle dichiarazioni dei maggiori leader sionisti - da Theodor Herzl a Moses Hess, a Menachem Begin, a Chaim Weizman - la popolazione nativa, quando non è totalmente ignorata, viene squalificata come barbara, indolente, venale, dissoluta. A questo diffusissimo clichet coloniale è strettamente associata l'idea che il compito degli ebrei sarebbe stato quello di occupare un territorio arretrato e semideserto per ricostruirlo dalle fondamenta e «modernizzarlo». E secondo una interpretazione radicale della «missione civilizzatrice» dell'Europa e del suo «colonialismo ricostruttivo», la nuova organizzazione politica ed economica israeliana avrebbe dovuto escludere ogni cooperazione, se non di carattere subordinato e servile, della popolazione autoctona (mentre lo Stato israeliano sarebbe rimasto aperto all'ingresso di tutti gli ebrei del mondo e soltanto degli ebrei).
Non a caso, la prima grande battaglia che i palestinesi sono stati costretti a combattere per risalire la china dopo la costituzione dello Stato d'Israele è stata quella di opporsi alla loro vera e propria cancellazione storica. Il loro obiettivo primario è stato di affermare - non solo contro Israele, ma anche contro paesi arabi come l'Egitto, la Giordania, la Siria - la loro identità collettiva e il loro diritto all'autodeterminazione. Soltanto molto tardi, non prima del 1974, le Nazioni Unite prenderanno formalmente atto dell'esistenza di un soggetto internazionale chiamato Palestina e riconosceranno in Yasser Arafat il suo legittimo rappresentante.La negazione dell'esistenza di un popolo nella terra dove si intendeva installare lo Stato ebraico è lo stigma coloniale e, in definitiva, razzistico che caratterizza sin dalle sue origini il movimento sionista: un movimento del resto strettamente legato alle potenze coloniali europee e da esse sostenuto in varie forme. Dopo aver a lungo progettato di costituire in Argentina, in Sudafrica o a Cipro la sede dello Stato ebraico, la scelta del movimento sionista cade sulla Palestina non solo e non tanto per ragioni religiose, quanto perché si sostiene, assieme a Israel Zangwill, che la Palestina è «una terra senza popolo per un popolo senza terra».
E' in nome di questa logica coloniale che inizia l'esodo forzato di grandi masse di palestinesi - non meno di settecentomila - grazie soprattutto al terrorismo praticato da organizzazioni sioniste come la Banda Stern, guidata da Yitzhak Shamir, e come l'Irgun Zwai Leumi, comandata da Menahem Beghin, celebre per essersi resa responsabile della strage degli abitanti - oltre 250 - del villaggio di Deir Yassin.
Poi, a conclusione della prima guerra arabo-israeliana, l'area occupata dagli israeliani si espande ulteriormente, passando dal 56 per cento dei territori della Palestina mandataria, assegnati dalla raccomandazione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, al 78 per cento, includendo fra l'altro l'intera Galilea e buona parte di Gerusalemmme. Infine, a conclusione dalla guerra dei sei giorni, nel 1967, come è noto, Israele si impadronisce anche del restante 22 per cento, si annette illegalmente Gerusalemme-est e impone un duro regime di occupazione militare agli oltre due milioni di abitanti della striscia di Gaza e della Cisgiordania. Il tutto accompagnato dalla sistematica espropriazione delle terre, dalla demolizione di migliaia di case palestinesi, dalla cancellazione di interi villaggi, dall'intrusione di imponenti strutture urbane nell'area di Gerusalemme araba, oltre che in quella di Nazaret.
Ma, fra tutte, è la vicenda degli insediamenti coloniali nei territori occupati della striscia di Gaza e della Cisgiordania a fornire la prova più persuasiva del buon fondamento dell'interpretazione «colonialista». Come spiegare altrimenti il fatto che, dopo aver conquistato il 78 per cento del territorio della Palestina, dopo aver annesso Gerusalemme-est ed avervi insediato non meno di 180 mila cittadini ebrei, lo Stato di Israele si è impegnato in una progressiva colonizzazione anche di quell'esiguo 22 per cento rimasto ai palestinesi, e già sotto occupazione militare? Come è noto, a partire dal 1968, per iniziativa dei governi sia laburisti che di destra, Israele ha confiscato circa il 52% del territorio della Cisgiordania e vi ha insediato oltre 200 colonie, mentre nella popolatissima e poverissima striscia di Gaza ha confiscato il 32 per cento del territorio, istallandovi circa 30 colonie.
Complessivamente non meno di 200 mila coloni oggi risiedono nei territori occupati, in residenze militarmente blindate, collegate fra loro e con il territorio dello Stato israeliano attraverso una rete di strade (le famigerate by-pass routs) interdette ai palestinesi e che frammentano e lacerano ulteriormente ciò che rimane della loro patria.
Si può dunque concludere che il «peccato originale» dello Stato di Israele è il suo carattere strutturalmente sionista: il suo rifiuto non solo di convivere pacificamente con il popolo palestinese ma persino di gestire la propria egemonia in modi non repressivi, coloniali e sostanzialmente razzisti. Ciò che l'ideologia sionista è riuscita ad ottenere - indubbiamente favorita dalla persecuzione antisemitica e dalla tragedia dell'Olocausto - è stata la progressiva conquista della Palestina dall'interno. E ciò ha dato e continua a dare al mondo - non solo a quello occidentale - l'impressione che l'elemento indigeno sia costituito dagli ebrei e che stranieri siano i palestinesi. In questa anomalia sta il nucleo della tragedia che si è abbattuta sul popolo palestinese, la ragione principale delle sue molte sconfitte: il sionismo è stato molto più di una normale forma di conquista e di dominio coloniale dall'esterno. Esso ha goduto di un consenso e di un sostegno generale da parte dei governi e della opinione pubblica europea come non è accaduto per nessun'altra impresa coloniale. Ma qui sta anche il grave errore commesso dalla classe politica israeliana e dalla potente élite ebraica statunitense che ne ha sempre condiviso le scelte politico-militari. Un popolo palestinese esisteva in Palestina prima della costituzione dello Stato di Israele, continua ad esistere nonostante lo Stato di Israele ed è fermamente intenzionato a sopravvivere allo Stato di Israele, nonostante le sconfitte, le umiliazioni, la sanguinosa distruzione dei suoi beni e dei suoi valori.

