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Estate 2018

Post n°54 pubblicato il 24 Ottobre 2018 da corosursumcorda
Foto di corosursumcorda

 

Un’estate ricca e piena di sudore per il coro Sursum corda. Un’altra estate dove i coristi si sono lasciati coinvolgere dal loro responsabile e si sono messi come sempre a disposizione di sacerdoti e amici pronti a portare le loro voci e ciò che li muove in ogni dove.

Quest’anno, oltre a matrimonio a Dairago ed Assago, anche due occasioni uniche:

la giornata a Lecco dal nostro amico don Eusebio per far visita a lui e alla sua comunità che ci aprono porte e cuore ogni volta che andiamo ad incontrarli..

Una occasione di convivenza per noi che andiamo a far servizio e spesso facciamo fatica a trovare spazio per noi stessi….Una vera giornata per noi….Una lunga e bella passeggiata sul lungo lago lecchese, un pranzo alla pizzeria che ormai abbiamo adottato e poi un pomeriggio che termina con una messa in pieno centro a Lecco, al santuario della Nostra Signora della Vittoria, dove don Eusebio ci accoglie sempre con un entusiasmo di chi conosce bene la forza che ci anima, e a cui non possiamo e non vogliamo dire di smettere di spingerci.

Stavolta anche Nadia ha trovato il coraggio di cantare con noi. Questo è il modo migliore per rendersi conto di che cosa succede quando le nostre voci e i nostri cuori si uniscono e cantano insieme….una cosa inspiegabile che solo chi sperimenta riesce a raccontare con molta emozione.

Tutto questo è accaduto domenica 29 luglio.

Come sempre l’accoglienza di don Eusebio è stata devastante ed encomiabile. Senza risparmio ci conduce alla conoscenza di noi stessi e del nostro valore, del valore di ciò che facciamo e che lascia chi ci ascolta, con tanta commozione e sorpresa.


Altra occasione di convivenza e di momento di incontro è stata domenica 5 agosto al santuario di Re. Sembrava una gita domenicale tipica delle domeniche estive. Una messa in montagna e poi un pranzo insieme all’aria aperta….Invece….

Siamo arrivati in questo santuario che mi ha ricordato la Basilica di Lourdes…Immensa…

Il sacerdote ci ha chiesto di cantare canti in latino. L’evento: casualmente si festeggiava il 60imo di dedicazione del santuario….Non avevano nessuno a cantare alla messa delle 11.00…e magicamente, una di noi, Ilaria, chiede se hanno piacere che noi animiamo quella messa…

Senza provare prima, con una acustica che non aiuta l’ascolto soprattutto delle nostre tre chitarre, ci improvvisiamo un po’…..E invece la nostra musica arriva come una lama nel cuore di tutti.

Ci è venuta pure a salutare la famiglia di Lorenzo, un amico organista, in villeggiatura in quei posti…che sorpresona!!!

Dopo la messa chiediamo a chi ha presieduto la celebrazione di raccontarci quel posto….

E poi….tutti al rifugio per la classica polenta tutti insieme…e per farci riconoscere a seguire una bella dose di musica e canti insieme.


In ogni occasione il coro si cementa non solo con le voci, ma anche con intenzione e voglia di crescere nella fede. Ognuno a suo modo, ognuno con la sua timbrica.

Ma la bellezza di un coro è proprio questo. Insieme e diversi. Senza paura.

Grazie a tutti quelli che non hanno paura di mettersi costantemente in gioco.

Sandra

 

 
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i sursum corda a Lecco

Post n°53 pubblicato il 07 Agosto 2017 da corosursumcorda
Foto di corosursumcorda

LA FANTASIA DI DIO



Per quanto la nostra fantasia galoppi, non possiamo mai sapere cosa il Signore abbia in serbo per noi. Bisogna essere sempre ricettivi, vigili, perché in un attimo, in un incontro, la storia, almeno la nostra personale, può cambiare.

E’ successo appena dopo Pasqua….

Inaspettatamente, a cena dai miei frati passionisti, ho conosciuto don Eusebio, parroco di Lecco, a Caravate per due giorni di riposo-studio …Lì, entrambi per caso, ma ambedue vogliosi di conoscere le persone che il Signore mette sul proprio cammino. In soli 30 minuti eravamo entrati l’uno nel mondo dell’altro, grazie alla musica e a un amico comune: don Machetta. Ci siamo conquistati a vicenda. E quando l’incontro è quello vero, non ci si può lasciare senza la promessa di un nuovo approfondimento della conoscenza. E’ nata così un’amicizia che diventa, nel mio mondo, sempre collaborazione.

