Cris' personal blog
la seconda parte del diario di bordo...perchè io mantengo le promesse! ^__^
IL PERCHE' DEL BLOG
“Un’immagine vale più di mille parole” non è solamente un modo di dire: dietro un’immagine ci sono realmente parole e sensazioni che una dopo l’altra prendono forma a delineare ciò che nella nostra mente quella determinata immagine suscita. Un’immagine è il “catturare” visivamente, e quindi in maniera concreta, l’attimo; un attimo che fa scaturire dentro noi delle emozioni, dei ricordi, delle associazioni, siano esse positive o negative. E’ un fissare nel tempo un momento, un particolare, un’espressione, è memoria storica. affettiva. personale. o semplicemente emotiva.
Questo blog volutamente dà grande importanza più alle immagine che alle parole, che restano indiscutibilmente di fondamentale importanza in quanto vanno a completare ed esplicitare quello che io “sento” davanti alle immagini che scelgo di inserire. Altrettanto volutamente in questo blog mostro indirettamente una parte di me, di quello che sono e del mio modo di pormi rispetto alle cose. Tra le righe, insomma, traspare un po’ quella che potrei definire come la mia “filosofia di vita”: le mie passioni, i miei interessi, la mia sensibilità, gli ideali in cui credo.
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A BIT OF SADNESS
Post n°127 pubblicato il 28 Settembre 2007 da c.rendina
l’altra notte ho pianto. ero sola in albergo, sotto le coperte, la testa riversa sul cuscino, raggomitolata su me stessa. tv e riviste non sono servite a tenere lontane tutta quell’ansia e le preoccupazioni recondite che mi porto appresso ormai da un intenso, lunghissimo mese. se guardo indietro a fine agosto il cambiamento è stato radicale: una miriade di nuovi volti, di nuove persone con cui rapportarsi; competenze da acquisire e ricordare al momento giusto, nei primi giorni del primo mese del mio nuovo lavoro; un po’ di disorganizzazione generale, in mezzo alla quale imparare alla svelta a stare a galla; l’essere tenuti di poco conto dai ragazzi milanesi, come presenze passeggere, “colleghi alla lontana” che andranno a lavorare in pianta stabile a piacenza e che verosimilmente non incroceranno mai più. ragazzi molto diversi da noi, abituati al traffico disordinato dell’hinterland milanese, al grigiore dei palazzoni delle zone industriali, alla pioggerellina incessante che scende per ore da un cielo a dir poco smorto. sembrano non badare al fatto che respirano tutto il giorno aria viziata, che non hanno una vita fuori di lì. le molte coppie presenti sul lavoro si sono formate lì, da poco, rinchiudendosi ancor più in un ambiente di per sé già “ingombrante”, per mole di lavoro e per orari. chi arriva da fuori ben lo percepisce. ci si sente fin in trappola, a volte. quello dell’altra sera, da sola, nel buio della stanza, è stato uno sfogo istintivo, di un qualcosa rimandato e represso per troppe settimane. gli altri vedendomi così tesa cercano di tranquillizzarmi, dicendomi che devo solo tenere duro un altro po’ … se non altro per vedere la fine di queste trasferte, di tutti i giorni lontani da D., da casa e dalle mie abitudini. mi piacerebbe potervi parlare di questa esperienza anche nei termini positivi che pur giorno dopo giorno riscontro nel mio lavoro, nel parlare ore con i clienti per progettare un qualcosa secondo le loro esigenze. mi piacerebbe potervi rendere partecipi anche della soddisfazione e dell’impegno profusi per ogni persona che parla e progetta un pezzo di sé con me; delle mance che qualche gentilissimo cliente mi lascia in mano, anche solo per prendermi un caffè. eppure oggi come oggi, forse più che nelle settimane precedenti, le preoccupazioni e il malumore si sono acuiti. forse mi sto preoccupando troppo per nulla, forse sono solo io a farmi scoraggiare dai dettagli della mia vita privata che per forza di cose dovranno cambiare. dagli orari da riorganizzare. forse è perché da troppo tempo mi sto trascurando, e gradualmente questo si sta rivelando controproducente. non sono serena e tranquilla come al principio, sono spesso abbattuta o perplessa per il poi, per quello che verrà; non sono la solita Cristina nemmeno con le amiche e persino con D.
... io.non.ci.sto. non mi voglio omologare. non sono disposta a rinunciare ad un briciolo di me stessa, e dei miei sentimenti. |
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Tutte le immagini da me utilizzate sono reperibili in rete richiedendo autorizzazione, ciò non è così per gran parte delle descrizioni e delle poesie inserite in questo blog: a meno che non rappresentino una citazione, infatti, sono tutte di mia personale creazione. Se foste quindi interessati ad utilizzarle nei vostri siti, vi prego gentilmente di chiedermi il permesso. Grazie! ;)
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Sono in una clinica. Seduto su una sedia scomoda in una sala d'aspetto che guarda sul cortiletto interno. Tutto è tranquillo. Silenzioso e pulito.
Francesca è a pochi metri da me in un'altra stanza. Sta per partorire nostra figlia. Alice. Sono emozionato. Sono preoccupato. Penso a loro e penso a me. Francesca è la donna che amo. È un arcipelago. Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro delicate forme. Di lei conosco ogni piccola sfumatura, ogni minuscolo dettaglio. Conosco i suoi silenzi, la sua gioia. I suoi mille profumi, l'ombra dei suoi baci, la carezza del suo sguardo. Amo la rotondità della sua calligrafia. La luminosità delle sue spalle nude e il suo collo a cui ho sussurrato i miei più intimi segreti. Sono incantato dalla capacità che hanno le sue mani di creare attimi di eternità dentro di me. Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia. Territori che conosco pur non essendoci mai stato. E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora a emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore. Lo so: sono sdolcinato, stucchevole e patetico, ma non posso farci niente. Credo sia la conseguenza naturale di quando si incontra finalmente il piede che calza alla perfezione la scarpetta che tengo in mano da anni.
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Fabio Volo












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