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Messaggi di Giugno 2024

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca, Anticoli Corrado

Post n°1197 pubblicato il 18 Giugno 2024 da giuliosforza

1091 

   Ritrovo e pubblico con piacere: è il ricordo di uno dei mille eventi musicali che hanno costellato la mia vita, raccontato sulla sua rivista dal prof Luigi Scialanca, uno che fa cultura, che è cultura. E per questo la scuola sa redimre a  skolé.

 

“ScuolAnticoli

Libera Scuola di Umanità diretta da Luigi Scialanca

 

“La Musica e il Canto popolare

nella Valle dell’Aniene

   Professor Giulio Sforza - associazione culturale Vivarium

   Civico Museo d’Arte Moderna di Anticoli Corrado, sabato 13 ottobre 200

 

 

“Sabato 13 ottobre 2007, in una sala dello splendido Museo di Anticoli Corrado, abbiamo partecipato a un evento che è stato anch’esso un’opera d’arte. E che, in quanto tale, ha suscitato in noi la fantasticheria di un futuro in cui sarà forse possibile “incorniciare” e conservare, nella loro sensuale pienezza, non solo il “testo”, ma le emozioni, quello che potremmo chiamare il “clima” personale e interpersonale, i colori, le scoperte, i silenziosi soprassalti dei momenti perfetti che di quando in quando ci sono offerti da persone eccezionali, o da persone comuni in un eccezionale istante di assoluta “grazia”, o da entrambi quando i primi, com’è accaduto in questo caso, riescono quasi per magia a dar vita nei secondi a una così rara condizione.

    Parliamo delle Riflessioni sul canto e la musica popolare che il professor Giulio Sforza ha generosamente condiviso con noi nel corso di uno dei più suggestivi appuntamenti di questo bel Festival degli Antichi Suoni che da settembre anima i finesettimana della Valle dell’Aniene. Riflessioni che non sono state oggetto solo di una “conferenza”, ma al tempo stesso anche di uno spettacolo e di un concerto; e nelle quali Giulio Sforza ha saputo così meravigliosamente coinvolgerci da trasformare anche noi in una sorta di “coro” interpretante e commentante: certo, non così esperto e versatile come il vero coro dell’associazione Vivarium che frattanto le illustrava con i suoi canti, alla ‘mbriachegna e non, ma in qualche modo altrettanto presente, altrettanto consapevole dell’importanza della propria funzione nell’assicurare la godibilità e il successo dell’evento.

  “Insegnanti” di questa fatta sono così rari che incontrandone uno viene spontaneo chiamarlo, piuttosto, Maestro. Poiché, presentando il volume I Vivaresi e il Canto Popolare, antologia di musiche e testi scelti e annotati da Beatrice Sforza e Francesco Petrucci, il professor Sforza ci ha letteralmente sollevato e portato con sé (con la parola, col gesto, col terribile sguardo animato non soltanto da implacabile intelligenza, ma anche, per fortuna nostra, da affabile levità ― non a caso è L’evità il titolo della sua ultima raccolta di liriche dell’immanenza) dalla Grecia dei culti dionisiaci alle osterie di Vivaro, dalla Bayreuth di Richard Wagner alla Pescara di Gabriele D’Annunzio, dai monti ove con lui dimorò Zarathustra (Giulio Sforza, Canti di Pan e Ritmi del Thiaso, Subiaco, 2005, p. 74) alle meno rischiose valli ove gli apprendisti come noi si accontentano e son già deliziati dal sentirne parlare così profondamente e voluttuosamente: pendevamo dalle sue labbra, né più né meno come il coro dell’associazione Vivarium pendeva dalla sua mano e dal suo diapason, e a poco a poco la parola e il canto si son fusi nelle nostre menti in quell’armonia così rara, così difficile da ottenere, che è dei sensi e dell’immaginazione insieme”.