Dopo questa parentesi, coinvolti gli amici del coro in questa nuova conoscenza, eccoci domenica 30 luglio in viaggio per Lecco, con l’impegno di animare la messa della domenica sera nel Santuario dove opera don Eusebio.

E l’accoglienza, più che l’afa, ci ha tolto subito il fiato! Siamo entrati nel Santuario io e Antonio e ci hanno accolto don Eusebio, Nadia e sei nostri coristi con un canto di lode, con il sacerdote chitarrista e cantore che con il suo entusiasmo è riuscito a farci sentire subito a casa!

Un’accoglienza piena di affetto ed energia, biglietto da visita di questo nostro amico sacerdote che travolge col suo entusiasmo.

Io che sono una trascinatrice, ho dovuto frenare il suo entusiasmo per non essere travolta in tutta la mia persona, altrimenti non sarei più tornata a casa!!!

Dopo il pranzo tra noi coristi, ovviamente alla pizzeria “Il pentagramma”, vista lago, e un passaggio in gelateria per cercare di smorzare il caldo della giornata, rieccoci al Santuario per le prove dei canti. Dopo le prove, visita del Santuario, cripta compresa, e Rosario insieme a don Eusebio, che ci ha portato alla celebrazione eucaristica.

In questo santuario con questa acustica meravigliosa non c’è stato bisogno di tecnologia per riuscire a far sentire strumenti e voci in tutta la chiesa.

Abituati alle nostre messe serali domenicali, con chiese semivuote, inaspettatamente ci siamo trovati con un santuario pieno di gente silenzionsa e attenta ma anche partecipativa.

Per noi del coro i canti sono stati quelli “normali”. Abbiamo pregato e cantato insieme.

Al termine, nonostante un canto finale e una riserva che è durato quasi 5 minuti, ci siamo girati e abbiamo visto la gente che era rimasta in chiesa per sentire il brano cantato fino al termine.

Questi sono segnali importanti per farci capire quanto stupore c’era nell’ascoltare i brani cantati. Con quanta attenzione eravamo stati accolti.

Al termine sono cominciati i complimenti di chi aveva partecipato alla celebrazione. Come al solito, nessun commento banale. Non era la nostra bravura al centro dello stupore dei presenti. Non mi stancherò mai di ascoltare la gente che viene a ringraziarci per quello che hanno provato mentre cantavamo, per le emozioni che riusciamo a trasmettere, per la profondità che riusciamo a far raggiungere a chi sa pregare davvero; per la commozione che pervade chi ci ascolta per la prima volte e non si riesce a spiegare perché si è commosso ascoltandoci. Ogni volta sono emozioni e commenti diversi, ma ci riempiono di stupore e incredulità. Col nostro canto riusciamo a rimettere in cammino i cuori….

Come sempre chi agisce non sempre si rende conto di cosa passi attraverso la sua persona, le suo doti.

Siamo strumento! E questi son i segni che ce lo ricordano. L’armonia delle nostre voci, nonostante prove (molto poche in verità), bravura, attenzione, non è “roba” che viene da noi. Noi ce la mettiamo tutta, ma ciò che passa è un’altra cosa!

Dopo la messa, un’oretta di convivenza con don Eusebio e alcuni suoi amici del Santuario. Una bella compagnia che si è lasciata accompagnare dai canti e dalle nostre voci a cui hanno voluto aggregarsi per sentirsi parte di questo mistero che ci accompagna da sempre e di cui si accorgono tutti coloro che sanno vedere e sentire al di là di noi.

Finchè potremo essere di sostegno ai nostri amici sacerdoti nell’annuncio, nulla ci potrà fermare dal fare questo servizio che troppi prendono alla leggera.

Di quello che si trasmette bisogna essere coscienti, riconoscenti ma anche sentirsene responsabili, collaborando con chi ci contatta. Prossimo appuntamento durante l’avvento domenica 17 dicembre con una meditazione e animazione della messa.

