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We don’t need no thought control

Post n°297 pubblicato il 03 Gennaio 2020 da ElettrikaPsike
 

 

Tempo fa leggevo un post nel blog di un utente amico, ed ho pensato che parlare di muri, facesse bene anche qui, nel mio Labirinto.

 

 

"I don’t need no arms around me

And I don’t need no drugs to calm me

I have seen the writing on the wall

Don’t think I need anything at all"


Una veloce stima:

Nel 1989, dopo la caduta del più celebre - il muro di Berlino - se ne contavano quindici.

Poi siamo arrivati a più di 60. Una ventina solo negli ultimi anni.

Qualcuno dice che si può legittimamente parlare di quella attuale come l’era dei muri…ma questa “Age of walls”, a parer mio, è un’era infinita. Perché dove non si parla di quelli fisici ne abbiamo altrettanti se non di più, di muri metaforici, mentali, culturali, emotivi.

Un terzo dei Paesi del mondo presenta recinzioni di diverso tipo lungo i suoi confini (nel continente africano se ne contano 12, due sono i muri che dividono l’America, separando gli Stati Uniti dal Messico, e quest’ultimo dal Guatemala, 36 quelli che frammentano l’Asia e il Medio Oriente e 16 sono le recinzioni che attraversano l’Europa, la maggior parte delle quali localizzate nella parte orientale del vecchio continente).

Dal 2000 in poi circa diecimila chilometri di cemento e filo spinato hanno confinato territori, s’innalzano recinzioni di ogni tipo e ci si blinda per arginare i flussi migratori e per proteggersi dal terrorismo ma anche per separare gli abitanti di una zona ricca residenziale da quelli della baraccopoli limitrofa (tra l’altro in uno Stato che solo nel 1994 riuscì a scrollarsi il marchio dell’apartheid).

C’è un muro per ogni gusto, religione, popolo…dal muro che separa la Repubblica Greca di Cipro dalla Repubblica Turca di Cipro, alla “Peace-Line” di Belfast per separare in Irlanda la Belfast cattolica da quella protestante; c’è la barriera del 38esimo parallelo che frammentò la Corea del Nord e la Corea del Sud; ci sono i muri eretti dall’India al confine con il Pakistan e al confine con il Bangladesh; ci sono i confini militarizzati fra l’Arabia Saudita e lo Yemen.

E poi c'e l’iconica situazione d’Israele… che ha letteralmente recintato se stessa, circondata da barriere che la isolano sia all’esterno dalle nazioni limitrofe, sia all’interno rimarcando gli eterni conflitti della Terra di Canaan.

E per ogni muro solidificato ci sono stati migliaia di piccoli e grandi muri mentali a preparare il lavoro… In Giappone, migliaia di adolescenti - definiti hikikomori - vivono in disparte, affetti da una sindrome da isolamento volontario, all'interno della loro stanza, a consumare una vita virtuale in un rifiuto silenzioso del mondo. Il loro è un confine tanto fisico quanto interiore ed il muro che innalzano è probabilmente fatto di paura. Tutto sommato, quindi, anche loro soltanto un altro mattone nel muro…

Eppure, come ogni altra cosa, anche un mattone può trasfigurarsi: i Pink Floyd, nel 1979, questa barriera mentale e psicologica la fecero diventare musica, erigendo un muro fatto di note e di parole che divennero una parte privilegiata della storia del rock.

Io credo che ognuno di noi possa scegliere di dire "Ho capito quello che sta succedendo. Dopo tutto erano solo mattoni nel muro. Dopo tutto eravate tutti solo mattoni nel muro".

 

 

"Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù”

(Gal 3:25-28)


 
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