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Svegliarsi

Post n°35 pubblicato il 23 Novembre 2009 da blu_dada
 


                                                                                    Pensieri - F. Parità-

Svegliarsi

La cosa più bella del risveglio è la consuetudine
dei piccoli gesti.
La routine del mattino: automatismi  privi di coscienza.
Riscopri in alcune abitudini, un non so che di magico conforto.
Sentire il suono della solita sveglia, tirar su le persiane.
Piccoli rumori, odori rassicuranti. Niente di eccezionale.
Andare in cucina a fare il caffè.
E mentre stai  lì ad aspettare, guardi fuori dalla finestra.
Alzi lo sguardo per scrutare il cielo, per scoprirvi  le nuvole,
o il sole, senza farti  domande.
Ti incanti a guardar fuori da quella finestra,
mentre la mente si adagia ancora sul  cuscino.
Gli  occhi sono come i vetri appannati di quella finestra.
La realtà  arriva attenuata nel bene e nel male.
Ti perdi in quella staticità, in quella assoluta immobilità dell’anima
e di inerzia della mente.
È come se fossi scollegato dalla spina del tuo flusso di pensieri.
Slegato delle ansie, dai sogni intrappolati.
Sinapsi come vicoli ciechi provocano un’anestesia  interiore.
Sei incosciente, ma solo per pochi attimi.
Mentre  avresti voluto stare ancora  a quella finestra.
Restarci per un bel po’.
Magari tutta la giornata, anche di più... per non pensare.
Ma quell’immobilità termina: il borbottio del caffè
è come lo schiocco delle dita che fa uscire dall’ipnosi.
Sei scaraventato fuori dal torpore e i tuoi pensieri
si fanno avanti.
Si affollano, si urtano, si spingono per arrivare fino a te.
Vorresti non pensare, ma è inutile.
Sei sveglio e i vetri non sono più appannati.
Tutto è chiaro, riesci a vedere e a sentire.
Bevi il tuo caffè, comincia un altro giorno.
Scegli di pensare, o meglio pensi per poter scegliere.

 


 

 
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