Cris' personal blog
la seconda parte del diario di bordo...perchè io mantengo le promesse! ^__^
IL PERCHE' DEL BLOG
“Un’immagine vale più di mille parole” non è solamente un modo di dire: dietro un’immagine ci sono realmente parole e sensazioni che una dopo l’altra prendono forma a delineare ciò che nella nostra mente quella determinata immagine suscita. Un’immagine è il “catturare” visivamente, e quindi in maniera concreta, l’attimo; un attimo che fa scaturire dentro noi delle emozioni, dei ricordi, delle associazioni, siano esse positive o negative. E’ un fissare nel tempo un momento, un particolare, un’espressione, è memoria storica. affettiva. personale. o semplicemente emotiva.
Questo blog volutamente dà grande importanza più alle immagine che alle parole, che restano indiscutibilmente di fondamentale importanza in quanto vanno a completare ed esplicitare quello che io “sento” davanti alle immagini che scelgo di inserire. Altrettanto volutamente in questo blog mostro indirettamente una parte di me, di quello che sono e del mio modo di pormi rispetto alle cose. Tra le righe, insomma, traspare un po’ quella che potrei definire come la mia “filosofia di vita”: le mie passioni, i miei interessi, la mia sensibilità, gli ideali in cui credo.
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A VOLTE RITORNO
Post n°128 pubblicato il 15 Ottobre 2007 da c.rendina
E così ritorno, dopo un rapido susseguirsi più o meno ripetitivo di una manciata di giornate, suppergiù forse due settimane. ritorno in punta di piedi, apro con cautela l’uscio e richiudo la porta, lentamente. nel silenzio di queste pagine, di questa mia piccola dimora, soffio via la polvere accumulatasi. dalle parole, dalle sensazioni, dalle emozioni. mi fa quasi strano, tornare a riappropriarmi di ciò che è mio, del mio sentire più vero, senza limiti di tempo. … tiro un sospiro di sollievo, dopo il caos degli ultimi tempi. finito il corso e il periodo di tirocinio a milano, la scorsa settimana siamo potuti finalmente tornare a piacenza per l’inaugurazione del nuovo punto vendita. niente più trolley da preparare svogliatamente il venerdì sera, niente più scialbe stanze d’albergo in qualche cittadina dell’hinterland milanese, niente minuti in bagno da centellinare e appuntamenti per la cena da rispettare. già questo mi basta per tornare ad essere un po’ più serena, e per vedere le cose sotto una prospettiva un po’ meno pessimista. le perplessità iniziali rimangono, ma credo che valga la pena tuffarsi in questo nuovo lavoro con il dovuto entusiasmo, almeno nell’ottica di un lavoro temporaneo ma che servirà da preparazione, da base per dopo (almeno spero). ciò che ho ingenuamente (e scioccamente) trascurato in questo periodo, sono stati invece i momenti con D.; un dare per scontato involontario, inconsapevole, ma non per questo meno grave. non posso negare che questo periodo ci ha visto discutere per episodi superflui, anche solo per una parola di troppo. ci è pesato il fatto di non esserci potuti vedere come solito, per meno tempo e con più stanchezza addosso. sono riuscita a contagiarlo col mio nervosismo, molto più che con il mio entusiasmo. sono stata la prima a guardare ai mesi a venire con sfiducia, nonostante il suo appoggio. sono stata io la prima a non godere appieno dei momenti insieme, come di consueto. e questo mi ha fatto dapprima innervosire, poi quasi disperare, col passare dei giorni. soprattutto quando avevo una voglia matta di stare con lui e non potevo, e ancor più quando finalmente riuscivamo a passare del tempo assieme, e nemmeno riuscivo a dirgli quanto mi era mancato, stravolta e oppressa da una marea di novità. ... fortunatamente sembra che il momento peggiore sia terminato. comincio ora ad abituarmi ai nuovi orari, a ritornare a riorganizzare il mio tempo, per me e per noi. ricomincio ora a poter pensare a un qualcosa insieme, a uno dei nostri week-end in fuga, lontani da tutto e da tutti. ora che il lavoro comincia a ingranare, ho voglia di farmi un regalo. di coccolarmi un po', di pensare a cose frivole, di ripescare la leggerezza e la forma e il sorriso di sempre. e lo voglio fare .insieme.a.te.
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Tutte le immagini da me utilizzate sono reperibili in rete richiedendo autorizzazione, ciò non è così per gran parte delle descrizioni e delle poesie inserite in questo blog: a meno che non rappresentino una citazione, infatti, sono tutte di mia personale creazione. Se foste quindi interessati ad utilizzarle nei vostri siti, vi prego gentilmente di chiedermi il permesso. Grazie! ;)
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Sono in una clinica. Seduto su una sedia scomoda in una sala d'aspetto che guarda sul cortiletto interno. Tutto è tranquillo. Silenzioso e pulito.
Francesca è a pochi metri da me in un'altra stanza. Sta per partorire nostra figlia. Alice. Sono emozionato. Sono preoccupato. Penso a loro e penso a me. Francesca è la donna che amo. È un arcipelago. Un insieme di meravigliose isole che io, navigando nelle loro acque, visito in tutte le loro delicate forme. Di lei conosco ogni piccola sfumatura, ogni minuscolo dettaglio. Conosco i suoi silenzi, la sua gioia. I suoi mille profumi, l'ombra dei suoi baci, la carezza del suo sguardo. Amo la rotondità della sua calligrafia. La luminosità delle sue spalle nude e il suo collo a cui ho sussurrato i miei più intimi segreti. Sono incantato dalla capacità che hanno le sue mani di creare attimi di eternità dentro di me. Adoro i territori dove mi conduce quando mi abbraccia. Territori che conosco pur non essendoci mai stato. E nonostante tutta questa conoscenza riesco ancora a emozionarmi e a regalarmi istanti di stupore. Lo so: sono sdolcinato, stucchevole e patetico, ma non posso farci niente. Credo sia la conseguenza naturale di quando si incontra finalmente il piede che calza alla perfezione la scarpetta che tengo in mano da anni.
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