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Cris' personal blog

la seconda parte del diario di bordo...perchè io mantengo le promesse! ^__^

 

 

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Post N° 118

Post n°118 pubblicato il 23 Agosto 2007 da c.rendina

 

 

rieccomi, infine. finite le vacanze, svuotate le valigie, scrollati gli ultimi granelli di sabbia tra gli indumenti e dalle scarpe. la vacanza è stata meravigliosa, nel vero senso della parola. stavolta credo di non poter resistere alla tentazione di postarvi tante tra le nostre foto, le più belle.
ma oggi non lo farò. non è ancora ora. non per me. ho altro nella mente. è stato un rientro a pieno regime, e non sto parlando della mole di lavoro indietro di giorni. parlo di un carico di sentimenti, di emozioni, di angosce anche. piombatemi addosso come un fulmine a ciel sereno anche in vacanza. durante i venti giorni in cui ero via, loro non sono riusciti a non chiamarmi. a non farmi pesare la loro presenza ingombrante, totalmente fuori luogo. quanto a educazione e a senso del pudore i miei capi si stanno dimostrando anche molto peggio di quello che avevo sempre constatato con i miei occhi. devo essere sincera, ce l’hanno fatta a farmi versare qualche lacrima anche in vacanza. come se ci fosse sempre e solo il lavoro. come se potessero addossarmi qualsiasi responsabilità. come se non ci fosse nulla di più importante. come il pensiero di una persona fondamentale che non c’è più e che ti manca anche nei momenti più felici con il tuo lui. soprattutto nei momenti più felici che non puoi più raccontargli … come quando sei al riparo tra le sue braccia, in una passeggiata notturna al chiaro di luna, in spiaggia, a piedi nudi, cullati dal placido andare e ritornare delle onde.
ebbene, sono spiacente, ma non ci siete riusciti. non siete riusciti a rovinarmi la vacanza. in compenso al mio ritorno lunedì mi attendevano fior di critiche, e accuse infondate, a parer mio e di chi mi sta vicino. forse gli altri hanno solo pensato bene di rincuorarmi anche se in realtà, se si analizzasse la situazione dal di fuori, ci sarebbero ragioni (che a me rimangono oscure) alla loro reazione. chissà. sta di fatto che mi sono sentita ferita. accecata dalla rabbia. per due persone che se ne fregano se mettono in difficoltà qualcun altro. specialmente se ti vedono come una pedina nelle loro mani. io non ci sto. ho deciso che sono arrivata al limite. ho deciso di andarmene, al più presto, e cercare un impiego più consono a me. alla passione che ho per l’arredamento di interni. sono rientrata da quattro giorni nel solito tran tran, ma mi sembrano molti di più, in quel turbine di sentimenti che mi si agitano dentro. rabbia, non-comprensione, timore di quello che sarà, incertezza, sensi di colpa (!) fiducia, sfiducia, solitudine, fretta anche, di risolvere al più presto e a mio favore la situazione. tra una discussione con i capi e un colloquio capitato tra capo e collo (colpo di fortuna?) proprio oggi, tra la fretta e la morsa allo stomaco e la tensione di scoprirsi dinanzi a facce nuove, sconosciute.
da fuori forse non trapela … ma faccio fatica a stare dietro a tutto quello che mi sta succedendo attorno … improvvisamente la giostra ha accelerato vorticosamente, e a me comincia a girare la testa. vorrei arrivare a scendere, e alla svelta. nonostante le premure e la presenza delle persone che mi sono vicine. nonostante il mio Lui. perché certe cose ormai ho capito che “le deve risolvere Cristina, e nessun altro”. che solo io posso scegliere, per quanto piccola e insicura e fragile mi possa sentire. che all’improvviso devo semplicemente “salire di un altro gradino”. non dico “sono pronta”, stavolta. non sono brava ad ostentare tranquillità, ho già avuto modo di constatare che è solo un fragile castello di carte, il mio modo di “fare la dura”. credo di essere pronta, dati i risvolti che sta prendendo la situazione. ma non vedo l’ora di avere sotto gli occhi, sulle spalle questa altra mia esperienza. questo altro pezzetto di vita.

  

la pazienza non è mai stata il mio forte.
e nemmeno la calma, il sangue freddo
… e la lucidità della ragione. (sospiro)

  

 
 
 
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Sono in una clinica. Seduto su una sedia scomoda in una sala d'aspetto che guarda sul cortiletto interno. Tutto è tranquillo. Silenzioso e pulito.
Francesca è a pochi metri da me in un'altra stanza. Sta per partorire nostra figlia. Alice. Sono emozionato. Sono preoccupato. Penso a loro e penso a me. Francesca è la donna che amo. È un arcipelago. Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro delicate forme. Di lei conosco ogni piccola sfumatura, ogni minuscolo dettaglio. Conosco i suoi silenzi, la sua gioia. I suoi mille profumi, l'ombra dei suoi baci, la carezza del suo sguardo. Amo la rotondità della sua calligrafia. La luminosità delle sue spalle nude e il suo collo a cui ho sussurrato i miei più intimi segreti. Sono incantato dalla capacità che hanno le sue mani di creare attimi di eternità dentro di me. Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia. Territori che conosco pur non essendoci mai stato. E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora a emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore. Lo so: sono sdolcinato, stucchevole e patetico, ma non posso farci niente. Credo sia la conseguenza naturale di quando si incontra finalmente il piede che calza alla perfezione la scarpetta che tengo in mano da anni.

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