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Messaggi del 12/05/2020

Un gran bel dinosauro.

Post n°2909 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: aarticolo riportato dall'Internet

Scienza: scoperta in Canada una specie sconosciuta di

tirannosauroUna nuova specie di tirannosauro, sopran-

nominata "mietitore di morte", è stata rinvenuta in Canada,

dopo 50 anni dall'ultima specie ritrovata nel paese

A cura di Antonella Petris 12 Febbraio 2020 22:56

Scoperta in Canada una nuova specie di tirannosauro,

soprannominata "mietitore di morte".

 L'annuncio, stando a quanto si legge sul quotidiano britannico 

Independent, viene da uno studio dell'Università di Calgary e

del Royal Tyrrell Museum of Paleoology.

Il nome scientifico di questa nuova specie sarebbe Thanatotheristes

degrootorum, dall'unione di Thanatos e Theristes, che nella mitologia

greca indicavano rispettivamente la divinita' della morte e uno dei

personaggi negativi dell'Iliade.

I frammenti fossili del teschio e della mascella risalirebbero a circa

79,5 milioni di anni fa, e sono stati scoperti da John De Groot, un

agricoltore appassionato di paleontologia.

"L'osso mascellare  stato una scoperta assolutamente straordinaria.

Si vedevano chiaramente i denti fossilizzati e sapevamo che era

qualcosa di speciale", afferma De Groot.

"Siamo entusiasti di questa scoperta, la prima nuova specie di tiran-

nosauro dopo 50 anni e la piu' antica all'interno dei confini del Canada",

 dichiara Francois Therrien, curatore della paleoecologia dei

dinosauri presso il Royal Tyrrell Museum.

"Questa scoperta è significativa perché colma una lacuna nella nostra

comprensione dell'evoluzione del tirannosauro", aggiunge Therrien.

Il team di ricerca ha analizzato i resti del cranio e delle ossa rinvenute,

dichiarandone l'appartenenza a una specie unica, dai denti delle

dimensioni di circa 7 cm.

 "I Thanatotheristes possono essere distinti da tutti gli altri tirannosauri

per le numerose caratteristiche del cranio, come le creste verticali che

corrono lungo la mascella superiore", spiega Jared Voris, studente di

dottorato dell'Universita' di Calgary e autore dello studio.

 "Queste caratteristiche conferiscono al predatore una posizione ai

vertici della catena alimentare, e lo rendono una delle sole cinque

specie di tirannosauro rinvenute nella regione", conclude il team di

ricerca.

 
 
 

Un prestigioso patrimonio archeologico italiano

Post n°2908 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Ostia Antica Patrimonio Europeo

Prestigioso riconoscimento

2 Aprile 2020


L'area archeologica di Ostia Antica diventa

Patrimonio storico e culturale europeo.

Lo ha annunciato la Commissione Ue, che ha insignito

del "Marchio del patrimonio europeo" dieci siti dell'Unione,

dalla Polonia al Portogallo.

Un marchio importante

I siti sono stati selezionati da una giuria di esperti indipendenti.

Con l'aggiunta degli ultimi dieci, salgono a 48 i luoghi detentori

del marchio europeo, fra i quali figurano anche il Forte di Cadine

(Trento) e il Museo casa Alcide de Gasperi (Pieve Tesino).

La direttrice Barbera: "Ostia Antica esprime gli odierni valori europei"

Grande soddisfazione esprime Mariarosaria Barbera, direttrice del

Parco archeologico di Ostia Antica, che ad Archeologia Viva dichiara:

«È un riconoscimento molto importante che ci rende orgogliosi in

quanto viene conferito a quelle realtà che si sono contraddistinte per

la loro capacità di veicolare valori europei tra cui l'integrazione, la

circolazione di idee, il principio di multiculturalità.

Ostia in ambito italiano è il sito di più antica storia e memoria che

riporta in età moderna questi valori.

