Vladimir Luxuria

nasce a Foggia il 24 giugno 1965. Muove i primi passi nell'ambiente dello spettacolo organizzando feste nella prima discoteca trasgressiva, il «Dirty Dixy Club», e mettendo in scena i suoi primi spettacoli alla «Taverna del Gufo», dove esordì anche Renzo Arbore. Nel 1985 Vladimir si trasferisce a Roma, inizia a lavorare in vari locali fino alla svolta: la direzione artistica del circolo di cultura omosessuale «Mario Mieli» per il quale organizza «Muccassassina» la festa alternativa più famosa in Italia. Arriva il successo. Dopo il 2000, Vladimir si dedica al teatro: si susseguono «My name is Silvia», «Male di Luna», «Che fine ha fatto Cenerentola?» e il «One drag show». A partire dal 2003, Vladimir conduce le trasmissioni radiofoniche «Cuore e Luxuria» e «Luxuria si sveglia a mezzanotte», senza mai tralasciare l'impegno per i diritti civili e per gli omosessuali. Intensa anche la sua attività cinematografica: recentemente è stato protagonista, tra l'altro, del film «Mater Natura» premiato all'ultima edizione al Festival di Venezia e di prossima uscita. E nonostante i gravosi impegni politici che l’attendono (Luxuria è stata eletta alla camera nelle liste di Rifondazione Comunista) la trasgender è fermamente intenzionata a non tralasciare la sua carriera artistica. (Il Tempo 16/4/06)

L'INTERVISTA
Vladimir Luxuria: vi racconto il mio rapporto con il pisello
“Io non ho mai odiato il mio corpo. Non ho mai fatto terapie ormonali per diventare più femminile. Non ho mai nemmeno pensato di operarmi, né tantomeno ho intenzione di pensarci adesso”....
“Io non ho mai odiato il mio corpo. Non ho mai fatto terapie ormonali per diventare più femminile. Non ho mai nemmeno pensato di operarmi, né tantomeno ho intenzione di pensarci adesso”. E dunque si rassegni Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia alla Camera: l’onorevole Wladimiro Guadagno, in arte Vladimir Luxuria, non ha nessuna intenzione di diventare donna per frequentare in santa pace il bagno delle donne a Montecitorio.
La prima (e unica) deputata transgender d’Europa, nata uomo in quel di Foggia nell’anno del Signore 1965, diventata famosa a Roma negli Anni 90 come “drag queen” - cioè travestito impegnato nel mondo dello spettacolo - eletta alla Camera nel 2006 nelle liste di Rifondazione Comunista, l’unica concessione che ha fatto alla femminilità è “l’elettro-coagulazione”, dice, perché “avere la barba non mi piaceva”. Quanto al resto: non si identifica “né col genere maschile né con quello femminile”, e se alla Camera usa i bagni delle donne è “perché sono più puliti” e “perché nei bagni degli uomini creerei, forse, più scompiglio”. Risatina.
“Ma l’unico scompiglio, finora, lo ha creato la Gardini”. Altra risatina. “Donne si nasce, ma signore lo si diventa“.
Chi si aspettava in Parlamento un fenomeno da baraccone ha dovuto ricredersi: interventi misurati, toni composti, eleganza, Luxuria è la rivelazione di questa legislatura. Molto umorismo (fino al 12, a Milano, è in scena al Teatro delle Erbe con Si sdrai per favore, il suo ultimo spettacolo, in cui è una sessuologa che illustra le miserie del sesso etero) e molto lavoro parlamentare (”non ho nemmeno più una vita sessuale, la sera mi schianto distrutta sul divano”).
Vladimir ha un nome maschile ma parla di sé al femminile. Veste da donna, ma col suo pisello (”non mi disturba affatto”) ha un rapporto senza conflitti. E quando legge, sul Corriere della Sera, che un lettore la invita “a cambiare definitivamente sesso o toilette”, proprio si indigna: “Ma che cos’è, un invito a tagliarmelo? Qui mi pare che si sfiori il nazismo. Ma fate decidere a noi che cosa vogliamo fare del nostro corpo”.
Noi chi, Luxuria?
“Io sono transgender”.
Transessuale?
“Essere transgender non è solo un fatto sessuale. È un modo di vivere e di rapportarsi con il mondo, senza mai identificarsi né con un sesso né con l’altro”.
Difficile?
“Come no. Fino al 1953, l’anno in cui il sessuologo americano Harry Benjamin ha coniato il termine transessuale, non esisteva nemmeno una parola per indicare le persone che avevano una disforia, ossia un contrasto, tra il sesso anagrafico e la percezione che avevano di sé. Ci chiamavano travestiti. Punto. Quel concetto spregiativo, legato all’idea di camuffamento, di frode, ha addirittura portato nel 1931 a un Regio Decreto che viene ancora applicato contro le trans che si prostituiscono e vengono multate per occultamento di identità”.
Quindi anche l’onorevole Luxuria, quando si presenta a Montecitorio con la gonna…
“Potrei essere multabile, sì”.
Ma non ci ha provato nessuno.
“No”.
Solo un po’ di risate e di proteste quando, per la prima volta, il presidente della Camera le ha dato la parola in aula chiamandola deputata.
“Esatto”.
Fino a quando è scoppiato lo scandalo perché lei usa il bagno delle donne.
“Lo usavo da sei mesi, e non ha mai protestato nessuno. Poi è arrivata la Gardini e per dieci giorni è sembrato che l’Italia non avesse altro di cui discutere che del posto dove vado a far pipì. Mi sembra una follia”.
