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DEEP SHADOWS AND BRILLIANT HIGHLIGHTS
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Post N° 110
Post n°110 pubblicato il 20 Febbraio 2007 da SWEETVILLE
Ragazzi, x adesso le cose sn così complicate ke nemmeno m passo il tempo a scriverle xkè m confondo ank'io. quindi pubblico un'altro mio racconto, sempre scritto già da tempo, nemmeno m ricordo bene. è abbastanza lungo....spero cmq ke qualcuno lo legga e m lasci le sue impressioni :-) qmc ki m conosce un po' capirà sicuramente a quale periodo della mia vita è associato...vero mony? Le persiane completamente chiuse. Solo un piccolissimo spiraglio timido e tenue osava entrare in quella stanza. Il profumo ancora presente dell’incenso bruciato lentamente durante la notte, e l’odore ancora su di sé di quell’uomo. Si aggirava inquieta per quello spazio di cui era stata padrona durante la notte, coperta solo da una vestaglia di seta nera la cui scollatura valorizzava il suo splendido decoltè. Il passo era lento, quasi d’attesa. Sì, non faceva altro che attendere il momento del suo risveglio. Nervosa. La sua coscienza la inchiodava lì in quella stanza, ma il suo cuore volava già sui tetti di Budapest, e lei non riusciva a conciliare le due cose. La sua natura la spingeva ad andarsene, anzi a portare anke lui con sé, ma lei non voleva piegarsi del tutto a ciò ke prima o poi sarebbe dovuta diventare. Non voleva. Il suo cuore era ancora troppo umano per abbracciare tanta crudeltà. Quindi decise, anche perché il sole stava per sorgere. Sparì, andò via. Non un biglietto, non un scusa. Volava adesso. Osservava la città sotto di lei. qualche finestra si era già aperta. Il tempo stringeva, il sole stava per rivelarsi ancora, come ogni giorno. Doveva sbrigarsi, doveva tornare al suo maniero. Volava tuttavia lentamente, godendosi quella fresca aria mattutina che l’aveva un po’ distolta dai suoi pensieri. Da quando era successo non faceva altro ke tormentarsi. La morte le aveva strappato la vita, regalandole però un’altra forma di esistenza. Viveva in uno specchio, percependo solo un debole riflesso di ciò ke realmente le accadeva. Ogni cosa era storpiata da ombre e paure….. Tutto incominciò quella sera. Era passato solo qualke giorno da quando lui l’aveva lasciata. Lei non faceva altro ke piangere. Non si dava pace. Si sentiva sola e abbandonata, un vuoto ke nn riusciva a colmare. E l’unica cosa ke le dava la forza di continuare era la sua voglia di vendetta. L’odio ke provava per quel ragazzo, a cui lei aveva dato tutto, a cui lei aveva regalato il suo amore senza chiedere nulla in cambio, riempiva le sue giornate. Guardava ogni notte dalla sua finestra la luna, e la interrogava sul perché lei fosse condannata a patire in quel modo. Non aveva fatto nulla per meritarsi tanto dolore. Ma ancora non sapeva cosa le sarebbe accaduto. Le sue parole erano andate ben oltre ciò ke un umano può dire. Avevano varcato le porte della ragione. Aveva osato addentrarsi in quei cunicoli oscuri da dove nessuno mai aveva più fatto ritorno. Senza saperlo, aveva pronunciato le formule adatte. E così, la notte seguente, non potè che trovarsi davanti colui ke aveva ascoltato i suoi sfoghi. Mentre poggiava le sue guance rigate dalle lacrime sul cuscino, ecco spuntare fuori dalla sua finestra una figura a lei sconosciuta. La fissò negli occhi. Quel verde smeraldo che brillava nella notte le stregò la mente. Senza indugiare aprì la finestra. - buonasera. Come sta oggi la mia principessina oscura? - cosa? che cosa vuoi dire. Io nemmeno ti conosco. - lo so, ma noi abbiamo parlato spesso queste ultime sere no? - io nn so di cosa tu stia parlando. - chi ti suggeriva quei pensieri di cui tu stessa inorridivi ieri notte – le sussurrava diabolicamente all’orecchio. Quel sibilare la faceva quasi rabbrividire - io non capisco… Ma non poteva certo negare di essere rimasta stupita di se stessa in quelle notti. - io ho sfruttato il tuo dolore, così ingenuo e puro. E tu m hai fatto entrare senza indugio. Ti ho plagiata come ho voluto mia cara e tu hai