«Ostia - dal latino Ostium - era la 'bocca' (del fiume Tevere),

ovvero la porta di Roma e quindi in questo senso già in antico

e per tutti i suoi nove secoli di vita, ha rappresentato un melting

pot di culture, civiltà, modi di sentire.

Non è un caso che l'emblema più orgoglioso di questa qualità di

Ostia è il Piazzale delle Corporazioni, con i suoi 61 stand di mosaici

che riproducono merci, navi di provenienza da tutto il bacino

del Mediterraneo, da Cagliari all'Africa, all'Asia ovvero tutto

quello che costituiva in antico il cuore dell'impero romano.

Una "palestra" di arricchimento culturale

«Negli ultimi tre anni (data d'insediamento della nuova direzione

ndr) abbiamo dato molto spazio alla comunicazione e anche alla

formazione di studiosi di tante università italiane e straniere che

utilizzano Ostia come palestra d'informazioni, idee e arricchimento

culturale con cicli di conferenze legate all'archeologia pubblica e alla

legalità, dirette streaming dai depositi, iniziative aperte alla

comunità locale.

Messaggio vincente...

«Siamo molto felici - prosegue Mariarosaria Barbera - che questo

nostro modo di vedere la storia e la cultura sia stato riconosciuto

e apprezzato in un momento nel quale molte nubi si addensano

sull'Europa con una doppia spinta manichea tra modello integrativo

e modello che dissolve in qualche modo questi valori

(con movimenti sovranisti che diventano poi indipendentisti per

non dire altro).

«Ebbene, Ostia non può essere il punto di svolta nel nostro

modo di vedere l'Europa, ma è tuttavia un piccolo segnale

questo riconoscimento assegnato all'Italia, a questa città

romana di antichissima tradizione, la prima colonia di Roma,

fondata nel IV secolo prima di Cristo.

Non scordiamoci che la storia di Ostia si è dipanata per almeno

nove secoli, declinando lentamente dopo aver resistito all'interro

della costa, all'arrivo dei barbari, fino a riproporsi, con il Borgo

di Gregoriopoli, come città medievale...

Insomma, è un messaggio molto importante l'aver riconosciuto

a livello europeo il valore fondativo della nostra storia.

Passata l'emergenza coronavirus, quando riapriremo, potremo

già esporre il marchio di Patrimonio europeo... magari

nell'ambito di una bella grande e partecipata cerimonia».

Foto: Parco Archeologico Ostia Antica 

 
 
 

Le abilità avanzate dei Neanderthal

Post n°2907 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Il nuovo volto dei Neanderthal: da uomini delle caverne

a subacquei provettiI Neanderthal erano dei subacquei in

grado di immergersi in apnea fino a 2/4 metri di profondità:

lo facevano spesso, per raccogliere conchiglie

A cura di Antonella Petris 16 Gennaio 2020 10:45la ferrassie 1 scheletro neanderthal

Altro che uomini delle caverne: i Neanderthal erano subacquei

provetti, in grado di immergersi in apnea fino a 2/4 metri di

profondità.

Lo facevano spesso, per raccogliere conchiglie da trasformare in

utensili.

Lo rivelano i reperti risalenti a circa 90.000 anni fa della Grotta dei

Moscerini, lungo il litorale laziale nei pressi di Gaeta.

Essi sono al centro di uno studio condotto da un gruppo di ricerca

internazionale guidato da Paola Villa, archeologa dell'Università del

Colorado, con la partecipazione dell'Università di Pisa, la Sapienza e

l'Università Roma tre. I risultati sono pubblicati sulla rivista Plos One.

I 171 reperti sono gusci di mollusco fasolaro (Callista chione) che i

Neanderthal affilavano con martelletti di pietra per utilizzarli poi come

raschietti.

Circa tre quarti di questi strumenti preistorici presentano una

superficie opaca e leggermente abrasa dalla sabbia, segno che i

gusci erano stati portati sulla spiaggia dalle correnti marine;

le conchiglie restanti, leggermente piu' grandi delle altre, mostrano

invece una superficie esterna liscia e luminosa, segno che erano

state pescate direttamente sott'acqua.