Il prof Scialanca riproduce anche la quarta di copertina dei mei volumi poetici, aggiornata in Dis-Incanti. Fa piacere riprodurla amche a me a vantaggio di chi vorrebbe saperne di più sull’autore di queste …dianoie metanoie paranoie…Più paranoie, per la verità!

 

 

 

 

 

“Da una vita ormai Giulio Sforza, intellettuale non allineato, immanentista radicale, difende, nella sua attività di ricerca di insegnamento e di divulgazione, i diritti dell’Uomo totale minacciati, se non conculcati, da una società e da una cultura che è poco dire inestetiche ed anestetiche, affidando all’arte in generale come ragione partecipativa ed alla poesia ed alla musica in particolare il compito di sanare i guasti operati in ogni campo (da quello religioso a quello educativo) dallo spirito di oggettivazione e di trascendenza.

 Tra le cose che ha scritto, nelle quali tenta di teoreticamente giustificare la sua visione del mondo prevalentemente dionisiaca ma non priva di nostalgie per apollinee solarità, ha più care: Metaproblematico e PedagogiaLa Funzione didattica (spunti per un discorso sul metodo come episteme), Educazione e sinistra tra conformismo e liberazione (con Ettore Laurenzano), Studi Variazioni DivagazioniMusica in prospettiva europea (con Maria Teresa Luciani), Altre Variazioni con Spigolature e Polemiche, i volumi collettanei da lui curati L’educazione estetica oggiReligione ed educazioneMusica ed ecologia in prospettiva estetica, Variazioni sul Tema, Vitam impendere Pulchro (Atti delle omonime Giornate internazionali itineranti di Studi e d’Arte promosse dall’Associazione culturale di varia Umanità e Musica Vivarium da lui fondata).

Ha pubblicato tre raccolte di ‘poesia pensante, filosofia poetante’: Canti di Pan e ritmi del thiaso Liriche dell’Immanemza, L’Evità, Aqua nuntia Aquae iuliae. Ha tradotto Held, Lévy, Onimus, Daniélou, Bergounioux, Polin... e, dall’italiano con Jacqueline Held, Rodari (Poèmes au ciel e sur la terre). Per le edizioni ‘Atelier des Grames’ ha curato per la parte italiana l’edizione bilingue del poema in prosa L’a bordée, di Michaël Glück.

Ha pubblicato, per farne dono ad ex allievi ed amici, strappandoli all’etere impersonale e restituendoli all’amata carta, i tre primi volumi del suo blog Dis-Incanti. Il quarto volume è in via di pubblicazione”.

_____________  

  Chàirete Dàimones!

   Laudati sieno gli dei, e magnificata da tutti viventi la infinita, semplicissima, unissima, altissima et absolutissima causa, principio et uno (Bruno Nolano)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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Votazioni europee, Libertà della rete in un post di Sforza citato da Lorenzo Fortunati (2010)

Post n°1196 pubblicato il 13 Giugno 2024 da giuliosforza

1090

   Giornata uggiosa. Minaccia pioggia. Al mio borgo su 134 iscritti finora hanno votato in undici, me compreso anarchico conclamato. Ho ceduto alle richieste di una donna. Merito per questo condanna? Amici anarchici andate a votare, perché non debba troppo vergognarmi. Frattanto io mi rilasso con qualche strofetta metastasiana, che fab proprio al caso, come    

“Se a ciascun l’interno affanno

Si leggesse in fronte scritto

Quanti mai che invidia fanno

Ci farebbero pietà”.

   e con la lettura delle serissime facetissime genialissime comico-tragico-surreali “Intermittenze della Morte” di Saramago, che nel suo simpatico e comodo stile di scrittura, che elimina quasi tutti i punti di interpunzione, al quale sarei tentato di adeguarmi, ci dnarra delle conseguenze   che in uno Stato imprecisato  causa  un mattino di capodanno l’improvviso sciopero generale della morte.

   e per associazione di idee mi sovviene della Sibilla cumana che, impetrata dagli dei l’immortalità e ottenutala, avendo dimenticato di chiedere contemporaneamente la giovinezza eterna invecchiava a tal punto da diventare sempre più una sorta di larva e finire entro un’ampolla e ai devoti che le chiedevano Sybilla ti teleis Sibilla che desideri ripondeva con voce impercettibile come proveniente da lontananze siderali apothanein telo apothanein telo voglio morire voglio morire.