Grazie a don Eusebio e ai suoi amici per averci permesso ancora una volta di vivere questa esperienza che ci rende orgogliosi di essere portatori di messaggi più grandi di noi.

Grazie al Signore che ci ha fatti incontrare e grazie a noi che non riusciamo a dire di noi, mai!!

L’unico insegnamento che bisogna trarre da tutto questo è: non porre limiti alla nostra disponibilità!

Grazie al don per tutto l’entusiasmo e l’energia che ci ha trasmesso in questa giornata. Anche se era venuto da una settimana molto dura, noi abbiamo solo visto un sacerdote che ama quello che fa e le persone che lo accompagnano; un sacerdote che si lascia guidare anche da chi lo circonda e che sa riconoscere coloro che parlano “la sua lingua”, che si dona senza misura né timore.

Una giornata che ha lasciato il segno in tutti coloro che sono riusciti a venire. Grazie alla comunità di Lecco!

Grazie Signore per averci fatto incontrare!

Davvero fai cose che noi non avremmo mai potuto nemmeno immaginare!!

 

 

Sandra

 
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articolo sul Papa di maria rizzo

Post n°51 pubblicato il 09 Aprile 2017 da corosursumcorda

Ciao a tutte ,

 

 

Anch’ io ho partecipato alla visita pastorale del Santo Padre a Monza, anche se per qualche problema di salute stavo rischiando di non andare, ma poi mi sono detta: ma perché devo star male?; in cuor mio ero sicura che ce l’avrei fatta e quindi animata di antidolorifico , sgabello e telo sono andata.

Già durante il viaggio si respirava un’aria di gioia e di commozione, insomma si capiva che non era una gita , bensì un pellegrinare verso una meta comune quella di un popolo che ha sete di Dio.

Ho incontrato e parlato con tanta gente, che conoscevo e non, l’attesa è stata piacevolissima, passata velocemente tra chiacchiere , canti e condividendo anche i panini che avevamo  portato per il pranzo.

Alle 14.45 circa arriva il nostro Francesco, salutando e benedicendo dalla papamobile la folla festante dei fedeli che sventolava sciarpe gialle e bianche, e che urlava e applaudiva . C’era nell’aria e nei volti delle persone un senso di gioia e di appartenenza, si ci sentiva  un’unica cosa: la Chiesa di Dio.

All’inizio sentendo la voce affaticata  del Santo Padre eravamo preoccupate, ma poi  si è ripreso ,e come al suo solito ha fatto un ‘omelia toccante, ha usato parole forti ma ricche di  speranza .

Mi ha colpito molto l’ invito rivolto alla folla a prendere le strade del mondo e non a chiudersi nei recinti, facendoci capire che non esiste solo la chiesa milanese o ambrosiana , ma che facciamo parte del grande popolo di Dio, formato da volti , storie e provenienze , insomma un popolo multietnico.

Dobbiamo essere capaci di ospitare le differenze, a integrarle, rispettando le diversità, insomma è proprio la diversità che ci arricchisce.

Non dobbiamo avere paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno, perché è proprio li che c’è il Signore.

Ho meditato molto queste parole per analizzare  come  agisco davanti a queste situazioni, sono io portatrice di pace? Vivo la gioia del vangelo? al  lavoro e negli ambienti che frequento? sono capace di portare la speranza cristiana che il nostro Papa ha citato? Sono interrogativi molto duri e difficili da attuare, ma come dice il Papa nulla è impossibile a Dio, in quanto è Dio stesso che prende l’iniziativa e sceglie di inserirsi, , è necessario rispondere con il Sì come ha fatto Maria.

Condivido pienamente la tristezza di Lilly nel non aver potuto vivere  questa esperienza come gruppo ,sarebbe stato molto bello, anche perché sono momenti di forte intensità spirituale  che sarebbero stati utili per la nostra crescita e per sentirci  appartenenti ad un gruppo che vive il servizio come dono per se stesso e per gli altri.

 

Auguro a tutti un Serena Pasqua e che ognuno di noi possa viverla come giorno di gioia, per poter rinnovare e trasformare la propria vita secondo l’insegnamento del Cristo risuscitato, che ci fa diventare uomini nuovi inviati nel mondo per essere testimoni del Risorto.

 

Buona e Santa Pasqua a tutti

 

Un abbraccio Maria

 
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IL 25 MARZO VISSUTO DA MARIA C.