Tra i reperti della Grotta dei Moscerini ci sono anche degli strumenti

fatti di pietra vulcanica (pomice), che le correnti marine avevano

probabilmente trasportato fin li' dal Golfo di Napoli.

 
 
 

La peste ai tempi di Tucidide.

Post n°2906 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

Tucidide tra peste e democrazia ieri come oggi

16 aprile 2020


Il coronavirus nel 2020. La peste ad Atene nel V sec. a.C.
Ieri come oggi il contagio è "democratico".
Semina morte senza guardare in faccia a nessuno: potenti o

disgraziati, forti o deboli. La vicenda di Pericle insegna...
Lo straordinario resoconto di Tucidide del terribile morbo

all'ombra del Partenone viene ora riproposto ad 

Archeologia Viva come spunto di riflessione dal professor

Umberto Pappalardo. Volentieri condividiamo. 

La peste ad Atene:
Tucidide, La guerra del Peloponneso II, 47-53

Tucidide nacque ad Atene fra il 460 e il 455 a.C., in

una delle più aristocratiche famiglie dell'Attica.

Accusato di alto tradimento, fu condannato a morte, che

evitò andando in esilio per oltre vent'anni.

In quel lungo periodo compose l'opera che lo avrebbe

reso famoso: 

" La guerra del Peloponneso", un resoconto sul conflitto che

dal 431 al 404 oppose Atene a Sparta per il dominio sul mondo

 greco.

Nel 404, dopola resa di Atenefu richiamato in patria con un

decreto speciale che revocava la condanna.

Morì poco tempo dopoin circostanze mai chiarite.

Lo storico descrive l'epidemia di peste che colpì Atene

intorno al 430 a. C., durante la guerra del Peloponneso,

quando la città era sotto assedio.

Il morbo provocò migliaia di morti, fra i quali lo stesso Pericle.

Umberto Pappalardo*


 All'inizio dell'estate i Peloponnesiaci e i loro alleati invasero l'Attica.


Li comandava Archidamo, re di Sparta.

Erano nell'Attica solo da pochi giorni, quando il morbo cominciò a

manifestarsi ad Atene.

l medici non riuscivano a fronteggiare questo morbo ignoto ma anzi

morivano più degli altri, in quanto si avvicinavano ai malati.

A quanto si dice, la peste incominciò in Etiopia, poi passò in Egitto e


in Libia.

Ad Atene piombò improvvisamente e contagiò prima gli abitanti

del porto.

Gli ateniesi sostenevano che i nemici avevano gettato dei

veleni nei pozzi ...

Si dica pure su questo argomento quello che ciascuno pensa,

medico o profano che sia, io ne racconterò i sintomi, giacché

io stesso ne fui affetto ...

All'improvviso, le persone venivano prese da vampate di calore

alla testa, arrossamento e bruciore agli occhi.

La gola e la lingua assumevano un colore sanguigno ed emet-

tevano un odore sgradevole.

Dopo questi sintomi sopraggiungevano starnuti e raucedine.

Dopo non molto il male scendeva al petto con una forte tosse

e quando raggiungeva lo stomaco provocando spasmi, svuota-

menti di bile e forti dolori.

Nella maggior parte dei casi si manifestava anche un singhiozzo

con sforzi di vomito che generavano violente convulsioni.

Il corpo era rossastro, livido e come fiorito di piccole pustole; le parti

ardevano a tal punto da non riuscire a sopportare nemmeno le vesti

leggere.

Molte persone si gettarono nei pozzi, oppresse da una sete

inestinguibile, ma il bere dava poco risultato.

L'insonnia opprimeva.

La maggior parte moriva dopo giorni per effetto del calore; se invece

sopravvivevano, la malattia produceva una violenta diarrea e così

morivano per lo sfinimento ...

Il morbo mostrò di essere diverso dalle solite epidemie ...