 
 
 

31 OTTOBRE

Post n°34 pubblicato il 31 Ottobre 2008 da yule1959

                                  SAMHAIN-CAPODANNO CELTICO

Questa e' il triplice Sabbat del Capodanno pagano e si celebra la morte
del vecchio e l'inizio del nuovo anno, due aspetti della vita che
rappresentano la purificazione e la rigenerazione.
E' quindi il momento della riflessione interiore per prepararsi al
rinnovamento.
Durante le celebrazioni le streghe accendono dei grandi falò nei quali
bruciano tutto ciò che è rimasto; dai rami secchi alla paglia, alle foglie
secche etc.
E' opportuno chiudere tutte le questioni lasciate in sospeso, saldare i
debiti, risolvere le controversie; per non lasciare che tutto questo
bagaglio pregiudichi la buona sorte dell'anno che deve venire.
In questo giorno l'energia della vita e della morte entrano in connessione,
l'inizio e la fine diventano un'unica cosa, sono lo stesso punto di uno
stesso cerchio.
Questa festa viene chiamata nell'antica tradizione " la Festa degli Spiriti".
E' importante onorare i defunti per far si che il loro sonno sia tranquillo
e senza dispiaceri.
Poichè il velo che ci unisce a Samhain si fa più sottile, gli spiriti dei
defunti possono tornare a camminare sulla terra per farci visita e questo è
il momento in cui i loro messaggi ci raggiungono con molta facilità.
Usare gli strumenti divinatori in queti giorni è quindi come costruire un ponte
tra noi e loro, proprio come facevano gli antichi Druidi nel passato.
PRATICHE DI SAMHAIN
I simboli di questa festa sono la zucca, le nocciole e la mela.
La mela, frutto sacro in molte tradizioni, riassume in sé molti significati che
fanno capo alla triade di amore - conoscenza - morte.
E' il frutto della conoscenza proibita come nel caso della Bibbia, ma più spesso
come conoscenza da "coltivare".
Infatti nella tradizione celtica il legno del melo è uno dei nove Legni Sacri
dei Druidi, usato per accendere i fuochi delle cerimonie sacre.
La mela nasconde al suo interno un simbolo sacro.
Se si taglia il frutto orizzontalmente si vedrà al centro una stella a cinque
 punte, la cui simmetria riflette la Sezione Aurea del numero sacro ai pitagorici.
Il pentagramma.
Le mele sono anche per questo usate negli incantesimi per tenere unita una coppia
o trovare l'anima gemella mentre il legno del melo si utilizza per costruire
alismani per la longevità, l'eterna giovinezza e l'immortalità.
Il ricordo del cibo degli dei e delle fate permane nel Nord Europa sotto forma di
sidro, vino di mele, o di "wassail", sidro bollito con spezie e mele intere.
 come augurio di prosperità.
Le nocciole sono il frutto simbolo della sapienza magica e il nocciolo era un
albero sacro ai Celti, simbolo di saggezza e di segreta conoscenza.
All'albero al legno ed al frutto del nocciolo, anche le streghe di casa nostra,
riconoscono doti particolari.
*colori: nero, arancione, oro, argento
*Imbandire la tavola con una tovaglia arancione o nera.
*Le candele devono essere anch'esse arancioni o nere e decorate con mele,
melograni, crisantemi e calendule.
*L'incenso di Samhain e' una mistura di alloro, noce moscata e salvia,
sandalo e mirra
cardinali, con all'interno ( o in prossimità ) una candela del colore
appropriato all'elemento corrispondente.
*Mettere, in segno di accoglienza per gli spiriti, delle lanterne fuori
dall'uscio per indicare loro la via e imbandire la tavola con un posto in più da
lasciare per tutta la notte, nel caso che tornino a farci visita.o metterlo fuori
dalla finestra, con n canbdela bianca accesa perchè ritrovino la va del ritorno


