Creato da helen_1960 il 31/03/2006

mutanti

e mutazioni

 

 

Post N° 59

Post n°59 pubblicato il 30 Giugno 2008 da helen_1960

 

Voglio essere schedato

Sono passati pochi anni, quando con un primo abbozzo di campagna mediatica, alcuni giornalisti, associazioni antirazziste e di migranti, semplici cittadini, venne lanciato un allarme dal titolo “Le parole lasciano impronte”. Era un tentativo di proporre, soprattutto agli operatori dell’informazione, l’utilizzo di un linguaggio più corretto, di parole più chiare, nel parlare di immigrazione. Perché le parole sono divenute come impronte, il “rom”, il “clandestino” sono divenute parole temute, evocano scenari foschi, strutturalmente appaiono come carichi di negatività implicita. Accadeva in realtà ere politiche fa.

Oggi, quasi contemporaneamente ai settanta anni dalla promulgazione delle orrende leggi razziali che ufficialmente tutti condannano, le impronte vengono proposte come strumento di controllo, non a pericolosi capi criminali, ma a bambini, bambini rom. Leggere che lo si vuole fare per proteggere i diritti dei bambini, è insieme grottesco e raccapricciante, leggere che fa parte del piano per censire tutte le presenze (anche dei neonati?), dà l’idea della miseria umana che sottintende misure simili. Si, miseria umana, quella che, sempre settanta anni fa, dopo martellanti campagne di opinione e con un consenso forse altrettanto diffuso, portò all’imposizione delle stelle gialle sui vestiti come segno di riconoscimento.

Con qualche sublime e post moderna differenza: allora l’espulsione dalle scuole avvenne dopo, per docenti e studenti, ora è già stata resa possibile con la politica degli sgomberi e della distruzione di abitazioni  non ritenute compatibili con il decoro urbano. Ora è stato possibile non permettendo ai bambini e alle bambine di arrivare a scuola con un quaderno, una penna, un vestito pulito. Prima si rende loro impossibile una frequenza regolare, li si ghettizza e li si porta a fuggire dai plessi scolastici, poi quando il sogno di un progetto comune si è interrotto, quando i bambini finiscono con le madri a elemosinare pochi euro per campare, allora scatta la caccia, il bisogno di identificare, schedare.

E se i soldi utilizzati per questa inutile e propagandistica sceneggiata venissero invece utilizzati per garantire realmente il diritto ad andare a scuola? Sostenendo le famiglie (quelle con cui ci si riempie la bocca quando sono italiane) privilegiando i percorsi intrapresi con alcuni istituti scolastici, incoraggiando buone pratiche che già ci sono in piedi, garantendo la possibilità di alloggiare in condizioni compatibili con la dignità umana?

Le impronte ai bambini su cui – come è già stato detto da altri – pesa ancora il silenzio pesante della Chiesa – sono un punto di non ritorno. Chi considera, anche per la più nobile delle ragioni, questa una misura “normale” ha scelto di stare da un'altra parte, ha scelto di accettare le leggi razziali, come in tanti, nel silenzio e nella indifferenza, lo fecero 70 anni fa. 

Ma settanta anni fa ci furono anche pochi che rifiutarono con sdegno etico prima che politico, di costruire il nemico etnico. Minoranze, si, forse siamo questo, ma dobbiamo assumercene la responsabilità.

Quando inizierà la raccolta delle impronte dovremmo essere in tante e in tanti a pretendere di essere schedati, in nome del fatto che si appartiene tutte e tutti alla stessa specie. Non ci aspettiamo che segnali positivi giungano dal parlamento, la foga repressiva ed identitaria ha contagiato quasi tutti i rappresentanti nelle istituzioni nazionali, facciamolo noi, a partire dalla rabbia e dal senso di impotenza che si prova ogni volta che si incontra lo sguardo intenso, adulto, a volte gioioso altre volte troppo serio, di un bambino o di una bambina che hanno avuto la sventura di nascere in un paese sbagliato, in anni di cui un giorno ci dovremo vergognare.

di Stefano Galieni

 
 
 

Post N° 58

Post n°58 pubblicato il 07 Maggio 2007 da helen_1960

http://familiesnight.splinder.com/

immagine

 
 
 

Post N° 57

Post n°57 pubblicato il 29 Gennaio 2007 da helen_1960
Foto di helen_1960

“Ma tu mi ami?”
“Amore è un termine
troppo debole per... Ecco, io ti straamo, ti adamo, ti abramo.”

