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Post n°67 pubblicato il 19 Aprile 2010 da blu_dada

Scale

Una mela pink lady.
Buccia liscia e polpa croccante.
Lavata al volo, un minuto prima di uscire e ficcata in borsa.
Il mio spuntino di metà mattina. Come quando andavo in prima elementare.
Ricordo che mia madre mi preparava il cestino, con dentro la merenda;
poi, in una tasca del mio grembiulino metteva qualche caramella
e nell’altra un fazzolettino ricamato con la mia iniziale.
Quel fazzolettino aveva il profumo della sicurezza.
Ormai sono  grande, e devo pensare  a me... da sola.
Eppure stamane, mentre facevo quel gesto banale, mi ha colto un’insulsa tristezza.
Sarà che regredisco, ma mi ha sorpreso la voglia di essere accudita come una bambina.
Avere qualcuno che si prenda cura di me... senza che io chieda.
Una tantum, vivere un giorno senza responsabilità... alcuna.
Mettere da parte il senso del dovere per gli altri e tutto il resto.
Ma è più forte di me, è come un vortice che mi inghiotte.
Scendo il primo gradino... e precipito fino in fondo sulla scala dei miei giorni.
È  da sempre che mi concedo il piacere solo dopo  il dovere.
Oggi invece, avrei voglia di scappare,  di volare via, con quella spensieratezza dentro
che fa sentire in pace con il mondo, ma soprattutto con se stessi.
Perché in fondo è questo che vorremmo tutti, stare in pace con noi stessi.
Avere la coscienza a posto e nessun senso di colpa che si insinua.
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