   Ed ora ‘Chairete’ se potete.

*

   Vagando per la rete mi sono per caso imbattuto nel seguente intervento di Lorenzo Fortunati che si pone il problema della libertà della rete, sempre ma in quel periodo particolarmente sentito e discusso: argomento che egli trovò trattato da me nel post 241 (26 gennaio 2010) di questo blog, e che volle, con parole assai elogiative nei miei riguardi di cui lo ringrazio, riproporre all’attenzione ei suoi lettori. È il caso che anche io qui lo riproduca, ritenendo il problema della libertà della rete dal recente episodio dello spegnimento del mio blog per alcuni giorni riposto, poiché mi sembra che in esso il tema sia trattato da me con una chiarezza che non mio è solita e in uno stile piano che non mi fu e non mi è troppo familiare.

Scrive dunque Lorenzo:

   “Settantasettenne e inattuale, da due anni blogger, uomo di rara cultura e sapienza, Giulio Sforza è capace di donare a noi internauti ‘consumati’ una interpretazione della libertà del Web che millenni luce avanti a quella dei tanti meschini Riottelli che abbiamo per l’aere digital televisivo, invocando filtri, cani e guardiani per le rete di domani.

   Stavolta le sue parole sono semplici, almeno in gran parte, per cui segue un invito alla lettura che rivolgo a voi amici. Riporto qui un post del suo blog Dis-Incanti, ma non commentate qui sotto, non solo almeno: vi chiedo di lasciare un piccolo commento, direttamente a lui, QUI. Anche un seplice ‘grazie’ avrà del valore”.

Post 241 di Giulio Sforza

“Verità, verità, verità, che è la Verità? Chi più esplicitamente, che implicitamente, tutti alla fatidica parola fanno riferimento. Ma quale la verità che si vorrebbe dalla rete? La verità di chi? Io credo che richiedere ad essa qualcosa di più che una pura e semplice precisione di dati, dico dati, e di opinioni, dico discutibili opinioni, sia prevaricante e prepari la strada alle censure indiscriminate o mirate (cosa che del resto già si sa avvenire o minacciarsi da più parti) dei regimi preoccupati solo della loro verità, cioè del loro potere. Chi di grazia dovrebbe controllare i contenuti del Web, le idee dei suoi utenti, magari i loro aborti di idee, le loro idee insanite od in sanie? E con quale diritto? Che una nostalgia strisciante per le sacre investiture e i diritti divini si stia impadronendo degli spiriti deboli? Che sia già pronto, da qualche parte l’Indice   dei siti e dei blog proibiti, in procinto di essere pubblicato e con violenza difeso dagli sgherri delle nuove Inquisizioni (laiche o religiose che siano), appena la vigilanza degli spiriti liberi e forti s’allenti? E che stia risorgendo un Istituto per la preservazione della fede? E che si preparino i roghi per i dissidenti e gli eretici, per i naviganti che amino vagare e ‘bacchabondare’, posseduti da ulisside smania di conoscenza, alla ricerca di mondi diversi, fuori dalle prescritte rotte? Simile ad una tavola imbandita sia il Web, ricolma di ogni ben di Dio e di ogni più diabolica, magari attossicante, pietanza, premessa ineliminabile, per altro sì per ogni pericolosa abbuffata ma anche per la più squisita delle autoeducazioni alimentari. Cornucopia ricolmo la rete cui ad ognuno sia consentito di accedere che fame e sete di conoscenza tormentino. Come si può pretendere che l’autoeducazione ( e tale è solo e sempre una verace educazione) alla continenza del sé (cum-teneo, tengo insieme unito) possa veramente avvenire? Non è l’abbondanza delle opportunità e delle disponibilità fondamentale perché una libera scelta sia pensabile? È forse possibilità di locupletazione ove non sia variegatissima offerta? Ed è possibilità di libertà ove non sia possibilità di totale libertà? Non è forse la libertà il più alto dei rischi? Ma non è forse il rischio della libertà pur sempre minima cosa al confronto dei danni certi che la mancanza di libertà assicura? So bene la libertà essere, in ogni campo, figlia di estremo rigore; e so di tutti i bla bla moralistici che i propugnatori delle scelte obbligate (ivi compreso il grande dandy dell’esistenzialismo engagé Jean-Paul Sartre) oppongono alle argomentazioni, per essi sofismi, di chi nega l’esito obbligatorio della libertà dover essere la scelta, in realtà della libertà sostanziale negazione. Atto supremo di libertà è anche, e non è più di tanto paradossale, morire, come l’asino di Buridano, di fame e di sete, non certo per incapacità di scelta, ma per non volontà di scelta, per ludica, orgiastica, débauchée fedeltà alla libertà di scelta, che è anche scelta della non scelta.