pronunciato ciò ke io volevo sentirti dire. Quella figura oscura continuava a girarle intorno, non le permetteva di muoversi. Entrava nei meandri della sua mente e non le permetteva di reagire. La bellezza di quell’uomo era indiscutibile. La sua figura era slanciata e il suo sguardo era così penetrante e sicuro da non lasciare alcun dubbio. Era una bellezza inumana. Nessuna persona poteva possedere tanto fascino. Ma allo stesso tempo era una creatura della notte, e il suo animo era avvolto dalle tenebre - mia cara, non c’è bisogno che tu mi dica di cosa hai bisogno. io lo so già. Quindi vieni. Io ti offro un’alternativa, e la tua vendetta sarà grande. Potrai fare ciò ke vorrai, prenderti ogni cosa la tua mente e il tuo corpo desideri. Solo un morso. Alcune gocce del tuo sangue versate per la vita eterna. lei stava lì, immobile. Le girava la testa. Sentiva che lui stava cercando di entrare nella sua mente. Un “sì” riecheggiava nella sua testa, ma la sua bocca esitava a pronunciarlo. Non ebbe tuttavia il tempo di rendersi conto di ciò a cui andava incontro. Un calore inspiegabile la pervase, e senza nemmeno accorgersene, sentì un dolore mai provato prima. Lui l’aveva presa. Aveva osato strapparle la vita…. Si svegliò poco dopo. Gli alberi la sovrastavano e la luna rischiarava fiocamente il bosco in cui lei si trovava. Era in braccio a quell’uomo e la testa le girava. - dove mi stai portando? Cosa mi hai fatto? Era moribonda. Non riusciva nemmeno a pronunciarle bene quelle parole - shhh, riposati. Dopo parleremo - no, lasciami. Voglio scendere. Parliamo adesso - calma, sei senza forze – continuava a ripeterle lui Ma lei, aiutandosi come poteva, si svincolò da quella morsa e poggiò i piedi per terra. Quasi barcollava - aspetta, non vedi che sei debole? Lo guardò fisso negli occhi. Non riusciva a contenere la rabbia - cos’hai fatto mostro? - ho solo esaudito i tuoi desideri - no, hai esaudito i tuoi di desideri, ma non i miei. Io, io non capisco – e quasi balbettava per il nervosismo – ma chi sei, cosa vuoi, dove mi hai portata? - ok, vuoi la verità. L’avrai allora. Ma sappi ke è dura da ascoltare. E tu hai un cuore ferito, è facile per me farlo sanguinare. E lo farò - zitto, non sai niente di me Lei gli gridava contro. Lui allora la prese per i polsi e la sbattè contro un albero. La teneva ferma, e come aveva fatto poco prima, le incominciò a parlare all’orecchio - lasciami stare. E non parlarmi all’orecchio, ho capito cosa fai - zitta e ascolta. Lui ti ha solo usata. In tutto questo tempo non sei stata altro ke un passatempo. Ti ha riempito di false lusinghe, t ha rubato il cuore, e dopo averci giocato a suo piacimento, l’ha gettato via. - basta, non voglio ascoltarti - e invece lo farai. Tu l’hai amato forse come solo poche persone sono in grado di fare. Ma sei stata così ingenua, così stupida. Come hai fatto a non accorgerti che t stava solo prendendo in giro. Ogni volta ke t diceva “ti amo”, lui t mentiva, senza scrupoli. No si accorgeva di avere una rosa al suo fianco. Lei si copriva le orecchie, come se quelle parole le stessero facendo scoppiare i timpani. Singhiozzava - io lo sapevo, solo ke lo amavo e non volevo vedere. - hai visto. Il tuo cuore ti ha preso in giro. Ti ha tradita. Ti ha gettata tra le braccia di uno ke nn si meritava nulla, e non solo, ti ha sempre imposto di bendarti gli occhi. Beh, forse ancora non lo sai. Ma io oggi ti ho fatto un grande regalo. E credimi, se non fossi stata tu a chiedermelo, io nn l’avrei mai fatto. - io nn ti ho chiesto nulla. Volevo solo smettere d soffrire. Lui le si avvicino. La sua bocca la sfiorava - esatto. Volevi e hai ottenuto. Non soffrirai più adesso. Anzi, hai tutti i poteri per vendicarti. Ma nn è neppure necessario. Ti accorgerai di non averne più bisogno. il tuo cuore non batte più. Non chiederà giustizia. - basta, lasciami. - come vuoi. La mia offerta è questa. Lasciati il passato alle spalle. Io ti offro una vita insieme a me, nel mio castello. Io so cogliere il valore di una rosa. - ma cosa stai dicendo? Io nn so nemmeno tu ki sia. Nn so cosa io sia