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PREGHIERA AL SACRO CAPO DI GESÙ

Sacro Capo di Gesù

O Sacro Capo di Gesù, Tempio della Divina Sapienza, che guidate tutti i moti del Sacro Cuore, ispirate e dirigete tutti i miei pensieri, le mie parole, le mie azioni. Come voi avete promesso, siate il Rimedio contro i grandi flagelli del nostro tempo: l'orgoglio intellettuale e l'infedeltà. Per le Vostre Sofferenze, o Gesù, per la vostra Passione dal Getsemani al Calvario, per la Corona di spine che straziò la Vostra Fronte, per il Vostro Sangue Prezioso, per la Vostra Croce, per l'amore e il dolore della Vostra Madre, fate trionfare il Vostro Desiderio per la Gloria di Dio, la salvezza delle anime e la gioia del vostro Sacro Cuore. Amen.

Gesù ha riservato varie promesse per chi proclama e diffonde la devozione al Sacro Capo di Gesù, con grazie e benedizioni abbondanti... Vedere

http://www.preghiereagesuemaria.it/devozioni/devozionealsacrocapodigesù.htm

 

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VANGELO DEL GIORNO, CON COMMENTO, IN LINGUA INGLESE. 

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Eucarestia

O Gesù, che ti fai alimento spirituale per noi nel Sacramento dell'Eucarestia, nutri le nostre anime e fa' che possiamo essere sempre migliori, giorno dopo giorno, nelle vie di Dio. Amen.

 

 

 

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

San Giuseppe

San Giuseppe, mi consacro a te per essere per sempre tuo imitatore, tuo amabile figlio. Prendi possesso di me, fa’ del mio corpo e della mia anima ciò che faresti del tuo corpo e della tua anima, per la gloria di Gesù. Pure lui si è affidato a te così pienamente da lasciarsi portare là dove tu credevi opportuno, da stabilire te per suo padre e obbedirti come il più docile figlio. Sacro Cuore di Gesù, grazie di averci dato Giuseppe per padre e di averci donato tutto ciò che hai e tutto ciò che sei. Fa che ti restituisca amore per amore; te lo chiedo per intercessione e in nome di san Giuseppe. Amen.

 

BENEDIZIONE DI PADRE PIO

 

