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Una forza selvaggia

Post n°22 pubblicato il 19 Ottobre 2009 da blu_dada
 

Una forza selvaggia

Della vita - Nazim Hikmet

 Supponiamo di essere malati
così gravi
che occorra il bisturi.
Ciò vuoI dire che forse
non potremmo mai più rialzarci dal bianco bigliardo.
Allora, anche provando una grande tristezza
di andarcene un po' troppo presto,
rideremmo lo stesso
ascoltando un aneddoto,
daremmo un'occhiata alla finestra
per vedere se il tempo si mette alla pioggia
o aspetteremmo, con l'impazienza nel cuore,
le notizie dell'ultima ora.
Supponiamo di essere al fronte
per una causa che meriti.
Laggiù al primo scontro
può darsi che tu cada con la faccia a terra
e muoia.
Tu lo sai, ti fa rabbia
ma tuttavia
saresti ansioso e accalorato
vorresti conoscere come finirebbe quella guerra
che potrebbe durare degli anni.
Supponiamo di essere in carcere.
Che si rasenti la cinquantina
e che dovessero passare ancora diciotto anni
prima che la galera si apra.
Ma ugualmente
tu vivresti con il mondo di fuori
con i suoi uomini
i suoi animali
le sue lotte
e i suoi venti
con il mondo di là dai muri.
Così, dovunque tu sia, in qualunque
circostanza tu sia
devi vivere
come se mai tu dovessi morire.

 

Conosco questa poesia di Nazim Hikmet, da tanto tempo. Le sue parole sono incredibilmente semplici e significative,allo stesso tempo. 
Fin da quando ero una ragazzina, cercavo di immaginare il nulla, o meglio una non-vita universale. Per quanto io mi sforzi, tutt’ora, non riesco ad immaginare un niente, un grande spazio vuoto... o meglio il nulla assoluto, perché già uno spazio è qualcosa. Non ci sono mai riuscita. È talmente forte il senso della vita per me che non riesco a  pensare, anche solo per un momento, che non esista. La vita è inspiegabile, ma ci appartiene. Non ci è dato sapere il perché siamo qui, e perché proprio noi. Non ci è concesso  sapere se c’è un’entità divina che ce l’ha donata, se è appartenuta a qualcun altro prima di noi, e se apparterrà dopo di noi a qualcuno. La nostra vita è adesso. È  arrivato il nostro turno di viverla. Questo è certo. E se la morte è insita della vita, noi tutti che apparteniamo all’umanità  sembriamo esserne inconsapevoli, continuiamo a vivere non pensando che è prevista una fine, un punto. O forse, lo sappiamo, ma la vita stessa ce lo fa dimenticare, perchè è una forza incredibile e selvaggia  che appartiene a ogni nostra cellula. Sicuramente la vita è ancora più grande, di una grandezza inimmaginabile,  è tutto ciò che accade nell’infinito universo, mentre io, piccola entità terrestre, sto qui a scrivere e a  pensare che cosa non voglio più chiedermi sulla vita.

 



 

 
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