WOODY ALLEN a DIANE KEATON, Io e Annie

 
 
 

It's raining men

Post n°56 pubblicato il 19 Gennaio 2007 da helen_1960

È giunta l’ora di trovare un fidanzato.

Faccio una ricerca su Meetic: uomo tra i 40 e i 45, alto tra 175 e 185 cm. Peso tra i 70 e 85, un minimo di cultura, residente in torino e provincia. Mamma mia quanti!!!! Bisogna restringere la ricerca… allora: non fumatore, non cattolico praticante, non sposato. Ce n’è sempre tantissimi! Molti romantici, tutti sedicenti di aspetto piacente (l’uomo, si sa, ha un’alta stima di se stesso….) Tutti in cerca di una donna “sensuale” e “complice” (di chissà quali rapine!). Tanti sofferenti, bisognosi di gattina che lecchi le ferite…

Qualcuno introverso, che non è mai stato sposato, qualcuno separato da poco che cerca una nuova convivenza (non ha mai imparato a stirare e cucinare, probabilmente)

Imparerò mai a navigare in questo mare?

Help meeeeeeeeee

 
 
 

Post N° 55

Post n°55 pubblicato il 18 Gennaio 2007 da helen_1960
Foto di helen_1960

Ho letto parole che hanno fatto vibrare la mia anima. Porto il loro suono dentro di me.

Amore di donna, il bene più prezioso.

 
 
 

Post n°54 pubblicato il 15 Gennaio 2007 da helen_1960

  Labirinto - Anonimo Tuareg

 

Faccio fatica a fingere e tu pure, mi pare, per motivi opposti. 

Non riesco a barare, i liberi rapporti non sono più tali, 

le intenzioni mascherate, gli slanci frenati. 

Conosci le mie figure, ti ho svelato il mio segreto, 

gioco ormai a carte scoperte e con gli occhi bendati. 

 

Ho iniziato a salire una scala minore, timoroso di quella reale, 

per cercare di raggiungere la carta vincente, la Donna di Cuori, 

ed ora mi trovo perso nel Labirinto dei sentimenti. 

Ho sviluppato per l'occasione tutti i miei sensi, 

il tuo profumo mi guida, il tuo respiro seguito come sospiro, 

seguo il gradiente termico crescente negli angusti spazi 

dei corridoi, da poco spettatori del calore della tua anima. 

Come a mosca cieca mi sposto con le mani tese sempre avanti, 

ti raggiungerò? 

Mi sfugge e perdo il filo del discorso e del gioco 

nelle stanze buie e sconosciute della ricerca e dell'attesa. 

La tua impronta lasciata sui sensi amplificati 

è diventata il mio sesto senso, distorto, fuori fase, 

continuo a barcollare, Teseo mancante, non riesco a sbrogliare la matassa. 

 

Sono mesi che cammino in questo sentiero di pareti monotono, 

spinto dall'eco della tua voce, 

a cercare ed essere cercato, attendere ed essere atteso. 

Anche se conosco ogni pietra di questa rete che mi imprigiona, 

mi sono perso ancora una volta e continuo a perdermi nel tempo. 

A volte, corro credendo di averti intravista, e, arrivato vicino, 

con le braccia tese avanti desideroso di un abbraccio più che di luce dell'unica porta, 

... di nuovo, scompari e di nuovo, ti perdo. 

 

Sono anni che mi muovo in queste vie oscure delle passioni e dei desideri, 

già mille volte percorse, 

il mio procedere nelle cieche stanze a passo ritmico, incerto, barcollante, a volte sicuro, 

ingannato da specchi e scale bugiarde, oasi e fonti inesistenti, 

rassomiglia ormai ad una danza con figure ed evoluzioni 

che ricordano la tortuosità dei lunghi corridoi del labirinto. 

Ancora una volta ti rivedo in fondo, mi avvicino e tendo le braccia 

ho trovato la porta e sono fuori, abbraccio un'ombra, assetato. 

Era la porta sbagliata,..si, sono fuori, ma in mezzo al deserto. 

