Creato da babby.79 il 24/02/2006

RAGGI DI STELLE...

le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell'infinito

LE MIE STELLE

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da cui filtra la luce dell'infinito

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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le fate ignoranti

sono quelle

che incontriamo

e non riconosciamo,

ma che ci cambiano

la vita (F.O.)

 

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Vedrai ci sara' anche per noi il silenzio delle cose che non vuoi
e le parole che non dici mai ricadranno su di te come pioggia sulla bocca a pungere le tue labbra

Ed io che non so innaginare
parole da dire per te
so solo che ti guardo e non vorrei mai smettere..

Vedrai ci sara' anche per noi il momento esatto in cui ti stancherai
e le parole che non dici mai peseranno su di te come impronte di giganti a chiudere le labbra

Ed io che non so immaginare
parole da dire per te
so solo che ti guardo e non vorrei mai smettere

Ci proverò a modo mio, facendo finta che non sono io...
Ci proverò...
Ci proverò..
 

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« il Colosseo...chi era San Sebastiano? »

San Sebastiano al Palatino

Post n°269 pubblicato il 01 Settembre 2006 da babby.79

Ho deciso dopo ieri sera di fare una specie di tour delle chiese e dei posti più belli che mi è capitato ed ancora mi capiterà di vedere a Roma...ogni giorno una ricerca su un posto in particolare, che sia una basilica o un angolo di città...più o meno famoso.
Inizio con san Sebastiano al Palatino..ieri sera sono arrivata fino al portone..ma ovviamente era chiusa. mi sono ripromessa di andarci domani..spero di mantenere il proposito....certo il posto è molto suggestivo...

Edificata sulle rovine del tempio di Elagabalo, nota nel Medioevo come S.Maria in Pallara [dal Palladium posto nel tempio] è ricostruita nel 1624 da Luigi Arrigucci per Urbano VIII° conservando l'abside orignaria del secolo X°, dove sono collocati gli affreschi che risalgono alla chiesa primitiva, di notevole importanza, realizzati negli anni tra il 973 e il 999 per l’iniziativa di un privato, un Piero Medico. Un episodio di qualità nei quali già risiedono molti degli elementi che saranno caratteristici della pittura romana del secolo XI°. La decorazione del catino absidale, modellata sul mosaico paleocristiano dei Santi Cosma e Damiano rivela quella propensione antichizzante che, se era già una caratteristica della Roma del secolo IX°, avrebbe comunque costituito una delle componenti fondamentali della cultura pittorica della città tra l’XI° e il XII° secolo. L’affresco absidale di Santa Maria in Pallara, più che trovare una ragione al suo stile nella cultura pittorica dell’Italia settentrionale, può forse essere il sintomo di ciò che di nuovo quel periodo comunque significò per Roma sul piano degli stimoli a trovare il filo interrotto della continuità con il proprio passato, nella logica della rinascita dell’impero cristiano, ricalcato sui temi della vicenda costantiniana, che ebbe come protagonisti l’Imperatore Ottone III° e il pontefice Silvestro II°. L'interno è a navata unica. L'altare con preziose colonne di breccia corallina è dell'Arrigucci.

Apertura: 9-12 15-18 chiusa la domenica
Dove: Via di S.Bonaventura
Come arrivare: fermata metro Colosseo linea B. E' il proseguimento in salita della Via Sacra, che si prende a destra dell'Arco di Costantino.