*Incantesimo per sbarazzarci delle nostre abitudini indesiderate o dei tratti del
nostro carattere che vogliamo modificare:
Scrivete la caratteristica o l'abitudine che vogliamo far "scomparire" su un
biglietto e tutte le cose negative successe che vogliamo cancellare e poi dategli
fuoco gettandolo nel calderone. Il giorno dopo sotterrare le ceneri.
" Dalla mia vita questo tratto voglio bruciare
..in questa sacra notte di Samhain
..finalmente se ne è andato
..è solo un ricordo del passato"


*Sta iniziando il periodo più buio dell'anno, quindi diciamo addio al sole
augurandogli buon riposo, sino a che non rinascerà a Yule.
.
.." Arrivederci, sole.
..La terra hai riscaldato
..gioia ed allegria i tuoi raggi hanno portato.
..Adesso chiudi gli occhi e vai a dormire,
..riposa tranquillo nella profondità oscura,
..il tuo letto sarà sino alla festività di Yule,
..quando la tua luce di nuovo risplenderà."

*Dopo il banchetto lasciare all'aperto qualche mela, un piatto con il cibo e
atte per nutrire simbolicamente i defunti.
lasciare la foto de defunti che vogliamo ricordare con i ceri accesi tutta la notte.

Queste notti sono favorevoli per la divinazione. Aprite la vostra mente e
utilizzanto il mezzo a voi più favorevole per scrutate il futuro.
Al mattino cercate di ricordare i sogni: sono premonitori!!!

Preghiera per i defunti da recitare rivolti ad ovest, meglio se all'esterno.
"Siate benedetti, spiriti dei defunti,
per la vostra presenza all'interno del nostro cerchio
vi ringraziamo
e in questa notte sacra a voi innalziamo le nostre celebrazioni.
Imploriamo il custode dei defunti
perchè abbracci a se tutte le anime
e soprattutto quelle smarrite che vagano da tempo
affinchè ritrovino la pace.
A tutte le anime inviamo un affettuoso arrivederci.
Così sia.

* Il piatto tipico Irlandese di questa ricorrenza fatto con purè di patate,
cavolo tritato e cipolla, servito caldo con molto burro. Solitamente al suo interno
i nasconde una moneta ed il fortunato che la trova, nella sua fetta, la può tenere
e gli annuncia prosperità per l'anno che deve iniziare.

 
 
 

Pooh *** Quando lui ti chiederà di me ***

Post n°33 pubblicato il 24 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959





Tanto nessuno potrà mai davvero capire......quanto un amore finito rimanga un amore......


 
 
 

Post N° 32

Post n°32 pubblicato il 23 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959

Alcuni aggiornamenti in merito alla Conferenza internazionale riguardante l'impatto sulla salute della popolazione di Gaza sotto assedio, organizzata dalla Ong GCMHP (segue sotto comunicato stampa GCMHP)

A pochi giorni dalla Conferenza, le Autorità Israeliane hanno negato il permesso di ingresso a Gaza agli oltre 120 partecipanti internazionali. In risposta a tale decisione, il GCMHP ha deciso di radunare a Ramallah il 26 ottobre tutti i partecipanti e  da li  recarsi pacificamente  al valico di Erez e fare pressioni sulle Autorità Israeliane  affinchè si entri a Gaza.   Il 27 Ottobre si terrà comunque la Conferenza a Gaza e sarà in collegamento viedeo con Ramallah dove si troveranno sia palestinesi che internazionali. Per quella giornata il GCMHP continua a chiedere una mobilitazione internazionale.