   Temo proprio, anzi non temo affatto, me ne compiaccio, doverci tener quell’universale Nous poietikòs ed insieme pathetikòs (che volgare dirlo contenitore!) che la Rete rappresenta tale quale è, e lottare perché tale e quale, salvi fatto gli auspicabili perfezionamenti tecnici che dilatino gli orizzonti e le opportunità, rimanga”.

Chàirete Dàimones

 
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'Sogno di una notte di mezza estate',

Post n°1195 pubblicato il 02 Giugno 2024 da giuliosforza

 

   

 

 

 

 

 

 

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   Guai a chi oserà stamane distrarmi dal  Sogno di una mezza estate shakespeariano tradotto in musica romanticissima da Schumann e  coreografata da quel genio di Balanchine. E poi con una Ferri che non tocca quasi più terra, una Ferri ancora più aerea, vittoriosa più del solito sulla forza di gravità, e un Bolle che non ti dico.

   Questa notte ho dormito male e malamente sognato. È giusto che dagli Amici  William Robert George Alessandra Roberto ne sia ripagato!

*

   Periodo ancora nero nero nero per me.

Oggi per placare un po' la rabbia, che non riesco ancora a smaltire, per l'oscuramento del mio blog, e la perdita, stamane, o il furto, del mio cellulare, mi sono inventato un risottino ai funghi (purtroppo non porcini) che da tanto tempo non riassaggiavo: una mezza via tra risotto e minestra.

Cotti i funghi in padella e ridottili a purea col frullatore a mano, ho preparato un brodino con un involtino di petto di pollo e bresaola della Valtellina, prezzemolo, aglio e cipolla a pezzetti liofilizzati. Dopo circa un'ora ho estratto l'involtino e ho sciolto nel brodo la purea di fughi. A ebollizione ripresa ho gettato i miei 40 grammi di riso, ho aspettato che l'acqua fosse tutta riassorbita, una spolverata di parmigiano reggiano e via.

   Ho trovato il mio risotto-minestra ai funghi davvero squisito/a.

   Gradirei un giudizio degli chefs della rete.

*

Guai a chi oserà stamane distrarmi dal  Sogno di una mezza estate shakespeariano tradotto in musica romanticissima da Schumann e  coreografata da quel genio di Balanchine. E poi con una Ferri che non tocca quasi più terra, una Ferri ancora più aerea, vittoriosa più del solito sulla forza di gravità, e un Bolle che non ti dico.

   Questa notte ho dormito male e malamente sognato. È giusto che dagli Amici  William Robert George Alessandra Roberto ne sia ripagato!

*

   Riflessione mattinale stamane sotto la vasta ombra del pioppo gigante.

Il terzo trentennio della mia vita nel tempo, ancora soltanto simbolo, 'eikòn', dell’Eterno, sta per concludersi, e il quarto annunciarsi nel corso del quale, presumibilmente, il mio tempo da solamente immagine dell’eterno, conclusosi il percorso epistrofeico, tornerà 'aionio' nel seno dell’Uno.