 
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Ultimi Commenti

giuscip1946
giuscip1946 il 05/04/16 alle 13:28 via WEB
Giovanni 20,19-31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore. Come mai ci persone che credono senza vedere, persone che credono dopo aver visto e, peggio ancora, ci sono persone che non credono anche se vedono? Esempio : Scribi e farisei hanno visto che Lazzaro è risuscitato, hanno visto che un cieco è stato guarito ecc...ma non hanno creduto. Il problema è che quando l'uomo perde il Signore Dio dal suo cuore perde la verità, chi perde la verità perde la vita e chi perde la vita è morto. Il morto non può credere neanche se vede perché è morto ed a lui è detto: Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti. Il salario del peccato è la morte. Se il peccato non s'incarna completamente nella persona, la morte non è totale. Quella piccola parte di vita che rimane diventa una piccola speranza di tornare alla pienezza della vita, ma occorrerà tanto impegno e tanto combattimento per fare un piccolo passo. Oltretutto occorrerà credere nella propria verità. Solo la conoscenza della nostra verità, la consapevolezza di quello che siamo ci spingerà a cercare la vita. Fino a quando non saremo consapevoli di ciò che siamo, partecipiamo a tutte le cerimonie, andiamo nei santuari, diventiamo eruditi in teologia ecc.., ma dopo lunghissimi anni di cammino scopriamo che il nostro cuore non è cambiato e che siamo quelli di prima o forse peggio. Infatti l'acculturamento religioso, in chi non ha scoperto chi è, e la partecipazione alle cerimonie religiose creano una maschera che ci trasforma in lupi vestiti di agnello pronti a mordere quando qualcuno ci tocca. Quello che è ancora peggio è che questo inganno fa crescere in noi anche la superbia e l'orgoglio che sono satana in persona nell'uomo. Se non vogliamo ingannare noi stessi, dobbiamo seguire i passi del credere. Il primo credere è il credere nella nostra verità di peccatori. Credere di essere peccatori vuol dire credere di aver perso buona parte della vita che era in noi e, oltretutto, di aver colpito il cuore del Signore nostro Padre. E' un errore cercare di scoprire chi è il Signore Dio senza sapere chi siamo noi. Scoprire chi sono diventa allora scoprire che sono, anzi che ero, l'immagine e somiglianza del Signore dell'Amore e della Pace, ma che ho distrutto questa immagine in larga parte. Se ciò che mi è rimasto è sufficiente affinché io possa recuperare, torna in me la speranza. Se scopro solo le mie schifezze rischio di cadere nella disperazione come Giuda, perché dietro a questa scoperta c'è satana che si trasforma in un falso predicatore che mi fa vedere solo il mio sbaglio: Hai visto cosa hai fatto? Hai tradito il tuo "dio"! Non ti rimane che suicidarti o vivere senza speranza ecc... Se il figlio prodigo, quando ha scoperto il suo sbaglio, non si fosse ricordato di essere figlio di chi era figlio, non sarebbe ritornato al padre fiducioso di essere perdonato. Avrebbe cioè fatto anche lui la fine di Giuda, ma questo non avvenne perchè in Lui era rimasto un raggio di luce. La stessa cosa dobbiamo fare noi, se non lo facciamo ci manca quel raggio di luce. Se vogliamo camminare verso il credere o crescere nella fede, dobbiamo scoprire chi siamo, cioè peccatori ma figli del Signore Dio. In questi giorni ho incontrato tante persone che credono di non dover più pensare al passato. Questo è giusto, ma a condizione che abbiamo smesso di pensare al passato quando abbiamo pianto per le nostre colpe, quando cioè abbiamo sentito nel nostro cuore la stessa spada che ha trafitto il cuore del Signore Dio che vive nei nostri cuori. Solo in quel momento sentire sentiremo nella nostra coscienza la voce del Signore Dio: Figlio mio ti ho perdonato. Questo è un passaggio obbligato se non voglio essere, non quello che se non vedo non credo, ma quello che pur vedendo non crede. Il resto lo sappiamo già. Dice il Signore tramite S. Giovanni. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Credere che il Signore Gesù è il Cristo, il Figlio del Signore Dio, vuol dire avere la vita, ma per arrivare a credere questo occorre prima credere nella nostra verità. Lui è via, verità e vita. Essendo Lui verità, credere nella nostra verità vuol già essere in Lui: Vedi ladrone crocifisso con Lui alla Sua destra. Passa questo mondo passa questo tempo ma le mie parola non passeranno mai, dice il Signore. Ciò che è stato detto in quel tempo è esattamente ciò che viene detto in questo tempo. Chi crede sarà salvo e chi non crede sarà condannato. Nessuno sceglie in piena consapevolezza di essere condannato. Per questo satana convince chi glielo permette che il Signore Dio è solo amore, pace e misericordia nascondendo che è anche giustizia. Vogliamo allora credere in Spirito e Verità per non cadere in questa trappola. La verità è l'amore del Signore per ognuno di noi, è Lui in persona, chi ama la verità ama Lui. Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 31/03/16 alle 19:14 via WEB
Dagli Atti degli Apostoli In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome». Parola di Dio Lo stesso Pietro che ha rinnegato il Signore Gesù davanti ad una donna senza potere, ora ha preso la parola e sta dicendo di essere testimone della resurrezione del Signore e di aver mangiato e bevuto con Lui, cioè con Colui che gli ebrei hanno voluto che fosse ucciso tramite la morte di croce. Come mai questo uomo pauroso ora è diventato coraggioso e come mai colui che alzava la voce per dire di non conoscerlo ora, senza timore, sta alzando la voce per dire di aver mangiato e bevuto con Lui dopo la Sua resurrezione? Questo è il segno che accompagna chi riceve lo Spirito Santo. LO Spirito Santo è amore a l'amore è unità. Dove c'è il coraggio ci sono tutte le altre grazie. Un po' come dire: Se la mia mano è in casa tua vuol dire che anche la mia testa, i miei piedi, la mia schiena ecc...sono a casa tua, a motivo dell'unità del corpo. Pietro non ha solo la grazia del coraggio, ma anche la Pace, l'Umiltà, la Sapienza. la Dolcezza, la Purezza. la Mitezza ecc... Anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, ma abbiamo le grazie? Se non abbiamo le grazie vuol dire che siamo come una bottiglia chiusa nella quale non è entrato neanche un goccio di acqua pur rimanendo per lungo tempo sotto la cascata! La nostra fede è solo una idea che non ha cambiato la nostra vita. L'unica nostra speranza è credere nella nostra verità ed attivarci per rimuovere il tappo/idolo che blocca la porta del nostro cuore Dal Vangelo secondo Giovanni Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Parola del Signore Quante volte abbiamo augurato buona Pasqua ad amici e parenti? Tante! Ma quante volte ci siamo chiesti cosa stavamo augurando o se quello che abbiamo augurato riguarda la Santa Pasqua? Augurare buona Santa Pasqua, in spirito e verità, vuol dire augurare di morire e risorgere. Morire al peccato e risorgere con un cuore puro pieno di amore e pace. Far morire l'uomo vecchio e risorgere come uomo nuovo. Detto con altre parole, vuol dire augurare un cambiamento che sia fonte di vita. La parola morire forse ci spaventa, ma se così fosse, sarebbe un inganno. Il Signore Gesù, il Santo, il Puro e il Perfetto è morto e risorto per noi nella carne per dare a noi la speranza della resurrezione, un segno dell'onnipotenza Divina e oltretutto per dare a noi il Suo corpo che nell'eucarestia veicola in noi il Suo Santo Spirito di via, vita e verità. Senza il Suo sacrificio non avremmo mai potuto ricevere di nuovo lo Spirito di vita e Lo crocifiggiamo di nuovo quando pur ricevendo il Suo Spirito non apriamo il nostro cuore, al contrario di ciò che ha fatto Pietro. La nostra morte e resurrezione non può assomigliare a quella del Signore, non possiamo cioè morire nella carne perché non siamo pronti. Non siamo né santi, né puri né perfetti. Se morissimo nella carne non risorgeremmo a causa della nostra impurità. Il nostro morire consiste nel pentirci di aver peccato obbligando il Signore a salire sulla croce a motivo del Suo amore. Il nostro pentimento rompe la comunione con il peccato che perde il potere su di noi. Così il nostro cuore ritorna puro e possiamo nuovamente ricevere il Suo Santo Spirito per una vita nuova. Se lo faremo avremo la speranza della resurrezione della carne con un corpo glorificato uguale a quello del nostro Signore che passa attraverso i muri e chiede da mangiare. Il Signore ci ama ed è salito sulla croce per prendere i nostri peccati su di Lui, ma i peccatori che sono gelosi dei loro peccati perché giustificano le loro colpe e quelli che non credono di essere peccatori, resteranno come sono. Il resto lo sappiamo già. Noi a quale categoria di peccatori apparteniamo? Con la bocca possiamo dire di essere pentiti e convertiti, ma le nostre opere lo confermano? Grazie Signore Gesù
 