Persino i questori della Camera sono stati investiti della questione: a che genere appartiene Luxuria?
“Premesso che non esistono solo i due generi biologici, il maschile e il femminile, ma esiste un continuum tra i due sessi fatto di mille sfumature; premesso questo, ci sono mille modi di essere, e di sentirsi, uomo o donna”.
E lei quando ha cominciato a chiedersi in che punto del “continuum” stava?
“Da piccolissima, direi. A Carnevale, per esempio, a me sembrava una violenza farmi vestire a tutti i costi da sceriffo, quando mi sarebbe tanto piaciuto un costume da spagnola come quello di mia sorella. Già allora capivo che i miei desideri cozzavano con quello che gli altri si aspettavano da me”.
Gli altri: madre casalinga, padre camionista e pure di destra. Profonda Puglia, a Foggia, nei primi Anni 70.
“Infatti da piccola mi sono repressa. Aspettavo che mia madre andasse a fare la spesa e m’infilavo furtiva in camera sua, mettevo i miei piedini nelle sue scarpe col tacco, mettevo le sue collane, il rossetto. Mi piazzavo davanti allo specchio e sognavo. E intanto cominciavo a farmi delle domande. Ma cosa sono? Chi sono? Sono l’unica al mondo a essere così?”
E che risposte si dava?
“Provavo a cercare un equilibrio tra il dentro e il fuori. A trovare un senso. Fino al giorno in cui non ne ho potuto più di vivere in un mondo davanti allo specchio e ho cominciato a costringere il mondo a confrontarsi con me”.
Come?
“Ho cominciato a vivere una vita reale. Di nascosto dai miei, all’inizio. Uscivo di casa con i vestiti da donna in una busta di plastica, poi mi infilavo in una cabina telefonica e mi cambiavo. Diciamo che le cabine del telefono sono state i miei primi camerini… (risatina) Entravo vestita da maschio e ne uscivo che sembravo Wonder Woman. E com’ero felice! Anche se mi urlavano dietro, se mi deridevano, se mi lanciavano insulti e oggetti, ecco: io ero così felice di quel che ero, che persino gli insulti mi parevano una piccola cosa”.
Età?
“Sedici anni”.
Un “coming out” precoce, no?
“Un gay o una lesbica può decidere o no di dichiararsi, e quando, come, a chi. Mentre se sei una transgender e vuoi esternare la tua componente femminile non hai modo di sfuggire. Diventi visibile a tutti. Io all’inizio non mi vestivo da donna-donna: magari abbinavo la cravatta alla collana di perle e agli orecchini, al trucco. I capelli li ho sempre avuti lunghi, ma la mia femminilità era comunque evidente”.
Non ha mai pensato di diventare donna?
“Mai”.
Mai pensato di operarsi?
“Mai”.
Per paura?
“L’operazione non deve mica essere un obbligo”.
Il diritto al cambiamento di sesso è stata la prima grande battaglia del movimento transessuale italiano, onorevole.
“Perché un tempo era l’unico modo per essere accettati socialmente. Bisognava rientrare nel sistema binario uomo/donna, altrimenti eri un paria. Così c’era gente che andava a farsi operare a Casablanca, a Londra o in Svizzera, visto che in Italia era proibito. Come oggi lo è l’inseminazione eterologa. C’era il mercato nero degli ormoni, c’erano i macellai del bisturi clandestino, c’era la prostituzione come unica risorsa per guadagnare i soldi per l’operazione”.
Mentre oggi…
“Per cominciare c’è il servizio pubblico che si fa carico di queste operazioni, e in Toscana, addirittura, la Regione copre i costi proibitivi della terapia ormonale, 150-200 euro al mese. Ci sono psicologi, endocrinologi pubblici. Pochi, con pochi mezzi, ma ci sono. Però oggi la nuova generazione transgender ha una sensibilità diversa. La maggior parte non si opera più”.
Come lei.
“Come me. Ripeto: l’operazione non deve essere un obbligo. E lo dico sempre alle decine di adolescenti che mi scrivono. Dico: parlatene in famiglia, parlatene con uno psicologo, ma non sentitevi mai obbligate a soluzioni drastiche, se non ne sentite un bisogno veramente profondo. Ognuno deve trovare il suo posto nel continuum, anche se a volte appare complicato. E le transessualità sono così numerose”.
Quante sono?
“Conosco una coppia di Roma composta da due transessuali operate che vivono un bellissimo rapporto lesbico”.
E lei si è mai innamorata di una donna?
“Solo platonicamente (imbarazzo). Ma non è possibile rinchiudere la sessualità transgender in uno schema buono per tutti. Ogni anno nascono in Italia ben 150 bambini “middlesex”, di cui non si capisce a che sesso appartengano”.
E con l’anagrafe come la mettiamo?
“Presenterò una legge sul modello del “Gender Recognition Act” inglese: il cambiamento del nome, da maschile a femminile o viceversa, deve essere permesso indipendentemente dal fatto che una persona sia operata o meno. Se un Mario decide di diventare Maria, deve essere libero di farlo. E dai suoi documenti deve sparire automaticamente ogni riferimento al sesso d’origine. Una neodonna non deve più risultare celibe, per esempio”.
E Vladimir Luxuria che cosa sceglierebbe, a quel punto?
“Di restare Vladimir. Perché è un nome che ha un significato bellissimo: la potenza della pace”.
(da Grazia.blog.it)
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