La malattia portava via tutti, anche chi era curato con la maggiore

attenzione.

Non esisteva nessuna medicina che si potesse applicare ...

Se si accostavano alle persone, morivano per il contagio, e in

particolar modo quelli che agivano per generosità .. .

La malattia non colpiva due volte la stessa persona in modo grave.

Oltre alla malattia, aggravava il loro disagio l'afflusso della gente dai

campi ...

Tutte le consuetudini che prima si seguivano nel celebrare gli uffici


funebri furono sconvolte e si seppelliva come ciascuno poteva.

Molti usarono modi di sepoltura indecenti, dato che i morti erano

numerosi gli uni, posto il loro morto su una pira destinata a un altro,

vi davano fuoco; altri, mentre un cadavere ardeva, vi gettavano

sopra anche quello che stavano portando e se ne andavano.

Il morbo dette inizio a numerose infrazioni della legge . . . poiché

dal momento che una pena ben più grande pendeva sulle loro teste,


era naturale godere della vita prima che tale punizione

piombasse anche su di loro.


*Umberto Pappalardo è docente di Archeologia

classica, Archeologia pompeiana e Archeologia

e Storia dell'arte greca e romana all'Università

di Napoli Suor Orsola Benincasa.

È membro del comitato scientifico di Archeologia

Viva. 

 
 
 

Il moderno DNA di Neanderthal

Post n°2905 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

05 ottobre 2018

L'eredità Neanderthal che ci protegge dai virus

© SPL/AGF Ben 152 varianti geniche che ci proteggono

da virus sono un'eredità dell'incrocio tra Neanderthal ed

esseri umani moderni.

Arrivati in Eurasia centinaia di migliaia di anni prima degli 

Homo sapiens, i Neanderthal avevano avuto il tempo di

evolvere difese contro virus presenti in Europa e in Asia ma non

in Africa, un vantaggio adattativo che ha assicurato la permanenza

di quelle varianti nel nostro genoma

I Neanderthal ci hanno lasciato un'eredità genetica positiva:

un cospicuo numero di mutazioni in alcuni geni che offrono prote-

zione da molti virus a RNA.

La scoperta - fatta dai biologi evoluzionisti David Enard, dell'Università

dell'Arizona a Tucson, e Dmitri A. Petrov, della Stanford University, e

illustrata su "Cell" - è un'ulteriore conferma dell'importanza del

patrimonio genetico che abbiamo ereditato dai nostri cugini estinti.

I Neanderthal sono scomparsi fra 30.000 e 40.000 anni fa, ma hanno

fatto in tempo a incrociarsi con la nostra specie, che aveva da poco

iniziato a diffondersi in tutto il mondo.

Le tracce di questo incrocio sono presenti in buona parte delle

popolazioni non africane, e rappresentano in media circa il 2

per cento del genoma.

Alcune di queste tracce, inoltre, sonomolto più diffuse di altre,

tanto da suggerire che la loro persistenza sia legata a un vantaggio

evolutivo.

Analizzando i circa 4500 geni che negli esseri umani moderni

interagiscono con i virus attraverso le proteine che producono, e

confrontandoli con il database dei geni neanderthaliani identificati

finora, Enard e Petrov hanno individuato 152 sequenze di DNA

tipiche dei Neanderthal.

Probabilmente i Neanderthal contagiarono i primi esseri umani

moderni arrivati in Eurasia con i virus a RNA tipici del continente,

ma grazie al mescolamento delle popolazioni trasmisero loro anche

le difese genetiche che avevano sviluppato, secondo un modello

detto "veleno-antidoto" (Cortesia Enard & Petrov / Cell)

Una serie di test ha permesso di concludere che le proteine espresse

da quei geni di origine neanderthaliana offrono una certa protezione

dalle infezioni dovute a diversi tipi di virus a RNA.

In particolare, le proteine prodotte dalle varianti neanderthaliane

interferiscono con il ciclo di replicazione del virus all'interno della

cellula infettata, impedendone quindi la riproduzione e la capacità

di infettare a cascata sempre più cellule.

