Creato da Superfragilistic il 30/07/2008

Sonoviva

Un blog di denuncia, osservazione e critica possibilmente costruttiva

 

 

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15 OTTOBRE

 

Ci veniva da piangere mentre tornavamo lentamente verso la stazione Termini, frustrati ed infelici per essere stati espropriati di un diritto da parte di forze sinistre chiamate black block ma che avrebbero potuto chiamarsi in qualsiasi modo. Quelle forze sinistre sono arrivate tra noi non da remoti nascondigli, ma scendendo da treni o da pulmann, già in divisa da scontri, con gli zaini pieni di ogni possibile arma di attacco, con la volontà di distruggere. Molti di noi li hanno visti semplicemente transitare in mezzo alle altre migliaia di persone. Nessuno li ha fermati anche se tutti sapevano che sarebbero arrivati: e non da Paesi lontani e stranieri, ma da città di questa nostrana penisola dove una gioventù, cresciuta nella violenza, nell'egoismo e nella divisione di cui li pasce il sistema, ha dato sfogo ai peggiori istinti. E subito ha conquistato la scena ed è stata assimilata dai media, tutti i media, con il movimento degli indignati. Così infatti tutti i titoli delle testate dove Indignati e Black block apparivano un' unica realtà. Le immgini crude delle violenze non sono state neanche sovrapposte a quelle dei tanti,  tantissimi che pacificamente e gioiosamente avrebbero voluto occupare la Città, e soprattutto avrebbero voluto far ascoltare la propria voce nella grande piazza della pace, la piazza di San Giovanni in Laterano, da sempre al centro di manifestazioni gioiose ed anche tristi - pensiamo al saluto a Berlinguer -  ma dove l'unità e la pace sono stati sempre valori rispettati. Ma, come il giorno delle bombe della mafia, San Giovanni è stata violata dai fuochi delle bombe carta, dai tentativi criminali di uccidere altri uomini intenti al loro lavoro, dal carosello dei blindati, dai mille oggetti divelti e lanciati contro le forze dell'ordine. Il peggio è capitato a chi si era affrettato ad occupare la testa del corteo per giungere prima e che si è trovato ad assistere all'orribile sequenza di atti criminali, propri di chi nella testa non ha nulla. Avrebbero potuto essere tifosi che sfogavano la propria irrazionale rabbia, nulla di politico si vedeva nelle loro azioni.

Mi sono subito venuti in mente coloro i quali, anche con sacrificio, essendo giunti ad un punto tragico della propria esistenza per avere perso lavoro e dignità di persona, erano arrivati fin qui; e non lo avevano fatto certo perché poi tutto finisse così, senza che nemmeno uno dei loro rappresentanti potesse esprimere le proprie istanze; loro sì che avrebbero avuto ragione se avessero tirato fuori le loro di armi; loro cui non è stato risparmiato niente, neanche le botte e le cariche selvagge per aver chiesto pane e dignità. Ma loro le armi non le avevano perché l'unica arma che conoscono è il lavoro delle loro mani e della loro industriosa fantasia. Ma alla ribalta oggi appaiono solo quegli altri, le teste vuote, gli scemi o i prezzolati -a qualcuno viene il dubbio? - che hanno potuto impunemente mettere a ferro e fuoco una città. Loro, attesi ma non fermati, conosciuti ma non individuati; e neanche arrestati .......

Il coordinamento 15 ottobre non aveva pensato a nessuna forma di auto controllo all'interno del corteo e, per la prima volta da quando partecipo alle manifestazioni, ho visto un corteo del tutto allo sbando e senza alcun cordone laterale sfilare in assoluta libertà ed in altrettanta assoluta insicurezza. Già alla partenza razzi venivano accesi e poi da subito frange si insinuavano sui lati operando distruzione di vetrine di banche e negozi, di pompe di benzina e di automobili. C'erano persone che suonavano o cantavano ma oggi, riguardando le foto, mi accorgo dello sgomento negli occhi di ciascuno, soprattutto dei più anziani già avvezzi a subdorare il pericolo. Il gruppo di cui facevo parte si era creato un proprio servizio d'ordine e la Fiom, con cui sfilavamo, ci assicurava il controllo contro ogni pericolosa intromissione. Davanti a noi colonne di fumo rosso e poi nero apparivano oscurando il cielo di una città che non meritava questa offesa. Ai canti si mischiavano il rumore di esplosioni più o meno lontane. Ognuno veniva chiamato dai suoi che, da casa, informavano di quanto stesse accadendo facendo vedere solo ed esclusivamente immagini dei facinorosi con evidente panico di chi guardava. Io e le altre donne tenevamo un grande striscione che ci ha protette ed unite e che in alcune occasioni, abbiamo dovuto piegare e riporre uscendo dal corteo e cercando di conquistare vie di fuga in caso di cariche.

Una sensazione orriibile: guardavo le altre piuttosto attonita e nei loro volti, prima sorridenti, leggevo la frustrazione e leggevo le lacrime mantenute a stento. Si perché non si può permettere che degli idioti distruggano quanto conquistato con fatica in questi anni così bui per la nostra Repubblica.

Ieri si è consumata dunque una rappresentazione che serviva al sistema per salvare se stesso screditando tutto e tutti, e la sua conseguenza diretta sarà la perdita di altri spazi di dissenso e di coagulazione di un popolo sui problemi reali e senza risposte.

La strategia della tensione ha avuto inizio e che nulla cambi se non si vuole il caos che la sinistra spinge: questo il messaggio e con questi mezzi di comunicazione, a parte noi della rete che già abbiamo la possibilità di informazione, il popolo se ne convincerà. Ma ieri il Vaticano ha permesso a tanti giovani di entrare nei giardini di San Giovanni in Laterano per sottrarli alla violenza di quegli altri e dunque forse il muro di connivenza si sta rompendo ed altri, per i propri canali, diffonderanno la verità dei fatti. Per ora resta l'amaro sapore della sconfitta subita e le ferite sono ancora troppo aperte perché se ne possa discutere con calma. Ci sono cose da rivedere, di cui parlare. Di tutto abbiamo bisogno fuorché di una sinistra autoreferenziale e delle parole di un D'Alema per screditare altri. Abbiamo bisogno che si mettano da parte i protagonismi e che la politica si faccia umile e ricominci a dialogare con la gente che oggi più che mai si sente sola e senza speranza. Da qui forse si deve ripartire se non si vuole la catastrofe nazionale.Si deve ripartire ascoltando quel popolo buono che ieri, quando i black block mostravano la loro forza distruttrice, gridavano loro 'Fuori fuori' .

 
 
 
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