giuscip1946
giuscip1946 il 20/03/16 alle 19:29 via WEB
Dal Santo Vangelo secondo Luca. Oggi è la domenica delle palme per ricordare la festa che gli ebrei fecero al Signore Gesù quando entrò in Gerusalemme. Si chiama domenica delle palme perché gli ebrei fecero festa sventolando le palme . Fin qui è tutto bello, il popolo Lo accoglie Gli fa festa nonostante che fosse abituato ad accogliere in quel modo solo le persone importanti che si presentavano con carri trainati da cavalli di razza. Il Signore Gesù si presente in groppa ad un puledro non domato e questo da un lato è un gesto di grande umiltà e dall'altro lato un segno di potenza che nessun essere umano è capace di manifestare. Se non avesse avuto la potenza non avrebbe potuto cavalcare un puledro non domato. Certamente il puledro Lo riconobbe e si sottomise a Lui, mentre gli stessi uomini che Gli stanno facendo festo presto grideranno "crocifiggiLo". Il puledro si sottomette perché vede lo Spirito, mentre gli uomini non vedono lo Spirito e Gli fanno festa solo perché conoscono con la mente e non con il cuore, le Sue opere! Come mai lo stesso popolo che sta gridando: Osanna, Osanna figlio di Davide, dopo solo quattro giorni griderà "crocifiggilo"? Chi guidava questo popolo? Purtroppo il popolo era guidato da quelli che sono lupi vestiti di agnello che prima o poi vengono fuori e dimostrano la loro vera identità. Scribi, farisei e falsi religiosi hanno avuto il coraggio di voler la crocefissione del Signore per non perdere il loro potere difronte a Colui che scopriva la loro falsità. Basta immaginare cosa avviene nel cuore di questi capi "spirituali", che sono amati ed ascoltati dal popolo, quando lo stesso popolo crede proprio in colui che scopre la loro falsità e Lo mette al primo posto! Molte volte pensiamo che questo avvenga a causa della superbia e dell'orgoglio, ma dimentichiamo che l'orgoglio e la superbia sono satana in persona che vive nell'uomo. Questi lupi vestiti di agnello potrebbero essere ognuno di noi se è superbo e/o orgoglioso. In particolare è ogni persona ambiziosa o/e che non vuole ammettere i propri sbagli per non scendere dal trespolo che sul quale si è coricato. In ogni caso il Signore sta entrando in Gerusalemme pur sapendo che quelli che Gli fanno festa saranno gli stessi che decreteranno la Sua crocifissione tramite Pilato, che collabora per paura di perdere il potere e la gloria. Il Signore, prima di essere arrestato, cena con i Suoi discepoli, non per far festa nè per mangiare del buon cibo, ma per istituire l'eucarestia e oltretutto per realizzare il tradimento di Giuda. Giuda non tradisce perché il Signore lo aveva destinato a questo, ma perché nel suo cuore c'era l'attaccamento al denaro. Il Signore che conosce anzitempo ciò che ogni uomo farà, ha fatto il progetto di salvezza per noi cambiando il male di Giuda in bene, ma ha anche detto guai a colui che mi tradisce: Sarebbe meglio per lui se non fosse mai nato! Quando il Signore istituisce l'eucarestia, benedicendo il pane, che chiama: Mio corpo, e benedicendo il vino che chiama: Mio sangue, offre se stesso come sacrificio vivo per tutti gli uomini delle generazioni di quel tempo e per quelle future. Se il Signore non avesse accettato la croce quel pane e quel vino sarebbero rimasti pane e vino. Sono diventati il Suo sangue e il Suo corpo nel momento che è salito sulla croce, perché con la croce ha veramente dato se stesso per la nostra salvezza e oltretutto perché con la Sua resurrezione abbiamo conosciuto la Sua unità con il Signore Dio Padre che tutto può. Il corpo è la dimora dell'anima e dello Spirito, per chi non li persi. Il Signore Dio con la Sua onnipotenza fa entrare il Suo Santo Spirito nel pane e nel vino affinché tramite essi, che diventano il Suo tempio al pari del nostro corpo, il Suo Santo Spirito venga veicolato in noi per ridarci la vita. Noi crediamo che senza il Suo Santo Spirito non abbiamo la vita? Se lo crediamo vuol dire che una minima parte di Spirito è ancora in noi, non siamo proprio morti ma, per usare una metafora, siamo malati. Al contrario se non lo crediamo siamo morti, il morto non crede nella sua morte, anzi non può! Ricevendo il Suo Santo Spirito tramite l'Eucarestia , non siamo ancora salvi, ma abbiamo quel raggio di vita che ci consente di non perderlo di nuovo, di sentire il profumo della vita e oltretutto e di combattere contro il male e il maligno che ci ha portato fuori strada seguendo gli idoli ai quali siamo attaccati. Noi viviamo due mondi: Quello visibile e quello invisibile, ma se siamo attenti, dalle nostre opere possiamo scoprire ciò che nell'invisibile ci guida. Se non siamo attenti non scopriremo mai chi siamo e chi guida i nostri passi. Promettiamo e non manteniamo, crediamo di essere quando non siamo e pensiamo di sapere quando non sappiamo. Siamo esattamente come Pietro che promette di rimanere fedele al Signore, ma Lo rinnega nel momento della prova perché, quando prometteva, non era consapevole di chi guidava i suoi passi. Solo il suo pianto ha salvato la sua anima. Anche la nostra anima sarà salva solo se riconosceremo le nostre colpe e piangeremo per i nostri errori che hanno causato la crocefissione