I Neanderthal - osservano i ricercatori - vissero fuori dall'Africa per

centinaia di migliaia di anni, un tempo sufficiente perché il loro

sistema immunitario evolvesse delle difese contro virus presenti in

Europa e in Asia ma non in Africa. "Gli esseri umani moderni - ha

detto Enard - hanno 'preso in prestito' le difese genetiche già presenti

nei Neanderthal senza dover aspettare che si sviluppassero le loro

mutazioni adattative, che avrebbero richiesto molto più tempo." (red)

 
 
 

La regola dell'asimmetria...

Post n°2904 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

16 aprile 2020

Dai neutrini sempre più prove dell'asimmetria tra materia e antimateria

L'interno del rivelatore Super-Kamiokande

(©T2K Collaboration) I neutrini oscillano, cioè si

trasformano in neutrini di diverso tipo, con una

probabilità diversa rispetto a quella dei rispettivi

antineutrini.

Il fenomeno, confermato dal rivelatore giapponese

Super-Kamiokande dopo nove anni di raccolta dati,

apre uno spiraglio alla comprensione dell'enorme

prevalenza della materia che si osserva nell'universo

attuale.

I neutrini attraversano la materia praticamente indisturbati.

Durante il loro viaggio, queste elusive particelle elementari

"oscillano", cioè si trasformano da un tipo all'altro.

Lo stesso si verifica per gli antineutrini, le antiparticelle

dei neutrini, ma con una probabilità leggermente inferiore.

Lo conferma la nuova analisi, pubblicata sulla rivista "Nature",

dei dati ottenuti con il rivelatore giapponese Super-Kamiokande,

gestito dalla collaborazione internazionale T2K, che vede una

nutrita partecipazione delle sezioni dell'Istituto nazionale

di fisica nucleare (INFN) e delle Università di Napoli, Padova e

Roma Sapienza, Università e Politecnico di Bari, e dei Laboratori

nazionali di Legnaro dell'INFN.

La discrepanza tra neutrini e antineutrini era già stata evidenziata,

ma l'accumulo di dati per nove anni ha portato ora la significatività

statistica su valori decisamente elevati: la probabilità che si tratti

di un effetto casuale e non di un fenomeno reale è ridotta allo 0,3

per cento.

Un limite così stringente ha profonde conseguenze, perché indica

che il processo di oscillazione viola la simmetria di CP.

Questo è uno dei principi fondamentali della fisica: afferma che le

leggi sono le stesse nel mondo visto allo specchio

(cioè invertendo tutti gli assi spaziali con l'operazione di parità

P) purché si trasformino le particelle nelle rispettive antiparticelle

(con l'operazione di coniugazione di carica, C).

La violazione di CP, implica che esiste un'asimmetria tra materia

e antimateria, un primo elemento che può portare a spiegare

perché nell'universo attuale si osserva un'enorme sovrabbondanza

di particelle rispetto alle antiparticelle, nonostante il fatto che il big

bang deve aver prodotto materia e antimateria in egual misura.

Lo studio conferma anche l'utilità delle ricerche sui neutrini prodotti

artificialmente, oltre a quelle che hanno come oggetto i neutrini

prodotti in grande quantità dal Sole.

Per rilevare la differenza di comportamento tra neutrini e

antineutrini occorre far viaggiare i neutrini su un tragitto

piuttosto lungo, misurandone le caratteristiche all'inizio e

alla fine.

Nel caso dell'apparato giapponese, i neutrini sono prodotti nel

complesso di acceleratori per la ricerca (JPARC) presso il villaggio

di Tokai, sulla costa orientale del Giappone.

Le particelle vengono prima intercettate nei pressi del sito di

produzione e poi si propagano per 295 chilometri verso Kamioka,

non lontano dalla costa occidentale del Giappone.

