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 Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

Post n°629 pubblicato il 29 Luglio 2007 da bippy

DANTE
DANTE ALIGHIERI

*

Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io

*
Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ’l disio1.

E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
con noi ponesse il buono incantatore2:

e quivi ragionar sempre d’amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi3.

1 Guido… mio: Guido, io vorrei che tu, Lapo e io fossimo rapiti (presi) per incantesimo e messi su un vascello (vasel, in origine diminutivo di “vaso”; qui designa la nave magica di mago Merlino, di cui si parla nei romanzi arturiani, e sulla quale si vive continuamente nella gioia e nel divertimento) che andasse per mare, qualunque fosse il vento (ad ogni vento) obbedendo solo alla nostra volontà (al voler vostro e mio), in modo che (sì che) la tempesta (fortuna, latinismo) o altro tempo avverso (rio) non potessero esserci di intralcio (dare impedimento), ma al contrario, vivendo noi sempre insieme in un’unica volontà (in un talento), crescesse sempre più il desiderio (disio) di stare insieme. Il destinatario del sonetto è Guido Cavalcanti (che risponderà a sua volta con un sonetto, declinando malinconicamente l’invito). Lapo è, probabilmente, il notaio e poeta Lapo Gianni de’ Ricevuti; alcuni studiosi leggono però «Lippo» e pensano a un altro poeta, Lippo Pasci de’ Bardi, anch’egli in contatto con Dante.

2 E monna… incantatore: E poi <vorrei che> il buon mago (incantatore) mettesse (ponesse) insieme con noi madonna (monna) Vanna (la donna amata da Cavalcanti, ricordata anche nella Vita nuova [qG12]) e madonna Alagia (Lagia, la donna amata da Lapo), insieme con quella donna che occupa il trentesimo posto (con quella ch’è sul numer de le trenta). Dante aveva scritto un’epistola in versi (ora perduta) che elencava le sessanta più belle donne di Firenze. Non si sa chi fosse la trentesima, ma non era certo Beatrice, che occupava il nono posto (cfr. Vita nuova, cap. VI); è possibile che si trattasse della prima donna dello schermo [qG4].

3 e quivi…saremmo noi: e su quel vascello (quivi) <vorrei> parlare (ragionar) sempre d’amore, e <vorrei che> ciascuna di loro fosse contenta, così come credo che lo saremmo noi

 
 
 
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Eduardo De Filippo


 

 

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