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MESSIAH GAME: la mia recensione

Post n°51 pubblicato il 28 Giugno 2007 da fbellbra



Credo che se il Patriarca avesse visto "Messiah game" stasera e non fosse stato influenzato dalle paranoie di qualche cattolico integralista poco informato, avrebbe applaudito lui per primo alla straordinaria rappresentazione ispirata al tema della passione di Cristo realizzata dalla compagnia di Felix Ruckert. Intensa, emozionante, toccante.
Altro che blasfemia e vilipendio alla religione. Chi si aspettava chissà quali scene di sesso sadomaso tra Gesù e Giovanni, sarà rimasto di sicuro deluso.

A bocca asciutta anche gli otto (otto di numero!!!) integralisti che fuori dal Teatro alle Tese recitavano il rosario e cercavano di convincere le persone a non entrare regalando poster con l'immagine di Gesù. Alle loro spalle troneggiava la scritta "Perdona loro perchè non sanno quello che fanno".

Straordinari i ballerini della compagnia tedesca, che hanno iniziato lo spettcaolo con un'improvvisazione contact mozzafiato. Giochi di coppie, prese, salti, come in una lotta. Ad essere messi in evidenza (come giustamente indicava il coreografo nella presentazione del lavoro) i rapporti di forza, il gioco dell'obbedienza e della sottomissione, vittima e carnefice, dominato e  dominatore. E' vero, tutte tematiche riconducibili al sadomasochismo che è apparso in modo leggero e disinvolto verso la metà dello spettacolo mentre i ballerini intorno a un tavolo che faceva pensare all'ultima cena si dimenavano provocatori ma senza mai scendere nel volgare.

C'erano cinque uomini completamente nudi bendati e immobili in scena. Stupenda raffigurazione del gioco di obbedienzae e sottomissione proprio della scelta sacrificale di Cristo. Una lentissima e inesorabile attesa, poi l'ultima cena, in cui è stata esaltata la provocazione emotiva in contrasto perfetto con l'intensità interpretativa della flagellazione. Prima i due ladroni, poi un Cristo sofferente impersonificato da una ragazza che si è lasciata frustare dal vivo da tre compagni. La sua schiena arrossata, la palpabile sofferenza lasciata dalle fruste sulla sua pelle hanno reso tutta la drammaticità del momento che chiunque, da credente, avrebbe letto come fortemente spirituale e intensamente tragico. Poi una resurrezione di vento.

Dov'era allora Gesù? I ballerini erano 11. Nessun riferimento ai 12 apostoli. Intorno al tavolo che doveva far pensare all'Ultima cena (ma solo perchè qualcuno l'ha detto prima, altrimenti non ci sarei mai arrivata...) i ballerini si alternavano al posto centrale in poste fotografiche. Nessun riferimento, neanche simbolico, ai sacramenti, o ai gesti di Gesù. Solo vedendo la flagellazione della ragazza, dopo quella di altri due ballerini (un uomo e una donna) si coglie il quadro completo e il senso dell'intero spettacolo. Tutto era strumentale a parlare di rapporti di forza e di subordinazione, che è un aspetto dell'amore. In danza. Punto. La citazione del Vangelo c'era solo nell'ispirazione delle scene, non nel contenuto.
Se proprio uno avesse voluto leggerci un qualche messaggio in chiave religiosa, allora quel messaggio era orientato a mettere in evidenza il sacrificio e l'umiltà e la soffrenza della Passione.

Applausi e certamente pareri discordi al termine della performance. Io posso solo dire che tecnicamente si è trattato di un lavoro di altissima qualità, sia da parte dei danzatori di eccezionale bravura, che da parte del coreografo che ha saputo inserirsi nel percorso che presentava la Biennale danza quest'anno (quindi il tema dell'eros e della danza) con una delicatezza e un realismo estremo. Un lavoro che è stato erroneamente presentato come blasfemo, ma che di blasfemo non aveva assolutamente nulla, anzi. Uno spettacolo che ha lasciato un segno, che ha funzionato, direi, perchè il senso della danza contemporanea è quello di lasciare una traccia, di emozionare, di tracciare un disegno nell'aria. E il paradosso è che io, come cristiana, invece che sentirmi offesa nelle mie credenze, nel veder questa rappresentazione mi sono sentita profondamente coinvolta come in una preghiera.

Adesso però chi glielo dice al Patriarca???

 
 
 
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