Qui li aspettano 50.000 tonnellate di acqua purissima contenuta

in un serbatoio ospitato dal gigantesco rivelatore sotterraneo

Super-Kamiokande.

Qui le rarissime interazioni tra neutrini e acqua producono una

luce che viene catturata da oltre 11.000 fotomoltiplicatori.

 "Questo risultato premia i molti anni di sforzi per costruire,

mettere in funzione e operare uno degli apparati più complessi

mai realizzati nel nostro settore" sottolinea Gabriella Catanesi,

responsabile per l'INFN dell'esperimento T2K e componente

del comitato esecutivo dell'esperimento.

"Siamo molto orgogliosi e soddisfatti.

Ma non ci fermiamo certamente.

Stiamo lavorando per migliorare ancora il nostro apparato per

essere in grado di fronteggiare le sfide dei prossimi anni". (red)

 
 
 

L'universo asimmetrico?

Post n°2903 pubblicato il 12 Maggio 2020 da blogtecaolivelli

Fonte: articolo riportato dall'Internet

E se l'universo fosse asimmetrico?

di Lee Billings/Scientific American

Un'immagine dell'ammasso di galassie IDCS J1426,

situato a 10 miliardi di anni luce da noi (©ESA/Hubble)

Una nuova analisi basata sulla distribuzione degli ammassi

di galassie in tutto il cielo e fino a 5 miliardi di anni luce da

noi mostra che alcuni sono più lontani o più vicini di quanto

ci si aspetterebbe se l'espansione dell'universo fosse uguale

in tutte le direzioni.

Se fosse confermato, il risultato minerebbe le fondamenta

della fisica, ma molti esperti sono scettici.

Secondo i principi chiave della fisica moderna, il cosmo è

"isotropo" su scala di molti miliardi di anni luce, il che significa

che dovrebbe avere lo stesso aspetto e lo stesso comportamento

in qualunque direzione lo si osservi.

A partire dal big bang di quasi 14 miliardi di anni fa, l'universo

avrebbe dovuto espandersi in modo identico ovunque.

E questo presupposto è in accordo con ciò che gli astronomi

verificano quando osservano la liscia uniformità della luce del big

bang: il fondo cosmico a microonde (cosmic background radiation,

CMB).

Ora, tuttavia, una survey a raggi X delle distanze degli ammassi di

galassie in tutto il cielo suggerisce che alcuni sono significativamente

più vicini o più lontani di quanto l'isotropia possa far prevedere.

Questa scoperta potrebbe essere un segno che l'universo è in realtà

"anisotropo": si espande più velocemente in alcune regioni che in

altre.

Chiedo scusa a chiunque sia alla ricerca di una scusa cosmica per le

proprie disgrazie, ma forse l'universo non è poi così privo di

direzione.

Questa possibile prova dell'anisotropia viene da un gruppo

internazionale di ricerca guidato dall'astronomo Konstantinos Migkas,

dell'Università di Bonn in Germania.

E si basa su dati nuovi o diarchivio relativi a quasi 850 ammassi

di galassie visti dall'Osservatorio a raggi X Chandra della NASA,

dal satellite XMMM-Newton dell'Agenzia Spaziale Europea e dal

satellite giapponese Advanced Satellite for Cosmology and

Astrophysics.

Lo studio, apparso nel numero di aprile di "Astronomy and

Astrophyisics", tratta ogni ammasso un po' come un faro,

stimandone le distanze in base a quanto appare luminoso

od oscuro ogni singolo ammasso.

Misurando il tipo e la quantità di raggi X emessi dal gas caldo

e rarefatto che circonda un determinato ammasso, il gruppo

ha potuto determinare la temperatura di quel gas.

In questo modo, i ricercatori sono riusciti a stimare la

luminosità nei raggi X dell'ammasso e quindi la sua distanza.

Successivamente, hanno calcolato la luminosità di ciascun

ammasso attraverso una tecnica separata che si basava, in

parte, su determinazioni preesistenti del tasso di espansione

dell'universo.

