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6-11-17 (2), cent'anni fa la Grande Guerra in Val del Lago

Post n°231 pubblicato il 06 Novembre 2017 da centro_doc_alesso
 

 

6 NOVEMBRE 1917 - (fine)

Il comandante raduna allora tutto il presidio " Il forte, egli dice, ha assolto il proprio compito, da oltre due giorni le truppe della 26a, 36a e 63a Divisione si sono ritirate protette dal nostro fuoco. Il nemico ci ha circondati completamente. Oggi ho risposto negativamente in nome di tutto il presidio alla sua intimazione di resa. Le nostre artiglierie, esaurite tutte le munizioni, saranno fatte saltare all'imbrunire, affinché non cadano in istato di efficienza in mano all'invasore. Dopodiché sarà tentata la fuoriuscita, nella speranza di ricongiungerci al nostro esercito in ritirata. Preferisco questo tentativo all'attesa passiva sulle macerie del nostro forte inutilizzato. se ognuno di voi fosse armato direi a tutti : seguitemi ! Ma poiché quasi tutti siete inermi, vi dico : coloro che si sentono ancora abbastanza validi per arrischiare con me nuove fatiche, nuovi pericoli, coloro che si sentono di gettarsi a corpo morto contro la cerchia nemica piuttosto che arrendersi su questa vetta, dalla quale in questi giorni contendemmo il passo alle truppe dell'invasore, coloro soltanto mi seguano. Alle 18 lasceremo il forte. Gli altri saranno all'atto della nostra fuoriuscita prosciolti dall'obbligo dell'obbedienza e quindi non più considerati come facenti parte del forte, ma come semplici individui isolati. Faccio quindi ad essi assoluto divieto di innalzare sul forte bandiera bianca, giacché il presidio del forte, come ripeto, non si arrende ma tenta la fuoriuscita ed il nemico, ponendo domani il piede su questa vetta, non troverà che macerie e uomini inermi, ossia solamente gli avanzi di ciò che ful il Forte di Monte Festa." Metà presidio, ossia 100 uomini si dichiararono pronti a seguire il Comandante. gli altri, esausti dalle fatiche, ammalati o feriti, rimangono affidati alle cure del Tenente Medico Del Duca. Il fuoco d'artiglieria, sospeso durante la presenza al forte dei parlamentari, viene ora ripreso rabbiosamente cole ultime munizioni, pur evitando per alcun tempo di battere la strada che da Somplago conduce a Tolmezzo. Frattanto il Comandante prende con sè tutto il carteggio del forte d impartisce istruzioni al Tenente Mingardi per la distruzione dei documenti di tiro che interessa non lasciar cadere in mano nemica, ed al maresciallo Segato per il confezionamento delle cariche destinate a far esplodere i pezzi delle due batterie da 149. Uno degli ultimi colpi della batteria da 149A. colpisce in pieno il deposito di munizioni di Tolmezzo, facendolo esplodere. Alle ore 18 il tenente Paradiso riceve dal comandante l'ordine di inutilizzare i suoi pezzi da 75A., precipitando gli otturatori giù per il pendio, il tenente Ferrari di dar fuoco alle micce dei pezzi da 149G. mentre il comandante stesso col maresciallo Segato danno fuoco a quelle dei pezzi da 149A. Il presidio è ricoverato a ridosso della caserma. Gli otto rombi si susseguono ritmati e dilanianti. E' l'urlo del forte ferito a morte!.

 

Subito dopo si inizia la fuoriuscita. Il comandante è in testa. Gli altri ufficiali sono distribuiti a intervalli lungo la colonna. Si scende un po' seguendo i zig zag della strada, un po' tagliando per la linea di massima pendenza. In una sosta, a mezza costa, la colonna vede sfilare un plotone nemico che con mitragliatrici someggiate sale il pendio per appostarsi probabilmente sulle falde del S.Simeone, che domina il forte. Il comandante intende condurre la colonna verso la parte paludosa e meno profonda del lago di Cavazzo, nei pressi di Somplago, per guadarla e gettarsi all'opposta catena di montagne ; ma arrivati alle falde del Festa, mentre egli sta orientandosi ed ispezionando il terreno, avanzando tra la oscurità, si odono grida di "chi va là" seguiti da fuoco di fucileria. Il comandante comprende di essersi inoltrato troppo verso il paese di Somplago, centro delle truppe accerchianti e richiama verso sud il grosso della colonna. Ma lo scompiglio è già avvenuto. I soldati nemici si sono confusi con i nostri. Attraverso una breve scaramuccia solo il Capitano Winderling col ten. Tomei, il maresciallo Fidenzoni, un sergente e tre soldati riescono ad oltrepassare la cerchia, guadare la palude e gettarsi all'opposta catena di montagne. Il grosso della colonna rimane prigioniero.

 

Il lento ma inevitabile spegnersi della resistenza del Festa viene rimarcato dalle annotazioni del diario di don Roja: “6 Novembre. Prima di mezzogiorno il Festa ha tirato parecchi colpi, poi non si è più fatto vivo.

 
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