Post n°50 pubblicato il 02 Aprile 2017 da corosursumcorda

 

Ciao a tutti.Tralasciando il perché sono andata a Monza e il tragitto dell andata e ritorno , un giorno se vorrete ridere ve lo racconterò  ( se sarò in vena).
Mi sono trovata nell 'ala destra del palco in una moltitudine di gente;
mi sono sentita persa,ma mi sono ritrovata subito con le sorelle del gruppo con cui ero (comunita'),con pranzo a sacco condivedendo frutta dolce e riconoscendo abitudini con chi si era già fatto ,esperienze simili. 
Il coro ha incominciato a cantare invitando ad aprire le porte del nostro cuore a CRISTO.
E già  un un tuffo a cuore aperto nel  ricordo di Papa Giovanni Paolo ll (non abbiate paura aprite le porte a Cristo).
Tutti insieme abbiamo cantato seguendo il coro che ci ha introdotto nel clima della giornata.
Eccitazione di vedere passare Papa Francesco,scattare foto,condividerle  tra noi e spedirle .
Il video lo vedevo ma  era molto sbiadito a causa della luce del sole ma sapevo che la presenza del nostro Pontefice era lì. 
Non ricordo il susseguirsi delle cose ma dal chiasso si è  passato al silenzio.
La voce di DIO l' abbiamo ascoltata col cuore e con la mente;poi si è  sentito l'affaticamento dell'uomo ed eravamo tutti col fiato sospeso nell'ascoltarlo.
Molto forte è  stata la professione di fede;il popolo numeroso si è  inginocchiato davanti all 'opera dello Spirito Santo, incarnato in Maria vergine e fatto uomo,mentre il coro cantava.
Grande il Padre nostro:l 'i la moltitudine di gente è  raddoppiata alla mia veduta e riuscivo a vedere anche una collina con gente piccolissima. Tutti Uniti per mano.
Questo è  il popo di DIO.
HO SIGNORE NON SON DEGNO CHE TU ENTRI NELLA MIA CASA
MA DI SOLTANTO UNA PAROLA
E L'ANIMA MIA SARÀ GUARITA.
Gesù è entrato  in noi .In Me.Terra,erba,alberi,acqua e cielo e 
lo luce dello Spirito creatore ci ha circondato della sua presenza viva.
LODE ALLO SPIRITO CREATORE
LODE AL PADRE
LODE AL FIGLIO
LODE ALLA S.S.TRINITÀ
DIVINA TRINITA 
PERFETTA CARITÀ 
AMEN
Maria
 
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25 MARZO 2017

Post n°49 pubblicato il 29 Marzo 2017 da corosursumcorda

25 marzo 2017

Papa Francesco a Milano

 

 

Sapete cosa significa avere la sensazione di essere la sola o una dei pochi che vivono in un certo modo, con certi ideali?

A me è successo spesso. Quando ho saputo che il Papa veniva a Milano non sono partita in quarta per organizzarmi e proporlo ad altri. Sapevo che una giornata del genere è faticosa (l’avevo già vissuta con Papa Giovanni Paolo II al quartiere Gallaratese) e questo mi frenava.

Poi in parrocchia organizzavano solo l’appuntamento a San Siro per i cresimandi, ma raccoglie-
vano i nomi di chi fosse interessato a partecipare alla Santa Messa a Monza che poi avrebbero aggre-
gato ad altre comunità parrocchiali.

Ero indecisa. Non avevo osato chiedere a nessuno se avesse intenzione di andare, neanche alle persone che condividono con me il servizio comune con il nostro coro. E questo mi dispiace...

Quando ho visto che almeno altre due persone, che conoscevo, si erano iscritte in parrocchia ho preso la mia decisione. Alla fine ci siamo ritrovati in cinque.

Così sono stata aggregata alla parrocchia dei Frati (Sacro Cuore).

La prima cosa che mi ha fatto gioire, futilmente, è stato vedere il sole dopo una settimana di pioggia. Poi arrivata a Monza, vedendo tanti pullman e tante persone che andavano tutte nella stessa direzione gioiosamente, ho cominciato a ricredermi sull’essere isolata.