Platone e Plotino mi attendono.

(Ma ho fatto anche riflessioni meno impegnative e più leggiadre, osservando il via vai di bellissime donne coi loro cagnolini e i loro sorrisi al Vegliardo, fantasma ormai arcinoto vagante da un decennio per sentieri e prati di Casal Nei e dintorni).

*

   Dieci giorni fa il mio bonsai Ginseng, dono di Lilli, pareva definitivamente morto. Gli erano rimaste solo tre foglioline semisecche. Poi il miracolo. Bastò che lo spostassi all'ombra perché, senza altro intervento da parte mia, risuscitasse. E così, giorno dopo giorno, assisto al rispuntare di nuove foglioline con la stessa tenera emozione con cui riassisterei ai primi vagiti di neonate nella loro rustica culla. Meraviglia della Vita universa, divina in ogni sia pur minima forma.

*

   Questa rustica culla a dondolo di durissimo castagno inattaccabile dai tarli, costruita da papà (appena tornato, senza il fratello maggiore rimasto tra le migliaia di vittime di Bligny, dal Primo grande Macello dopo sei anni di durissimo fronte: caporal maggiore del Genio Pontieri aveva passato, soleva celiare, sei anni a bagno scaldato dal fuoco delle artiglierie per la prima volta anche aeree) per il primo figlio purtroppo  nato morto; fu essa a neniare i primi vagiti, pianti, sorrisi dei sei pulcini di una numerosa nidiata sopravvissuti, votati  a diversi destini. Ora se ne sta, solitaria per la maggior parte dell’anno, al Frainile con gli altri cimeli di casa, i mobili i quadri e i posters, di viaggio e musicali, che tappezzano i muri, e l’enorme organo elettronico Farfisa, che resiste eroicamente al disuso coi suoi circa sessanta registri e una pedaliera di due ottave. Oggi voglio strappare la culla alla sua solitudine e gettarla nel traffico caotico della rete per narrare di un episodio che ho risognato e riguarda essa e me. Avevo solo qualche mese, si narra, e mentre mamma, sempre indaffaratissima (nel frattempo papà era stato richiamato per un’altra guerra, la guerra d’Africa) sfaccendava, la sorella più grande era incaricata di farne le veci presso la culla. Un giorno, particolarmente nervosa perché tardavo a prendere sonno e ‘gnaulavo’ in continuazione, con uno strattone la fece capovolgere, io le finii sotto miracolosamente  salvandomi: la duttilità delle ossicine in formazione evidentemente m’avevano preservato dai gravi traumi non solo cerebrali che avrebbero potuto seguirne, e la conformazione dei lati della culla aveva consentito il passaggio dell’aria. Nel sogno il mio fratello maggiore (per altro il più pacioso) mi ripeteva con petulanza: hai battuto la testa da piccolo, non ci stai con la testa: ed io reagivo violentemente urlandogli che con la capoccia io stavo assai meglio di lui.

   Mi sono svegliato ancora nervoso, ma paradossalmente più sereno ed obiettivo. Mi son detto: avesse avuto ragione lui? Non è il primo a ripetermi, e fuori di sogno, che io con la testa non ci sto, per scherzo o sul serio me lo ripetono da anni in tanti, soprattutto le donne. Ora confesso che ho veramente ‘battuto la testa da piccolo’, e fu una cosa grave, irrimediabile. E già so anche che nelle mie cicliche future rinascite sarà sempre peggio, ricadrò ogni volta da una culla, magari elettronica, e ribatterò la testa facendomi sempre più male, veramente tanto male. È il mio destino, lo sento. E il bello è che ne sono felice, tanto felice. PERCHÉ SIGNIFICA CHE PER DESTINO IL MIO CERVELLO NON POTRÀ FINIRE MAI ALL’AMMASSO.

 

 

 
 

 

   

 

  
 
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