Ogni iniziativa che sarete in grado di fare per il 27 Ottobre sarà estremamente importante piccole azioni con cartelli che ribadiscono "No all’assedio di Gaza",  "End the siege on Gaza", oppure messaggi di solidarietà e sostegno da inviare agli organizzatori della Campagna per mettere fine all’assedio di Gaza. (http://www.end-gaza-siege.ps/)

Un’azione ulteriore: potete inviare lettere di protesta all’Ambasciata Israeliana in Italia  sia per l'assedio di Gaza che per il diniego di entrata degli internazionali :

Recapiti Ambasciata di Israele in Italia:

fax:06 36198555

Segreteria Ambasciatore: amb-sec@roma.mfa.gov.il

Uff.Affari Politici e Relazioni Esterne: info-coor@roma.mfa.gov.il

Ministro Consigliere: minister-sec@roma.mfa.gov.il

 

I muri trionfano sui ponti… la conferenza sull’assedio è una vittima dell’assedio

Di colpo, il Gaza Community Mental Health Programme ha scoperto che la sua conferenza internazionale "Assedio e salute mentale… Muri contro ponti" è sotto assedio.

La conferenza era stata fissata per il 27-28 ottobre nella Striscia di Gaza. Tuttavia, dopo un anno di pianificazione e preparazione, la conferenza accademica è stata sconvolta dalla decisione delle Autorità Israeliane di negare il permesso di ingresso ai partecipanti internazionali a sole due settimane dalla conferenza. Quale migliore ironia per evidenziare gli effetti dell’assedio?

La conferenza è stata organizzata per contribuire, in quanto forum, alla discussione professionale e allo scambio scientifico concernente l’impatto dell’assedio di Gaza su bambini, famiglie, comunità e sugli sforzi per raggiungere la pace. L’obiettivo è di ospitare esperti, ricercatori e accademici da tutto il mondo per costruire ponti per il dialogo, conoscenza reciproca e pace. Sono attesi almeno 120 partecipanti dalle università di tutto il mondo. Venticinque di loro presenteranno documenti e ricerche originali. Gli argomenti principali che saranno trattati in modo professionale riguarderanno la salute mentale e temi legati ai diritti umani.

Se Israele impone un rigido assedio sull’intera popolazione della Striscia di Gaza per "motivi di sicurezza", come dichiarato, noi ci stupiamo di come una simile conferenza possa costituire una minaccia per la sicurezza di Israele.

Queste azioni rappresentano un grave colpo ai diritti della libertà accademica, alla libertà di parola, di educazione e al dialogo culturale.

Consideriamo questa azione come la volontà di bloccare la comunicazione, distorcere la piattaforma per un reciproco riconoscimento, comprensione e ammissione della sofferenza degli altri.

Ancora una volta, e contrariamente a quanto dichiarato, Israele – come forza occupante- dimostra che di fatto sta controllando la Striscia di Gaza, impedendo alle persone di entrare e uscire.

Nonostante tutte le difficoltà, siamo determinati a fare in modo che la conferenza abbia luogo. Abbiamo previsto che gli internazionali parteciperanno alla conferenza da Ramallah e saranno in collegamento video con Gaza e con i partecipanti locali che non hanno il permesso di uscire dalla Striscia da parte delle Autorità Israeliane.

Noi diciamo che, se Israele può imporre l’assedio ai nostri corpi, non può però assediare le nostre menti né le nostre relazioni con il mondo esterno. Nonostante l’ingiusta decisione, siamo determinati a continuare con la conferenza così some previsto. Vogliamo poter raggiungere gli scopi della conferenza così come accrescere la conoscenza sulle catastrofiche conseguenze umanitarie dell’assedio sulla popolazione civile di Gaza.

Chiediamo alle Autorità Israeliane di rivedere la loro decisione e di permettere ai partecipanti alla conferenza di entrare a Gaza.

Infine, chiediamo con urgenza a partecipanti, amici, gruppi di solidarietà, organizzazioni per i diritti umani e comunità per la salute mentale di protestare contro questa decisione, di denunciarla, e di divulgare le attuali politiche israeliane e le violazioni dei diritti umani.

Per ulteriori informazioni, contattare Husam El-Nounou

Direttore delle Pubbliche Relazioni

Gaza Community Mental Health Programme

 

 
 
 

Acqua..... fonte di vita!

Post n°31 pubblicato il 22 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959

Un sito molto interessante, in inglese, che offre la possibilità di conoscere la propria impronta idrica o quella della propria nazione.

