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Un pò di storia antica

Post n°3374 pubblicato il 09 Marzo 2021 da blogtecaolivelli

Fonte: Libere risorse online
24 giugno 2020
L'eruzione che ha messo fine alla Repubblica romana

Veduta aerea della caldera del vulcano

Okmok, in Alaska (©Kerry Key/Columbia

University)

 Nel 43 a.C. un'enorme eruzione vulcanica

in Alaska ha portato a un clima freddo e umido

in tutta l'area del Mediterraneo, i cui effetti potreb-

bero aver contribuito all'instabilità politica e

sociale, e infine al declino della Repubblica

dell'antica Roma

Il 44 a.C. è la data della morte di Giulio Cesare,

a cui seguì una sanguinosa guerra civile che

portò infine alla nascita, nel 27 a.C. dell'Impero

Romano.

Questo è quello che raccontano le cronache

dell'epoca, ma c'è una parte degli storici che

sottolinea come l'instabilità politica dell'epoca

fu determinata anche da un lungo periodo di

cattivi raccolti agricoli, carestie e malattie

causate dall'arrivo di un clima freddo su tutta

l'area del Mediterraneo.

Uno studio pubblicato sui "Proceedings of the

National Academy of Sciences" da Joe McConnell,

del Desert Research Institute in Reno, negli Stati

Uniti, indica che quell'evento climatico estremo

fu causato da una massiccia eruzione del vulcano

Okmok, in Alaska, cioè quasi dalla parte opposta

del globo.

Le ceneri proiettate nell'atmosfera, come successo

molte volte nella storia della Terra, determinarono

una maggiore riflessione della radiazione solare

e quindi un raffreddamento notevole della

superficie terrestre.

Trova così riscontro sperimentale l'ipotesi formulata

da molti anni da alcuni studiosi secondo cui dietro

il raffreddamento climatico del Mediterraneo

dell'epoca vi fosse proprio un'eruzione.

Per arrivare a questa conclusione, McConnell e

colleghi hanno effettuato un'analisi geochimica

della tefra, cioè l'insieme dei materiali piroclastici

prodotti nel corso di un'eruzione.

La tefra dell'eruzione dell'Okmok è rimasta intrappolata

nelle carote di ghiaccio dell'Artide, scavate negli

anni novanta in Groenlandia e in Russia e conservate

in vari istituti statunitensi, danesi e tedeschi.

Le nuove misurazioni, unite a quelle dell'epoca,

hanno permesso di stabilire le date di due distinte

eruzioni del vulcano, la prima intensa ma di breve

durata, si è verificata intorno al 45 a.C.

La seconda, di ben più vasta portata, si è verificata

nel 43 a.C., e ha prodotto ceneri che sono sparse

sui territori circostanti per altri due anni.

A conferma del fatto che fu proprio questo evento

a cambiare il clima dall'altra parte del globo, gli autori

hanno analizzato gli anelli di crescita di alberi in

Scandinavia, Austria e California, nonché gli

speleotemi della cava di Shihua, in Cina, concrezioni

geologiche che rappresentano registrazioni naturali

di diverse variabili climatiche della storia.

Infine,hanno usato modelli del pianeta per indagare

l'entità dei fenomeni vulcanici dell'epoca e il loro

influsso sul clima.

Secondo i dati raccolti, i due anni seguenti alla

seconda eruzione dell'Okmok furono tra i più freddi

dell'emisfero boreale degli ultimi 2500 anni, e il

decennio successivo fu il quarto più freddo.

I modelli climatici indicano che le medie stagionali

delle temperature furono di 7 °C al di sotto del

normale durante l'estate e l'autunno che seguirono

l'eruzione del 43 a.C., con precipitazioni estive tra

il 50 e il 120 per centro oltre il normale in tutta

l'Europa meridionale, mentre le precipitazioni

autunnali arrivarono al 400 per cento del normale.

"Nella regione del Mediterraneo, queste

condizioni estremamente fredde e umide

probabilmente ridussero la resa dei raccolti e

aggravarono i problemi di approvvigionamento

durante i continui sconvolgimenti politici del

periodo", ha spiegato l'archeologo Andrew Wilson,

dell'Università di Oxford.

"Queste scoperte danno credibilità alle segnalazioni

di freddo, carestia, carenza di cibo e malattie

descritte dalle antiche fonti scritte". (red)

 
 
 
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