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Post N° 564

Post n°564 pubblicato il 28 Settembre 2005 da alidivetr0_r
Foto di alidivetr0_r

...ci pensavo stanotte...
...mentre facevo le bollicine col naso...

...non so come arrivo a certi pensieri...
...uso strade sterrate e senza segnaletica...
...viaggio...con la mente...
...e dove arrivo...arrivo...

"Ciao Roby
come stai?
Ci conosciamo dal lontano 1994, dal luglio del 1994.
Ti ho rivisto in quella foto scattata forse quando avevi 20 anni.
Era ancora in bianco e nero.
Vestito da carabiniere.
Il naso e gli occhi sono rimasti uguali, come la fossettina sul mento.
Guardo il colletto della camicia che si appoggia al collo.
Guardandolo mi sembra di sentire l'odore del tuo dopobarba.
E' strana la sensazione che si prova guardando alcune cose.
Anche gli odori che la mente ti regala.
Quegli odori che si erano stabilizzati in una parte recondita dei ricordi.
Ho vissuto con te la tua separazione, e la pena che avevi nel cuore per tuo figlio.
Ti ho aiutato a sistemare la casa nuova.
Quella specie di stalla che tu hai trasformato in appartamento.
Però lo devi ammettere, quell'odore non andava via.
E i tuoi bucatini all'amatriciana.
Divini, neanche a Roma saprebbero farli così buoni.
E tutte le risate che ci siamo fatti in compagnia per quella volta che mi hai preso in giro.
Quando mi hai detto che di là c'era la stanza dei giochi.
Ero una bimba Roby.
Quanti anni avevo?
18 anni.
E invece era la camera da letto.
Che ingenua che sono.
Ero con te anche il giorno che hai comprato lo zainetto di scuola con tuo figlio.
Tuo figlio che non ha ancora capito il sacrificio che hai fatto per lui.
Ti ho aiutato a fare le valigie quando hai capito che tuo figlio aveva bisogno di te.
E il giorno che hai deciso di tornare a vivere con la tua ex moglie.
C'eri quando ho fatto l'incidente con la macchina.
E quando ho avuto bisogno di essere accompagnata per le visite di controllo.
C'eri quando ti ho detto di essere incinta.
E ti ho ascoltato profondamente quando incazzato mi hai detto che Massimo non era l'uomo giusto per me.
Ci siamo stati quando ci siamo baciati la prima volta.
E quando abbiamo fatto l'amore.
Solo una volta.
Poi abbiamo capito che non era giusto.
Gli amici non vanno a letto insieme.
L'amicizia vale più di tutto.
C'ero quando hai cambiato lavoro.
E quando ci vedevamo di nascosto dopo che tu hai litigato con Massimo.
E tutte le volte che volevi, che avevi bisogno di me.
Io c'ero.
Tutte le volte che io ho avuto bisogno di te.
Ti ho trovato.
Quando è morto Nicola, tu c'eri.
Sei stato in silenzio.
Non sopportavo una parola che fosse una.
Hai lasciato che mi addormentassi come una bambina.
La testa sul tuo petto.
In mano un fazzoletto.
E hai vegliato il mio sonno, affinchè non mi trovassi sola al risveglio.
E sempre in silenzio sei stato con me.
Senza cercare di rendere più respirabile quell'aria avvelenata.
Tutte le volte che abbiamo parlato fino a non avere più voce.
Di te.
Di me.
Del senso delle cose.
Della tua perenne insoddisfazione.
Una volta te lo scrissi.
Chi ti restituirà tutto quello che a cui stai rinunciando?
Per te c'era solo il bene di tuo figlio.
Non ho mai condiviso, lo sai, questa forma di masochismo.
Non per te.
Tu sei adulto.
Sei grande.
Tuo figlio no.
Tuo figlio come una spugna ha assorbito ostilità e indifferenza.
Ne ha fatto uno stile di vita.
Perchè la famiglia non era la vostra.
La vostra era la condivisione di un appartamento.
Tuo figlio non lo saprà mai.
Tuo figlio saprà solo che tu litigavi con sua mamma.
E che sua mamma litigava con te.
Chi glielo spiegherà?
Forse sarebbero parole sprecate.
Ma spero di no.
Spero che in lui si sia adagiato, come un petalo, quello che tu eri.
O che volevi essere.
Nello sforzo.
Nella privazione.
Nella dedizione.
Nell'amore.
No.
Non sono più arrabbiata.
Lo sai come sono fatta.
Io quando non capisco, perdo il contatto con la realtà.
Mi sento soffocare.
Annegare.
E tiro calci.
Mordo.
Sputo.
Graffio.
Mi restano bellissimi ricordi di te.
Le tue risate.
Stanotte mi sembrava di sentirle.
I tuoi occhi sempre tristi.
I tuoi abbracci.
Sei arrivato come un'ombra.
E come un'ombra te ne vai.
Ti salutiamo.
Io e mio figlio.
Perchè quel giorno, quando gliel'ho detto, si è ricordato dell'ultimo regalo che gli hai fatto.
Quella macchinina rossa.
Ti ricordi?
Sai cosa mi ha detto tornando a casa?
"Poi mamma te la do, così la tieni tu. La mettiamo sulla mensola e non la usiamo. Era anche mio amico."
Non ho ancora capito perchè si muore.
E neppure come.
Ma non importa.
La retorica del ciclo di vita la conosco.
Non alludo a quella.
Non sono così stupida.
Forse non la capirò mai.
Le cose quando mi fanno paura, le schivo.
Mi ungo di olio e me le lascio scivolare addosso.
Senza cercare di capire.
Perchè una cosa misteriosa non la posso combattere.
Che discorsi.
Una volta ogni tanto concedimi il beneficio dell'instabilità.
Me la porterò dietro a vita questa incognita.
Avrei voluto vederti prima.
Non è successo.
Anche in questo ci sarà un motivo.
Anche se non lo capisco.
Ti lascio alla tua eternità.
Come è giusto che sia.
Verrò a trovarti.
Lo sai che abbaio ma non mordo.
Un'ultima cosa.
No niente.
Lascia stare.
Era una cazzata.
Ciao."

 
 
 
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INFO


Un blog di: alidivetr0_r
Data di creazione: 24/11/2004
 

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Nickname: alidivetr0_r
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
Età: 50
Prov: MI
 

IL GESTO E LA PAROLA SONO IL PENSIERO DELL'UOMO

Mi addentro nella selva portando con me soltanto l'anima.
Lingua sciolta che canta con il corpo...con gli occhi...con la vita...con i piedi.
Mi ripeto leggende imparate narrandole da un passato di fango.

immagineUn taglio nell'aria da dove sfugge una speranza.
Una ferita al centro della schiena in un uragano di sale.
Ascolta le parole che non dico.
Falle tue e ricordale quando la nostalgia ti intenerisce.
Quando mormorandole ti addormenti.
Pensale prima di pronunciare le tue.
Sorprenditi ad assaporarle senza accorgertene.
Inchiodale nel ventre.

 

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