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Le ultime scoperte archeologiche...

Post n°2109 pubblicato il 15 Aprile 2019 da blogtecaolivelli

Fonte: Le Scienze

Nuove analisi  hanno dimostrato la

presenza di metalli nell'inchiostro con

cui sono stati scritti i papiri di Ercolano,

carbonizzati dall'eruzione del Vesuvio

del 79 d.C. La scoperta retrodata di quattro

secoli la prima testimonianza dell'uso di

questo tipo di inchiostro, assai comune nel

Medioevo(red)

archeologiastoriachimicaLa presenza di

metallo nell'inchiostro per scrittura era la

norma nel Medioevo, e la sua prima

testimonianza risaliva finora al 420 d.C. 

Uno studio pubblicato  da Vito Mocella

dell'Istituto per lamicroelettronica e

microsistemi (IMM)

del CNR di Napoli e colleghi dell'Università

di Grenoble-Alpes, del CNRS francese e

dell'Università di Gand, in Belgio, dimostra

ora che questo tipo di tecnica per la scrittura

era già usata quattro secoli prima, perché

si trova in due frammenti dei cosiddetti

papiri di Ercolano.

Gli autori hanno analizzato la composizione

di frammenti di papiri carbonizzati in seguito

all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e scoperti

tra il 1752 e il 1754 a Ercolano, nella Villa

del Papiri, di epoca romana.

Alcuni di questi frammenti sono stati analizzati

in diverse occasioni, con risultati contrastanti:

alcune analisi hanno rilevato piombo e stronzio

in concentrazioni relativamente elevate, ma

senza produrre una mappatura completa degli

elementi presenti.

I papiri di Ercolano scritti con inchiostro al piombo

Confronto tra le immagini dei frammenti di
papiro ottenute in luce visibile (sinistra),
nell'infrarosso (centro) e in fluorescenza a raggi X
(destra) (Cortesia Vito Mocella-CNR)

Per analizzare i reperti, Mocella e colleghi

hanno usato diversi metodi di imaging, tra

cui fotografie in luce visibile, microscopia a

raggi infrarossi e di fluorescenza a raggi X,

grazie all'European Synchrotron Radiation

Facility (ESRF) di Grenoble.

Quest'ultima tecnica in particolare ha permesso

di distinguere la composizione del papiro da

quella dell'inchiostro, presente in quantità

tali da escludere una contaminazione

ambientale.

Questo significa che il metallo veniva

aggiunto deliberatamente all'inchiostro.

"Grazie alla potenza di fascio di sincrotrone

dell'ESRF, le analisi sono state molto veloci,

un decimo di secondo a pixel, permettendoci

di acquisire numerosi dati rapidamente e su

tutti i campioni", ha aggiunto Mocella.

"Abbiamoquindi la certezza della correlazione

tra informazione chimica e traccia visibile delle

lettere", che si trovano sul papiro.

La scoperta apre una nuova prospettiva anche

per altri studi di archeologia.

"Grazie alle competenze diversificate messe in

campo e all'uso delle tecniche disponibili su diverse

linee di luce di ESRF, abbiamo spinto a un livello

mai raggiunto la nostra conoscenza degli inchiostri

del periodo classico dell'antichità e pensiamo di

poter ottimizzare tecnica e lunghezze d'onda

della luce da usare per l'analisi e la lettura di

altri documenti antichi", ha concluso Mocella.

 
 
 
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