 Lo sapevate che in una tazzina di caffè ci sono 140 litri d'acqua, quella che è servita ai chicchi per crescere ed essere lavorati?


Quanto è grande la mia impronta ecologica? E la mia impronta idrica? Waterfootprint.org calcola quanto pesano gli individui e le nazioni sulle riserve d'acqua del pianeta. Un sito molto interessante per valutare gli stili di vita rispetto al consumo e all'utilizzo dell'acqua. Tutto in inglese, offre la possibilità di conoscere la prorpia impronta idrica o quella della propria nazione grazie a un calcolatore on line che rileva l'acqua virtuale, cioè i consumi di cui non ci accorgiamo.

Così in una tazzina di caffè ci sono 140 litri d'acqua: tanta quanta è servita ai chicchi per crescere ed essere lavorati. Mentre un chilo di carne bovina "incorpora" 16.000 litri d'acqua: le mucche bevono ma soprattutto mangiano cereali e foraggi che, a loro volta, sono stati innaffiati, raccolti e lavorati. E avanti così. Ecco quindi che un chilo di mais richiede 900 litri d'acqua, una mela 70 litri, un bicchiere di birra 75 litri, una fetta di pane 40 litri e un chilo di formaggio consuma 5.000 litri d'acqua.

Sul sito di Waterfootprint si trovano tre calcolatori: uno riguarda il consumo medio annuo pro-capite per Paese e poi ci sono i rilevatori individuali; uno di massima (dove vivi, quanto guadagni, sei vegetariano oppure no) e uno più raffinato, che tiene conto anche delle abitudini personali legate, oltre che al cibo, al bucato, alle modalità con cui si lavano i piatti o alle abluzioni, con la relativa durata.



http://www.waterfootprint.org/?page=files/home

 
 
 

L'Attesa....

Post n°30 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959

Da Lo spazio bianco, di Valeria Parrella. Un libro da leggere.



Non sono buona ad aspettare. Aspettare senza sapere è stata la più
grande incapacità della mia vita. Nell’attesa ho avuto lo spazio per
costruire enormi impalcature di significato, e dieci minuti dopo farle
crollare, per mia stessa mano. Poi riprendere da un punto qualunque,
correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione
immaginata più solida. Vederla crollare di nuovo. Ho speso svariati
fine settimana della mia vita in quest’opera, e pur riconoscendola, non
ho mai saputo distrarmi. Ho sentito la tragedia dell’attesa arrivare da
lontano, da una telefonata, da un viaggio, da una mail, da una notte di
sesso, da un ospedale. Ho scelto dal mio arsenale di dischi la musica
che incalzasse l’angoscia, quella per stemperarla, per  piangere: per sfinimento poi mi addormentavo. Nell’attesa ho sempre fatto
sogni chiari, di epoche che non ho dovuto conoscere nè attraversare, il
sogno è stato il tempo speso meglio, e una volta sveglia il dolore era
decuplicato. Io non so aspettare e non voglio farlo, nell’attesa i
mostri prendono forma e si ingigantiscono, mangiano le ore per crescere
e mangiarmi. Non sento curiosità nel dubbio, nè fascino nella speranza,
fossi stata Eracle, non mi sarei fermata al bivio.


 
 
 

CIAO JULIAN

Post n°29 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959

Ciao...... piccolo JULIAN
Da poco in paradiso c'è un nuovo angioletto. Si chiama Julian


http://(http://blog.libero.it/julianjmml/5694263.html 


Ci sorride da sopra le nuvole.....
 
FERMIAMOCI UN ATTIMO ....
POCHE PAROLE.... MA SPERO TANTI FATTI
Ogni parola è superflua......
niente potrà mai consolare il dolore di mamma e papà
ma sapere che tanti si stanno impegnando affinché in un futuro non
molto lontano si possa trovare una cura a questa terribile malattia, può servire a rendere più sopportabile questo enorme peso....
Perchè la morte di Julian può e deve smuovere un po’ di coscienze...
Perchè ognuno nel suo piccolo puo’ e deve fare qualcosa....
Oggi... Adesso....
Non domani.......
Per aiutare le altre persone che soffrono della stessa malattia:

http://www.ail.it/
http://www.admo.it/
http://www.jmmlfoundation.org/



 
 
 

Per te.....

Post n°28 pubblicato il 19 Ottobre 2008 da yule1959
Foto di yule1959



Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Alda Merini, da "Clinica dell'abbandono

 

 
 
 
 
 

INFO


Un blog di: yule1959
Data di creazione: 21/05/2008
 

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