Il confronto tra i due valori indipendenti di luminosità degli

ammassi ha permesso a Migkas e ai suoi colleghi di indagare

le potenziali deviazioni del tasso di espansione dell'universo

in tutto il cielo e di scoprire due regioni in cui gli ammassi

erano del 30 per cento circa più luminosi o più deboli (e quindi

potenzialmente più vicini o più lontani) del previsto.

"Siamo riusciti a individuare una regione che sembra espandersi

più lentamente del resto dell'universo e una che sembra

espandersi più velocemente", dice Migkas.

"Ci sono anche molti studi su supernovae ottiche e su galassie

a infrarossi che hanno rilevato anisotropie simili nelle stesse

direzioni.

E ci sono anche molti studi con serie di dati simili che non

mostrano alcuna anisotropia! Pertanto, la situazione è ancora

incerta.

Non sosteniamo di conoscere l'origine delle anisotropie,

ma solo che ci sono".

Un'anisotropia sorprendente e deprimente

Un universo anisotropo minerebbe le fondamenta della fisica,

richiedendo importanti revisioni del pensiero attuale sull'evoluzione

cosmica.

"Se[la crescita dell'universo fosse effettivamente diversa in

diverse direzioni, si aprirebbe una nuova falla nell'ipotesi

cosmologica sull'omogeneità dell'espansione su porzioni di spazio

sufficientemente grandi", dice Megan Donahue, astrofisica della

Michigan State University che non era coinvolta nello studio.

Un'espansione asimmetrica "sarebbe stupefacente e deprimente",

aggiunge, perché suggerirebbe che la nostra comprensione

della struttura e dell'evoluzione su larga scala dell'universo è

profondamente - forse irrimediabilmente - incompleta.

Per spiegare una cosa del genere - e per conciliarla con l'isotropia

quasi perfetta vista nel fondo cosmico a microonde - i cosmologi

potrebbero ricorrere all'energia oscura, la misteriosa forza che

determina l'espansione accelerata dell'universo.

Forse, in qualche epoca intermedia nell'ampio intervallo di tempo

tra l'immagine del fondo a microonde dell'universo "primordiale"

e quella dell'universo " maturo" degli ultimi miliardi di anni, gli

effetti dell'energia oscura si sono intensificati in alcune parti

specifiche del cosmo, provocando un'espansione asimmetrica.

"Sarebbe notevole se si scoprisse che l'energia oscura ha diverse

intensità in differenti parti dell'universo", ha detto il coautore

dello studio, Thomas Reiprich dell'Università di Bonn in una

recente dichiarazione.

"Tuttavia, sarebbero necessarie molte più prove per escludere

altre spiegazioni e formulare un quadro convincente".

In alternativa, l'universo potrebbe non essere affatto asimme-

trico: gli ammassi di galassie aberranti potrebbero essere coinvolti

in un "flusso di massa", trascinati fuori posto dall'attrazione

gravitazionale di ammassi ancora più grandi e lontani, un po'

come le barche travolte dalla corrente impetuosa di un fiume.

Ma la maggior parte dei cosmologi non si aspettava che si

verificassero flussi di massa alle scale estremamente grandi

indagate dallo studio, in cui sono state condotte misurazioni

fino a circa cinque miliardi di anni luce di distanza.

Una mappa a cielo aperto che mostra come potrebbe essere

un'espansione asimmetrica dell'universo, basata sulle survey a

raggi X di centinaia di ammassi di galassie.

Le tonalità giallo arancione indicano un tasso di espansione più

veloce del previsto.

I colori viola-nero corrispondono a un'espansione più lenta

del previsto (K. Migkas et al. 2020-CC BY-SA 3.0 IGO)

"Potrebbe trattarsi benissimo di un flusso di massa", dice

Migkas.

"Ma anche questo sarebbe molto importante, semplicemente

perché la maggior parte degli studi non ne tiene conto!