del Signore. Anni fa un pompiere di Roma, per salvare una persona travolta dalla piena del Tevere, dopo aver posto in salvo la persona stessa , è stato colpito da un grosso tronco ed è morto. Costui ha dato la sua vita per salvare chi era in pericolo, se non ci fosse stato pericolo, non sarebbe andato incontro alla morte. Il Figlio del Signore Dio ha accettato consapevolmente la morte per salvarci e questo è il segno del gran pericolo che stiamo correndo, ma lo crediamo? Se non lo crediamo rendiamo vano il Suo sacrificio anche se partecipiamo a tutte le cerimonie, processioni, feste ecc.... La salvezza viene dal credere e dalle opere che la nostra fede ci induce a fare. Il Signore Gesù accettando la croce come rinuncia totale alle cose del mondo, ci ha dimostrato che la rinuncia purifica, la purezza è lo Spirito Santo in persona e lo Spirito Santo è Spirito di vita. Siamo peccatori, ma il Signore è venuto proprio per i peccatori. E' venuto per portare il perdono ai peccatori che credono di esserlo e si ravvedono, Questo è l'AMORE di che è stato crocifisso a causa dei nostri peccati. Grazie Signore Gesù. Il mio augurio è che la crocifissione del Signore non diventi una delle tante notizie del telegiornale che non ci riguardano.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 13/03/16 alle 23:54 via WEB
Dal Vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». Parola del Signore. In quel tempo una donna sorpresa in flagrante adulterio, secondo la legge di Mosè, doveva essere messa a morte per lapidazione. Domanda: L'adulterio è per noi un peccato mortale oppure è un peccato non grave? Lasciamo perdere, la definizione, perché ciò che la scrittura sta dicendo è che per questo peccato è prevista la pena di morte. Quando si parla di adulterio secondo la legge del Signore Dio, non si intende solo il sesso con persona diversa dal coniuge, come previsto codice civile, ma anche il sesso fra persone non sposate. "Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore, dice il Signore. Come mai ciò che in quel tempo era motivo di morte in questo tempo è lecito e lo si chiama "amore" anche fra persone dello stesso sesso? Le leggi degli uomini sono fatte da uomini che spesso hanno perso l'umanità e legiferano secondo ciò che credono convenga loro, ma legge del Signore Dio non cambia anche quando il mondo approva leggi e comportamenti iniqui. Il mondo sta vivendo nel peccato chiamandolo amore! Il salario del peccato è la morte ed è per questo che il serpente satana, che vuole distruggere l'uomo, per ingannarlo ha cambiato nome al peccato e l'uomo, pensando che in questo modo riesce a giustificarsi, ha accettato l'inganno. Così l'adulterio diventa "amore", l'omosessualità diventa "amore", la bestemmia diventa intercalare, l'alcool diventa divertimento, la droga diventa sballo ecc... si sporca il tempio del Signore Dio, il nostro corpo, con la massima indifferenza, ma l'indifferenza non è il segno visibile che l'uomo sta vivendo da morto? Il Signore che ha dato a Mosè la legge, il Signore che ha detto che l'omosessualità è un abominio, il Signore che ha detto che chiunque guarda una donna per desiderale ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore, il Signore che ha detto: "Voi siete il tempio di Dio, chi distruggerà questo tempio sarà distrutto senza pietà" e il Signore che ha detto : Passa questo mondo, passa questo tempo, ma le mie parole non passeranno mai, è sempre lo stesso e guai a quelle nazioni che approveranno leggi contro la Sua volontà ed ammettono modi di vivere fuori dalla Sua legge. Se lo crederemo saremo salvi ma se non lo crederemo saremo condannati senza pietà. Crederlo vuol dire cambiare vita. In quel tempo il Signore Gesù non ha condannato un'adultera alla lapidazione e le ha detto: Voi e non peccare più, ma non le ha detto: Vai perché la tua anima è salva. Le ha dato una possibilità e la stessa possibilità sta dando anche a noi, sperando che anche noi ci ravvediamo. Se così non fosse ci farebbe morire subito, non ci darebbe cioè ancora vita su questa terra. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia, ma se quando giunge l'ora non siamo pronti la sua misericordia si trasforma in giustizia e non vi è cosa più terribile! Facciamo presto perché la nostra ora potrebbe essere in ogni istante! A quelli che volevano lapidare questa donna adultera, il Signore Gesù ha detto di farlo se in mezzo a loro ci fosse stato almeno uno senza peccato, ma nessuno ha avuto il coraggio di dichiarare questo ed hanno così lasciato cadere il sasso dalle loro mani rinunciando a lapidarla, ma avevano raccolto il sasso perché tutti credevano che solo lei fosse peccatrice , dimenticando la loro verità. Se non vi fosse stato questo fatto nessuno di loro avrebbe scoperto di essere come, se non peggio, quella donna. Noi quando giudichiamo, quando disprezziamo e oltretutto quando ci sentiamo meglio di altri perché siamo scritti sul registro dei battezzati, perché nel cammino abbiamo imparato tante cose nuove ecc.. non crediamo di essere peccatori e crediamo di avere il diritto di scagliare sassi su altri. Se abbiamo scoperto la nostra verità, il segno sarà il nostro totale cambiamento, se non abbiamo scoperto la nostra verità siamo come quel popolo che voleva lapidare l'adultera, con una differenza: Loro hanno rinunciato a scagliare sassi su altri, noi invece....... Questa avvenimento non è un racconto per riempire pagine di giornali di quel tempo, ma è l'amore del Signore Gesù che vuole salvarci e che aspetta che scopriamo chi siamo! Per questo è arrivato fino a noi tramite quei messaggeri che hanno dato la loro vita affinché noi ricevessimo questo specchio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 06/03/16 alle 13:24 via WEB
