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Presepe e 'raccoglimento', la mia 'siepe' in 6 versi, Elektra e Salome

Post n°1178 pubblicato il 05 Dicembre 2023 da giuliosforza

 

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   Come tutti gli anni nel periodo natalizio anticipo di molto i tempi ed espongo in un angolo del mio studio salottino-biblioteca (ma la mia casa è tutta  una biblioteca, in sua funzione tutto il resto è concepito)-angolo cottura (nutro il corpo dove più voracemente nutro lo spirito), il mio piccolo presepio dal gusto infantile, sempre lo stesso da tempo immemore, solo via via diverso per qualche nuovo particolare; e vicino alla culla una bella composizione tratta da non ricordo quale rivista che in un simpatico fotomontaggio mostra, chini e pensosi attorno al Neonato sorgente di luce diffusa ad illuminarne i volti, svelato con celestiale pudore dalla Madre, nell’ordine Nietzsche, Dostoevskij, Tolstoj, Kierkegaard, Hugo, e un timido intrus); e un esergo recita: “Nietzsche lo rigettava come ‘alfiere  dei sofferenti e dei falliti’ ( tranne poi a firmarsi, nei tempi della estrema lucida follia, ‘il Crocifisso -nota mia), Hugo lo relegava tra i ‘vagabondi flagellati’, Tolstoj vi vedeva l’incarnazione di un ideale morale altissimo. Ma come scrisse Oriani ‘ credenti o increduli, nessuno sfugge all’incanto di quella figura”. 

   Il presepio non solo mi fa molta compagnia ma mi concilia quel ‘raccoglimento’, quel riunire attorno al ritto della coscienza la dispersa vita interiore, quel moto dell’anima che (cito il me stesso di Metaproblematico e Pedagogia. Motivi marceliani) “rappresenta il nostro miglior indice ontologico perché è in grado di rivelarci l’intervallo intercorrente fra il nostro essere e la nostra vita, il silenzioso recupero di noi medesimi o, meglio ancora, per dirla direttamente con Marcel, ‘un’opera di paziente riunificazione della nostra dispersione interiore’. Per il raccoglimento riattingo la mia unità e l’unità del tutto in me; esso è l’atto per il quale io ‘sento’, come la Violaine dell’Annonce faite a Marie di Claudel, le cose esistere in me’, l’atto per il quale recupero quella solitudine che Lamartine disse poter essere riempita solamente da un Dio”. Il raccoglimento è insomma uno stato  supremamente mistico che va sì vissuto in intima, non necessariamente  anche esteriore, solitudine,  ma pure  nutrito attraverso la rilettura dei grandi mistici, e non solo quelli della tradizione cristiana ai quali così tanta e dotta  attenzione diedero Mircea Eliade ed Elemire Zolla (amico e collega alla Sapienza e a RomaTre) ma anche quelli di altre tradizioni, compresi quegli esoteristi nostrani di cui un personaggio  come Julius Evola, a lungo rimosso dalla cultura ufficiale  per  soliti meschini pregiudizi ideologici, rappresenta in Italia la vetta. Saranno Evola quest’anno coi suoi Il Cammino del Cinabro e La via della realizzazione di Sé secondo i Misteri di Mithra, Zarathustra col suo Zend Avesta. Confucio coi suoi Quattro libri, Lao Tse con La Regola celeste, ad alimentare il mio  raccoglirmento. Saranno essi con me attorno alla Culla quest’anno, sulla quale, vicino all’immancabile Cometa, apporrò un cartiglio recante  sei miei versi (son anni ormai che non faccio poesia in versi, bastano i circa trentasettimila, sic!, che ho dato per me e per gli amici, in tre volumi in mio ricordo, alle stampe) venutimi spontanei giorni orsono in occasione di una rilettura  de ‘L’ora di Barga’, dai pascoliani Canti di Castelvecchio:

   Dal mio cantuccio donde non vedo 

   se non le luci del mio presepe 

   il mio pensiero s’innalza e vola 

   ben oltre il muro di quella siepe

   e squarcia il velo di quel Mistero

   che cela il Bello, che cela il Vero.

Brutti versi ma …elaborati (forse proprio per ciò brutti?) coi quali oso misurare, si licet magna…, la mia, di siepe, con quell’altra famosa del troppo abusato geniaccio malinconico di Recanati. Sei versi che solo nel ritmo evocano Pascoli, dallo spirito del poeta delle Myricae distanti anni luce.

*

    Scopro oggi Paolo Castaldi, un musicista quasi mio coetaneo, nato nel 1930 morto nel 2021. Come ha fatto a sfuggirmi? Da quel poco che oggi ascolto di Seven  slogans  si tratta di un ingegno straordinario che fa non solo del fine intellettualismo ma con grande ironia usa la musica contro se stessa.  Precisamente quanto fa Nietzsche  con la filosofia. Da approfondire.

*  

   Due splendide Elektra e Salome dal Comunale di Bologna, di seguito. Ho finito per amare Richard Strauss più di Richard Wagner. Ma senza Richard Wagner non ci sarebbe stato Richard Strauss. Delizie della mia giovinezza e della mia vecchiezza. Vertici e Vertigini.

 *

   "Ecce nova facio omnia", dice Colui che siede sul Trono nell'Apocalisse giovannea. Io colui che fa nuove tutte le cose l'ho trovato senza dover aspettare gli Ultimi Giorni. Si chiama Eleuterio, quegli che col suo fratello Giuseppe gestiva un bel negozio di elettrodomestici in quel di Tor Tre Teste Nuova, dove per un trentennio abitai, nei pressi della famosa Chiesa del Millennio di Meier. Nelle ore morte il suo negozio si trasformava in un salotto bene dove una decina di intellettuali e non, ma tutti curiosi e assetati di Conoscenza, ci si incontrava. Eleuterio era naturalmente il moderatore, e debbo dire con grande classe gestiva le nostre vivaci discussioni. Un giorno mi presentai a lui col piccolo televisore verde Thomson Life e il Grundig che vedete e che da anni giacevano in cantina ormai completamente inutilizzabili. Ero loro molto affezionato, compagni come erano stati delle mie notti insonni. E in uno di questi giorni Eleuterio e Giuseppe mi hanno fatto la sorpresa: sono venuti a farmi visita recando con sé il magnifico dono di televisore e radio recuperati, da ormai oggetti d'antiquariato, splendidamente a novella vita.

Come ringraziare Eleuterio, che ha in più promesso di impegnarsi a ...rifar nuovo anche me?

* 

   Stanotte a un incubo nella fase Rem ha fatto seguito all’alba un sogno meraviglioso, forse il sogno più bello della mia vita.

   Ho visto le tre Cariti, le tre Grazie, Eufrosine Aglaia e Talìa (la portatrice di fiori, non la Musa della prosperità) uscire dalla tela di Botticelli e dal marmo di Canova, confondersi diventando sei e unirsi, Febo corifeo, in una danza castissimamente erotica (il più letificante degli ossimori) in un giardino più bello di quello dell’Eden; il giardino che un Voce lontana annunciava essere per accogliermi.

   Son desto e non vaneggio.

__________________                           

   Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 
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