 

 
 
 

Post N° 53

Post n°53 pubblicato il 13 Gennaio 2007 da helen_1960

Ho voglia di te

 
Perchè quando ami non c'è altro da dire.
E' inevitabile.
Può accadere di tutto,
possono dirti qualunque cosa,
cercare di convincerti del contrario.
Ma dentro, nel tuo cuore,
nel tuo animo, nella tua testa,
girano solo quelle parole.
Ho voglia di te.
Quando ridi, quando aspetti,
quando cerchi, quando pensi.
Ho voglia di te.
Quando guardi le cose, quando mangi e sbuffi,
quando dormi, quando sogni...
Ho voglia di te.
Quando hai paura, quando ti abbracci,
quando ti arrabbi e te ne vai.
Ho voglia di te.
Di mattina, di sera, di notte.

F. Moccia

 
 
 

Pilates

Post n°52 pubblicato il 09 Gennaio 2007 da helen_1960
Foto di helen_1960

Ieri ero sola a fare lezione e c’era una nuova insegnante. Sono sempre leggermente a disagio a spogliarmi, indossare indumenti da palestra e mostrarmi senza difese. Laura mi colpisce subito. In maniera positiva. Giovane, bionda, alta, tornita, una giunone dal viso dolce.

 

Gli esercizi di Pilates sono molto semplici, quasi banali, ed i movimenti sono spesso piccolissimi, ma bisogna eseguirli con precisione, con concentrazione. Non si suda, non si sbraita, non si corre. Si lavora sulla muscolatura, consapevoli di quando il muscolo deve essere in tesione e quando invece si deve rilassare. A me pare che sia un’attività che serve al corpo, ma anche alla mente.

Con la musica di sottofondo la voce di Laura guida le sequenze. Guardo il grande specchio e mi piace vedere le nostre gambe e braccia che disegnano insieme le stesse figure.

 

Alla fine della lezione, durante il rilassamento, quando il corpo recupera e immagazzina energia, guidata dalle parole di Laura, abbandono le tensioni della giornata, della settimana, del capodanno, del natale, e i malumori più antichi ancora. Sono così serena … e piango. Laura mi abbraccia e mi mormora parole dolci. Non la rivedrò forse più. Quell’anima bella, con la sua dolcezza e vitalità, è riuscita, in un'ora soltanto, a toccarmi nel profondo, come solo una donna sa fare con un’altra donna.

 
 
 

Mutazioni

Post n°51 pubblicato il 04 Gennaio 2007 da helen_1960

 

Quando ero bambina davanti a casa c’erano i negozi. La verdura e la frutta la compravamo da Ciro, il greco, un omone burbero dall’accento esotico, tutto baffi. Non si toccava nulla, non era educato, non si faceva: mamma gli chiedeva un chilo di pesche, o fragole, o verza, o insalata e si usciva coi sacchetti marroni dentro la borsa a rete della mamma che magicamente si allargava e diventava capiente come la borsa di Mary Poppins. A fianco c’era il “consorzio”. Chissà perché lo chiamavamo così. Era la drogheria. Lo gestiva una coppia: lei stava alla cassa e lui serviva. Da loro si poteva comprare ancora mezzo chilo di zucchero sfuso, che veniva avvolto nel cartoccio di “carta da zucchero”. C’erano anche i vasi di vetro con le caramelle e le “rigolizie”. Avevano una commessa alta alta, con il viso allungato, il suo nome era.. Libia.. Indossava sempre un grembiule azzurro dalle grandi tasche nelle quali infilava le mani e che nascondevano qalche caramella da regalare a noi bambini. Fingeva di non farsi vedere dai padroni e noi aspettavamo quel momento con un po’ di apprensione, ci chiedevamo se saremmo riusciti a prendere le caramelle di nascosto…….

Ora al posto della drogheria c’è Gnam gnam il gelataio e Ciro se n’è andato da tempo…al suo posto ora c’è Natascia: hair stylist uomo-donna

 
 
 

Post N° 50

Post n°50 pubblicato il 03 Gennaio 2007 da helen_1960

OCTAVIO PAZ

Toccare

Le mie mani
aprono la cortina del tuo essere
ti vestono con altra nudità
scoprono i corpi del tuo corpo
le mie mani
inventano un altro corpo al tuo corpo.

 
 
 

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