di Alphonse Daudet
il primo racconto
MI STABILISCO
I primi a stupirsi furono i conigli!...
Da così tanto tempo vedevano chiusa la porta del mulino, i muri e lo spiazzo invasi dalle erbacce, che finirono col credere che la razza mugnania si fosse estinta; poichè era un buon posto, vi avevano stabilito una sorta di quartiere generale, centro delle loro operazioni strategiche: il mulino di Jemmapes dei conigli...Quando arrivai era notte e ce ne saranno stati almeno una ventina seduti in cerchio sullo spiazzo a scaldarsi le zampe al chiar di luna...il tempo si socchiudere una finestrina, col codino all'aria, vrr via! l'accampamento era in rotta: sederini bianchi in fuga nel folto verde. Spero proprio che tornino.
Qualcun altro rimase molto stupito vedendomi: l'inquilino del primo, un vecchio gufo tetro, dalla testa di filosofo, che da più di vent'anni vive qui. L'ho trovato nella stanza di sopra, immobile e ritto sull'albero principale del mulino, tra calcinacci e tegole cadute. M'ha sbirciato con l'occhio tondo, poi, agitatissimo perchè non ricordava d'avermi mai visto, s'è messo a fare hu!hu! e a scuotere stancamente le ali grige di polvere. Accidenti ai filosofi!mai un colpo di spazzola!Poco importa. Così com'è, con quel suo ammiccare e con quel fare accigliato, il silenzioso inquilino è preferibile ad altri e mi sono affrettato a rinnovargli il contratto d'affitto. Come in passato, abiterà la parte alta del mulino, con ingresso dal tetto; io mi sono riservato la stanza di sotto, una stanzetta bianca a calce, bassa e a volta come il refettorio d'un convento.
E' da qui che scrivo, con la porta spalancata al caro sole.
Un bel bosco di pini scende davanti a me scintillante di luce fino in fondo al pendio. All'orizzonte si stagliano le cime frastagliate e sottili delle Alpilles...nessun rumore...solo, di tanto in tanto, un suono di piffero un chiurlo nelle lavande, i sonagli dei muli sulla strada...Questo stupendo paesaggio provenzale vive di luce.
Stando così le cose come potete credere ch'io rimpianga la vostra caotica e buia Parigi? Sto veramnete bene nel mio mulino, E' il posto che cercavo, un posticino caldo e profumato, a mille leghe dai giornali, dalle carrozze, dalla nebbia...E cose meravigliose mi circondano. Mi sono sistemato qui da appena una settimana e ho già la testa piena di sensazioni , di ricordi...A mo' d'esempio: proprio ieri sera ho assisito al ritorno del gregge al mas(la fattoria) che si trova ai piedi del pendio, e vi giuro che non cambierei questo spettacolo con tutte "le prime" che vi godrete a Parigi questa settimana. Non ci credete?
Devo dirvi che, in Provenza, c'è la consuetudine, quando arriva il gran caldo, di mandare il bestiame sulle Alpi. Bestie e persone trascorrono lassù, cinque, sei mesi, vivendo all'aria aperta, nell'erba fino alla pancia;poi, coi primi brividi dell'autunno, ridiscendendo al mas a brucare di nuovo, alla buona, le collinette grigie che odorano di rosmarino. Orbene, ieri sera le greggi stavano tornando. Dal mattino, coi battenti spalancati il portone aspettava e gli ovili erano pieni di paglia fresca.. Mentre il tempo passava, sentivo dire: "Adesso sono a Eyguières, adesso al Paradou". Poi, all'improvviso, verso sera, un grido:" Eccoli!".E laggiù, in lontananza, si vede il gregge avanzare in una gloria di polvere. Tutta la strada sembra camminare con lui. Per primi vengono i vecchi arieti con le corna in avanti e l'aspetto selvatico; dietro di loro il grosso dei montoni, le madri un po' stanche con i piccoli tra le zampe - le mule infiocchettate di rosso portano gli agnelli appena nati nei panieri e camminando li cullano -, poi i cani sudatissimi con la lingua penzoloni e due bei tipi di pastori avvolti nei mantelli di saia rossa che scendono fino ai piedi come una cappa.
Tutti ci sfilano davanti allegramente e si precipitano attraverso il portone con un rumore di passi che sembra un acquazzone. Non vi parlo dell'emozione di chi aspettava. Dall'altro dei trespoli i grossi pavoni verdi e oro con la cresta di tulle, hanno riconosciuto chi arriva e l'accolgono con uno strepitoso suono di tromba. Il pollaio, che si stava addormentando, si sveglia di soprassalto. Sono tutti in piedi, piccioni, anatre, tacchini, faraone e sono come impazziti con le galline che già pensano di star sveglie tutta la notte. Sembra che i montoni si siano portati addosso, nella lana, con l'odor selvatico dell'alpeggio , un po' di quell'aria frizzante di montagna che dà alla testa e fa venir voglia di ballare.
In mezzo alla cagnara il gregge raggiunge l'ovile.Che vi è di più bello che ritrovarsi a casa? I vecchi " si commuovono rivedendo la greppia; gli angelli, i più piccini naturalmente, quelli nati per via, che non hanno mai visto la fattoria, si guardano intorno stupiti.
I più commoventi, però, sono i cani, quei buoni cani da pastore, sempre indaffarati con le loro bestie, come se nel mas non ci fosse altro. Il cane da guardia ha un bel chiamarli dal fondo della sua cuccia; ha un bel far cenni il secchio pieno fino all'orlo d'acqua fresca del pozzo, non vogliono vedere nè sentire niente, prima che le bestie non siano al riparo, col grosso saliscendi della porticina dell'ovile chiuso e coi pastori seduti a tavola nella sala bassa . Soltanto allora si permettono di tornare al canile, dove, lappandosi la scodella di zuppa, raccontano ai compagni rimasti alla fattoria quel che hanno fatto lassù, in montagna, in quel paese cupo, tra i lupi, dove crescono le digitali purpuree colme fino all'orlo di rugiada.
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il 08/02/2018 alle 14:56
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