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Chissą che voti davano i prof Sumeri

Post n°1737 pubblicato il 04 Dicembre 2011 da tanksgodisfriday
 
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Non
 so come il sistema scolastico degli antichi Sumeri valutasse gli allievi, se con un voto (in sessantesimi?) o se in modo descrittivo.
Non aiutano a capirlo le due tavolette rimbalzate negli ultimi giorni dal sito del prof. Duncan J. Melville su alcuni blog, e su Zeusnews.com, dove ho letto della faccenda.
Eppure l'occasione sarebbe stata ghiotta: un solo problema, due svolgimenti. Uno perfetto, l'altro opera di «un pasticcione che non sapeva distinguere il fronte della tavoletta dal retro, e che ha piazzato una mezza dozzina di errori in altrettante righe». Se il prof avesse annotato da qualche parte i voti, o il giudizio, qualcosa si sarebbe capito; invece niente.

Partiamo dal problema: da un granaio (misura di capacità, pari a 1.152.000 sila, a sua volta più o meno 1 litro) vengono distribuiti 7 sila per ogni uomo. Quanti uomini riceveranno del grano?

La risposta è semplice: 1.152.000 diviso 7 fa 164.571, con il resto di 3.
Semplice in effetti lo sarà forse per gli studenti della nostra epoca (e rimane ancora da vedere se sia così), probabilmente non lo era per il povero sumero della seconda tavoletta, alle prese con un sistema di numerazione (e quindi con un algoritmo di divisione) più complesso: sempre che abbia capito al volo che ci voleva una divisione.
Inoltre, a parte il dramma vissuto e testimoniato dal pasticcio impresso sulla tavoletta, avrà subìto poi la rampogna del prof e la sera a casa il padre avrà completato. Anzi no, non è ancora finita, visto che siamo qui a parlarne.

Ma se il prof avesse dovuto dare un voto, come avrebbe potuto regolarsi?
Allora come adesso, si sarebbe potuto muovere tra due estremi:
  1. sistema assoluto: si fissano il voto minimo e quello massimo (es.: 0 e 10, oppure 3 e 8, ...); la correttezza di ogni compito viene valutata in modo indipendente e assoluto (tutti bravi, 10 a tutti; asini in libertà? nessuno supera il 3)
  2. sistema relativo: come in quello assoluto, si fissano i due voti estremi; poi si ordinano i compiti dal migliore al peggiore e si assegna il massimo al primo e il minimo all'ultimo; tutti gli altri prendono il voto proporzionato tra i due
I due sistemi comportano dinamiche differenti tra gli allievi: nel sistema assoluto passare il compito non mette a rischio il mio risultato, al più regalerà all'altro il mio stesso voto. Nel sistema relativo c'è invece il caso che l'altro corregga una piccola imperfezione in quanto gli ho passato, e si ribaltino così i voti: il mio da migliore diventa peggiore e ciccia.

Sembra che il metodo relativo sia adottato negli Stati Uniti, e che di conseguenza "passare il compito" non sia una pratica diffusa da quelle parti. Tra i Sumeri non so: o adottavano anche allora la valutazione relativa, oppure i ragazzi autori delle due tavolette erano lontani di banco. 
Certo, il sistema stimola la competitività a scuola, oggi ritenuta una parolaccia. Però forse aiuta a evitare che mediocri furbetti passino indenni la scuola, per poi fregare il prossimo con maneggi e intrallazzi da grandi.
Viva la competitività a scuola, allora, e sbrighiamoci a reinserirla, così tra una decina d'anni ne potremo vedere gli effetti.
Nel frattempo la pulizia della generazione marcia che maneggia la nostra politica va fatta a mano, con scheda elettorale e matita.

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