Ogni uomo, ogni donna, conserva nel proprio cuore un piccolo scrigno nel quale deposita ogni più intima sensazione, l’inconfessabile.
Non siamo mai totalmente di qualcuno, esiste sempre una parte di noi che ci appartiene intimamente, che non condivideremo mai se non con la nostra stessa anima.
In quella parte della nostra essenza, in quel minuscolo scrigno, riposano tutti i nostri sogni, le occasioni mancate, i desideri inappagati, ciò che volevamo essere, quello che siamo ma non riusciamo a dimostrare.
Sogni che si sono dovuti arrendere agli eventi, quella laurea che non hai potuto prendere perché dovevi accudire i tuoi figli, quella carriera mai iniziata perché non coincideva con i doveri di moglie…le voglie mai espresse per paura di scandalizzare il proprio compagno, il bisogno di una carezza al posto di un rude e solitario sospiro di appagamento, il rimprovero soffocato quando lui, stanco e soddisfatto, si gira dall’altro lato senza sentire il bisogno di leggere nei tuoi occhi il tuo piacere.
Le cose mai dette, mai dette da lui o da lei…le paure di quello che potrebbero pensare gli altri, il timore di sentirsi definiti strani, fuori dal contesto, dal sistema.
Cosa è strano? Cosa non lo è?
E’ forse strano chiedere affetto e sentire il bisogno di darlo?
E’ strano pensare che a volte un frettoloso “ti voglio bene” potrebbe essere seguito da una carezza? Magari in pubblico, senza il timore che gli altri ti ritengano mieloso e tristemente romantico.
Spesso, nel silenzio della sera, nella solitudine che ti assale quando non riesci a prendere sonno e lui o lei, tranquillamente, riposano accanto a te, apri il tuo scrigno e tutto il suo contenuto si riversa nella stanza, quasi a riempirla.
Così ti ritrovi bambino e ti rivedi spensierato affrontare la vita a testa alta, oppure ti rivedi ancora ragazzina, che osservi incuriosita il mondo e fai mille progetti…da adolescenti sfidavamo la vita, eravamo certi che quella battaglia sarebbe stata vinta con estrema facilità…da ragazzi non stavamo molto ad osservare o ascoltare cosa avevano da dire gli altri…si piangeva per amore, si urlava per di gioia.
Nessuno di noi chi chiedeva mai per quale motivo, malgrado fossimo in grado di colpire così duramente la vita, di sfidare così impunemente le convenzioni, non ci fosse mai alcuna reazione…lo avremmo scoperto più tardi, di colpo, in un solo momento, quando aperto il nostro scrigno e tirata fuori la foto di ieri, l’avremmo confrontata con la realtà del nostro quotidiano.
Oggi cosa rimane dei sogni e delle aspettative?
Non ti sei laureata, non sei diventata una manager ma hai dato al mondo due vite, hai contribuito al suo futuro e in quelle due vite hai trasfuso tutta la forza che avresti messo nel tentare di realizzare i tuoi sogni…anche tu non sei un uomo di successo, non appari sui giornali e il tuo conto in banca traballa come in balia delle onde, ma anche tu hai contribuito alla vita, insegnando ai tuoi figli il valore della fatica e il merito dell’onestà.
Quello scrigno, quel profondo segreto che custodiamo così gelosamente in noi stessi, non necessariamente rappresenta la nostra sconfitta, i sogni finiscono al mattino ma, puntualmente, ogni sera, possono ricominciare; c’è sempre tempo per ritrovare se stessi, tempo per riappacificarsi con la propria anima…siamo stati guerrieri, poi abbiamo fatto delle scelte e in quelle scelte siamo stati coerenti, la prossima volta che apriremo il nostro scrigno ricordiamoci che la battaglia non è mai finita e su quel campo c’è ancora spazio per chi vuole rimettersi in gioco.
Spesso chi ti giudica lo fa soltanto perché ha più paura di te…pensaci
(Web-R.L.P.)
Inviato da: coccinella70_12
il 17/09/2012 alle 16:55
Inviato da: claudio donati
il 06/08/2012 alle 00:01
Inviato da: libellula_md
il 25/07/2012 alle 16:27
Inviato da: dueoreper1Nick
il 26/01/2012 alle 04:22
Inviato da: corinna.viola
il 11/01/2012 alle 21:27