Dal Vangelo secondo Luca """ In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».""" I pubblicani e peccatori sono vicini al Signore Gesù per ascoltare la Sua parola. Il Signore Gesù li rispetta, li ama e cerca di recuperarli senza umiliarli e senza disprezzarli per la loro condizione. Parla a loro tramite la parabola del Figliol prodigo per offrire loro una via ed una speranza di poter recuperare ciò che hanno perso cadendo nel peccato che li ha portati lontano dal Signore Dio, ma lo fa con la delicatezza che appartiene solo a chi ama. Le parabole non sono fatti realmente accaduti, ma sono fatti che possono accadere tenuto conto della mentalità e dell'ambiente in cui si collocano. Le parabole sono oltretutto ciò che il Signore spera che succeda. Scribi e farisei non possono sopportare che il Signore prenda in considerazione quelli che loro considerano inferiori a loro stessi. Con loro, si ripete un po' la storia di Caino. Questo è il frutto dell'opera di satana che fa entrare nell'uomo l'orgoglio, l'invidia e la superbia che lo convincono di essere ciò che non è. A noi è mai capitato? Se la risposta fosse no, sarebbe la prova che ci è capitato ma che non ci siamo accorti. """Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.""" Secondo la "sapienza" degli uomini, questo Padre che divide il patrimonio per darlo ai figli fa bene oppure fa male? La risposta potrebbe essere che ha fatto male perché il figlio va a spendersi la sua parte ed abbandona il Padre. Fino a quando l'importante è la conservazione del patrimonio tutto gira attorno al modo in cui conservarlo, ma quando diventa importante che il figlio comprenda che le vie del mondo portano alla perdizione, la perdita delle ricchezze nulla conta, se serve per salvare un figlio. Questa è sapienza divina e oltretutto la Sua prescienza, cioè la conoscenza di come andranno a finire le cose. Umanamente nessun papà farebbe questo perché la ricchezza non si tocca e oltretutto perché nessuno è capace di vedere nel futuro. Il Signore Dio, che nella parabola indossa la veste di un papà umano, ha invece visto come sarebbe finita questa storia e per questo ha lasciato andare ilo figlio. Il figlio che si è allontanato dal Papà è ognuno di noi e la nostra parte di patrimonio sono le grazie che erano in noi prima di perderle. Il Signore Dio lo ha permesso affinché ci rendessimo conto che lontano da Lui non c'è vita. Purtroppo nella nostra stoltezza crediamo che questa sia la nostra libertà e il nostro diritto di essere liberi per fare come ci piace, senza però renderci conto di quello che abbiamo perso e che ancora stiamo perdendo. "Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre"". Questo giovane che pensava di sapere tutto così come noi abbiamo creduto di sapere tutto, ad un certo punto si accorge del suo sbaglio e cade nella disperazione, ma nella disperazione trova la speranza, anche se può sembrarci assurdo. Il disperato è una persona seduta in un bivio: O prende la via che lo riporta al Padre, il Signore Dio, oppure si lascia sopraffare dalla disperazione e vive l'inferno nell'anima e corpo vivo. Bisogna però vedere quante tenebre sono entrate in lui, le quali soffocano parte o tutta la nostalgia di tornare dal Padre. Ricordiamo i due ladroni sulla croce. In quel tempo, il Signore Gesù ha scelto la parabola del figlio che ritorna al Papà per dare speranza ai peccatori che Lo stanno ascoltando, scribi e farisei compresi, anche se questi ultimi non accetteranno e neanche si accorgeranno che il Signore sta parlando anche per loro. In questo tempo sta raccontando a noi la stessa parabola sperando di trovare un figliol prodigo fra di noi. Se questo figlio non avesse avuto fiducia nella misericordia del padre non sarebbe tornato a Lui. La misericordia salva e fa ritornare figlio chi ha peccato, ma a condizione che vi sia il pentimento. Per questo è scritto che chi crede sarà salvato, cioè sarà salvato chi crede di aver sbagliato, ma è anche scritto che chi non crede di aver sbagliato sarà condannato. Noi crediamo di aver sbagliato? Chi non è santo ha sbagliato, anzi sta sbagliando ancora, ma beati quelli che si renderanno conto del loro errore prima che sia troppo tardi. ""Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.""" Il Padre, che era davanti alla casa ad aspettarlo, gli corre incontro e lo abbraccia, ma non ha bisogno di perdonare il figlio. Chi ama non ha bisogno di perdonare perchè non lascia mai spazio al rancore, alla vendetta ed al rifiuto. L'amore è già perdono ed il perdono è amore e misericordia, ma la misericordia e l'amore non possono operare senza pentimento. Noi