La mente e l'anima
Come liberare la propria mente per seguire i moti dell'anima
MARE

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Ogni pensiero di depressione o di disagio che entra nella nostra mente, ha un effetto che si ripercuote su ogni singola cellula del corpo e tende a produrre la malattia. Tutti i pensieri dannosi sono precursori di malattie e perciò anticipano la morte. Se vogliamo vivere a lungo e godere ottima salute, oltre ad avere una certa sensibilità e vitalità, dobbiamo incoraggiare i pensieri costruttivi e sereni. Dobbiamo essere attenti e vigilare, se vogliamo avere un’idea giusta dell’enorme influenza che i pensieri hanno sul corpo. In verità tutte le malattie e le sofferenze fisiche o psichiche hanno origine nelle condizioni e negli "stati mentali ed emotivi" pervertiti o repressi. E’ necessario che provvediamo a ristabilire l’armonia nella nostra mente, "compiendo azioni nobili", che purifichino i nostri pensieri. Allorché la purificazione sarà in atto, le correnti vitali cominceranno a scorrere con il giusto ritmo, riordinando l’intero sistema fisiologico. Ogni pensiero positivo stimola il cuore, migliora il sistema digestivo e favorisce l’azione normale di ogni singola ghiandola, sistema, organo, plesso, ecc. Inoltre con questo si raggiunge la perfetta armonia mentale. Questo aspetto è importantissimo, perché solo quando i nostri pensieri non vagheranno più da un oggetto all’altro, ci sentiremo soddisfatti e raggiungeremo uno stato di gioia che è unico. Se siamo felici, ogni cosa apparirà ai nostri occhi bella, piacevole e graziosa. Swami Sivananda Saraswati
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Post n°56 pubblicato il 20 Marzo 2013 da lamentedellanima
Le azioni mentali sono vere e proprie azioni. Il pensiero è un’azione reale, è una forza dinamica ed è ormai un fatto certo che è estremamente contagioso; in verità è più contagioso delle epidemie. Un pensiero di affetto, operante in voi, suscita un pensiero di affetto nelle altre persone, con le quali venite in contatto. Un pensiero d’ira di un uomo in collera produce una vibrazione simile in coloro che lo circondano. Si trasferisce da un cervello all’altro ed agisce anche sulle persone che stanno molto lontane, eccitandole. Un pensiero di gioia in voi, produce pensieri di gioia in altri. Vi sentirete colmi di gioia e di intenso piacere alla vista di un gruppo di bambini allegri che giocano e saltano di felicità. Un nostro pensiero di gioia, crea un eguale pensiero gioioso negli altri. Perciò coltivate sempre pensieri sublimi ed elevati, perché il pensiero è estremamente contagioso. Tratto da “La potenza del pensiero” di Swami Sivananda Saraswati |
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Oggi come ieri, la malattia, sia da un punto di vista psichico e sia da un punto di vista fisico, per i sintomi che provoca, si ritiene da evitare e i sintomi da fare scomparire il prima possibile. Ma ci mettiamo mai a riflettere sul perché di tale sintomo? Io lo faccio spesso, forse in certi momenti anche troppo spesso, ma ci sono delle precise motivazioni che non sto adesso qui a spiegare. Quindi dicevo perché non provare a considerare il sintomo? Il sintomo, come può essere per esempio il dolore, è un segnale. Il dolore è un segnale che ci permette di capire che in quel momento non stiamo andando nella giusta direzione, dal punto di vista fisico, psichico e/o energetico. Il nostro corpo, magari sotto stress o eccessivamente sfruttato, mette in atto delle risposte biologiche. Il dolore e la malattia danno alla persona la possibilità di comprendere, sempre che li si prenda in considerazione, qualcosa che altrimenti non capiremmo; sono dei moniti, dei segnali che ci avvisano che non stiamo andando nella direzione giusta e che dobbiamo modificare qualcosa nella vita che conduciamo in quel momento (perché, per esempio, stiamo abusando di alcune sostanze che non fanno bene al nostro corpo, oppure siamo in una situazione "emozionale" intensa, oppure stiamo andando in una direzione non conforme al nostro progetto spirituale, etc.). Mettere a tacere semplicemente il dolore, magari con un farmaco, quindi agendo esternamente per mettere a tacere quel sintomo, quel dolore, quella malattia, è un pò giocare con il cervello, perché è come se gli mandassimo un messaggio del tipo: guarda che il problema è risolto! Magari per un certo periodo il dolore potrà scomparire, ma se poi dovesse tornare o peggio persistere, se la persona non fa nulla per cambiare qualcosa nel proprio stile di vita che lo ha provocato, non solo quel sintomo si accentuerà, ma potrebbe arrivare a “cronicizzarsi” e potrebbe andare ad attaccare altre parti, in modo anche più grave. Questo avviene perché la medicina allopatica considera l'eliminazione del sintomo come remissione della