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Voglia di gentilezza

Post n°9 pubblicato il 22 Settembre 2009 da blu_dada
 

 

 

Tutti hanno dei bisogni. La gentilezza dovrebbe essere un bisogno universale.

Quando si  parla di diritti, di civiltà, rispetto, umanità...si commette un grave sbaglio: se ne parla solo.

In pratica tutto peggiora.

Le persone non sono bendisposte verso gli altri: questa è la realtà.

Nel quotidiano si incontrano sguardi astiosi, modi ostili,

nei posti che frequentiamo tutti i giorni, al lavoro, per strada, al supermercato e via dicendo.

C’è quasi paura ad essere gentili , paura di essere considerati dei perdenti, o dei deboli.

O peggio essere additati come dei cretini, smidollati.

Anche all’interno delle famiglie non si è più gentili l’uno con l’altro.

Eppure noi abbiamo bisogno degli altri, siamo degli esseri sociali, cerchiamo delle relazioni che siano gratificanti.

Ma che fine ha fatto la gentilezza?

Non parliamo solo della buona educazione, del bon ton.

Gesti automatici che facciamo senza quasi accorgercene.

Dire buongiorno e buonanotte, non basta. Si tratta di qualcosa di ben  più profondo.

Essere gentile è edificante, non perché si è educati, civili, rispettosi delle regole, ma perché c’è amore verso gli altri.

L’amore implica in sé tutte gli altri aspetti: rispetto, civiltà, altruismo, generosità, comprensione, delicatezza.

Capire i bisogni degli altri, captare le loro sfumature, fare in modo di non offenderli, di trattarli con amore, questa è la gentilezza.

Non si deve pensare di essere gentili con gli altri, perché questi, alla fine, ci tratteranno bene a loro volta.

Questo è un ragionamento e come tale già non è gentilezza.

È essere opportunisti.

Se sono gentile, lo sono senza aspettarmi niente in cambio, semplicemente metto in rilievo la mia dignità di essere umano.

 Contemporaneamente faccio risaltare la dignità dell’altro... laddove esista una dignità.

Sembra un discorso un po’ contorto ma non lo è.

Le persone che sono davvero gentili, dovrebbero essere trattate con gentilezza a loro volta.

Ma non è calcolato. Il fatto di essere trattati con amore, rispetto e garbo, dovrebbe innescare la stessa reazione nell’altro che a sua volta dovrebbe sentirsi degno come persona. 

 Chi è gentile, inoltre, lo è sempre, con le persone, le cose, gli animali e le piante, insomma è gentile verso il mondo che lo circonda.

Riflettendo bene,  quindi, solo chi ama se stesso può essere gentile.

È un cerchio che si chiude.

Se mi comporto bene con gli altri significa semplicemente che mi comporto bene con me stesso.

Dando per scontato, quindi , di avere rispetto e amore per sé, allora è impossibile non essere gentili con gli altri.

La deduzione finale è che poche sono le persone che hanno rispetto e amore per se stessi, di conseguenza non riescono ad essere gentili.

 

 
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