dobbiamo preoccuparci del nostro pentimento, la misericordia c'è già, se vogliamo essere come questo figliol prodigo. Ognuno di noi è chiamato ad essere un figliol prodigo, ognuno di noi è chiamato a credere di essere figlio dell'Amore per ritornare figlio dell'Amore che ci sta aspettando e ci è venuto incontro venendo a soffrire nel mondo per noi. Così si realizza in noi la scrittura che dice: Alcuni degli ultimi diventeranno primi ed alcuni dei primi diventeranno ultimi. """"Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».""" Il Signore Dio è il Papà dei papà e vuole recuperare anche l'altro figlio il quale credeva di essere giusto senza esserlo. Con questo gesto da la possibilità anche a lui di scoprire la sua verità. Questo è l'Amore, costruire insieme una famiglia unita nell'amore per un mondo migliore che viva nella vera pace. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 03/03/16 alle 12:10 via WEB
Dal vangelo secondo Luca In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? Se il Signore Gesù non avesse sentito che quelle persone, le quali si erano presentate davanti a Lui per riferire della strage avvenuta, stavano credendo di essere meglio di quelle che avevano subito tale sorte, non avrebbe posto questa domanda. Purtroppo il nemico satana è sempre pronto a soffiare nella mente di chi si espone il credere di essere meglio di altri ed alla fine soffia il credere di essere già a posto quando in verità neanche i santi lo sono. Figuriamoci come sarà chi non è santo, ma lo crede? Io vi dico no. Ora se la risposta è no, sorge spontanea questa domanda: Chi c'è dietro questo inganno? Ognuno risponda secondo ciò che sente, ma la verità è che non c'è una terra di nessuno. O con me o contro di me , dice il Signore Gesù. La santità è l'Amore. Il santo ama se stesso perché, anche se santo, continua a cercare la sua salvezza. Chi s'incammina verso la santità non può non portare la salvezza anche ad altri. Nel santo vive, dimora e si manifesta il Signore Dio che guida i suoi passi. Il Signore Dio ama tutti e cerca di recupare quelli che sono lontani tramite i santi. Per questo il santo non può non cercare la salvezza di altre persone. Basta pensare agli Apostoli ed alle loro opere. Il segno della santità nell'uomo è il rispetto e nel rispetto c'è l'umiltà che gli impedisce di credersi migliore di altri, il santo vive nella verità. Chi non è santo è peccatore e il peccatore è sotto il dominio del maligno. Noi in questo percorso a che punto siamo? In quel tempo il Signore Gesù ha parlato al popolo di quel tempo, ora sta parlando a noi e ci sta chiedendo: Qualcuno pensa di essere meglio di altri? Non ce lo sta chiedendo perchè non lo sa, ma perché noi possiamo renderci conto di ciò che vive in noi. //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». Il Signore sta dicendo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero, ma non ne trovo! Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno? Ogni persona che non è santa è questo albero che non da frutti. Il Signore ha pensato di tagliarlo dopo tre anni che non da frutti, non ha pensato questo dopo il primo anno. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia e tenerezza per ogni creatura. Con altre parole, il Signore è paziente con ognuno di noi, ma noi siamo pazienti con il nostro prossimo? Fondamento della pazienza sono l'umiltà e la speranza. Chi non è umile è superbo ed orgoglioso, il superbo non può accettare che altri sbagliano perché, nel suo immaginario, chi sbaglia è inferiore a lui che crede di non sbagliare mai. La via per far aumentare in noi la pazienza è chiederci, prima di perdere la pazienza a causa del credere di essere migliore di altri, qual è la ragione per la quale sono migliore di chi sto giudicando? Sono certo che la risposta non arriverà e se arriverà non sarà convincente e questo frenerà il nostro perdere la pazienza. Se l'umiltà contribuisce a non farci perdere la pazienza, la speranza aiuta a rafforzarla. Per questo il Signore sta dicendo che non ha disposto di tagliare l'albero già nel primo o nel secondo anno ed ha continuato a sperare che venisse il giorno in cui facesse un frutto, ma alla fine del terzo anno, quando ha perso la speranza, ha deciso di farlo tagliare. La stessa cosa fa con noi e con il mondo. Fino a quando spera di poter trovare un giusto nel mondo, continuerà a dar vita al mondo, ma se non troverà nessun giusto chiuderà la storia umana come al tempo di Noè e Sodoma e Gomorra. Infatti Abramo, nella sua preghierà chiese al Signore: Se troverò 500/100/50/5 giusti, salverai il mondo? Si Abramo, lo salverò, disse il Signore, ma alla fine il diluvio venne perchè giusti sulla terra non ve ne erano. La preghiera di altri può salvarci perché il Signore spera e sperando porta ancora pazienza come nel caso di questa lettura e nel caso di Abramo, ma noi dobbiamo credere che la nostra conversione, il nostro portare frutto, che va ben oltre l'essere brave persone, può salvare noi e il mondo intero. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia perchè ci ama. Non togliamoGli la speranza, altrimenti la nostra fine sarà peggiore del nostro inizio. Grazie Signore Gesù.
 