Ero in uno dei settori più avanzati, sulla sinistra del palco. Poco a poco ci si rendeva conto che la gente continuava ad affluire e il campo, che quando siamo arrivati era un’immensa spianata verde, ora cominciava ad animarsi e a colorarsi.

Sapendo che alcune amiche del coro erano anche loro lì presenti ho cercato di mandare un messaggio per sapere dove fossero e se potevamo vederci, ma purtroppo i telefonini erano isolati e i messaggi non partivano. Un primo miracolo è stato il rivedere dopo tanto tempo e in mezzo a migliaia di persone, Fabrizio. Non c’è stato tempo per parlare perché stavo seguendo il gruppo a cui ero aggregata per vedere dove ci posizionavamo.

Le tre ore di attesa per l’incontro con il Papa sono passate in fretta, tra il pranzo, quattro chiac-chere e le prove dei canti. Puntuale è giunta la voce: “È arrivato!!!” e le immagini sui grandi schermi lo confermavano.

Sembrava sempre così vicino ma non lo si vedeva mai. Tutti a cercare di scoprire dove si trovava. In quel momento mi sono accorta che intorno a me c’era una moltitudine di persone. Tutti a cercare di catturare un’immagine, un gesto. Purtroppo io ero in una zona troppo centrale del settore e ho solo intravisto il Papa benedicente (mi sono sentita uno Zaccheo un po’ più sfortunata perché non c’era nessun sicomoro da quelle parti!!!).

Chissà se anche ai tempi di Gesù era così. Quando i Vangeli parlano della gente che seguiva Gesù anche solo per vederlo, si riferiscono anche a noi che seguiamo i successori di Pietro.

Quando è stato chiesto il silenzio e il raccoglimento, è stato impressionante come dal frastuono del saluto a Papa Francesco si è passati al silenzio.

Dopo un primo momento di tensione e di paura per lui, sentendolo affaticato nella prima preghiera della Messa, mi sono rilassata quando ha cominciato l’omelia.

Qui ha ribadito l’attenzione di Dio ai poveri e alle periferie con l’annuncio a Maria, nella sua casa in un paese non molto considerato, in quei tempi. Ci ha spinti ad andare verso gli altri, gli emarginati facendo memoria della nostra storia e della nostra vita cristiana, per combattere l’indifferenza e l’egoismo del nostro mondo.

Alla fine della Liturgia nel saluto del Cardinale Scola al Papa è successo un altro fatto che non mi sarei mai aspettata: nel chiedere alla Madonnina la benedizione per il Papa e per tutto il popolo ambrosiano il nostro Cardinale si è commosso e si è quasi interrotto. Per me è stata una cosa straor-
dinaria avendolo sempre visto come una persona molto distaccata e fredda...

Nel ritornare ai pullman mi sono veramente resa conto di quanti eravamo lì sui campi. Da dove ero io vedevo che c’era molta gente ma non riuscivo a valutare quanti fossimo. All’andata vedevi piccoli o grandi gruppi che si spostavano. Al ritorno era una massa uniforme, colorata nella quale non si distinguevano i vari gruppi, anche se vari cartelli cercavano di indicare la via...

Adesso sì che si vedeva un “popolo in cammino”. Oh se tutti riuscissimo a mettere in pratica quello che abbiamo ascoltato e vivessimo meno egoisticamente, forse riusciremmo davvero a cambia-
re il mondo. La cosa più importante è continuare a vivere attaccati a Colui che ci ha spinti anche a fare questa giornata, faticosa sì, ma ricaricante perché intorno a me c’è molta gente che vive o cerca di vivere questa esperienza.

Un peccato non aver potuto condividere questa esperienza con le persone con le quali vivo realmente un servizio. Questo sentimento si è un po’ attenuato quando, sulla via del ritorno, sono arrivate sul telefonino le foto che gli altri coristi sono riusciti a fare e soprattutto in momenti diversi della giornata. In questo modo ho anch’io un ricordo del passaggio del Papa, che nel caso la memoria si affievolisca possono aiutarmi a rinfrescarla.

Grazie a tutti! Anche se non ci siamo visti la voglia di condividere c’è stata. La prossima volta sarebbe bello viverla insieme...

Un grazie particolare a chi non ha potuto essere lì con noi, per vari problemi, e ci ha seguito con la preghiera e in televisione. Sicuramente voi eravate vicino a me.

 

 

Lilly

 
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