Qualsiasi flusso di massa esistente potrebbe influenzare pesante-

mente i nostri risultati e le misurazioni, se non si apportano le

correzioni dovute a questi movimenti in modo appropriato".

Punti ciechi cosmici

La spiegazione più ovvia, naturalmente, sarebbe che le apparenti

asimmetrie nella distribuzione spaziale dei cluster sono dovute

a difetti nei dati o nella loro analisi.

Ma anche questo scenario potrebbe richiedere agli scienziati di

aggiornare la loro conoscenza di come gli errori si insinuano

nei loro più accurati calcoli delle distanze cosmiche.

"E' da un po' di tempo che gli studi che utilizzano gli ammassi

come riferimenti cosmologici forniscono risultati scorretti", dice

Adam Riess, astronomo della Johns Hopkins University, che

non fa parte del gruppo di Migkas, citando le recenti analisi di

altri ricercatori che evidenziano le incongruenze tra il lavoro

basato sugli ammassi e quello basato sulle altre tecniche di misura-

zione.

Tali incongruenze suggeriscono che le correlazioni tra la tempera-

tura dei raggi X di un ammasso di galassie e la sua luminosità

non sono così chiare come i ricercatori vorrebbero.

Inoltre, dice Riess, ci sono altri potenziali problemi da affrontare

proprio qui nella Via Lattea: in particolare, il disco pieno di gas e

polveri della nostra galassia, che oscura in vari modi fastidiosi la

visione del cosmo più ampio da parte degli astronomi.

Potrebbe non essere una coincidenza, dice, che la regione con la

più grande anisotropia cosmica apparente identificata da Migkas

e dai suoi colleghi confina con il luogo dove sono più spessi i gas

e le polveri che assorbono i raggi X della Via Lattea.

"Essi affermano che la direzione dell'universo che appare

problematica è proprio nel nostro punto cieco", aggiunge Riess.

"Sembra sospetto!".

Anche David Spergel, cosmologo della Princeton University e

del Flatiron Institute di New York City, sospetta che ci siano

errori nelle misurazioni basate sugli ammassi, in parte perché

molte altre tecniche forniscono risultati fortemente contrastanti.

"Questo articolo sarebbe molto importante se fosse vero, ma

è molto improbabile che lo sia", dice.

"Abbiamo molti test molto più accurati dell'anisotropia basati

sulle osservazioni del fondo cosmico a microonde e della strut-

tura su larga scala.

Queste osservazioni sono più semplici, più pulite e sono state

riprodotte in molti modi diversi".

Le anisotropie alla scala suggerita dal nuovo studio, dice, portereb-

bero a fluttuazioni nella fondo a microonde mille volte più luminose

di quelle osservate dagli astronomi.

Ciononostante, Migkas e i suoi colleghi sostengono che pronunciarsi

decisamente contro o a favore di un universo asimmetrico richiede

ulteriori e più complete prove sulla struttura cosmica su larga scala.

Ora sono alla ricerca di ulteriori indizi di anisotropia dell'ammasso

di galassie all'interno delle mappe del fondo cosmico a microonde

e cercano di convalidare i loro studi sull'ammasso basati sui raggi X

con osservazioni complementari negli infrarossi.

I risultati conclusivi potrebbero infine provenire da nuovi telescopi

spaziali - come eROSITA, un osservatorio a raggi X tedesco-russo,

o la prossima missione Euclide dell'Agenzia Spaziale Europea -

che condurranno survey più profonde e più ampie degli ammassi

in tutto il cielo.

"In generale, crediamo che sempre più persone dovrebbero

studiare l'isotropia dell'universo e trovare nuovi metodi e strumenti

per farlo, considerando l'enorme significato che questo ha per la

cosmologia standard", dice Migkas.

"Sarebbe bello se sapessimo, una volta per tutte, se l'ultimo

universo ha un aspetto isotropo o meno".

(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su

"Scientific American" il 15 aprile 2020. Traduzione

ed editing a cura di Le Scienze.

Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)

 
 
 

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