giuscip1946
giuscip1946 il 03/03/16 alle 12:07 via WEB
Dal vangelo secondo Luca In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo». Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? Se il Signore Gesù non avesse sentito che quelle persone, le quali si erano presentate davanti a Lui per riferire della strage avvenuta, stavano credendo di essere meglio di quelle che avevano subito tale sorte, non avrebbe posto questa domanda. Purtroppo il nemico satana è sempre pronto a soffiare nella mente di chi si espone il credere di essere meglio di altri ed alla fine soffia il credere di essere già a posto quando in verità neanche i santi lo sono. Figuriamoci come sarà chi non è santo, ma lo crede? Io vi dico no. Ora se la risposta è no, sorge spontanea questa domanda: Chi c'è dietro questo inganno? Ognuno risponda secondo ciò che sente, ma la verità è che non c'è una terra di nessuno. O con me o contro di me , dice il Signore Gesù. La santità è l'Amore. Il santo ama se stesso perché, anche se santo, continua a cercare la sua salvezza. Chi s'incammina verso la santità non può non portare la salvezza anche ad altri. Nel santo vive, dimora e si manifesta il Signore Dio che guida i suoi passi. Il Signore Dio ama tutti e cerca di recupare quelli che sono lontani tramite i santi. Per questo il santo non può non cercare la salvezza di altre persone. Basta pensare agli Apostoli ed alle loro opere. Il segno della santità nell'uomo è il rispetto e nel rispetto c'è l'umiltà che gli impedisce di credersi migliore di altri, il santo vive nella verità. Chi non è santo è peccatore e il peccatore è sotto il dominio del maligno. Noi in questo percorso a che punto siamo? In quel tempo il Signore Gesù ha parlato al popolo di quel tempo, ora sta parlando a noi e ci sta chiedendo: Qualcuno pensa di essere meglio di altri? Non ce lo sta chiedendo perchè non lo sa, ma perché noi possiamo renderci conto di ciò che vive in noi. //////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////////// Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”». Il Signore sta dicendo: Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero, ma non ne trovo! Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno? Ogni persona che non è santa è questo albero che non da frutti. Il Signore ha pensato di tagliarlo dopo tre anni che non da frutti, non ha pensato questo dopo il primo anno. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia e tenerezza per ogni creatura. Con altre parole, il Signore è paziente con ognuno di noi, ma noi siamo pazienti con il nostro prossimo? Fondamento della pazienza sono l'umiltà e la speranza. Chi non è umile è superbo ed orgoglioso, il superbo non può accettare che altri sbagliano perché, nel suo immaginario, chi sbaglia è inferiore a lui che crede di non sbagliare mai. La via per far aumentare in noi la pazienza è chiederci, prima di perdere la pazienza a causa del credere di essere migliore di altri, qual è la ragione per la quale sono migliore di chi sto giudicando? Sono certo che la risposta non arriverà e se arriverà non sarà convincente e questo frenerà il nostro perdere la pazienza. Se l'umiltà contribuisce a non farci perdere la pazienza, la speranza aiuta a rafforzarla. Per questo il Signore sta dicendo che non ha disposto di tagliare l'albero già nel primo o nel secondo anno ed ha continuato a sperare che venisse il giorno in cui facesse un frutto, ma alla fine del terzo anno, quando ha perso la speranza, ha deciso di farlo tagliare. La stessa cosa fa con noi e con il mondo. Fino a quando spera di poter trovare un giusto nel mondo, continuerà a dar vita al mondo, ma se non troverà nessun giusto chiuderà la storia umana come al tempo di Noè e Sodoma e Gomorra. Infatti Abramo, nella sua preghierà chiese al Signore: Se troverò 500/100/50/5 giusti, salverai il mondo? Si Abramo, lo salverò, disse il Signore, ma alla fine il diluvio venne perchè giusti sulla terra non ve ne erano. La preghiera di altri può salvarci perché il Signore spera e sperando porta ancora pazienza come nel caso di questa lettura e nel caso di Abramo, ma noi dobbiamo credere che la nostra conversione, il nostro portare frutto, che va ben oltre l'essere brave persone, può salvare noi e il mondo intero. Il Signore è lento all'ira e ricco di grazia perchè ci ama. Non togliamoGli la speranza, altrimenti la nostra fine sarà peggiore del nostro inizio. Grazie Signore Gesù.
 