diventata. - sei un vampiro, my lady. Ti scoinvolge questo? Quelle parole le erano piombate sopra come un macigno. Con tutte le forze ke aveva pian piano riacquistato si svincolò da quella morsa e corse via, nella notte. Si accorse poco dopo di non toccare più nulla sotto i suoi piedi. Scoprì di saper volare. Quella fu la prova tangibile ke ciò ke lei era diventata era proprio un vampiro. Non voleva crederci, ma troppo erano i segnali. Una sete incontrollabile la possedeva. Era affamata. L’istinto chiamava…. Erano passati pochi mesi. Si accorgeva ke tutte le cose ke le aveva detto quel vampiro erano totalmente false. Lei non aveva smesso di soffrire. Anzi, il suo tormento era cresciuto ancora di più. Sapeva adesso di avere ogni potere necessario per attuare la sua vendetta, ma l’amore ke ancora provava per quel ragazzo, la fermava. Anke se era rimasta terribilmente ferita dal suo comportamento, non voleva fargli del male. Quindi aveva cercato altrove una via di fuga. Un qualcosa ke l’aiutasse a dimenticarlo… Ora volava su Budapest, e quella era stata una delle tante sere ke aveva trascorso in compagnia di altri uomini, pur di dimenticarlo. Spesso la rabbia ke le saliva dentro la spingeva a cibarsi del sangue di alcuni di essi, ma il più delle volte spariva e basta. Non era un mostro, anke se la sua natura la definiva tale. Si rendeva conto xò ke ciò ke faceva nn l’aiutava completamente. Nn era riuscita cmq a dimenticarlo, anzi la sua figura la tormentava ogni qual volta lei giaceva con altri uomini. Poi finalmente decise. Doveva per forza trovare una soluzione. Doveva vederlo, almeno per una volta, per l’ultima volta. Si diresse così a casa di lui. Il sole stava per sorgere, ma nn le importava. Bussò così alla sua finestra. Passarono pochi minuti e lui le aprì. - D-Desy, ma cosa? – lui la guardava enigmatico. Il suo volto era diventato pallido - ciao Michael – disse lei, ke quasi voleva svenire. Non le sembrava vero di avercelo davanti dopo quei mesi passati a girovagare - ma dov’eri finita? Sei scomparsa. Ne hanno parlato tutti i giornali. Ero preoccupatissimo - non farmi ridere – rispose lei, che nn sapeva se credergli o no. Una parte di lei era felice ke lui l’avesse pensata, ma l’altra parte rideva di quelle parole, ke suonavano così false e ipocrite - io nn capisco. Cosa t è successo. - e cosa importa. Ormai siamo così lontani io e te – cercava di respirare lentamente, ma non si sentiva in grado di controllarsi. Era inutile, nn lo aveva affatto dimenticato – nn potresti capire. Questa è l’ultima volta ke c vediamo - xkè? Dove vuoi andare? Cosa stai tentando di dirmi? - mi hai fatto così male Michael. Forse non te ne sei reso nemmeno conto. Tu mi hai usata e io come una stupida te l’ho lasciato fare. Ma ora è cambiato tutto. - non è vero, io nn t ho usata - a no? E spiegami. Com’è ke un sogno, xkè io ero questo x te, si può dimenticare così facilmente? Com’è che una ragazza ke dici di aspettare da un anno, poi riesci a lasciarla senza nemmeno darle una spiegazione valida? – Desy incominciava a innervosirsi. La tensione saliva. Rivelargli cosa davvero lei pensasse di lui le stava costando tanto. - io nn so cosa dirti - appunto. Sono i tuoi silenzi, la tua freddezza ke m ha fatto tanto soffrire. Nn cambierai mai vero? - Desy aspetta, fammi parlare - è tardi adesso. È inutile. Quella ke ha sbagliato sn io. Sapevo ke tu nn eri davvero ciò ke dicevi di essere, ma ormai m ero innamorata dell’idea ke avevo di te, e anke se mi davi ogni giorno dei segnali, io cmq continuavo a non voler vedere. - io m sn pentito Desy – disse infine lui. Desy rimase a bocca aperta. Non riusciva a credere a quelle parole. Aveva trovato il modo di spiazzarla ancora. Una lacrima scese, silenziosa e timida - ora è troppo tardi Michael. Il mio cuore è andato in pezzi, come la mia vita. Nn si può + ricostruire. Nemmeno tu sai cosa vuoi. Ma io m sn stancata di far parte del tuo gioco. - non è un gioco. Sn stato immaturo. - no, nn c credo +. Io ti amo ancora e nn smetterò mai di amarti, ma la mia mente m impone di capire e vedere,e anke se