Il primo passaggio che modifica il significato dell'arte nella Chiesa come luogo di culto avviene dalla trasformazione della basilica paleocristiana in chiesa medioevale. Nel passaggio dall'alto al pieno medioevo, l'arte perde difatti la sua rigidezza e il suo impaccio, ma conserva il suo carattere profondamente religioso e spiritualizzato, e resta anche in seguito l'espressione di una società tutta pervasa dal cristianesimo. Ma la visione propria del Medioevo non è comunque il risultato del periodo precedente: l'arte paleocristiana infatti, non aveva ancora nulla della trasparenza dello stile romanico e di quello gotico. La spiritualità del paleocristianesimo in realtà era ancora quel generale, vago spiritualismo che aveva caratterizzato il paganesimo. Le forme dell'arte paleocristiana sono significative solo in senso psicologico, non metafisico: sono espressionistiche, non divinatorie. I grandi occhi sbarrati dei tardi ritratti romani esprimono una vita psichica intensa, intellettuale e affettiva; ma questa vita psichica è senza sfondo metafisico e in sé non manifesta ancora la nuova religione. L'arte paleocristiana supera l'incertezza formale e l'impaccio solo dopo l'editto di Milano del 313 d.C, con Costantino che riconosce il Cristianesimo, quando diventa l'arte ufficiale dello stato e della corte, degli ambienti aristocratici e colti. Ora, in opere come il mosaico absidale di Santa Pudenziana, essa riacquista quell'armonia di cui ancora prima non voleva sentire parlare, ostile com'era al sensualismo classico. L'idea che soltanto l'anima è bella, e il corpo, come ogni cosa materiale, non è degna e contaminata, viene respinta, dopo il riconoscimento del Cristianesimo, almeno per un certo periodo di tempo. La Chiesa, istituzione che si è consolidata, fa rappresentare Cristo e i discepoli in aspetto solenne e dignitoso. L'ideale cristiano non cambia però nel suo aspetto esteriore ma nella funzione sociale dell'arte. Per l'antichità classica, l'opera d'arte aveva un valore prevalentemente estetico, per il Cristianesimo essa ha un significato completamente diverso. Così nel Medioevo niente è superfluo: non c'è una scienza e un'arte che siano indifferenti alle fede. Anzi l'arte è lo strumento più prezioso per l'opera educativa della Chiesa, rivolta al popolo ignaro che non riesce a comprendere i ragionamenti astratti e che per capire ha bisogno di una figurativa che gli trasmetta valori, principi, significati morali. I metodi compositivi e le forme provengono dall'Impero Bizantino e su questi, più tardi, avverrà quell'evoluzione stilistica che intrapresa da Cimabue condurrà a Giotto e al fermento innovativo della scuola fiorentina. Un passaggio importantissimo, da cui nasce la storia della pittura italiana ed europea. L'arte bizantina rappresenta Cristo come un Re, Maria come una Regina; l'uno e l'altro indossano vesti preziose, e siedono freddi, inespressivi e distanti sul loro trono. Gli angeli assistono e formano processioni severamente ordinate. Tutto è grande e possente, ogni elemento umano, soggettivo, è soppresso. Un rituale intangibile vieta a quelle figure di muoversi liberamente, di uscire dalle file, di volgere lo sguardo. L'uso dei colori è semplice, chiaro, distinto: tutto è contenuto in forti contorni ininterrotti, in colori puri, senza gradazioni. Alla fine del Duecento e al principio del Trecento, Giotto porterà così quell'innovazione pittorica che modificherà per sempre le forme e lo stile. Avviene un processo che si concreta, di fatto, nella progressiva liberazione dalla dominante cultura bizantina, ed è affrettato dal fatto che questa cultura ha ormai esaurito le sue possibilità di sviluppo, allo stesso modo che l'impero d'Oriente ha concluso il proprio ciclo storico e si avvia ineluttabilmente alla fine. Il processo è graduale e si compie a livelli diversi. Il processo di superamento della figuratività bizantina, avviene, in Toscana, ad un livello intellettuale più elevato che certamente è in rapporto con l'intensa, agitata vita religiosa suscitata dalla propaganda degli ordini religiosi. Il problema di fondo, di una riforma strutturale del fatto pittorico, si pone con Cimabue: la sua linea si tende in curve elastiche, sensibilizza a tal segno le zone di colore che separa, da esigere il termine medio di una variazione chiaroscurale, di una permeazione luminosa. Come nel suo Crocifisso, dove più che una forma umana idealizzata, [tipica della pittura bizantina] il Cristo è una trama spaziale che si configura come una forma umana. Ecco che Gesù nella pittura si fa uomo e ci trasmette la sua sofferenza, nel suo volto intravediamo le sue sensazioni. E' la grande rivoluzione filosofica che condurrà progressivamente alla diversificazione rappresentativa dell'iconografia cristiana e che avrà in Firenze il suo centro di sviluppo. Gli artisti introducono così, opera per opera, elementi innovativi, che rendono i personaggi religiosi e spirituali sempre più intensi, profondamente più vicini allo spettatore, più verosimili e reali. Un processo naturalistico che avrà il suo culmine con Leonardo, la sua armonia estetica con Raffaello, il senso del quotidiano con Caravaggio e che s'interromperà con il Barocco, nella seconda metà del 1600, quando si evade verso un'iconografia estatica, dominata da una luce soprannaturale, ai confini tra terreno e cielo. La raffigurazione del tema religioso, dal Barocco in poi, inizia a diminuire per un radicale cambiamento che avviene all'interno della società. Nel 1700 nascono e si affermano le prime vere e proprie forme di borghesia capaci di dare vita a propri modelli di organizzazione civile e culturale. Nello stesso tempo l'Europa è investita dal fermento scientifico e dallo sviluppo del pensiero Illuminista, che nega l'esistenza di idee innate nella mente umana affermando che le cognizioni dell'individuo sorgono dall'empirismo, ovvero dall'esperienza, ponendo le promesse del deismo, una religione personale. Nella metà del '700 si realizza nella cultura il distacco definitivo col mondo della tradizione, e l'intellettuale, l'artista, si trova così in una situazione in cui, divenuto autonomo, è invitato a contribuire allo sviluppo di modelli artistici nuovi. Per approfondimenti sugli artisti visita questa pagina.


DA NON PERDERE:
Lanfranco, Bernini, Caravaggio, Guercino, Raffaello a S.Agostino. Rosso Fiorentino, Raffaello e Pietro da Cortona a S.Maria della Pace. Gli affreschi di Filippino Lippi e di Giovanni De Vecchi a S.Maria sopra Minerva e di Masolino nella Basilica di S.Clemente. Caravaggio, Annibale Carracci, Carlo Maratta e Pinturicchio a S.Maria del Popolo. Federico Barocci e la decorazione della cupola di Pietro da Cortona a Chiesa Nuova. Gli affreschi del Pinturicchio e il pavimento cosmatesco di S.Maria in Aracoeli. L'estasi di Santa Teresa di Bernini a Santa Maria della Vittoria. La beata Ludovica Albertoni di Bernini a San Francesco a Ripa. La Pietà a S.Pietro e il Mosè di Michelangelo a S.Pietro in Vincoli. I mosaici di Jacopo Torriti a S.Maria Maggiore e a S.Giovanni in Laterano. Domenichino e Caravaggio a S.Luigi de Francesi. La cupola di S.Andrea della Valle decorata dal Lanfranco. La volta e la cupola affrescata dal Gaulli alla chiesa del Gesù. I mosaici di Pietro Cavallini a S.Maria in Trastevere, S.Cecilia, S.Crisogono, S.Maria in Aracoeli.

 
 
 
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