francesconapoli_fn
francesconapoli_fn il 28/02/16 alle 16:11 via WEB
Grazie. Ma non guardate al blog, piuttosto al suo contenuto. Che sia di utilità per la vostra vita spirituale. Dio vi benedica.
 
paperinopa_1974
paperinopa_1974 il 27/02/16 alle 19:46 via WEB
complimenti un blog bello sistemato buon fine settimana ciauuu
 
giuscip1946
giuscip1946 il 23/02/16 alle 21:01 via WEB
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési Fratelli, fatevi insieme miei imitatori e guardate quelli che si comportano secondo l’esempio che avete in noi. Perché molti – ve l’ho già detto più volte e ora, con le lacrime agli occhi, ve lo ripeto – si comportano da nemici della croce di Cristo. La loro sorte finale sarà la perdizione, il ventre è il loro dio. Si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi e non pensano che alle cose della terra. La nostra cittadinanza infatti è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose. Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo saldi nel Signore, carissimi! Parola di Dio. San Paolo ci chiama "fratelli" perché la fratellanza non nasce da legame di sangue ma da quello di Spirito ed è per questo che il Signore Gesù ci ha insegnato a pregare dicendo: Padre nostro...... La fratellanza è amore verso chi è come noi e verso quelli che sono diversi da noi. Con quelli come noi condividiamo ciò che il Signore Dio ci dona, quelli diversi da noi cercheremo di portarli a Lui perché sono lontani, sperando sempre di essere noi sulla giusta via. La fratellanza è amore e l'amore, come già detto, non conosce razza colore e religione. Molte volte ci scoraggiamo perché, se abbiamo l'amore come speranza, vediamo che non riusciamo a trasmetterlo a chi è lontano dall'amore e ci chiediamo cosa sia possibile fare con chi non si accorge di vivere nelle tenebre. In questo caso, l'unica speranza è che il nostro esempio diventi un punto di domanda per chi ci rifiuta. Purtroppo per il male che domina chi rifiuta l'amore, il male peggiore è il bene, perché lo distrugge Noi quando ci sentiamo rifiutati dai nostri fratelli abbiamo la certezza di trasmettere loro amore? San Paolo, che ha tutta la certezza che la vita sia dietro la croce, sta piangendo perché constata che coloro i quali sono stati illuminati con la parola e con il suo esempio, ora si comportano da nemici della croce. Questo è l'amore: Piangere per chi è fuori strada dopo aver pianto per i nostri sbagli. I nemici della croce sono quelli che la rifiutano, quelli che non accettano la rinuncia e il sacrificio. S. Paolo, insegnandoci a rinunciare, non vuole insegnarci cose contro la nostra natura e oltretutto cose che non siano verità. La nostra anima desidera solo la comunione con il Signore Dio e null'altro perché è parte dell'Onnipotente. I nostri attaccamenti, che generano inimicizia verso la croce, sono opera dell'ingannatore satana che ragiona in chi non vuol rinunciare agli idoli che ha lui stesso crea nell'uomo. Il maligno vuole questo perché odia l'uomo a causa dell'invidia e vuole portarlo alla perdizione per accontentare l'invidia che lo divora. San Paolo che conosce la verità sta piangendo perché sa la fine che aspettano i nemici della croce che lui considera fratelli. Il Signore Dio è vita e nutre le nostre anime, quando l'uomo si lascia convincere dal serpente che la vita è nel cibo, confonde il vivere con il vegetare e per questo il "dio" di questo uomo diventa il suo ventre che accoglie il cibo. Noi siamo sappiamo distinguere il vivere dal vegetare? Per scoprirlo è molto semplice, purché seguiamo l'esempio di San Paolo che piange per quelli che non vogliono rinunciare a nulla, cioè per i nemici della croce ed in particolare quando piange per quelli che pensano di trovare vita nel cibo. Chi è nemico della croce/rinuncia è nello stesso tempo nemico del sacrificio per salvare se stesso ed altri. Nel sacrificio c'è la speranza, nell'ozio o "dolce" far niente non vi è speranza. Dove non c'è la speranza c'è la disperazione e prima o poi si manifesterà. Nel materiale, basti pensare: Chi lavora si sacrifica ma ha la speranza di guadagnare il necessario per mantenere la vita. Chi non vuol sacrificarsi non lavora, ma non lavorando non ha la speranza di poter mantenere la vita. La stessa cosa vale nello spirituale: Chi è amico della croce sacrifica ma ha la speranza di vivere. Chi è nemico del croce, come rinuncia e sacrifico, è senza speranza di vita. Noi come siamo? Se accetteremo la croce come rinuncia e sacrificio, che sono insite nella nostra natura umanadivina, otterremo il passaporto divino per entrare nel regno dei cieli dove il Signore Gesù ci sta aspettando per trasfigurare il nostro corpo in corpo glorioso, quale il Suo che passa attraversi i muri e mangia pane e pesce. Guai allora a coloro che avranno ridotto in cenere il loro corpo tramite quella che il mondo chiama cremazione. Grazie Signore Gesù.
 
 
 

INFO


Un blog di: francesconapoli_fn
Data di creazione: 01/06/2010
 

Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore di Gesù purificaci da ogni macchia di peccato e donaci salute e salvezza.

Amen.

 

San Michele

San Michele Arcangelo, donaci la forza per tenere lontano le insidie del maligno. Ricaccia negli inferi gli spiriti malvagi e custodisci con la tua potenza i figli di Dio. Amen.

 

 

Sant'Antonio di Padova

O Sant'Antonio, che hai preferito abbandonare la dottrina per vivere nella semplicità, sul tuo esempio, aiutaci a vivere come umili cristiani pieni di sante virtù, la cui grande ricchezza sta nell'essere con Cristo, Salvatore del mondo. Amen.

 

San Pio

O San Pio da Pietrelcina, intercedi per noi presso Gesù affinché ci siano concesse le grazie materiali e spirituali necessarie per ottenere la salvezza eterna di ognuno di noi, cosicché possiamo rendere gloria a Dio come Lui vuole, con cuore, anima e mente. Amen.

 

 

 

noicattolici

 

 

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