malattia. A volte può essere sufficiente mettere a "riposo" l'organo, ma può anche essere che la malattia voglia portarci a modificare qualcosa nella nostra vita, come l'alimentazione, situazioni affettive, stress, stili di vita, posizione nella società, significato di ciò che facciamo, etc. Faccio un banale esempio: pensiamo alla nostra automobile: quando la spia delle luci segnala che c'è qualcosa che non va, andiamo dall'elettrauto e ci facciamo mettere le luci a posto. Ma se l'elettrauto anziché sistemare la nostra auto, ci staccasse il collegamento elettrico della luce della spia che segnala il guasto sul nostro cruscotto (e' quello che fa la medicina allopatica) noi non vedremmo piu' la luce accendersi per segnalarci un problema e saremmo ben felici di aver risolto il problema con poco costo, salvo poi provocare l'ira degli altri automobilisti o peggio provocare un incidente perché non abbiamo ascoltato quello che il corpo con l'accensione della spia, aveva da dirci. Non esiste nessuno in grado di guarire qualcun'altro. So che sembro farneticare, dire scemenze... ma la guarigione altro non è che una fase di cambiamento che può attuarsi automaticamente, se la persona possiede abbastanza energia, oppure essere agevolata dall'apporto di un'altra persona. E' importante però che il terapeuta non lavori “sulla” persona, ma “assieme” alla persona. Così si ribalta completamente il rapporto tra paziente e terapeuta. Il terapeuta deve considerare il paziente in maniera differente, non come un sintomo, ma come un essere bisognoso di aiuto; il paziente si sente non in una posizione di sudditanza, ma quasi alla pari con quella del terapeuta acquistando maggiore fiducia nelle proprie capacità di auto guarigione. Ne consegue come sia importante la preparazione del terapeuta, che non è un contenitore di rudimenti e nozioni mediche, ma una persona completa, cosciente delle proprie problematiche e dolori, attenta a se stessa ed a quelle del prossimo, flessibile e capace di lasciare fluire l'energia.
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Post n°54 pubblicato il 11 Settembre 2012 da lamentedellanima
Per poter amare gli altri bisogna prima amare se stessi? Sono in molti a sostenerlo, ma non tutti. Ci sono molte persone che sostengono che per amarsi c’è bisogno di sentirsi desiderati, apprezzati e che quando si sentono sole si sentono abbandonate. In effetti potrebbe funzionare anche partendo dall’asserzione contraria: prima si impara ad amare se stessi e poi si parte alla ricerca di altri per amare e per essere amati. Per amare ed essere amati bisogna prima di tutto amare se stessi, questo non vuol dire essere egoisti, l’egoista è imprigionato, ha interesse soltanto per se stesso e non prova alcuna gioia nel dare, ma soltanto nel ricevere: egli non ama troppo se stesso, in realtà odia se stesso’. Ecco perché non riesce a provare amore per il prossimo. Amare se stessi vuol dire conoscersi, apprezzarsi, sapersi prendere sul serio ma anche con ironia e soprattutto non essere sempre in competizione con il prossimo, ne ptrendere troppo da se stessi. A volte arrendersi alle vicende della vita non è un atto di vigliaccheria, significa divenire consapevoli di quelle determinate situazioni e smetterla di combatterle. Solo così la vita smetterà di essere una lotta perenne. Capire, apprezzare e conoscere il nostro io ci aiuta a capire quali sono i nostri limiti e quelli degli altri. Dopo aver fatto questo si potrà poi amare o essere amati in maniera più cosciente, consapevole, un po’ come valicare il confine tra due terre, meglio conoscerne i limiti per sapere in linea di massima come comportarsi. Amare se stessi per amare gli altri, non è ovviamente un’affermazione nuova, sono molti i pensatori che si sono domandati se fosse giusto o no, eccone qualcuno: ‘Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta la vita’. ‘Amarsi per vivere meglio in mezzo agli altri’ "Amare se stessi è l’inizio di una storia d’amore lunga tutta la vita". |
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Post n°53 pubblicato il 03 Aprile 2012 da lamentedellanima
Per ritrovare la salute perduta, l'equilibrio interiore e l'armonia, occorre considerare la malattia in modo olistico, prendendola in esame non solo dal punto di vista fisico, ma anche da un punto di vista mentale, emozionale e spirituale. Se smettiamo di considerare i sintomi fisici come una "seccatura" da eliminare, e con pazienza ci interroghiamo sul senso del disagio, potremmo sorprenderci nel vedere come spesso il corpo segnali problemi non fisici che richiedono la nostra attenzione. La malattia denuncia così uno squilibrio che abbiamo la possibilità di correggere, a tutto vantaggio non solo della nostra salute ma anche della nostra felicità. |
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