il mio cuore la sovrasta, saprò sempre ki sei in realtà, e soffrirò. Soffrirò nel dover accettare i tuoi comportamenti. Ora + ke mai. Xkè anke a volerti perdonare e ridarti il mio cuore, nella speranza ke tu possa cambiare, nn è + possibile. - cosa vuoi dire - nn posso tornare indietro e nn voglio. Nn cederò ancora. - xkè? Desy lo prese e lo scaraventò sul letto. Lo immobilizzò e incominciò a parlargli all’orecchio, proprio come quel vampiro aveva fatto con lei - potrei prenderti adesso Michael. Potrei darti quello ke t meriti. Potrei ucciderti, dilaniarti, farti soffrire a poco a poco. Lui aveva incominciato a sudare freddo - potrei trasformarmi definitivamente in un mostro. Ma io nn sono così. Il mio aspetto e il mio corpo nn sono più mortali, ma il mio cuore purtroppo lo è rimasto. Continuo a patire, a soffrire. E la cosa peggiore è ke nn ci sarà mai una fine, ora ke la mia vita è eterna. Nn c sarà mai un ultimo respiro ke porterà via le mie pene. Io sarò condannata a pensarti x sempre. Se solo tu mi avessi dato un perché. Se solo tu mi avessi detto “mi dispiace”. Ma no. Te ne sei fregato altamente di me. Ti sei messo con un’altra, mi hai lasciata sola e senza speranze. Solo la notte m teneva compagnia. - Desy, ti prego ascoltami. Io ti ho amata. - basta, nn dire assurdità. Se mi avessi amata avresti avuto riguardo dei miei sentimenti. Come sono stupida. Ti amo ancora, è assurdo. Resti comunque l’unico x me. Nn finirà mai. I miei occhi ti dipingeranno sempre in modo diverso. - ti prego ragiona. Cosa vuoi fare. - sn condannata. Già lo ero prima ke diventassi un vampiro e lo sarò sempre. Il mio cuore porta il tuo nome. Da sempre. Gliel’ho dato pian piano. Ogni giorno scrivevo sempre una lettera in più. Da quella volta ke mi portasti su quella montagna, e la pioggia c colse al ritorno. Da quella volta ke scrivesti le nostre iniziali su quell’albero, da quella sera ke m portasti su quegli scogli facendomi conoscere l’amore. La musica in sottofondo e io e te. un’unica luce. - desy no - ma tu hai distrutto tutto questo. Sei uscito dal mondo ke ci eravamo creati insieme. M hai lasciata sola. ke senso ha continuare a vivere se tu nn ci sei? - ma io sn qui, davanti a te. fammi parlare - no. Non sei qui con me. Non lo capisci? Tu mi tocchi, t sembro fatta di carne. Ma sono solo un fantasma. L’orrendo riflesso della vita. Un lacrima le rigò il viso. Capiva ke aveva perso tutto. nn le serviva essere un vampiro. Nn le serviva alcuna vendetta. Perché il suo cuore nn guariva, nn era umano. Restava ferito, nn si rimarginava. - addio Michael. E dicendo questo volò fuori dalla finestra. Il sole la inondò. I raggi la lacerarono. E piangeva ancora. Aveva deciso di mettere fine a tutto. Michael la guardava mentre si dissolveva come polvere al vento. Il suo viso si contrasse. Ma era davvero dolore? nemmeno lui lo sapeva. Cercava di piangere, di provare tristezza. Ma non era così. Si rendeva conto lui stesso di aver mentito. Non l’amava, non l’aveva mai amata. Cercava di gridarle il contrario, avrebbe voluto ke le ultime parole ke lei sentisse fossero “ti amo, t ho sempre amata”. Ma era bloccato da una forza + grande di lui. Doveva infliggerle anke quell’ultima menzogna? Doveva ancora tentare il suo cuore, cercare di farlo cadere preda del rimorso di essersi uccisa anke se lui l’amava? Doveva tormentarla anke durante gli ultimi attimi della sua esistenza? No, si tratteneva dal farlo. Perché aveva visto in lei la dannazione di essere un vampiro. Bramare le emozioni e nn riuscire mai a goderle pienamente. Eterno tormento e sofferenza. No, nn avrebbe commesso lo stesso errore. Nn avrebbe pronunciato le formule adatte. Non sarebbe diventato un vampiro anke lui… |
INFO

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THE RASMUS
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Inviato da: SWEETVILLE
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Inviato da: orcocattivo17
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Inviato da: SWEETVILLE
il 08/01/2009 alle 19:05
Inviato da: orcocattivo17
il 15/12/2008 alle 12:50